Nonna, la mamma ha detto che dobbiamo portarti in una casa di riposo”: ho sentito la conversazione dei miei genitori — un bambino non inventa queste cose

La nonna, la mamma ha detto che dobbiamo portarti in una casa di riposo. Avevo origliato la conversazione dei genitori un bambino non inventa certe cose.

Anna Maria Rossi camminava per le strade di un paesino vicino a Firenze, per andare a prendere la nipotina a scuola. Il suo viso brillava di gioia, i tacchi risuonavano sullasfalto come nei lontani giorni della sua giovinezza, quando la vita sembrava una melodia infinita. Oggi era un giorno speciale finalmente era diventata proprietaria di una casa tutta sua. Un luminoso bilocale in un palazzo nuovo, il sogno di una vita. Aveva risparmiato per quasi due anni, mettendo da parte ogni centesimo. La vendita della vecchia casa di campagna aveva coperto solo metà della somma, il resto lo aveva aggiunto sua figlia, Nina, ma Anna Maria aveva giurato di restituirle tutto. A lei, vedova di settantanni, bastava anche solo metà della pensione, mentre ai giovani a Nina e suo genero servivano più soldi. Avevano tutta la vita davanti.

Nellatrio della scuola laspettava la nipotina, Sofia, una bambina di seconda elementare con le trecce. La piccola le corse incontro e insieme tornarono a casa, chiacchierando di cose senza importanza. Sofia, di otto anni, era la luce degli occhi di Anna Maria, il suo tesoro più prezioso. Nina laveva avuta tardi, quasi a quarantanni, e aveva chiesto alla madre di aiutarla. Anna Maria non voleva lasciare la casa di campagna, dove ogni angolo custodiva un ricordo, ma per la figlia e la nipote aveva sacrificato tutto. Si era trasferita più vicino, si occupava di Sofia la prendeva a scuola, la teneva fino a sera, quando i genitori tornavano dal lavoro, poi rientrava nel suo piccolo appartamento accogliente. La casa era intestata a Nina una precauzione, dicevano, perché i vecchi sono facili da ingannare e la vita è imprevedibile. Anna Maria non aveva obiettato: era solo una formalità, pensava.

«Nonna», la voce di Sofia la strappò dai suoi pensieri. La bambina la fissava con occhi grandi e seri. «La mamma ha detto che dobbiamo portarti in una casa di riposo.»

Anna Maria si bloccò, come se lavessero immersa nellacqua gelata.

«In che casa, tesoro?» chiese, sentendo il freddo penetrarle nelle ossa.

«Dove vivono i nonni vecchi. La mamma ha detto che starai bene, non ti annoierai», Sofia parlava piano, ma ogni parola era un colpo al cuore.

«Ma io non ci voglio andare! Meglio una vacanza in un centro termale, riposarmi un po», rispose Anna Maria, la voce le tremava e la testa le girava. Non riusciva a credere a quelle parole, uscite dalla bocca di una bambina.

«Nonna, non dire alla mamma che te lho raccontato», sussurrò Sofia, stringendosi a lei. «Ho sentito quando ne parlavano di notte. La mamma ha detto che ha già parlato con una signora, ma che ti porteranno via quando sarò più grande.»

«Non glielo dirò, cucciola», promise Anna Maria, aprendo la porta di casa. La voce le tremava, le gambe cedevano. «Non mi sento bene, mi gira la testa. Mi sdraio un attimo, tu intorno cambiati, va bene?»

Crollò sul divano, il cuore le batteva forte, tutto le girava davanti agli occhi. Quelle parole, pronunciate dalla voce innocente di una bambina, le avevano spezzato il mondo in mille pezzi. Era la verità cruda, spietata, quella verità che un bambino non poteva inventare. Tre mesi dopo, Anna Maria fece le valigie e tornò al paese. Ora affittava una stanza, risparmiava per comprare una casetta, per avere almeno un appoggio. Le vecchie amiche e i parenti lontani la sostenevano, ma dentro di lei cera solo vuoto e dolore.

Cera chi la criticava, bisbigliava alle sue spalle: «È colpa sua, avrebbe dovuto parlare con la figlia, chiarire tutto.» Ma Anna Maria lo sapeva.

«Un bambino non inventa certe cose», diceva con fermezza, fissando il vuoto. «Il comportamento di Nina parla da solo. Non ha nemmeno chiamato, non ha chiesto perché me ne sono andata.»

Forse sua figlia aveva capito, ma taceva. E Anna Maria aspettava. Aspettava una telefonata, una spiegazione, una sola parola, ma non componeva il numero lorgoglio e il dolore la tenevano prigioniera. Non si sentiva in colpa, ma il cuore le si spezzava per quel silenzio, per quel tradimento arrivato dai più cari. E ogni giorno si chiedeva: era davvero tutto ciò che rimaneva del suo amore e dei suoi sacrifici? La sua vecchiaia era condannata alla solitudine e alloblio?

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