Non voglio che tuo figlio viva con noi dopo il matrimonio: la storia di come ho scelto mio figlio invece della mia futura moglie egoista e dei suoi crudeli piani per mandarlo via di casa

Zia Caterina, mi aiuti per favore con la matematica? sussurrò timidamente Matteo, fissando con speranza lamica del papà. Domani ho la verifica e papà torna tardi dal lavoro.

Tesoro, non ora, non vedi che ho mille cose da fare? bofonchiò senza nemmeno alzare lo sguardo dal suo portatile. Tra due settimane mi sposo e sono ancora nel caos. Non vorrai mica che il tuo papà e io abbiamo un matrimonio imperfetto, vero?

Certo rispose il bambino, un po spaesato, e se ne tornò nella sua stanza strascicando i piedi. Caterina proprio non la sopportava, ma suo padre sembrava raggiante. Per lui, però, si poteva pure sopportare.

La mamma di Matteo era molto malata e non poteva più occuparsi di lui.

Un bambino di otto anni non dovrebbe mica vedere certe cose!
Così Giulio, il papà di Matteo, lo aveva portato a vivere da lui. La sua futura moglie non era entusiasta della novità, però rimase zitta: litigare alla vigilia delle nozze le sembrava proprio inopportuno.

Caterina davanti a Giulio faceva la parte della ragazza moderna, dolce, quasi materna, addolorata pure lei per il povero ragazzo. Ma quando Giulio usciva per andare in ufficio, con Matteo era più fredda di una lastra di marmo a gennaio. Un bambino non suo, che gliene importava?

Pochi giorni prima delle nozze, Giulio si trovò con il computer fuori uso e fu costretto a usare il portatile di Caterina. Doveva solo spedire una mail urgente. Peccato che si lasciò tentare dalla cronologia.

A ogni riga la sua faccia diventava più buia. Con uno scatto nervoso chiuse il laptop e piombò in salotto, dove la quasi-sposa guardava distrattamente Sanremo.

Ma che razza di idee ti sono saltate in mente sullistituto per mio figlio? domandò Giulio con una calma solo apparente.

Ma di cosa stai parlando? strinse le labbra Caterina. Hai detto che usavi solo la posta! Allora in realtà sei andato a ficcanasare ovunque? Ma che vergogna!

Io aspetto risposta, altro che vergogna ribatté senza cedere lui. E poi dimmi: con che diritto decidi tu della vita di un bambino che non è neanche tuo?

Appunto: non è mio! scattò lei lanciando il telecomando. Noi avremo i nostri figli, i nostri! Matteo è solo dimpiccio. Non va bene a scuola, sempre tra cinque e quattro. Che esempio sarebbe?

Il ragazzo è sotto shock! Sua madre sta morendo! Lhanno strappato da tutto ciò che conosceva! E tu invece di aiutarlo pensi solo a sbarazzarti di lui! urlò Giulio, fuori controllo. Fortuna che Matteo era a scuola.

Non urlare con me! protestò Caterina. Non sono mica obbligata a crescere tuo figlio. Ha pure la nonna, che se lo porti via, se la mia idea non ti va.

E quando mi avresti illuminato su questo tuo progettino? Settimana prossima? O al massimo il mese dopo?

Tra qualche giorno, dichiarò Caterina, fiera come una pasionaria. Non mi va di trascinare. Ho già tutto pronto. Ho unamica che lavora nei servizi sociali, ci sistema tutto in tempo record. Sarà meglio anche per lui.

Mettitelo bene in testa: io mio figlio non lo tradisco. Gli voglio troppo bene. Matteo per me conta più di tutto.

E io? scattò lei, gli occhi spiritati. Io non ti importo? Ah, allora è così che stanno le cose! Guarda, te lo dico chiaro: non voglio che tuo figlio viva con noi dopo il matrimonio. Scegli. O lui, o io.

Lui, sentenziò Giulio senza pensarci un attimo. Una nuova donna si trova, ma di figli ne ho solo uno.

Don donna si trova? Ma chi vuoi che ti prenda, a parte me? sbraitava Caterina, ormai furiosa. E poi, secondo te, unaltra potrebbe mai amar tuo figlio? Ma non farmi ridere! I figli degli altri non se li prende nessuno!

Hai unora per raccogliere la tua roba e lasciare casa mia. Prenditi anche i regali, pace fatta, davvero. Giulio si mise il cappotto, e fermandosi dietro la porta aggiunse piano: Non voglio più vederti. Se pensavi che fossi pazzo di te, ti sbagliavi proprio: cercavo solo una mamma nuova per Matteo, tutto qui.

Giulio, aspetta! E il matrimonio? Caterina restò di sale. Era convinta che lui avrebbe chiesto scusa, magari si sarebbe rimangiato tutto

Ancora non capisci? rispose Giulio, davvero stupito. Non ci sarà nessun matrimonio. Ho fatto la mia scelta, e tu non ne fai parte. Prepara i bagagli, e se quando torno sei ancora qui, non sarò galante.

La porta sbatté lasciando Caterina in un silenzio furibondo. Si stravaccò esausta sul divano, senza sapere che pesci pigliare. Ormai la sentiva sua, quella casa, e lasciarla le mandava di traverso pure il caffè.

Driiin. Suonano al citofono. Caterina scattò, con il sorriso stirato in faccia, e corse a aprire. Figuriamoci, Giulio scherzava come sempre, non la butterà mai fuori

Signora, per lei cè un pacco, può firmare qui? disse un ragazzo con la pettorina Bartolini.

Caterina, avvelenata, quasi spezzò la penna scrivendo la firma. Il fattorino le rivolse uno sguardo tra limbarazzato e il terrorizzato, poi svanì in fretta.

Nella scatola, beffarda, brillava candido labito da sposa. Una vera opera darte, e costava una fortuna, in euro belli tondi. Caterina lo scaraventò lontano con rabbia e, come in una commedia tragica, ci saltò pure sopra a mo di danza selvaggia, trasformando il tutto in uno straccio inutile.

Sbatté giù il telefono, digitando il numero dellamica, mentre dal ripostiglio tirava fuori la valigia.

Cosa vuoi a questora? arrivò la voce assonnata dallaltro lato. Non dormi tu e non lasci dormire nemmeno me. Che chai, i nervi prematrimoniali? ironizzò lamica.

Nessun matrimonio, sibilò Caterina, mettendo il vivavoce. Sto facendo le valigie. Mi vieni a prendere?

Cosè successo? la voce si fece seria. Ti ha fatto del male?

E come no! strepitò Caterina, raccontando quanto appena avvenuto. Silenzio dallaltra parte. Oh, ti sei addormentata?

Ma davvero volevi liberarti del bambino?

E certo, che me ne faccio, soffiò. Ne faccio uno mio, piuttosto.

Senti, la voce si fece dura io proprio non ti capisco. E nemmeno ci provo. Non credevo fossi capace di una cosa così.

Me ne infischio di quello che pensi, sbottò Caterina, pressando la valigia come una matta. Allora, vieni?

No, arrangiati disse secca lamica. Cercati qualcun altro.

Vabbè, chiamo un taxi

***********************************************

Giulio nel frattempo andò a prendere Matteo a scuola e insieme fecero un salto al parco a dare da mangiare ai piccioni. Il bambino, felice dellattenzione del papà, dopo un po chiese:

Papà, ma non dovevi aiutare la zia Caterina col matrimonio? poi tacque, ansioso che ladulto dicesse sì, andiamo subito a casa perché ho mille cose da fare

No, rispose Giulio, lasciando il figlio a bocca aperta. Niente matrimonio. Dimmi la verità, ti dispiacerebbe se Caterina non vivesse più con noi? chiese preoccupato. Mandare via la quasi moglie senza consultarlo magari aveva sbagliato.

Dispiacere? rispose Matteo, con gli occhi luminosi di gioia. Ma neanche un po! Tanto lo sapevo che a lei non piacevo. Non le importava niente di me.

Dai, coraggio, lo strinse Giulio sorridendo. Per ora ce la caviamo tra noi due. Poi, vedrai, troveremo una donna che ti vorrà bene come fossi suo figlioMatteo annuì e infilò la mano in quella del papà, stringendola forte. Si incamminarono verso casa, con le guance arrossate dal vento e il cuore più leggero. Per la prima volta dopo tanti mesi, Matteo sentiva che nulla di brutto poteva più succedergli: cerano solo lui e il papà, e bastava.

Quella sera, cena di pasta al burro e tanti compiti da affrontare insieme. Giulio sbagliò qualche somma, Matteo lo corresse, risero tanto da avere il singhiozzo. Poi, al momento della buonanotte, Giulio si chinò e sussurrò:

Siamo una bella squadra, io e te. Ce la faremo, vedrai.

Matteo chiuse gli occhi, adagiato fra le coperte e le braccia del papà che profumavano di pioggia e liberty. E con un sorriso finalmente vero, si addormentò sapendo che, qualsiasi cosa succedesse, non sarebbe mai stato solo.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

fifteen − three =

Non voglio che tuo figlio viva con noi dopo il matrimonio: la storia di come ho scelto mio figlio invece della mia futura moglie egoista e dei suoi crudeli piani per mandarlo via di casa