Non ti sta bene che io voglia la mia famiglia? Sono scappato da voi, ho iniziato a costruire la mia vita, e voi siete venuti qui e tutto è tornato come prima!
Giuseppina, dai, non ci rimanere così male! Capisco che, per una cittadina come te, sarà dura adattarsi in campagna. Però ti do una mano! cercava di tranquillizzarla Matteo. So come si fa. Me la cavo da solo. Tu resta soltanto al mio fianco!
Giuseppina era in confusione.
Ma come aveva potuto innamorarsi di un ragazzo di campagna? E in quel modo poi, fino a tremare le gambe!
Lei aveva ventotto anni, una carriera avviata, mentre Matteo, già trentenne, aveva una famiglia numerosa e una villetta in un paesino vicino a Bologna.
Si erano conosciuti per caso in un parco divertimenti: Matteo era approdato lì mentre la madre faceva la spesa e Giuseppina cera andata trascinata dalle sue amiche.
Si erano scambiati il numero, poi era iniziato a scorrere il tempo tra messaggi e chiamate. Matteo la sorprendeva sempre, andava a trovarla in città, era premuroso e presente: Giuseppina si era sciolta come neve al sole.
Soprattutto, rispetto agli altri ragazzi, Matteo era sincero, trasparente e di cuore!
Poi, un giorno, lui le aveva chiesto di sposarlo. E Giuseppina aveva detto di sì.
Beh, figlia mia, provaci. Matteo è un ragazzo di campagna, operaio, serio. Se non va, torni in città. aveva acconsentito la mamma di Giuseppina.
Non aveva nulla da perdere: avrebbe potuto tranquillamente lavorare da remoto, grazie alla nuova politica dellazienda. E poi, che non era più diciottenne lo sapeva bene. Dicono anche che in campagna si respira aria migliore! Ma…
Matteo, in che ruolo vengo io allora? chiese Giuseppina, dubbiosa.
Come fidanzata! Tra un anno facciamo il matrimonio e poi ci prendiamo una bella vacanza. Ho già cominciato a mettere via i soldi, così almeno non ci pensiamo! disse, improvvisamente imbarazzato. So che sei abituata alla vita agiata.
Sembrava tutto perfetto, eppure Giuseppina sentiva qualcosa di stonato. Ma non sapeva definire la ragione, quindi decise di buttarsi!
Così chiusa a chiave la sua piccola casa nel centro di Modena, per cui aveva sudato tanto, radunò una valigia e si mise in viaggio verso il paesino, dove Matteo già laspettava.
La prima sera in campagna la colpì in modo inaspettato.
Era unestate torrida, ma insieme si divertirono ad annaffiare lorto e prepararono la cena: in due, tutto sembrava più leggero.
Amore, stanno arrivando i miei! annunciò Matteo, rientrando prima del solito dal lavoro un venerdì sera.
Ma come, perché? si preoccupò lei.
Vogliono conoscerti e aiutarci. Vengono anche mio fratello con la moglie! lui passeggiava avanti e indietro, agitato.
Staranno a lungo? chiese Giuseppina con voce tremante.
Spero di no! fece Matteo, guardandola negli occhi. Non ti preoccupare, ce la faremo.
Dopo quelle parole, Giuseppina sentì montare lansia.
Su, tesoro. Prendila come una prova. Se non supera, torni indietro. Limportante è che un posto dove andare ce lhai! le aveva detto la madre con una risata. Fai come ti viene. Si abitueranno. O no. Ma a quel punto sarà Matteo ad occuparsene.
Ma davvero? Perché mi agito tanto? In fondo, non sono nemmeno sposata! si tranquillizzò Giuseppina. In fondo, nessuno lavrebbe mangiata!
Stava finendo di apparecchiare quando sentì lauto che arrivava.
Eccoli! disse Matteo dalla cucina.
I due uscirono ad accogliere gli ospiti.
Ma ciao, nuora! disse una donna robusta, in un vestito estivo e colori vivaci, con i capelli corti e neri e ciglia foltissime, stringendo calorosamente il figlio.
Un uomo alto, con pancetta, salutò il figlio e fece un cenno a Giuseppina.
Il fratello maggiore di Matteo salutò con una battuta, mentre sua moglie, una giovane bionda rosea, invece di sorridere a Giuseppina, la squadrò da capo a piedi e si rivolse subito al marito:
Allora, che fai? Non muovi un dito? Vieni, aiutami! e si avviò verso lauto per prendere le valigie.
Giuseppina li invitò tutti a tavola, sperando che il buon cibo allentasse la tensione. E dopotutto, cucinare era il suo forte!
Che meraviglia quel che hai preparato! Ce lhai messa tutta, brava. si complimentò Maria Assunta.
Pietro annuì con soddisfazione.
E questa cosè? Pollo? Ma chi lo cucina così? protestò Elena, la giovane bionda, infilzando malamente un boccone con la forchetta. Si inventano certi piatti… poi ti tocca mangiarli!
Non dire così, è buono davvero! la rimproverò Vladimiro, il fratello di Matteo.
Basta che hai la pancia piena, poco ti importa! sbottò Elena, abbandonando la forchetta nel piatto con stizza.
Matteo lanciò uno sguardo dispiaciuto a Giuseppina,
Elena, un po di rispetto! E smettila di essere così invidiosa! Giuseppina si è impegnata tanto prese le sue difese.
E poi, chi le mette questi nomi? Proprio come la nostra mucca. Anche lei Giuseppina. ribatté pungente la bionda.
Giuseppina scoppiò a ridacchiare.
Che cè? chiese piano Matteo.
È che la cavia della mia amica si chiama Elena, sussurrò Giuseppina, abbastanza forte da farsi sentire però.
Maria Assunta la fissò contrariata, Pietro e Vladimiro fecero fatica a non ridere, mentre Elena s’infuriò.
Ma tu chi credi di essere? Come ti permetti? le ringhiò contro.
Se puoi permettertelo tu, allora fa conto che anchio mi senta a casa! fece spallucce Giuseppina.
Vladimiro le lanciò uno sguardo ammirato.
Io sono la moglie di Vladimiro, e tu? Solo una convivente! sbottò Elena, mentre Maria Assunta annuiva con compiacimento.
Almeno io sono educata e, quando vado a casa daltri, non faccio la maleducata. ribatté decisa Giuseppina.
Eh, io non sono certo qui per te! sorrise soddisfatta la bionda.
E io non ti avevo chiamata, chiuse Matteo, palesemente contrariato. Ma per curiosità, quanto vi fermate?
Scese allimprovviso il silenzio. Tutti fissarono il padrone di casa.
Giusto il tempo di insegnare un po di campagna a questa signorina, poi ce ne andiamo rispose la madre.
Mamma, guarda che ce la caviamo benissimo anche soli.
Certo! Così ti sei trovato una mantenuta. Sono proprio curioso di vedere quanto ancora durerai! Elena non si tratteneva.
Di mantenuta in famiglia una sola ce nè. Non è certo Giuseppina, rispose Matteo secco. E adesso, cari ospiti inaspettati, grazie della compagnia, potete andare a riposare.
Matteo diede la mano a Giuseppina e, tra gli sguardi sorpresi e contrariati, iniziarono a sparecchiare insieme.
Giuseppina pensò che avere qualcuno su cui poter contare era una sicurezza preziosa. Non si sarebbe fatta mettere i piedi in testa! E in caso di bisogno, aveva sempre una casa dove tornare.
Il sabato mattina non fu linizio migliore.
E qui si dorme? Qua in campagna nessuno dorme fino a mezzogiorno! fece irruzione nella stanza la suocera. Dai, che il pranzo va già preparato!
Giuseppina guardò smarrita il telefono.
Erano solo le otto!
Signora Maria Assunta, in frigo trova tutto per la colazione disse con calma Giuseppina, tirandosi su la coperta. Posso almeno vestirmi?
Che signora! Guardatela! agitò le mani la donna. Quello che cè in frigo bisogna pure prepararlo! Forza!
Maria Assunta uscì sbattendo la porta.
Dopo essersi sistemata, Giuseppina scese in cucina.
Amore, sei già sveglia? la accolse Matteo dietro i fornelli.
Eh se non la svegliavo io, avrebbe dormito fino a domattina! ringhiò la mamma.
Giuseppina strinse i denti.
Mamma, che bisogno avevi di entrare in camera nostra? chiese Matteo furioso. Ti avevo chiesto di non farlo!
Qui non cè solo unimpedita, ma pure una fannullona? sorrise amareggiata Elena.
Nessuno ti ha chiesto nulla, rispose Giuseppina secca.
Cosè, la vita di campagna vi sembra dura? Vi immaginate quando arriverà una mucca: alle sei è già da mungere. stuzzicava Elena.
Per ora, la mucca non la prendiamo, rispose calmo Matteo.
E perché no? Latte, panna… Ho capito! Giuseppina non saprebbe nemmeno come si fa! E poi, alzarsi presto? Ma va! rise Elena.
E tu allora? Non mi pare che ti dia tanto da fare, le fece eco Matteo.
Da quando cè lei tu sei cambiato: nervoso, sempre di cattivo umore, si lagnò Maria Assunta, prendendo le difese di sua nuora.
Matteo, io vado via. Quando questo teatrino finirà, chiamami decise Giuseppina.
Cosa? Da quando sei arrivata tu mio figlio non pensa più a noi! Non viene mai, non aiuta. E adesso pretendi anche di essere accettata? Tu ci stai rovinando la famiglia! esplose la donna.
Basta! tuonò Matteo. Tutti tacquero, colti di sorpresa.
Non vi sta bene che io abbia la mia famiglia? Sono andato via per costruirmi la mia vita, e puntualmente tornate a rovinare tutto!
Figlio mio, ma tu hai perso la testa! Regali a lei tempo e soldi, vuole solo approfittarsi! si lamentava Maria Assunta. Sei troppo buono! Noi vogliamo solo la tua felicità!
Mamma, Giuseppina lavora, si mantiene da sola, e i soldi li sto mettendo via per il matrimonio. Se volete la mia felicità, tornate a casa e venite solo se invitate! Soprattutto tu, Elena.
Mentre i parenti cercavano di riprendersi dallo shock, Matteo portò Giuseppina in camera e tornò dai suoi, che facevano le valigie in silenzio.
Matteo, scegli: o me o lei. pretese la mamma.
Eppure, Elena l’avete accettata rispose Matteo deluso.
Ma che paragoni! ribatté Elena.
Il padre e Vladimiro osservavano silenziosi.
Allora? incalzò la madre.
Io scelgo la felicità! sorrise Matteo guardando dritto la madre negli occhi.
Allora per me da oggi non hai più una madre! e con questa frase Maria Assunta uscì dalla casa, seguita da Elena.
Il padre sorrise bonario:
Se hai bisogno, noi ci siamo! E si incaricò di portare con sé la moglie. Vladimiro abbracciò il fratello:
Tieniti stretto ciò che ami! A noi, invece, serve cambiare qualcosa in famiglia!
E così se ne andarono.
Giuseppina si sentiva a disagio, ma capì finalmente quanto fosse importante per Matteo.
Ripresero le loro attività quotidiane insieme, sostenendosi a vicenda: nessuna paura più di parenti invadenti, solo la voglia di costruire una vita autentica.
E nel frattempo, anche nella famiglia di Vladimiro, latmosfera prendeva una piega nuova.
Mamma, Elena! Vi abbiamo comprato una mucca! disse Vladimiro scherzando.
Cosa? Ma sei impazzito? balbettò Maria Assunta.
No, tanto Elena la munge ogni mattina e la porta al pascolo! rispose serio Vladimiro.
Vladimiro ma che ti passa per la testa? Questa non è divertente! si indispettì Elena.
È che tanto a Giuseppina volevate insegnare tutto voi, ora tocca a voi dimostrare! ribatté Pietro. E, mi raccomando mamma, alle sette in punto la colazione deve essere pronta, sempre! Non roba veloce, qualcosa di caldo e abbondante, come in campagna!
E così cominciò leducazione delle donne di casa!
Tutto quello che avevano detto contro Giuseppina, ora ricadeva su di loro.
Alla fine, Maria Assunta capì di aver esagerato con la giovane nuora: ora che a loro si chiedeva la stessa dedizione di Giuseppina, si rendevano conto che il lavoro non era poca cosa!
Non cera tempo per discutere!
Maria Assunta fece la pace con il figlio, ma aveva ancora soggezione ad andare a trovarli: e se Giuseppina avesse imparato altro?
E Matteo, finalmente, chiese ufficialmente la mano della sua amata.
Alla festa di nozze ballarono e risero tutti!
Non che Maria Assunta ed Elena amassero davvero la nuova parente, ma almeno avevano imparato a mordersi la lingua: ogni parola fuori posto poteva costare cara.
E Giuseppina? Felicissima. Continuava, come sempre, a lavorare al fianco del suo uomo, sostenendolo e godendosi la sua nuova serenità, aiutandosi sempre a vicenda.
Aveva imparato che la vera felicità arriva solo quando si trova il coraggio di scegliere se stessi e la propria strada, difendendo con rispetto la propria felicità.






