Nonno coraggioso e la malinconia di una sera d’estate: La vera storia di un anziano eroe in difficoltà, il silenzio indifferente dei passanti e il gesto d’aiuto che insegna cosa significa essere umani in Italia

Nonno

Era estate. Stavo tornando a casa dalla palestra, era già sera. Vedo un nonno, proprio anziano, che era caduto sullasfalto e non riusciva a rialzarsi. La gente gli passava accanto veloce, tutti lo scansavano (pensando forse fosse ubriaco), lui invece mugolava qualcosa a voce bassa, allungando le mani verso chiunque gli passasse vicino. Mia madre mi ha sempre insegnato, fin da piccolo, che bisogna aiutare gli altri, ogni volta che si può. Così mi sono avvicinato, gli ho chiesto: “Serve una mano?”. Ma lui non riusciva a rispondermi in modo chiaro, mugolava soltanto e mi porgeva le mani esitanti.

Una signora che passava mi ha subito rimproverato: “Lascia stare, non vedi che è ubriaco? Magari prendi qualche malattia! E poi guarda come è sporco! Ti sporchi pure tu…”. Ma guardando meglio ho visto che le mani del nonno erano tutte insanguinate. Ho provato un certo terrore. Gli ho domandato cosa fosse successo, niente, solo quei mugolii, poi ha raccolto dal marciapiede un sacchetto che giaceva lì accanto. Dentro c’erano dei frammenti di bottiglie di birra. Ha raccolto anche altri vetri e li ha messi nel sacchetto. Ecco perché aveva le mani così: tutte tagliate.

Gli ho pulito le mani con delle salviette umidificate che portavo nello zaino, pensavo di rialzarlo e accompagnarlo a casa (un po per carità, un po perché non volevo sporcare di sangue i miei vestiti). Finito di pulirgli le mani, lho aiutato a rialzarsi. Gli ho chiesto l’indirizzo, ma lui niente, solo borbottii. Sembrava che non mi capisse, e nemmeno io capivo lui, per quanto cercassi di decifrare le sue parole. Alla fine, capendo che ero confuso, mi ha indicato con la mano una direzione. Così lo seguo fino a un condominio poco distante. Mi indica il citofono, poi con le dita mi mostra due numeri. Ho capito che era il numero del suo appartamento.

Ho suonato e subito, dallaltro capo, una voce femminile, preoccupata. Il nonno ha ricominciato a mugolare. Pochi secondi dopo, sulla strada sono usciti una donna e un uomo, ansiosi. Prima si sono affrettati verso il nonno, a vedere se si fosse fatto male, poi luomo, ringraziandomi, lo ha preso in braccio e portato in casa. La signora invece ha cominciato a chiedermi se potevano ricompensarmi. Ho rifiutato, stavo già per andarmene, quando lei mi ha fermato di colpo, come ricordandosi qualcosa. In un attimo è salita di corsa e dopo qualche minuto è ricomparsa con una cesta grandissima di lamponi. “Sono del nostro orto”, mi ha detto orgogliosa. Ho ringraziato ma non volevo prendere nulla. “Prendi, ti prego”, insisteva lei. “Eravamo impazziti dalla paura: siamo tornati dalla campagna e non trovavamo il nonno a casa.

E sai perché è successo tutto questo? Durante la guerra, i tedeschi lo avevano preso prigioniero. Per non rivelare niente, aveva una posizione importante, si ferì la lingua da solo. Lì non cerano certo medici… Quando è riuscito a scappare dal campo, ormai la ferita era infetta e gli hanno dovuto amputare mezza lingua. Da allora non riesce quasi a parlare. Emana solo suoni, come fosse sordomuto. Nel nostro cortile, tutte le sere i ragazzini bevono birra nella piazzetta e buttano bottiglie dappertutto. Abbiamo già scritto ai carabinieri, sperando facciano qualcosa. I bambini toccano quel luridume, e più di una volta si sono tagliati piedi e mani sui vetri. Da allora il nonno, da quando mia figlia, Caterina, si è tagliata una gamba, si è messo a ripulire il vetro per proteggere i piccoli. Ma è anziano, le gambe non lo reggono più. Per quanto lo preghiamo di non uscire, siamo arrivati anche a nascondere le chiavi di casa, invece lui trova sempre il modo. Una volta è rimasto per cinque ore sdraiato per terra, ferito, senza che nessuno lo aiutasse, finché non sono tornata dal lavoro. Eravamo già pronti a denunciarne la scomparsa, quando ci hai chiamati al citofono. Grazie davvero.”

Dopo la storia raccontata da quella donna, sono rimasto senza parole. Lei mi ha messo la cesta in mano, e io, senza riuscire a dir nulla, lho salutata con un inchino sì, proprio un inchino, perché le parole mi mancavano e me ne sono andato verso casa. A metà strada ho pianto. Perché deve essere sempre così nel nostro Paese? Perché non guardiamo mai agli altri, solo a noi stessi? Voglio dire a tutti: se vedete una persona che è caduta e non riesce a rialzarsi, non pensate subito che sia ubriaco, non giratevi dallaltra parte! Avvicinatevi! Magari ha davvero bisogno del vostro aiuto. E, soprattutto ai giovani, dico: ricordiamoci che siamo UOMINI, non animali!

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 × three =

Nonno coraggioso e la malinconia di una sera d’estate: La vera storia di un anziano eroe in difficoltà, il silenzio indifferente dei passanti e il gesto d’aiuto che insegna cosa significa essere umani in Italia