— Nonna Alla! — esclamò Matteo. — Chi vi ha dato il permesso di tenere un lupo in paese?

Diario personale di Anna

Oggi è stato un giorno che non dimenticherò. Appena ho sentito la voce di Matteo, ho capito che qualcosa non andava. Nonna Anna! ha gridato. Ma chi vi ha dato il permesso di tenere un lupo in paese?

Mi sono messa a piangere vedendo la staccionata tutta rovinata. Erano mesi che cercavo di sostenerla con qualche asse di recupero, sperando che durasse abbastanza perché potessi mettere da parte qualche euro con la mia pensioncina. Ma ormai non cera più nulla da fare: la recinzione era caduta.

Sono ormai dieci anni che me la cavo da sola, da quando mio marito, Carlo, se nè andato. Era un uomo dalle mani doro: falegname, carpentiere, aggiustava ogni cosa in casa. Finché cera lui, non avevo pensieri. In paese lo rispettavano tutti per la sua bontà e laboriosità. Abbiamo vissuto quarantanni insieme, felici: solo un giorno ci è mancato per festeggiare lanniversario.

Abbiamo avuto un unico figlio, Giorgio, il mio orgoglio. Da piccolo era sempre pronto a darmi una mano: non cera bisogno di chiedere. Quando tornavo dallorto stanca, lui aveva già portato la legna, acceso il fuoco e dato da mangiare agli animali.

Carlo, ogni sera dopo il lavoro, si lavava e si metteva fuori sul terrazzo a fumare la pipa, mentre io preparavo la cena. La sera si mangiava tutti insieme, raccontandoci le novità della giornata. Eravamo davvero felici.

Ma il tempo passa in fretta. Giorgio è cresciuto, è andato a studiare a Milano, poi ha trovato lavoro lì e si è sposato con una ragazza della città, Lidia. Allinizio veniva a trovarci durante le ferie, poi però ha iniziato a preferire i viaggi allestero, come voleva la moglie. Carlo non capiva: Ma dove vuoi che sia così stanco, quello? È quella Lidia che gli ha fatto mettere la testa a posto Che bisogno ha di viaggiare tanto?

Io e Carlo ci sentivamo sempre più soli. Poi Carlo si è ammalato: non mangiava più, diventava sempre più debole, i medici allospedale di Parma hanno fatto quello che potevano, ma alla fine lo hanno rimandato a casa. Se nè andato una mattina di primavera, mentre i merli cantavano dietro casa.

Giorgio è venuto solo per il funerale, con gli occhi pieni di lacrime e la voce rotta dai rimorsi. È rimasto qualche giorno, poi è tornato in città. Negli ultimi dieci anni, mi ha scritto solo tre lettere. Da allora sono rimasta sola. Ho venduto la mucca e le pecore al vicino, tanto non avevo più la forza di seguirle. La mucca restava spesso davanti al cancello, ascoltando i miei pianti tristi.

Senza un uomo in casa, tutto ha iniziato a cadere a pezzi. Una volta era il tetto che perdeva, una volta si rompevano le assi della scala, o lacqua mi allagava la cantina. Cercavo di fare il possibile, con quello che mi restava della pensione, spesso facevo da sola. Ma non bastava mai.

Quando la vista ha iniziato a peggiorare allimprovviso, mi sono davvero spaventata. Alla bottega del paese non riuscivo nemmeno più a leggere i prezzi. Dopo qualche mese, riuscivo a malapena a distinguere le insegne. Linfermiera che viene in paese mi ha detto decisa: Anna, dovete farvi visitare in ospedale. Vi operano e vedrete di nuovo come prima! Ma io avevo paura e ho rimandato. In meno di un anno, sono quasi diventata cieca del tutto. Eppure, inspiegabilmente, non mi pesava troppo: Tanto che me ne faccio della luce? ripetevo. La tv la ascolto. E le cose in casa le faccio a memoria.

Un po però ero preoccupata: in paese girava brutta gente. Rubavano nelle case abbandonate, e io senza un bravo cane non mi sentivo sicura. Avrei voluto un cane grosso, con un gran abbaio, capace di spaventare chiunque.

Ho domandato al cacciatore del paese, Silvano: Non avresti un cucciolo di pastore, anche piccolo? Lo farei crescere io Silvano mi ha guardata curioso: Anna, che ci fai con i cani da caccia? Sono cani da bosco! Ti porto io un vero pastore tedesco dalla città. Ma chissà quanto costa Non costa più di quello che vali tu, Anna! Lascia fare a me.

Ho fatto due conti con i miei risparmi: per una brava bestia, potevo anche spenderli. Ma Silvano, che era rimasto solo, diceva e non faceva mai nulla. Me la prendevo un po con lui, ma in fondo mi faceva pena: anche lui solo, senza famiglia. Passava i giorni nei boschi, la vera passione della sua vita era la caccia. Nei mesi morti faceva qualche lavoretto alle vecchiette del paese, e poi spendeva subito tutto al bar.

Anche stavolta, con la recinzione crollata, mi sono rivolta a Silvano: Mi sa che il cane deve aspettare prima devo pagarti per il cancello, ma non ho quasi più euro da parte.

Silvano arrivò con lo zaino pieno, e dentro non cerano solo attrezzi. Si mise a ridere: Guarda chi ti ho portato! Aprii lo zaino e toccai una testolina pelosa: Silvano hai portato davvero un cucciolo per me? Il migliore! Un pastore tedesco di razza.

Il cucciolo si dimenava nello zaino. Ma non ho i soldi! Solo quelli per il cancello. Non lo riporto indietro, Anna! Sai quanto ho speso per sto cane? Migliaia di euro! Che fare? Presi a debito, dalla bottega, cinque bottiglie di grappa per saldare Silvano, e mi segnarono il nome sul quaderno dei debiti del paese.

Per sera il cancello era a posto. Silvano venne ricompensato con un pranzo caldo e una buona grappa. Ridacchiando, mi spiegò: Devi nutrirlo due volte al giorno, e procura una buona catena: crescerà forte. Di cani me ne intendo!

Così, in casa mia, trovò posto un nuovo abitante lho chiamato Lupo. Mi ci sono affezionata subito, e lui a me. Ogni volta che uscivo per sfamarlo, saltava felice, pronto a leccarmi la faccia. Solo una cosa mi preoccupava: cresceva a vista docchio, ma non abbaiava mai! Questa cosa mi dava da pensare: Silvano, che mi hai combinato? Hai venduto a me il cane sbagliato! Ma mica potevo cacciare una bestiola così buona

Tanto, anche se non abbaiava, incuteva rispetto: i cani dei vicini lo evitavano come la peste, e in tre mesi era diventato alto quasi quanto me.

Un giorno, passato a fare scorta in paese per la stagione di caccia invernale, Matteo, il cacciatore, si bloccò davanti a casa mia, impossibilitato a distogliere lo sguardo da Lupo. Nonna Anna! Ma come vi permettete di tenere un lupo tra le case?!

Sbiancai e mi portai la mano al cuore. Mamma mia Sono proprio sciocca! Quel furfante di Silvano mi ha imbrogliata! Mi aveva detto che era un pastore tedesco Matteo fu serio: Nonna, devi lasciarlo libero nei boschi. Potresti avere grossi guai.

Mi scesero le lacrime. Che pena separarmi da Lupo, così buono e affettuoso, anche se era davvero un lupo! Col tempo era diventato irrequieto, tirava la catena e voleva scappare. In paese cominciavano a temerlo. Non cera altra scelta.

Matteo lo portò con sé nel bosco. Lupo si voltò verso di me, agitando la coda, poi scomparve tra gli alberi. Non lho più rivisto.

Mi mancava tanto. Maledivo Silvano per avermi ingannata, anche se sapevo che non era stato cattivo. Poi ho scoperto come era andata: il povero Silvano, durante una battuta, aveva trovato una lupa morta, uccisa dallorso, con un solo cucciolo sopravvissuto. Gli era dispiaciuto lasciarlo morire, così lo aveva salvato, sperando che crescendo tornasse nei boschi da solo; nel frattempo, pensò di affidarlo a me. Poi Matteo aveva rovinato tutto.

Per giorni Silvano gironzolò attorno a casa mia senza il coraggio di farsi vedere. Era pieno inverno. Scaldavo la casa con la stufa, ché fuori si gelava.

Una sera, bussarono alla porta. Aprii a fatica; fuori cera un uomo. Buonasera, signora. Mi ospita per la notte? Volevo andare nel paese vicino, ma mi sono perso. E tu come ti chiami, figliolo? Io ci vedo pochissimo Mi chiamo Bruno. Strano, qui a Sangiovanni di Bruno non ce nè Sono nuovo, signora. Ho comprato la casa del povero Nicola, ma la macchina mi si è piantata ed è toccato venire a piedi con questa bufera! Ah, hai preso la casa del vecchio Nicola? Annuii. Proprio quella.

Lho fatto entrare, offerto del tè, mentre lui osservava con troppa curiosità il mio vecchio credenzone, dove tutti noi anziani teniamo il poco denaro e qualche gioiello di famiglia. Quando mi sono voltata, lho sentito che rovistava dentro. Cosa fai là, Bruno? Con la riforma delle banconote, volevo aiutarvi a liberarvi dai vecchi soldi. Balle. Non cè stata nessuna riforma. Chi sei davvero?

A quel punto mi prese per il mento con il coltello: Sta zitta, vecchia! Tira fuori soldi, oro, anche da mangiare! Il terrore mi bloccò. Sapevo che era uno scappato di galera. E la mia sorte era segnata

Ma, improvvisamente, la porta si spalancò. Nella stanza piombò un lupo enorme che si lanciò addosso al ladro. Quello urlò forte, ma il lupo azzannò solo la sciarpa. Il ladro colpì Lupo con il coltello e corse fuori. Proprio in quel momento Silvano arrivava dal bosco, vide luomo fuggire col coltello in mano, urlando. Corse dentro e trovò Lupo sanguinante sul pavimento. Corse a chiamare i carabinieri.

Il ladro fu preso e condannato. Lupo divenne un eroe nel paese: la gente gli portava il cibo, lo salutavano tutti, e non lo legammo mai più alla catena. Era libero, ma tornava sempre da me e da Silvano dopo le uscite nel bosco.

Poi, un pomeriggio, vedemmo un SUV nero davanti casa. Cera qualcuno che tagliava la legna. Era mio figlio, Giorgio. Quando ha visto Silvano, lha abbracciato forte. Quella sera cenammo tutti insieme e mi sentivo felice come non mai. Giorgio mi convinse a venire a Milano per loperazione agli occhi. Va bene, se proprio devo In estate arriva il mio nipotino, vorrei tornare a vedere il suo sorriso. Silvano, mi raccomando, bada tu alla casa e a Lupo. Va bene? Silvano annuì, e Lupo si accucciò felice vicino alla stufa.

Ormai, il suo posto era qui, con noi. E io, grazie a tutti loro, non mi sono mai più sentita davvero sola.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

13 − 3 =

— Nonna Alla! — esclamò Matteo. — Chi vi ha dato il permesso di tenere un lupo in paese?