Non voglio che tuo figlio viva con noi dopo il matrimonio: la storia di una futura sposa italiana di…

Zia Bianca, mi aiuti con i compiti di matematica? chiese piano Alessio, sperando nello sguardo premuroso della compagna di suo padre. Domani ho la verifica e papà rientra tardi dal lavoro

Tesoro, non ho tempo adesso rispose la donna senza staccare gli occhi dal portatile. Il matrimonio è tra due settimane, e ci sono ancora mille cose da preparare. Non vuoi forse una cerimonia perfetta, per me e tuo padre?

Certo, mormorò il bambino, smarrito, tornando lentamente nella sua stanza. Bianca non gli era mai piaciuta, ma suo padre sembrava sereno; per lui poteva sopportarla ancora un po.

La mamma di Alessio era gravemente malata, impossibilitata a badare più a suo figlio.

Un bambino di otto anni non dovrebbe vedere le sofferenze di chi lo ha messo al mondo!
Fu con queste parole che Marco, il padre, portò Alessio a vivere con sé. Bianca, la promessa sposa, non apprezzava la situazione, ma preferì tacere: litigare con lui a pochi passi dallaltare non le sembrava saggio.

Davanti a Marco, Bianca si mostrava affettuosa e comprensiva verso il ragazzo, ma quando Marco usciva per lavoro, il piccolo veniva totalmente ignorato. Era chiaro che quel figlio altrui non le interessava affatto.

A pochi giorni dalle nozze, il computer di Marco si ruppe e lui dovette usare il portatile di Bianca. Doveva solo spedire una mail urgente dal browser, ma fu tentato di aprire la cronologia.

Più leggeva, più il suo volto si rabbuiava. Chiuse il portatile con uno scatto deciso e si diresse verso il salotto, dove Bianca guardava la TV con aria distratta.

Che razza di idee sono queste sullistituto per mio figlio? domandò Marco, sforzandosi di trattenere la rabbia.

Ma che dici? sbuffò Bianca. Hai detto che mandavi solo una mail, invece hai ficcato il naso ovunque. Ti sembra corretto?

Io voglio solo una spiegazione, replicò lui glaciale. Chi ti dà il diritto di decidere cosa fare di Alessio?

Appunto, non è mio! gridò lei, lanciando il telecomando sul divano. Avremo nostri figli. Alessio è solo dimpiccio. Va male a scuola, prende sempre voti bassi. Che esempio dovrebbe essere?

Sta vivendo una tragedia! Sua madre sta morendo, e lo abbiamo strappato da tutto ciò che conosceva. Dovresti aiutarlo, non progettare come liberartene! urlò Marco, ormai fuori controllo. Menomale che Alessio a quellora era a scuola.

Non urlare! Bianca alzò la voce. Io non sono obbligata a crescere tuo figlio. Che se lo riprenda sua nonna, se non ti va bene la mia soluzione.

E avresti voluto dirmelo quando, esattamente? Dopo il matrimonio? O tra un mese?

Tra un paio di giorni, ammise Bianca, senza nemmeno vergognarsi. Ho già chiesto a una conoscente nei servizi sociali; ci aiuterà a sbrigare le pratiche in fretta. Alessio starà meglio lì.

Mettilo bene in testa, disse Marco allimprovviso calmo, io non tradirò mai mio figlio. Lo amo sopra ogni cosa.

E io allora? sgranò gli occhi Bianca. Non mi ami più? Io non voglio che tuo figlio viva con noi dopo il matrimonio. Scegli: o lui, o me.

Lui. Marco non esitò neanche un secondo. Una moglie la si trova, ma un figlio è unico.

Ah, certo. Una moglie la trovi in ogni angolo! Bianca gli tremava davanti, rossa di rabbia. E secondo te qualcuna amerà Alessio come fosse suo? Non illuderti. Nessuno vuole i figli degli altri!

Hai unora per raccogliere le tue cose e andartene da questa casa. Prenditi anche i regali, non mi importa. Marco si infilò il giubbotto e, fermandosi sulla soglia, aggiunse: Non voglio più vederti. Se pensavi che fossi pazzo di te, ti sbagliavi. Cercavo solo una mamma per Alessio, tutto qui.

Aspetta, Marco! E il matrimonio? Bianca era scioccata, credeva che avrebbe ceduto alle sue lacrime, ma lui la stava proprio cacciando.

Non hai ancora capito? rispose incredulo Marco. Non ci sarà nessun matrimonio. Ho scelto, e non sarai tu. Prepara la valigia. Se torno e sei ancora qui, non sarò affatto gentile.

La porta sbatté con forza, lasciando Bianca sola nel silenzio. Sabbatté sul divano, spaesata: quella casa la sentiva già sua, non avrebbe mai voluto lasciarla.

Il campanello squillò. Bianca, speranzosa, corse ad aprire: Marco stava solo scherzando, di certo sarebbe tornato indietro

Un pacco per lei, annunciò allegro il ragazzo in divisa da corriere. Mi firma qui?

Bianca firmò così forte da quasi rompere la penna; il ragazzo la osservò perplesso prima di andarsene in fretta.

Nella scatola, avvolto in una carta candida e beffarda, cera labito da sposa. Costosissimo. Bianca lo gettò via furiosa, pestandolo con i tacchi fino a ridurlo a uno straccio.

Rabbiosa, ghermì il telefono e chiamò la sua amica, trascinando la valigia dal ripostiglio.

Che succede? rispose lamica, infastidita. Non dormi e non fai dormire gli altri. Ansia pre-matrimoniale? ironizzò.

Il matrimonio è saltato! sibilò Bianca, attivando il vivavoce. Sto facendo le valigie. Vieni a prendermi?

Che cosa è successo? lamica allimprovviso divenne seria. Ti ha ferita?

Eccome se sì! esplose Bianca, raccontando tutto. Per un po, dallaltro capo della linea, solo silenzio. Ti sei addormentata?

Davvero volevi sbarazzarti del bambino?

Certo! sbuffò Bianca. Ne farò uno tutto mio.

Sai lamica attese ancora un istante non posso capirti. E non voglio. Non credevo potessi arrivare a tanto.

Ma che mi frega di quello che pensi, borbottò Bianca, lottando con la cerniera della valigia. Vieni sì o no?

No, rispose gelida lamica. Chiedi a qualcun altro.

Fai pure, chiamo un taxi

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Marco andò a prendere Alessio a scuola e lo portò al Parco Sempione a dare da mangiare ai piccioni. Il bambino sorrideva, felice di quellattenzione, ma poi chiese:

Papà, non devi aiutare la zia Bianca con il matrimonio? e rimase in attesa, trattenendo il fiato; si aspettava che papà dicesse di sì, che dovevano andare subito a casa

No, rispose Marco, sorprendendo il figlio. Il matrimonio non si fa più. Sei dispiaciuto se Bianca non vivrà più con noi? domandò titubante; non aveva riflettuto su come lavrebbe presa il piccolo.

No, sorrise radioso Alessio. Neanche un po. Davvero, non mi piaceva. Non le importava niente di me.

Andrà tutto bene, lo abbracciò forte Marco. Per adesso staremo io e te. Ma prima o poi arrivarà una donna che ti amerà come fossi suo figlioAlessio si strinse ancora di più nel caldo abbraccio di suo padre, come se solo in quel momento si accorgesse davvero di non essere mai stato solo. Le mani grandi di Marco gli scompigliarono i capelli.

Papà tornerà mai la mamma?

Marco si accovacciò davanti a lui, guardandolo dritto negli occhi azzurri.

La mamma cè sempre, gli sussurrò. È dove sei felice. Nellaria, nelle tue risate finché tu la ricordi, lei non se ne va.

Alessio annuì, le lacrime negli occhi, poi sorrise. Sembrava quasi più leggero.

Dopo una corsa tra gli alberi e qualche fetta di pane ai piccioni, tornarono a casa, dove lodore della cioccolata calda e una coperta sul divano lasciavano intendere che cera ancora spazio, lì, per due cuori feriti e che bastava poco per sentirsi di nuovo famiglia.

Quella sera, Marco imparò una formula nuova: non quella che serviva per superare un compito di matematica, ma quella che insegna a restare vicini. E Alessio, addormentato tra le braccia di suo padre, capì che a volte un amore imperfetto è molto più forte di una perfezione che non scalda.

Fuori, la primavera sbocciava piano. Per loro, finalmente, anche la speranza ricominciò a fiorire.

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