Non ho intenzione di passare la vecchiaia accanto a una vecchia rovinata, sbottò il marito.
Basta! Giancarlo chiuse di colpo il cassetto del comodino, facendo tremare le bottiglie di colonia. Non ne posso più di sentir parlare di dolori alle articolazioni e pasticche! Voglio vivere, non trascinarmi in questa clinica!
Antonella stava nella porta della camera da letto, osservando il marito che infilava nella borsa le sue poche cose. Trentadue anni di matrimonio stavano tutti dentro uno zaino e una sporta con scarpe da ginnastica. Quel pensiero le punse più forte delle altre offese.
Giancarlo, iniziò piano, la mamma dopo lictus non può restare da sola. Capisci?
Tua mamma è affar tuo! Non ho intenzione di invecchiare con una vecchia decrepita, ringhiò lui, infilando nel borsone un ultimo maglione senza degnarla di uno sguardo. Ho cinquantotto anni, mica ottanta! Non voglio trasformare la casa in un reparto di terapia intensiva!
Antonella tremò. Negli ultimi sei mesi, le parole giovane e vecchio erano diventate il pomo della discordia. Giancarlo aveva iniziato a tingersi i capelli, comprato una bici nuova e una giacca di pelle. Poco dopo era comparsa Stefania la vicina divorziata del quinto piano, trentacinque anni, sempre sveglia e sorridente.
Vai da lei? chiese Antonella, conoscendo già la risposta ma domandandolo comunque.
Giancarlo si girò bruscamente. Nei suoi occhi un attimo di vergogna, subito sostituito da ostinazione:
Sì, vado da lei. E sai perché? Perché con lei dimentico gli anni. Lei non conta i miei capelli bianchi, non mi soffia sul cuore malato. È libera. Capisci?
Libera. La parola le colpì il cuore. Antonella guardò nello specchio, vide il proprio viso stanco e le nuove rughe attorno alla bocca. Una volta Giancarlo la chiamava principessa. Ora…
Fra poco avrai sessantanni, Giancarlo, mormorò lei. Davvero pensi…
Cosa? sbottò lui. Di non meritare la felicità? Una nuova vita? Guarda che molta gente alla mia età…
Scappa con ragazze giovani? Antonella rise amaramente. Triste, ma comune.
Giancarlo agitò la mano con fastidio:
Ecco, sei sempre la solita! Sputi su tutto! Io voglio solo respirare a pieni polmoni, capisci?
Chiuso lo zaino. La zip suonò come una sentenza.
Saluta tua madre, bofonchiò mentre usciva, Auguro a entrambe buona salute. Due… si fermò, ma concluse freddo: Due vecchie amiche.
La porta sbatté. Antonella rimase a lungo seduta sul letto, fissa nel vuoto. Due vecchie amiche, rimbombava nella testa. Eppure aveva solo cinquantatré anni. Era davvero vecchia?
Dalla stanza accanto si levò una voce fioca:
Antonellina? È successo qualcosa?
Nulla, mamma, si sforzò Antonella di rispondere. Giancarlo è uscito… per lavoro.
La bugia le fece male, ma non poteva dire la verità. Non voleva che sua madre, ottantenne e malata, si desse la colpa per il fallimento del matrimonio.
I giorni passarono come un fiume grigio. Antonella seguiva la solita routine: cucinava, puliva, accudiva la mamma. E le restava in testa un tormento: quando? Quando aveva smesso di notare che tra lei e Giancarlo era cresciuto un muro?
Ripensò a Stefania. La vicina, divorziata da poco, la incontrava spesso davanti alle cassette della posta. Energica, sfacciata, abiti colorati, tantissimo entusiasmo. Antonella quasi provava compassione per lei sola con una figlia piccola.
Poi, pian piano, si era accorta degli sguardi del marito. Di come si attardava alla finestra nei pomeriggi quando Stefania portava fuori il cane. Di come casualmente si trovava nellandrone quando lei tornava dal lavoro. Di come restava in garage sempre più a lungo.
Tesoro, la voce della mamma la riportò alla realtà è mezzora che lavi una sola tazza. Vieni qui, siediti accanto a me.
Antonella si voltò. Era vero stava ferma davanti al lavello da troppo, la tazza tra le mani e lo sguardo perso fuori.
Arrivo, mamma. Finisco subito.
Antonella, la mamma si accomodò su una sedia, aggrappandosi allo schienale, lo so. Non devi mentirmi.
Mamma…
Ti ha lasciato, vero? Se nè andato con quella… come si chiama? Quella del quinto piano?
Antonella annuì, sentendo le lacrime salire agli occhi.
Uno sciocco, dichiarò la mamma. Sai che capita agli uomini verso i sessanta? È come se li acchiappasse un diavolo, iniziano a cercare di nuovo la giovinezza dove non è mai esistita.
Basta, mamma…
Ma cosa basta? rise la mamma limpida. Tuo padre fece lo stesso a cinquantadue. Si convinse che la vita gli sfuggiva di mano.
Antonella rimase di stucco:
Papà? Ma tu non hai mai…
Perché avrei dovuto? la mamma strinse le spalle. Dopo due mesi tornò strisciando. Solo che io non lo aspettavo più.
Davvero?
Proprio così, ammiccò. In quei due mesi capii che la mia vita non era finita. Mi iscrissi a un corso di ricamo. E sentii che senza di lui respiravo meglio, più libera.
Rimase in silenzio, osservando le sue mani segnate dalletà ma ancora agili.
Capisci, Antonella? Gli anni sono solo numeri. Quello che conta è il cuore. Ottantacinque, e dentro mi sento sempre una ragazza.
Antonella sorrise senza volerlo. Era vero sua mamma, nonostante la malattia e gli acciacchi, emanava una vitalità particolare. Forse era per questo che tutti le volevano bene.
Giancarlo, continuò la mamma, non scappa da te. Fugge da se stesso. Dalla paura di invecchiare. Crede che con una giovane vicino diventerà giovane anche lui.
Allora lo difendi? si sentiva il rancore montare.
Difendere, proprio no. La mamma scosse il capo. Mi fa pena. Perché non troverà quello che cerca. Dal tempo non si scappa, figliola. Ti raggiunge sempre.
D’un tratto dalla strada giunse una risata. Antonella guardò fuori: Giancarlo e Stefania passeggiavano nel cortile, lui le portava le borse. Lei parlava animatamente, gesticolando, e Giancarlo la guardava come se fosse la sua salvezza. Antonella sentì il cuore stringersi.
Non ci pensare, la mamma la allontanò piano dalla finestra. Andiamo a prendere un tè. Ho dei biscotti al miele.
Mamma, che biscotti? la voce di Antonella tremò.
Lui è un poveraccio, ripeté la mamma. Ma quella è la sua strada. Tu cerca la tua. Domani andiamo in villa comunale. Dopo la riqualificazione è una meraviglia.
Antonella avrebbe voluto dire che non aveva voglia, ma qualcosa nel tono della mamma la trattenne. E se avesse ragione? Forse era davvero tempo di vivere?
La villa comunale le stupì. Dopo i lavori era cambiata: nuovi vialetti, fontane, panchine accoglienti. Al centro, il piccolo centro culturale irradiava musica.
Guarda, la mamma si fermò davanti ai manifesti, iscrizioni per un gruppo letterario! E cè anche una scuola di ballo. Oh, e yoga per la terza età!
Mamma… Antonella corrugò la fronte non dirmi che…
Che cè? la mamma sollevò le sopracciglia. A questetà posso ancora stupire!
E, per dimostrare, fece volteggiare la mano. Il bastone scivolò e cadde rumorosamente.
Ops, si vergognò la mamma.
Permettete? si fece avanti una voce maschile gentile.
Un uomo distinto sulla sessantina raccolse il bastone e glielo porse con un inchino:
Prego signora.
Grazie, la mamma arrossì inaspettatamente. Molto gentile.
Carlo Donati, si presentò lui. Organizzo qui gli incontri letterari. Vi interessa qualche attività?
No, noi stavamo solo… Antonella voleva congedarsi, ma la mamma intervenne decisa:
Certo! Mia figlia sa scrivere poesie bellissime. Alluniversità la pubblicavano sul giornalino!
Mamma! Antonella arrossì. Era una vita fa.
La poesia non muore, disse Carlo Donati con dolcezza. Se vi va, siete le benvenute già oggi. Proprio ora si discutono nuovi testi.
E così Antonella entrò nel gruppo letterario. Quasi senza accorgersene, allinizio solo per stare con la mamma, poi si fece coinvolgere. Il profumo dei libri, le voci calme, la curiosità negli sguardi tutto creava unatmosfera speciale. Qui nessuno giudicava laspetto o letà. Si ascoltavano idee ed emozioni.
Poi arrivò la serata di poesia. Intima, per pochi. Eppure Antonella era nervosa come a un esame.
Leggeva i suoi versi sullamore, sulla perdita, sul fatto che la vita non finisce col dolore. Con ogni strofa, sentiva qualcosa liberarsi dentro di sé.
Uscendo dal centro letterario, si imbatté in Giancarlo. Usciva con Stefania. Si fermò un attimo, impacciato.
Antonella, stai davvero bene.
Lei lo guardò silenziosa. Strano, ma stavolta, di fronte agli occhi noti, non sentiva più dolore. Solo una quieta stanchezza.
Grazie, rispose piano. Tutto qui?
No, ascolta… Giancarlo si avvicinò Voglio spiegarti… Credo di aver capito.
Che ti sei deluso? Antonella sollevò il sopracciglio. O Stefania non è così perfetta?
Giancarlo fece una smorfia:
Non è questo. È giovane, è bella, ma… esitò. Non abbiamo nulla da dirci.
Pensavi a trentacinque anni che fosse appassionata di cultura italiana tradizionale? rise Antonella. Sei ingenuo, Giancarlo.
Non intendevo… si rabbuiò. Antonella, ho sbagliato. Possiamo…
No, lei scosse il capo decisa. Non cè forse. E sai una cosa? Ti ringrazio.
Per cosa? rimase spiazzato.
Perché sei andato via. Perché mi hai fatto capire che la vita non è solo faccende domestiche.
Antonella, ora capisco! Voglio tornare a casa, tentò di prenderle la mano. Possiamo rimediare.
Lei si ritrasse, gentile ma ferma:
No, Giancarlo. Non vuoi tornare a casa. Perché quella casa non esiste più. La Antonella che ti stirava le camicie e taceva a tavola, non cè più. Quella nuova tu non la conosci. E forse ti farebbe paura.
Perché?
Perché ora vive per sé.
In quellistante si avvicinò la mamma, senza bastone, sorretta da Carlo Donati.
Oh, Giancarlo, lo guardò glaciale, Sei ancora qui?
Buonasera, signora Elena, balbettò. Sto andando via.
Bene, assentì. Solo ricorda: quando cerchi di scappare dalla vecchiaia, pensa. Forse il problema non è fuori, ma dentro di te?
Giancarlo trasalì, come colpito. Girò sui tacchi e se ne andò.
Mamma! Antonella sussurrò sei stata dura…
E allora? strinse le spalle. Bisogna dire la verità! A proposito, Carlo mi ha proposto di condurre un gruppo di fiabe per bambini. Non è divertente?
Elena è una narratrice nata, sorrise Carlo. I bambini impazziranno.
Antonella osservava la mamma ringiovanita, gli occhi vivi e pensava: forse la saggezza sta proprio qui. Non combattere il tempo, ma accoglierlo come un dono. Unopportunità per reinventarsi.
Due mesi dopo, Giancarlo lasciò Stefania. Pare che lei avesse incontrato qualcuno più giovane. Un mese ancora, e Antonella ricevette un suo messaggio breve, confuso, pieno di pentimento. Non rispose.
Perché? La sua vita ormai era unaltra. Due volte a settimana gli incontri letterari. E sapete una cosa? A cinquantatré anni, dopo tanto tempo, Antonella si sentiva veramente giovane. Perché la giovinezza non è la pelle liscia: è il coraggio di essere se stessi, in ogni stagione della vita.




