Nonostante tutte le volte che ho chiesto a mia suocera di non farmi visite in tarda serata, lei continua a non ascoltarmi.

Giulia Bianchi, mamma di Giacomo, un bimbo di un anno, vive a Milano con il marito Marco Rossi. Da mesi le chiede alla suocera, Maria Rossi, di non venire più a farle visita a ore tardive, ma la donna insiste come se avesse il diritto di bussare alla porta in qualunque momento.

A causa del ritmo che ho ormai imposto al piccolo, se non riesce a prendere sonno verso le otto di sera lo tiro fuori dal lettino e lo faccio stare sveglio: così evito due ore di pura tortura notturna. Non ha senso discutere con la suocera: le ho detto più volte di non arrivare a questora, ma sembra non capire che non è una buona idea far visita al nipotino quando è già tardi.

Lavoro fino a tardi mi dice Maria. Vengo per mezzora, gioco un po con il bambino, lo faccio ridere, lo stuzzico e poi io devo trascorrere la mezza notte a rimetterlo a letto. Dopo si agita e piange.

Che fare, allora?

Stasera, come di consueto, ho iniziato a mettere Giacomo a letto. Io e Marco avevamo già scelto un film da vedere, ma proprio allora suonò il campanello. Marco aprì e trovò la suocera sulla soglia.

Le parole mi sono strangolate in gola: ero furiosa. Il piccolo aveva appena cominciato a dentare e stava tirando su tutta la tensione; noi contavamo ogni minuto di silenzio. Ho cercato di mantenere la calma. Dopotutto è la madre di Marco.

Fingendo un dolore improvviso, mi sono presa la guancia e ho alzato la voce:
Maria, arrivi al momento giusto! Ho un mal di denti terribile, non resisto. Non voglio andare dal dentista da sola. Rimani con il bambino un po più, così poi torniamo a casa.

Marco non capiva nulla. Si è vestito di corsa e siamo usciti di casa.

Ma che spettacolo è questo? mi ha chiesto Marco.
Almeno possiamo andare da soli da qualche parte. E non dimenticare di spegnere il cellulare! gli ho risposto.

Siamo tornati a casa quasi a mezzanotte. Maria ha dovuto prendere un taxi per tornare al suo appartamento. Il lettino di Giacomo era ancora lì, con pannolini sporchi, vestiti macchiati, giocattoli, succhietti e sonagli sparsi dappertutto: un vero caos da artista.

La suocera sembrava esausta, il trucco sbavato e la gonna macchiata di cacca. Da quel giorno viene meno frequentemente e, soprattutto, non si presenta più a quellora.

Così, tra una risata e laltra, la nostra piccola famiglia ha imparato a difendere il sonno, la pace e, perché no, anche un po di ordine.

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Nonostante tutte le volte che ho chiesto a mia suocera di non farmi visite in tarda serata, lei continua a non ascoltarmi.