— Nonna Alla! — esclamò Matteo. — Chi le ha dato il permesso di tenere un lupo qui in paese?

Nonna Alma! esclama Matteo. Chi vi ha dato il permesso di tenere un lupo in paese?

Alma Stefani piange amaramente guardando il cancello distrutto. È già da tempo che lo rinforza con assi di legno e ripara i paletti marci, sperando che regga finché non avrà messo da parte abbastanza euro dalla sua modesta pensione. Ma il cancello cede.

Sono dieci anni che Alma porta avanti la casa da sola, da quando il suo caro marito, Pietro Andrea, lha lasciata. Aveva mani doro, Pietro: finché cera lui, Alma non temeva nulla. Era un maestro falegname, fabbro, tuttofare. Faceva ogni cosa con le sue stesse mani, non cera necessità di chiamare artigiani. Tutto il borgo lo rispettava per la sua bontà e laboriosità. Hanno vissuto insieme felicemente quarantanni, per un solo giorno non hanno celebrato lo storico traguardo. La loro casa curata, lorto generoso, gli animali che avevano: tutto era frutto del loro lavoro comune.

Avevano un figlio unico, Giorgio, il loro orgoglio e gioia. Abituato da piccolo alla fatica, Giorgio non doveva mai essere spinto ad aiutare: quando la mamma tornava dalla cascina, lui aveva già portato la legna, lacqua, acceso il fuoco e sfamato le bestie.

Pietro, appena tornava dal lavoro, si lavava e usciva sul portico a fumare, mentre Alma preparava la cena. Ogni sera cenavano insieme raccontandosi la giornata. Erano una famiglia felice.

Il tempo scorreva, lasciando solo ricordi. Giorgio è cresciuto, se nè andato a Milano per studiare; si è sposato con una ragazza di città, Lelia. Si sono stabiliti nel capoluogo lombardo. Allinizio Giorgio tornava a casa durante le ferie, ma poi la moglie lo convinceva a viaggiare allestero, così ogni anno. Pietro ne soffriva, non capendo le scelte del figlio.

Ma dovè che si stanca il nostro Giorgio? È stata sicuramente quella Lelia a confondergli le idee. Ma cosa se ne fa di quei viaggi?

Il padre si rattristava, la mamma sospirava. Cosa potevano fare? Vivere aspettando almeno una telefonata dal figlio. Poi Pietro improvvisamente si è ammalato. Rifiutava il cibo, si indeboliva a vista docchio. I medici hanno prescritto delle medicine, ma alla fine lhanno rimandato a casa: è ora di prepararsi. In primavera, quando nei boschi cantavano gli usignoli, Pietro si è spento.

Giorgio è tornato per il funerale, piangendo amaramente, rimproverandosi per non aver salutato il padre da vivo. Ha passato una settimana nella casa natia e poi è ripartito per Milano. Negli ultimi dieci anni ha scritto alla madre solo tre lettere. Così Alma è rimasta sola. Ha venduto la mucca e le pecorette ai vicini a che le servivano più? La mucca, a lungo, si è fermata davanti al cancello ascoltando Alma singhiozzare in casa dietro la porta chiusa.

Senza mani di uomo, la casa cadeva a pezzi: il tetto perdeva, le assi del portico si spezzavano, la cantina si allagava… Alma faceva tutto quello che poteva. Metteva da parte gli euro per pagare qualche artigiano, a volte ci provava da sola era nata e cresciuta in paese, sapeva arrangiarsi.

Così tirava avanti, a fatica, quando la colpì una nuova disgrazia: la vista le si abbassò di colpo, mentre prima non aveva mai avuto problemi. Una mattina va al negozietto e fatica a distinguere i prezzi. Dopo qualche mese, non ci vede quasi più.

Una giovane infermiera la visita e insiste:

Alma Stefani, volete perdere la vista? In ospedale vi possono operare e la vista ritorna!

Ma la nonna ha paura dellospedale e rifiuta. In un anno, quasi non vede più nulla. Però, non se ne fa un cruccio:

A che mi serve la luce? La televisione la ascolto, non la guardo. Basta la voce che legge il telegiornale. E in casa mi oriento a memoria.

Ma a volte Alma si preoccupa. Sono aumentati i furti in paese, sempre più gente disonesta in giro, visitano le case abbandonate e rubano tutto. Alma teme di non avere un cane che possa spaventare i malintenzionati con il suo abbaio.

Chiede allora a Simone il cacciatore:

Non sai se il guardiacaccia ha dei cuccioli? Me ne basterebbe uno, anche il più piccolo. Lo crescerei io…

Simone, cacciatore di paese, la guarda con interesse:

Nonna Alma, ma che te ne fai di cuccioli di lupo? Sono animali da bosco. Ti porto una vera pastore tedesco dalla città.

Chissà quanto costa, una pastore tedesco…

Non vale più dei soldi, nonna Alma.

Allora portala pure.

Alma conta i suoi risparmi: dovrebbero bastare per un buon cane. Ma Simone, poco affidabile, rimanda sempre. Alma lo sgrida, ma lo compatisce. È un uomo solo, senza famiglia, né figli. La sua unica compagnia è la bottiglia.

Simone, coetaneo di Giorgio, non ha mai lasciato il paese. La città lo soffocava. Amava la caccia, spariva nei boschi per giorni. Finita la stagione, faceva ogni lavoro: scavava orti, aggiustava porte, sistemi elettrici. I pochi euro li spendeva tutti per bere.

Dopo i suoi bagordi, tornava nei boschi, gonfio e pentito. Poi ricompariva portando funghi, frutti di bosco, pesce, pinoli, vendendo tutto a pochi spiccioli per ricominciare da capo. Aiutava anche Alma nei lavori del cortile, sempre per spillare qualche euro. Ora, col cancello caduto, Alma doveva di nuovo rivolgersi a lui.

Forse il cane dovrà aspettare, sospira Alma, devo pagare Simone per il cancello e i soldi sono pochi.

Ma Simone si presenta con lo zaino gonfio, che si muove. Sorridendo chiama Alma.

Guarda un po chi ti ho portato! e apre il sacco.

La vecchietta si avvicina e tocca la testolina pelosa.

Simone, ma hai portato davvero un cucciolo?

Il migliore del migliore. Pure di razza, cara Alma.

Il cucciolo si agita, cercando di scappare dal sacco. Alma si dispera:

Ma io ho i soldi solo per il cancello!

Non lo riporto indietro, nonna Alma! Lo sai quanti euro ho speso per questo cane?

Che fare? Alma corre al negozio; la commessa le dà cinque bottiglie di grappa a credìto, segnando il suo nome sul quaderno dei debiti.

Entro sera Simone finisce il lavoro. Alma gli offre un pranzo caldo e una grappina. Luomo, rinfrancato, dà indicazioni indicando il cucciolo acciambellato vicino alla stufa.

Devi dargli da mangiare due volte al giorno. E compra una buona catena: crescerà sano e forte. Di cani me ne intendo.

Così Alma accoglie in casa il nuovo inquilino: Birillo. Gli vuole un gran bene, e lui le risponde con la sua fedeltà: ogni volta che Alma esce in cortile a portargli il cibo, Birillo le salta incontro, lecca la mano, gioioso. Solo una cosa la turba: il cane cresce a dismisura, enorme come un vitello, ma non ha mai imparato ad abbaiare. Alma ne è dispiaciuta.

Oh, Simone! Che furbastro! Mi hai rifilato un cane che non va bene!

Ma che si può fare? Non si abbandona unanima così buona. E poi i cani dei vicini non osano abbaiare contro Birillo, che nel giro di tre mesi è cresciuto fino ai fianchi della padrona.

Un giorno arriva in paese Matteo, il cacciatore, per comprare provviste in vista della stagione di caccia invernale. Passando davanti a casa di Alma, si blocca di colpo vedendo Birillo.

Nonna Alma! grida Matteo. Ma chi vi ha dato il permesso di tenere un lupo in paese?

Alma si stringe la mano al petto.

Santo cielo! Che sciocca sono stata! Quel farabutto di Simone mi ha imbrogliata! Diceva fosse un pastore tedesco…

Matteo le dà un consiglio serio:

Deve lasciarlo andare nei boschi, nonna. Altrimenti succede un guaio.

Gli occhi di Alma si riempiono di lacrime. Quanto le pesa separarsi da Birillo! Era buono, dolce, anche se era un lupo. Ma ultimamente tirava la catena, voleva fuggire. E la gente aveva paura. Non cera scelta.

Matteo porta il lupo nel bosco. Birillo lancia unultima scodinzolata e scompare tra gli alberi. Nessuno lo rivede più.

Alma piange la sua bestiola, maledice Simone, che a sua volta si pente: voleva solo aiutare. Qualche giorno prima, seguendo le tracce di un orso, aveva trovato una tana. Vicino una lupa morta e intorno, dei cuccioli. Solo uno era sopravvissuto, tremante nella tana. Simone aveva avuto compassione e lo aveva portato via, pensando che una volta cresciuto sarebbe tornato nei boschi. Intanto avrebbe trovato ad Alma un vero cane. Ma Matteo aveva rovinato tutto.

Simone gira intorno alla casa per giorni, ma non osa entrare. È pieno inverno. Alma accende la stufa per non gelare.

Allimprovviso bussano alla porta. Lei si affretta ad aprire. Sulla soglia cè un uomo.

Buonasera, nonna. Mi fate dormire qui stanotte? Volevo andare nel paese vicino, ma mi sono perso.

Come ti chiami, figliolo? Ci vedo poco…

Boris.

Alma aggrotta le sopracciglia.

Non conosco nessun Boris qui…

Da poco ho comprato una casa qui, signora. La macchina si è impantanata, ho dovuto proseguire a piedi, e con questa bufera…

Ah, allora hai comprato la casa del povero Danilo?

Luomo annuisce.

Proprio quella.

Alma lo fa entrare, mette su il tè. Non vede il modo avido con cui lui scruta la credenza dove spesso si nascondono i risparmi.

Mentre la donna è alle prese con la cucina, lospite comincia a frugare nel mobile. Alma sente il cigolio.

Che fai lì, Boris?

È che cè stata una riforma monetaria! Vi sto aiutando a liberarvi delle vecchie lire.

Alma si fa seria.

Balle. Non cè stata nessuna riforma! Chi sei davvero?

Luomo la afferra per il mento con il coltello.

Zitta, vecchia. Dammi i soldi, loro. E quel che hai da mangiare!

Alma sente la morte addosso. Ma proprio allora la porta sbatte: entra unenorme lupo, si scaglia sul malvivente. Quello urla, ma lo scialle di lana lo salva dal morso. Riesce a colpire il lupo ad una spalla e scappa via.

Proprio mentre Simone sta rientrando per chiedere scusa, vede luomo che fugge con un coltello in mano. Corre da Alma: Birillo, sanguinante, è per terra. Capisce subito e va dal carabiniere.

Il ladro viene arrestato, condannato di nuovo.

Birillo diventa leroe del paese: tutti gli portano cibo, lo salutano. Non è più legato, gira libero, ma torna sempre da Alma e segue Simone nei boschi durante la caccia.

Un giorno davanti alla casa spunta un SUV nero. In cortile qualcuno spacca la legna. È Giorgio, il figlio. Appena vede Simone, lo abbraccia.

La sera, tutti seduti a tavola, Alma splende di gioia. Giorgio la convince ad andare in città per loperazione agli occhi.

Se proprio serve… sospira la vecchia. In estate viene il nipote, vorrei vederlo. Simone, tieni docchio la casa e Birillo. Mi raccomando!

Simone sorride, annuisce. Birillo si acciambella felice vicino alla stufa. Il suo posto è accanto agli amici.

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