Non voglio più
Tutto il peso è già sulle mie spalle! Cosaltro ancora volete? Giulia protestava, visibilmente contrariata.
Mio marito non rispose. Come accadeva spesso, preferiva evitare la discussione, sperando che le questioni si risolvessero da sole. Ma le cose da sole non si sistemavano quasi mai era Giulia a trovare sempre una soluzione. Lavorava da casa come grafica, con orari flessibili. Allinizio guadagnava poco, poi si era specializzata e il compenso era aumentato. Aveva iniziato a guadagnare molto più di me. Con i suoi soldi pagavamo la rata dellauto, le vacanze, i piccoli elettrodomestici, labbigliamento. Poi arrivò la maternità. Giulia, con tutta la fatica del caso, portò avanti la gravidanza e nacque nostra figlia. Era sfinita, ma non voleva perdere il suo buon stipendio.
La bimba iniziò a frequentare lasilo nido e le cose si fecero un po meno pesanti; presa dallentusiasmo, Giulia si caricò di ulteriore lavoro. Bisognava però pagare anche il nido. Non era uno qualunque: Giulia lo aveva scelto con cura, voleva il meglio per nostra figlia. Come sempre, io mi affidavo completamente alle sue scelte e non solo su queste.
Abitavamo in un appartamento che Giulia aveva ereditato dalla nonna. Io, Matteo, non avevo una casa mia. Prima di sposarmi con Giulia, vivevo con mia madre, Teresa, e la nipote Elena, figlia della mia sorella maggiore, mancata tre anni prima. La scomparsa della sorella aveva colpito duramente mia madre, che già aveva problemi di salute e da allora soffriva di pressione alta in modo grave.
Quando mi sono trasferito con Giulia, Elena era già alluniversità e conduceva la sua vita: usciva con le amiche, viaggiava, si frequentava con ragazzi e casa la vedeva come un albergo.
Teresa, con ogni dubbio o difficoltà, si rivolgeva a noi. O meglio, a Giulia, perché io e la nipote non eravamo di grande aiuto. Ma i capricci della nipote, orfana e figlia di genitori non sposati (argomento su cui a mia madre non piaceva soffermarsi per vecchie ferite), venivano sempre soddisfatti: Teresa le pagava tutto.
Finché le cose son andate avanti. Poi Teresa ha avuto una brutta crisi di pressione ed è finita in ospedale. Dopo tre settimane di ricovero, uscì, ma restò allettata. Nessun medico si espose con previsioni.
E come sempre, mi sono defilato, lasciando che Giulia prendesse in mano la situazione.
Le donne sono più brave con queste cose mi sono giustificato.
Quali cose? mi chiese sorpresa.
Sai, assistere i malati, la riabilitazione borbottai, grattandomi la nuca.
Faccio la grafica, non l’infermiera. Ne so quanto te sospirò Giulia. Va bene, andrò a sentire cosa dicono i dottori.
Tra Giulia e mia madre cera una tregua diplomatica: allinizio si osteggiavano, poi capirono di dover evitare attriti, viste anche le case separate. Ognuna aveva le sue riserve sullaltra, ma per rispetto tacevano. Giulia sopportava Teresa per educazione, e mia madre riconosceva limpegno della nuora con me, sapendo bene quanto poco portassi a casa. Ogni tanto vedeva la nipote; ma tra acciacchi e malanni, proprio nei giorni in cui serviva il suo aiuto, finiva sempre con scusarsi. Aiuto, dunque, non ne avevamo.
Ma ora tutti si aspettavano che fosse Giulia a occuparsi di tutto. Fu lei a prendere Teresa in ospedale (lavorando da casa poteva assentarsi quando serviva, io invece no) e a portarla da noi. Decidemmo di trasferirci un po a casa di mia madre per assisterla.
Per tre settimane Giulia perse chili a vista docchio. Riuscendo a conciliare il lavoro, si occupava anche di assistenza: preparava brodini, passava verdure, imboccava Teresa, le faceva il bagno, la girava. Elena, la nipote prediletta, ogni volta si rifugiava nella sua stanza e non usciva fino a notte: la mattina alluniversità, poi a divertirsi. La nonna era solo una parente lontana da visitare una volta ogni tanto.
Anche io davo poco supporto. Giulia mi richiamava al mio dovere:
È tua madre! Almeno aiutami, da sola non ce la faccio!
Ma Non riesco Sono cose da donne bofonchiavo. Sono andato a fare la spesa, basta così?
Eppure i cose da donne erano, lì, un elenco infinito. Teresa non migliorava, era scontrosa, se la prendeva con Giulia, con me, con chiunque. Era capricciosa e spesso diceva cose che prima della malattia non avrebbe mai detto. Giulia ne sentì di tutti i colori. Scoprimmo che (parole di mia madre) a Giulia era andata di lusso ad avere unottima istruzione e un ottimo lavoro: se ne stava a casetta col computer e incassava bei soldi, mentre il suo povero Arturo (così mi chiamava da piccolo) era sfortunato nella vita: cattivi insegnanti, difficoltà negli studi, alluniversità era entrato a fatica (stipendio di mia madre, con mutuo annesso, per pagare le tasse). Ma comunque svogliato, sempre rischiando di essere bocciato, facendo arrabbiare tutti. Il tutto, secondo lei, sempre colpa di insegnanti poco capaci, mentre per Elena era stato diverso: aveva frequentato la migliore scuola, era entrata alluniversità pubblica con voto alto (cosa che, secondo mia madre, era la prova del peso degli insegnanti).
Giulia ascoltava tutto questo per la centesima volta e capiva che non ce la faceva più. Tutti erano bravi, tranne lei: le era semplicemente andata bene.
Eh sì che fortuna! pensava amaramente Giulia, soprattutto con il marito che mi ritrovo Che cosa ci ho visto in lui?. Sempre più spesso se lo domandava. Un giorno propose di prendere una badante per Teresa e tornare nel suo appartamento.
Una badante? mi stupii, Ma costa troppo Io non posso permettermelo Fai tu, se vuoi, ma la paghi tu.
Tra noi era sempre stato così: io pagavo bollette e le spese più essenziali, Giulia tutto il resto. Così pure la badante avrebbe dovuto pagarla lei. Questo è ovvio, no? si arrabbiava Giulia tra sé, Ma come lo ha detto! Sembriamo tutti suoi debitori Io non ce la faccio più. Sono diventata lombra di me stessa e a nessuno interessa
Un giorno Giulia decise che era davvero troppo. Con la scusa di uscire a fare la spesa, prese la figlia dallasilo e tornò al suo appartamento.
Che meraviglia sono di nuovo a casa mia! pensava sdraiata sul letto matrimoniale, fissando il soffitto. Non voglio niente. Solo stare ferma. Quanto sono stanca
Chiamò la bambina a cena. Mangiavano e Giulia pensava che, a casa di mia madre, si sarebbero accorti della fuga. Non aveva abbandonato Teresa: laveva nutrita, cambiata e poco dopo sarei rientrato io dal lavoro. Aveva lasciato un biglietto: non ce la faceva più, se ne andava, augurava una pronta guarigione a Teresa, chiedeva di non prendersela
Giulia spense il telefono.
Quella sera mi precipitai subito lì, ma Giulia non mi fece entrare: ci parlammo dietro la porta. In fondo non avevamo più niente da dirci. A me importava solo cosa avrei fatto senza di lei, non di Giulia e della bambina, non le chiesi nemmeno di restare.
Ti consiglio di prendere davvero una badante, così cè assistenza professionale, disse Giulia, pensierosa. E sì, chiedo il divorzio. Non voglio essere il mulo su cui caricate tutto. Addio.
Andai via a mani vuote. Giulia poi riaccese il telefono, solo per eventuali chiamate di lavoro.
La prima a chiamare fu Teresa. La pregava di tornare, di non abbandonare né lei né me. Si scusava per alcune uscite, ma il tono era ancora quello altezzoso: Ok, hai avuto il tuo momento, adesso torna subito e riprendi le tue mansioni.
Giulia fu chiara: non doveva niente a nessuno. Teresa aveva un figlio e una nipote intelligente, che le erano debitori e dovevano esserci loro. Mia madre chiuse la telefonata.
Il divorzio fu accordato.
Così, allimprovviso, Giulia si ritrovò di nuovo sola. Ma, come scoprì, non cambiò nulla. Continuò a fare tutto da sé, ma almeno con meno pesi e dispiaceri. Fu perfino grata a quellepisodio che le aveva fatto finalmente aprire gli occhi sulle persone intorno.
Teresa invece migliorò. Fondamentale fu larrivo di una vera brava badante, che non solo la accudiva con competenza, ma la aiutava anche con esercizi di riabilitazione. Io mi trovai un secondo lavoro (Ma guarda, potevi farlo anche prima! Giulia pensò, sorridendo amaramente quando lo seppe da Elena) e così potei pagare la badante. E, prima di tutto ciò, anche Elena si attivò davvero coi turni imboccava e assisteva la nonna. Sapeva fare tutto e funzionò alla perfezione.
Ecco, ne hanno tratto tutti beneficio, pensava Giulia, lavorando ad un nuovo progetto davanti al computer, averli scaricati dalla mia schiena ha giovato a loro. E soprattutto a me: da ora in poi sarò più saggia.





