Non visito nessuno, non invito nessuno, non condivido il mio raccolto e i miei attrezzi – nel mio pa…

Non ho più ospiti, né invito nessuno; la mia raccolta e i miei attrezzi rimangono miei nel piccolo borgo di San Martino mi considerano un matto.

Così decisi di andare in pensione anticipata. La vita frenetica di Firenze mi stancava. Desideravo la quiete, vivere tra gli ulivi e le viti, coltivare ortaggi, frutta e bacche, sorseggiare infusi di erbe con miele di acacia. Perciò, poco prima del pensionamento, acquistai una cascina fuori dalla città.

In primavera piantai fiori, sistemai statue di nani da giardino, scoiattoli e piccole lanterne di ferro battuto. I contadini del villaggio mi lanciavano sguardi curiosi. Un giorno una vicina, la signora Caterina, non poté più trattenersi: mentre io trapiantavo le piantine, varcò la recinzione del mio orto.

Si lamentò di aver dimenticato di piantare le petunie e insinuò che avrei dovuto condividerle con lei. Ma perché avrei dovuto dare le mie piantine a una donna che non conoscevo? Le petunie non sono facili da curare, richiedono pazienza, e io ne avevo solo dieci. Finsi di non capire il suo suggerimento.

Una settimana e mezza dopo, vidi una sua amica, la signora Francesca, parlare oltre il muro, guardandomi di tanto in tanto. Ebbi limpressione che parlassero di me.

Un pomeriggio destate, mentre controllavo le viti, una voce mi sorprese. Era la signora Francesca, di fronte al mio cancello, che mi chiamava. Disse di essere passata davanti alla casa e di aver notato frutti maturi nellorto. Lei non aveva ancora alcun frutto. I miei occhi si spalancarono per lo stupore. Come poteva entrare senza invito e chiedere i miei frutti? È giusto che io li tenga per la mia figlia Ginevra, invece di offrirli a lei?

Un giorno, al negozio di dolciumi in piazza, stavo comprando caramelle. Dietro di me, nella fila, comparve la signora Lucia, che abita nella via accanto, e mi domandò a chi fossero quelle leccornie e se volessi invitare qualcuno a prendere il tè a casa. Come poteva curarsi del mio acquisto? Perché dovevo invitare una donna che non è né amica, né parente, né collega?

Solo una settimana prima, la signora Caterina mi vide scavare con una piccola vanga nel giardino e mi chiese cosa avessi comprato, dove e quando. Mi sembrò di dover rispondere in modo sgarbato.

In città simili situazioni non accadono. Nessuno ti assilla con domande invadenti, né ti chiede di fare visita, né condivide il raccolto o gli attrezzi. Un mio vicino, però, mi confidò, in tutta riservatezza, che molti abitanti del borgo mi reputano anormale. Così è.

Non mi importa del loro giudizio. Ho comprato questa casa per godere della mia privacy, non per fare amicizia con le donne del villaggio né per cader nel pettegolezzo. Se è ciò che pensano, allora lasciatemi in pace e tenetevi lontani dal mio orto e dalla mia anima.

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