Numero della pratica
La cassiera della farmacia mi allungò il POS, e io, con il gesto automatico di sempre, avvicinai la carta senza nemmeno guardare. Sul display lampeggiò una scritta rossa, accompagnata da un bip secco: Operazione rifiutata. Ritentai, più lentamente stavolta, come se la lentezza potesse farmi tornare una persona con i soldi.
Vuole provare con unaltra carta? chiese la cassiera, senza distogliere lo sguardo dal registratore.
Tirai fuori la seconda, quella dello stipendio. Ancora rifiutata, stesso suono sintetico. Alle mie spalle qualcuno sospirò rumorosamente e mi avvampò il viso per limbarazzo. Mi infilai in tasca la scatola delle compresse che avevo già chiesto, mormorai che avrei risolto subito e uscii in strada.
Mi fermai contro un muro per non ostacolare la gente, aprii lapp della banca. Al posto delle cifre familiari, una finestra grigia e una frase che mi paralizzò: Conti bloccati. Motivo: procedimento esecutivo. Nessuna cifra, nessuna spiegazione, solo un pulsante Dettagli e un numero che sembrava una carta didentità altrui.
Rimasi lì a fissare lo schermo, come se guardandolo a lungo il problema potesse dissolversi. Mi tornarono alla mente tutte le cose che non potevano aspettare: la prossima settimana dovevo comprare i biglietti del treno per andare da mamma in provinciale avevano fissato una visita, glielavevo promesso. In ufficio avevo concordato due giorni di permesso; il direttore aveva borbottato, ma acconsentito. E poi cerano le medicine che non ero riuscito a pagare.
Chiamai il numero verde della banca. La voce automatica mi chiese di valutare la qualità del servizio prima ancora di passarmi un operatore.
Buongiorno, sono Stefania. Come posso aiutarla?
Dissi nome e cognome, data di nascita, ultimi numeri della carta didentità. Dissi che il conto era bloccato e che doveva trattarsi di un errore.
Dal suo profilo risulta un blocco per atto esecutivo rispose lei calma, professionale, distante come da manuale. Non possiamo rimuovere il blocco. Deve rivolgersi allUfficio Esecuzioni Civili. Ha il numero della pratica?
Sì, ma io non so nemmeno di cosa si tratta. Non ho debiti.
Capisco. Ma la banca è solo esecutore. Liniziativa non parte da noi.
E chi lha fatta partire? Sentivo la voce salire di tono, quasi senza volerlo.
Sullatto cè indicato lUfficio Esecuzioni della zona. Vuole lindirizzo?
La trascrissi sul retro dello scontrino della farmacia, con la mano che tremava per il misto di rabbia e vergogna. Poi chiesi:
E i soldi? Qui dice prelievo forzoso.
Laddebito è relativo al procedimento. Per il rimborso deve rivolgersi al creditore o allufficio competente.
Quindi non potete aiutarmi.
Possiamo aprire una segnalazione. Vuole procedere?
Avrei voluto che qualcuno ammettesse: Sì, è un errore, risolviamo subito, invece la sentii dettare un altro numero.
Numero della pratica lo disse come se stesse consegnando un biglietto del guardaroba. Tempi di risposta: fino a trenta giorni.
Ripetei il numero ad alta voce, per non dimenticarlo. Trenta giorni suonavano come una sentenza, ma ringraziai comunque. Le parole uscirono automatiche, come se dicessi arrivederci alla fine di una conversazione che mi aveva umiliato.
A casa aprii il cassetto dei documenti, dove tengo ricevute, contratti, vecchi certificati. Mi sono sempre ritenuto preciso: pago tutto in tempo, non ho mai chiesto prestiti inutili, neanche le multe le lascio in sospeso. Sul tavolo sistemai la carta didentità, il codice fiscale, il certificato di residenza, come se fossero prove della mia onestà.
Mia moglie, Lucia, uscì dal soggiorno, vide il tavolo e la mia faccia contratta.
Che succede?
Le raccontai tutto, cercando di mantenere il controllo, ma a metà discorso la voce mi si spezzò.
Sarà una vecchia multa? chiese piano.
Una multa di che, e per quale importo? sbottai, indicando il display dove lampeggiava la voce blocco. Sono mesi che non vado da nessuna parte se non al lavoro.
Chiedevo e basta. Ormai capita, disse alzando le mani.
La parola capita mi mandò in bestia, come se la mia vita fosse una statistica impersonale.
Capita che ti registrino come debitore e devi dimostrare di non essere un cammello dissi, subito pentendomi del tono.
Senza replicare, mi lasciò sul tavolo una tazza dacqua e se ne andò. Restai solo con i documenti e la sensazione che in casa laria fosse diventata più pesante.
Il giorno dopo andai in filiale. Dentro la banca sembrava di stare in una sala dattesa post restauro: luce chiara, silenzio, le persone fissavano il display aspettando che comparisse il loro numero.
Presi il biglietto con su scritto Assistenza conti. Quando mi chiamarono, la ragazza allo sportello sorrise in modo professionale.
Come posso aiutarla?
Mostrai il telefono, spiegai il blocco.
Vedo il vincolo disse lei cliccando . Noi non abbiamo accesso alla banca dati dei tribunali. Possiamo solo fornirle lestratto delle operazioni e un certificato di blocco.
Mi dia tutto quello che può dissi , mi serve oggi.
Il certificato impiega fino a tre giorni lavorativi.
E se devo prendere le medicine? Mi accorsi che nella voce cera una nota lagnosa; peggio della rabbia.
La ragazza rimase per un attimo interdetta.
Capisco bene, purtroppo la procedura è questa.
Firmai la richiesta, presi la copia timbrata calda di stampante. La stringevo come se fosse lultima difesa contro una macchina invisibile.
Poi andai al CAF. Lì, odore di caffè della macchinetta e detergente che non bastava a coprire la stanchezza della gente. Allingresso un totem per la coda automatica, accanto una volontaria col gilet blu.
Devo parlare con lufficio esecuzioni giudiziarie dissi.
Qui non ci sono. Possiamo ricevere la domanda, fare richiesta, aiutarla con SPID. Qual è il problema?
Mostrai il certificato e il numero della pratica.
Le conviene andare direttamente al tribunale mi disse. Se vuole però possiamo stampare il fascicolo da Fascicolo del Cittadino, magari lì compare a chi lhanno intestato. A volte capita con omonimie o date di nascita simili.
Non avevo scelta. Presi il biglietto e mi sedetti. Sul display scorrevano numeri, la gente si accalcava agli sportelli, tornava via con pacchi di carte, mormorando tra sé. Guardavo le mie mani: mi parevano più vecchie di ieri.
Loperatrice allo sportello chiese il documento.
Ha lo SPID attivo?
Sì.
Cercò a lungo sul PC.
Cè effettivamente un procedimento disse infine, ma risulta intestato a un altro codice fiscale. Cè una cifra diversa.
Mi avvicinai di più.
Non sono io.
Appare un errore dabbinamento. Capita con nomi simili o coincidenza di dati anagrafici.
E ora?
Può presentare qui ricorso con copia dei documenti. La decisione spetta comunque allufficio giudiziario.
Stampò il modulo, lo firmai. Allegammo carta didentità, codice fiscale, tessera sanitaria. Vedevo la mia vita trasformarsi in una pila di fogli da scannerizzare.
Tempi di attesa? chiesi.
Fino a trenta giorni, rispose, poi, intuendo la mia espressione, aggiunse: di solito meno.
Ancora trenta giorni. Uscendo con la cartellina in mano, mi accorsi che il numero era ormai più importante del mio nome.
AllUfficio Esecuzioni arrivai dopo altri due giorni. Allingresso un vigilante controllava le borse, chiedeva di silenziare i telefoni. Nel corridoio, gente in piedi, alcuni coi bambini, altri con buste di documenti. Sul muro, un avviso: Accesso previo appuntamento. Vicino, un foglio protocollo con una lista di nomi scritti a mano.
Qui bisogna segnarsi? domandai a una signora.
Qui bisogna vivere rispose, seria. Chi arriva prima, si scrive.
Mi iscrissi per ultimo. Mi sedetti sul davanzale, le sedie erano finite. Il tempo non scorreva: si sbriciolava in fastidi minuti. Qualcuno voleva saltare la fila, qualcuno inveiva al telefono dicendo che qui non fanno niente, qualcuno piangeva in bagno.
Quando mi chiamarono, nella stanza cera una funzionaria sui quarantanni, stanca. Sul tavolo, monitor, fascicoli, timbro.
Cognome? chiese senza alzare la testa.
Dissi il mio nome.
Numero della pratica?
Allungai il foglio della banca.
Leggeva, cliccava.
Le risulta un debito per finanziamento disse.
Non ho finanziamenti. Guardi il codice fiscale, cè errore.
Si corrucciò, avvicinò lo schermo.
Effettivamente non coincide. Ci hanno abbinato solo con nome e data di nascita.
E questo basta per bloccare i conti?
Sospirò.
Noi seguiamo le segnalazioni ricevute. Se cè errore, serve domanda di correzione tecnica con allegati. Ha già consegnato qualcosa?
Posai le copie del CAF.
Qui cè il protocollo.
Sfilò i fogli.
Questa è una domanda inoltrata al CAF. A noi non è ancora arrivata.
Devo aspettare che arrivi? Intanto mi hanno portato via i soldi, non posso nemmeno comprare medicinali.
Finalmente mi guardò dritto.
Pensa di essere lunico? disse, sommessamente, senza tono cattivo. Ho cento pratiche sulla scrivania. Può presentare qui la richiesta, ma serve comunque tempo.
Sossi il desiderio di alzare la voce: sentivo la sua stanchezza, sapevo che urlando sarei solo quello difficile ai suoi occhi.
Va bene dissi piano. Cosa serve?
Compilai il modulo: Chiedo la cancellazione dal procedimento per errore anagrafico. Allegai i documenti. Appose il timbro Accettato.
Dieci giorni per la verifica disse. Se confermato, annulliamo il blocco.
E i soldi?
Per il rimborso serve altra domanda. Il creditore deve restituire direttamente. Non dipende da me.
Uscii dallufficio col timbro come una piccola vittoria. Ma vittoria su cosa? Al massimo, sullessere riconosciuto reale.
La sera chiesi al direttore un nuovo permesso per il giorno successivo.
Ma prendi in giro? mi guardò male. Abbiamo la scadenza del bilancio!
Non posso accedere ai miei soldi. Devo sbloccare la situazione.
Senti abbassò la voce ma sei sicuro che non ci siano pendenze? Alimentari, prestiti?
Peggio del rifiuto in farmacia. Mi irrigidii.
Non ho nulla. È un errore.
Alzò le spalle.
Fai attenzione che non ricada sulla società. In contabilità mi chiedono perché hai i conti pignorati.
Tornando al pc vidi una mail della contabilità: Verificare presenza di atti esecutivi. Mi serrò lo stomaco. Risposi: Errore, sto risolvendo, invierò i documenti. Capì che ora dovevo giustificarmi non solo coi giudici, ma anche con chi mi conosceva da dieci anni.
A casa Lucia domandò comera andata.
Hanno accettato la richiesta.
Almeno quello sospirò. Poi: Sei sicuro non centri qualcosa con il vecchio debito di tuo fratello? Avevi fatto da garante
Alzai lo sguardo di scatto.
Non sono garante. Avevo rifiutato. Ricordo bene.
Annuì, ma avevo letto negli occhi il dubbio. La macchina burocratica aveva già aperto una crepa difficile da spiegare via carta.
Una settimana dopo, nellarea personale di SPID, arrivò il decreto: Errore nellidentificazione del debitore, annullare le procedure esecutive. Lo lessi tre volte, prima di crederci.
Corsi subito sullapp bancaria. I conti erano riaperti, le cifre di nuovo al loro posto come se nulla fosse. Restava comunque lavviso: Operazioni limitate fino al prossimo aggiornamento. Provai a pagare la bolletta. Loperazione passò, con lentezza esasperante. Solo quando la rotella smise di girare sospirai di sollievo.
Andai in farmacia a prendere i farmaci rimasti in sospeso. La cassiera non mi riconobbe. Avrei voluto dirle adesso è tutto a posto, ma che senso avrebbe avuto? Presi il sacchetto e uscii.
Dopo due giorni mi chiamarono dalla banca.
Abbiamo ricevuto la revoca del blocco mi disse una nuova operatrice. Ma può restare traccia in centrale rischi fino allaggiornamento. Possono trascorrere quarantacinque giorni.
Quindi resta uno strascico.
Temporaneo.
Temporaneo non rassicurava. Immaginavo tra un mese a chiedere una dilazione per sistemare le finestre di mamma, sentirsi dire Lei risulta segnalato. E di nuovo spiegare che non è colpa tua.
Presentai anche listanza di rimborso. Mi spiegarono che il creditore era una banca, che dovevo attendere la procedura interna. Inviai il decreto, lestratto conto, lIBAN. In risposta: Richiesta registrata. Altro numero.
In quel periodo mi accorsi che iniziavo a parlare più piano. Come se una frase di troppo potesse far ripartire la macchina. Ogni giorno controllavo le notifiche, accedevo a SPID, verificavo che fosse ancora tutto pulito. Il vuoto lì dentro sembrava diventato la mia nuova normalità.
Un giorno mi trovai di nuovo al CAF, per una procura che serviva a mia madre. Nella sala un uomo con una cartellina pareva un bambino smarrito. Teneva stretto il biglietto per la coda, fissava il display incerto su dove andare.
Mi sorpresi a chiedere:
Ha bisogno?
Mi hanno detto che ho un debito, non so perché. In banca dicono che dipende dai giudici.
Vidi nei suoi occhi la stessa miscela di rabbia e vergogna che qualche giorno prima cera nei miei.
Prima richieda lestratto in banca con il numero di pratica gli dissi , poi può controllare sui servizi online se cè stato uno scambio di dati. Se trova errori, presenti subito ricorso e si faccia timbrare la ricevuta.
Lui annuì, attento come se gli stessi offrendo una mappa per uscire dalla nebbia.
Grazie mi disse. Lei è già passato attraverso tutto?
Sì risposi. Non in fretta e non senza fatica. Ma sì.
Uscendo, infilai la procura nella cartellina e mi fermai sulla soglia per sistemare i documenti in borsa. Il peso non era più quello della carta, ma quello della costante attenzione. Mi accorsi che respiravo più regolarmente.
A casa, sistemai decreto, certificati bancari e copie delle richieste in una cartellina nuova. Con un pennarello scrissi: Atto esecutivo errore. Un tempo mi sarebbe parso un titolo vergognoso. Ora non più. Lo misi nel cassetto, lo chiusi e senza alzare la voce dissi a Lucia:
Se dovesse ricapitare, so cosa fare. E non intendo più giustificarmi. Pretenderò le mie ragioni.
Lei mi guardò a lungo, poi annuì.
Bene, disse dolcemente. Ci facciamo un tè?
Andai in cucina, accesi la fiamma. Il borbottio dellacqua mi sembrò la prova che, dopotutto, la vita era ancora mia e non di un numero o di una scadenza.
Questa storia, fatta di numeri e carte, mi ha insegnato quanto può essere labile lidentità davanti alle macchine. A volte basta una cifra sbagliata per sparire, o per dover dimostrare chi sei a chi ti conosce da sempre. Ma quando impari a chiedere quello che è tuo di diritto senza abbassare la voce e senza supplicare ti accorgi che la dignità è lunica risorsa che non possono sequestrare.






