Oh mamma sola e triste, seduta da sola a un matrimonio, il soggetto…

Marta, madre single e malinconica, si trova da sola a un matrimonio, oggetto di scherno da parte di tutti, quando un boss della mafia si avvicina e le sussurra: «Fatti finta di essere mia moglie e balla con me».

Le risate intorno a loro superano il volume della musica.

Ginevra è seduta sola sul lato più distante della sala, le mani intrecciate nervosamente sul grembo, gli occhi fissi sul calice di spumante ancora intatto davanti a sé. Il vestito a fiori preso in prestito, un po sbiadito nasconde appena laffaticamento nei suoi sguardi. Dallaltro lato della sala, le coppie ondeggiano elegantemente sotto i lampadari dorati, mentre i bisbigli le circondano come avvoltoi.

«È una madre single, vero?» commenta una damigella di onore con disprezzo. «Il marito lha lasciata. Non è una sorpresa che sia sola», ride unaltra.

Ginevra ingoia a pieni polmoni. Ha promesso a se stessa di non piangere, non oggi, non al matrimonio di sua cugina. Ma quando vede il padre e la figlia danzare, qualcosa si spezza dentro di lei. Pensa al suo piccolo, Matteo, che dorme a casa con la babysitter. Ricorda tutte le notti passate a far finta che tutto andasse bene.

Allimprovviso una voce profonda e gentile alle sue spalle dice: «Balla con me».

Si volta e si trova faccia a faccia con un uomo in un impeccabile completo nero. Spalle larghe, occhi scuri e unaura che ipnotizza la stanza. Lo riconosce subito: Luca Romano, conosciuto come un potente imprenditore di Milano, ma di cui si diceva fosse anche il capo di una famiglia mafiosa.

«Io non lo conosco nemmeno», balbetta.

«Allora facciamo finta», risponde lui a bassa voce, tendendole la mano. «Fatti finta di essere mia moglie. Solo per un ballo».

Il pubblico tace mentre lei esita, le dita tremanti scivolano dalla stretta. Un mormorio di stupore attraversa la sala quando Luca la conduce al centro della pista. La band cambia brano, una melodia lenta e avvolgente riempie laria.

Mentre camminano, Ginevra nota qualcosa di strano: i sussurri si sono fermati. Nessuno osa più parlare. Per la prima volta, dopo anni, non si sente invisibile. Si sente vista, protetta.

Quando Luca si avvicina, la voce appena più alta di un sussurro le rivela:

Non guardare indietro. Sorridi solo.

La musica sfuma, ma la stanza resta in silenzio. Tutti gli sguardi sono puntati su di loro: luomo misterioso e la madre sola, ora sembrata una regina. La mano di Luca si posa leggera sulla sua vita, ma i suoi occhi scrutano la folla con precisione.

Al termine del brano, lo guida fuori dal centro della pista. «Ti sei comportata bene», mormona.

Ginevra sbatte le palpebre. «Cosa è appena successo?»

«Diciamo soltanto», risponde Luca con un sorriso a metà, «che avevamo bisogno di una distrazione».

Si siedono in un angolo, il cuore di Ginevra ancora a mille. Luca le versa un bicchiere di vino, ogni gesto calmo e misurato. «Questi tipi non ti disturberanno più», dice, lanciando unocchiata alla gente che bisbiglia. «Temono ciò che non capiscono».

Lui la osserva: la mascella, la cicatrice sottile vicino allorecchio, il modo in cui appare pericoloso e benevolo allo stesso tempo. «Non dovevi aiutarmi», aggiunge.

«Non lho fatto per te», dichiara. «Qualcuno nella stanza voleva prendermi in giro. Tu mi hai permesso di ribaltare i ruoli».

Ginevra aggrotta la fronte. Quindi ero solo una copertura?

«Forse», risponde Luca, poi il suo volto si addolcisce. «Ma non mi aspettavo che mi guardassi come hai fatto, come se fossi una persona normale».

Prima che possa rispondere, due uomini in abiti scuri si avvicinano, sussurrando in italiano. Il volto di Luca cambia. Si alza di scatto. «Rimani qui», ordina con tono autoritario.

La curiosità, però, spinge Ginevra a seguirlo fuori, i tacchi che risuonano leggeri sul marmo.

Accanto al servizio di parcheggio, vede Luca parlare con un altro uomo, con una pistola sotto la giacca. Le parole sono taglienti, tese. Laltro si allontana in macchina, e Luca la guarda, sorpreso.

«Non avresti dovuto vedere tutto questo», dice, avvicinandosi. «Non era nelle mie intenzioni». «Sei coraggiosa», interrompe lui. «O forse ingenua».

I suoi occhi si fissano nei suoi. «Ora che mi hai visto, non puoi semplicemente sparire dalla mia vita, Ginevra».

La brezza notturna porta lodore dei rosi e la paura.

Per la prima volta, Ginevra capisce di essersi imbattuta in qualcosa di più grande di lei.

Due giorni dopo, Luca appare alla porta del loro piccolo appartamento. Matteo sta costruendo torri di Lego in soggiorno quando alza lo sguardo e chiede: «Mamma, è lamico del matrimonio?»

Luca sorride appena. «Qualcosa del genere».

Ginevra resta in silenzio, incerta se farlo entrare. «Non dovresti essere qui».

«Lo so», replica lui avvicinandosi. «Ma non mi piace lasciare le cose incomplete».

Osserva la tappezzeria che si stacca, i mobili di seconda mano, la forza silenziosa nei suoi occhi. «Hai lottato da sola troppo a lungo», dice. «Non devi più farlo».

Ginevra incrocia le braccia. «Non mi conosci nemmeno».

So cosa significa essere giudicati dal mondo mormora Luca. Essere il cattivo della storia di tutti.

Il silenzio riempie la piccola stanza. Matteo sbuca dal divano con una macchinina in mano. Luca si inginocchia. «Che belle ruote», commenta. Matteo sorride, un sorriso raro e sincero che scioglie il cuore di Ginevra.

I giorni si trasformano in settimane e Luca inizia a farle visita più spesso. Talvolta porta la spesa, altre volte ripara la serratura arrugginita della porta. A volte non dice nulla, ma resta semplicemente accanto a lei mentre legge storie a Matteo prima di dormire.

Le voci su di lui (potere, pericolo, sangue) girano ovunque, ma nulla conta quando è in cucina, aiutando Matteo con i compiti. Non è luomo di cui tutti parlano. È solo Luca.

Una notte, mentre la pioggia batte forte, Ginevra chiede finalmente: «Perché io?»

Lui la guarda con una calma intensa. «Perché quando tutti gli altri hanno voltato le spalle, tu non lhai fatto».

Non sa se potrà mai fidarsi di lui completamente, ma per la prima volta dopo anni non teme il futuro. La donna che un tempo era stata derisa e pietosa ha ritrovato il suo potere, non attraverso una favola, ma tramite qualcosa di crudo, imperfetto e vivo.

Mentre osservano la pioggia dalla finestra, Luca sussurra: «Forse, alla fine, non è stata poi una cattiva idea fingere di essere marito e moglie».

Ginevra sorride. «Forse no».

Cosa faresti se un uomo come Luca ti chiedesse di farti passare per sua moglie per una notte? Diresti sì o scapperesti? Scrivi la tua risposta nei commenti, voglio sapere cosa ne pensi.

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