Martina, sei occupata? chiese la mamma, affacciandosi nella stanza della figlia.
Un minuto, mamma. Mando questa mail e poi ti aiuto, rispose Martina senza staccare gli occhi dal computer.
È finita la maionese per linsalata. Ho anche dimenticato di comprare laneto. Faresti una corsa al supermercato prima che chiudano?
Daccordo.
Scusami se ti disturbo. Hai già fatto la piega ai capelli. Questo Capodanno mi sta facendo uscire matta, sospirò la mamma.
Fatto! Martina chiuse il portatile e guardò la madre. Cosa dicevi?
Si infilò gli stivaletti, la pelliccia, ma la cuffia nemmeno a pensarci: i capelli prima di tutto. Il supermercato era proprio accanto e con il freddo che faceva, di certo non avrebbe rischiato il congelamento. Laria profumava di neve, cadeva una spolverata leggera una vera cartolina natalizia.
Nel supermercato cera poca gente: solo qualche smemorato a caccia dellacquisto dimenticato. Laneto era rimasto solo in un pacchettino tristissimo, già abbronzato assieme a un po di prezzemolo e cipollotti. Martina pensò di chiamare la mamma per capire se andava bene o fosse meglio lasciar perdere, ma chiaramente aveva dimenticato il telefono a casa. Rinunciando a qualsiasi consulto, prese la confezione delle erbe miste, raccolse una delle ultime bustine di maionese rimaste e, pagato alla cassa, uscì.
Non aveva fatto in tempo a uscire che, dietro langolo, ecco sbucare una Fiat con i fari sparati in piena faccia. Martina indietreggiò come una ballerina con poca coreografia, lo stivaletto slittò sul ghiaccio travestito da neve e tac capitombolo sul marciapiede, borsa che vola via come il panettone dopo Capodanno.
Provò ad alzarsi, ma la caviglia le urlò contro: lacrime agli occhi e nessuno in giro. Telefono? Bè, quello riposava a casa. Che situazione. Non sentì nemmeno la portiera dellauto chiudersi piano.
Si è fatta male? Un ragazzo giovane si chinò su di lei. Riusciamo ad alzarci? Se vuole la aiuto, disse, porgendole la mano.
Mi sa che mi sono rotta la caviglia, grazie a lei! Con le sue auto che corrono, ha trasformato la strada in una pista del Palaghiaccio! sibilò Martina, le lacrime ormai in stereo, ignorando la sua mano.
Ma chi te lo fa fare di andare in giro sui tacchi la sera? ribatté lui, sarcastico.
E allora sparisci! ribatté Martina, singhiozzando.
Piani di passare qui la notte? Dai, non sono mica Jack lo Squartatore. Dove abiti?
Là. Indicò appena la palazzina vicina.
Lui svanì allimprovviso. Ma dopo pochi attimi, il motore della macchina borbottò di nuovo: aveva retromarciato fino a lei.
Ora la aiuto a salire, ma non poggi la caviglia. Uno, due, tre! Senza darle il tempo di protestare, la tirò su di peso, reggendola con forza discreta.
Riesce a stare in piedi? chiese, reggendo Martina con una mano e aprendo la portiera con laltra. Si aggrappi a me e salga.
La mia borsa! gridò Martina, crollando sul sedile del passeggero.
Lui raccolse la borsa e la buttò sul sedile dietro.
Davanti al portone, la aiutò a uscire e, senza tanti complimenti, la prese in braccio. Portò la borsa con il piede e si fermò davanti allingresso.
Chiavi nella borsa? In casa cè qualcuno?
Mamma.
Allora componi il codice e chiamala ad aprire.
Senza ascensore, lui la caricò su per tre rampe come un eroe a fine batteria. Martina gli cingeva il collo, sentiva il suo respiro pesante. Alla luce smunta dei pianerottoli, notava perfino il sudore che gli correva sulla fronte. “Ben ti sta, così impari a fare il Schumacher davanti al supermercato”, pensò malignamente.
Appoggiami, ce la faccio da qui, disse Martina davanti alla porta di casa.
Lui, ansimante, tacque. Dun tratto la porta si spalancò e la mamma sbarrò la via.
Martina? Ma che succede?!
Lui la scavalcò come un ariete, depositò Martina e tirò un respiro da maratoneta.
Una sedia, per favore, ordinò alla mamma imbambolata.
La mamma portò la sedia dalla cucina e Martina ci atterrò, gamba dolorante in avanti. Il ragazzo singinocchiò davanti a lei.
Cosa sta succedendo…? protestò la mamma.
Il ragazzo ignorò del tutto la domanda. Tenendo la caviglia di Martina con una mano, con laltra le slacciò lo stivale con una rapidità da ladro esperto. Martina urlò.
Ma fa male!
Cosa sta facendo?! In coro con la figlia gridò anche la madre, terrorizzata dalla caviglia completamente gonfia e rossa sì, anche sotto le calze.
Chiamo lambulanza, disse la mamma.
Solo una slogatura. Sono medico, porti del ghiaccio, subito! ordinò lui.
La mamma sparì in cucina e tornò con un pollo surgelato infilato in un sacchetto.
Metta questo. Lui si raddrizzò e andò verso la porta.
Se ne va? chiese Martina spaventata.
Vado in macchina a prendere una benda elastica. E recupero anche la sua borsa, rispose e sparì.
Hai lasciato la borsa in macchina a uno sconosciuto? Martina, ma chi è questo? La mamma le applicava il pollo surgelato alla caviglia, accidenti che brivido.
È uscito dal nulla con lauto, io sono scivolata. Mi ha portato a casa. So solo questo.
E se fosse un truffatore? Adesso si porta via la borsa! Dentro hai la carta, i soldi, le chiavi! Martina, chiamo la polizia prima che scappi? sussurrò la mamma.
Quale polizia, mamma? Volendo derubarmi mi lasciava lì come un sacco di arance. Invece mi ha portato a casa!
Boh… mugugnò la mamma, dubbiosa.
In quel momento suonò il citofono.
È lui. Mamma, apri, chiese Martina.
Lui entrò, lanciò uno sguardo da dottore a Martina e alla mamma, posò la borsa sul mobiletto.
Può controllare che sia tutto a posto, disse, si tolse il giubbotto e se lo mise sotto il ginocchio.
Ora farà male, devo ridurre la slogatura. Regga forte la sedia.
Prese il piede, lo torse leggermente. Martina guaì, mordendosi le labbra.
Qualcosa brucia da voi, disse lui, guardando di sghembo la mamma.
Lei corse in cucina.
Un secondo dopo la caviglia esplose di dolore, Martina vide le stelle. La colonna vertebrale in fiamme.
Calma, passa tra poco, disse lui sottovoce.
La mamma corse a vedere, bloccata alla vista della figlia in lacrime.
In cucina… io… iniziò a balbettare, ma lui la interruppe.
Slogatura rimessa. Farà male per qualche giorno, eviti di appoggiarla. Lui sollevò la gamba di Martina e si rimise il giubbotto.
Grazie. Scusi se ho pensato il peggio, disse la mamma. Vuole restare con noi? Manca pochissimo a mezzanotte. Non fa in tempo a tornare a casa. Ho tutto pronto.
Lui esitò un secondo.
Va bene, se non do fastidio.
Ma figurarsi! Mi aiuta a stappare lo spumante.
Mamma! Martina la fulminò.
Su, apro il forno per la carne, lei, giovanotto, accompagni Martina in salotto, disse la mamma.
Martina, appoggiandosi al braccio del medico, saltellò sul divano. Provò a poggiare il piede: una fitta, doloroso ma sopportabile. Ma la cosa più bella era la mano di lui attorno ai suoi fianchi.
Grazie, disse lasciandosi andare sul divano.
È il minimo. Se non guidavo come un matto, ora non saresti lì, replicò lui.
Non sei mica colpevole. Sono io che mi sono lanciata sul ghiaccio. Come ti chiami?
Lorenzo. Dai, dammi del tu, ormai abbiamo condiviso un Capodanno da comica.
Davvero sei medico?
Chirurgo. Volevo solo far la spesa e disse sedendosi vicino.
Tua moglie ti aspetta? Starà in pensiero.
Mi ha lasciato sei mesi fa. Era stufa che fossi sempre in ospedale, finché mi ha mollato portandosi via nostra figlia.
Immagino che sembro un rottame ora disse Martina imbarazzata.
Tuttaltro.
Così hanno passato il Capodanno in tre. E si sa: come lo inizi, così va avanti lanno.
Quando Lorenzo se ne andò, Martina e la mamma andarono a dormire. Martina non chiuse occhio: sentiva ancora il braccio forte di Lorenzo attorno a lei. Il ricordo di essere stata portata in braccio la faceva arrossire fino alle orecchie. Come dimenticare una cosa così?
La mattina dopo, la caviglia era più gonfia che mai, la benda lasciava il segno. Ma camminare si poteva.
Martina era tutta sorrisi quando Lorenzo ricomparve. Tolse la benda elastica, esaminò la caviglia, rimise la fasciatura.
Va bene. Puoi poggiarla?
Sei tu! Ieri abbiamo deciso il tu, mi pare… Sì, posso, rispose Martina.
Un tè? chiese la mamma.
Alla prossima, sono di turno, disse Lorenzo.
Passi ancora? domandò subito Martina.
Lorenzo sorrise.
Due mesi dopo, Martina si trasferì da lui.
Non è neanche divorziato. E se la ex torna indietro? scuoteva la testa la mamma, mentre Martina faceva la valigia.
Non tornerà. Lorenzo mi ha detto che lei ha già un altro.
Mi sembri un po precipitosa.
Quellanno fu felice. Martina diventava gelosa ogni volta che andava a trovare la figlia, o peggio la ex. Una volta aveva perfino visto la foto. Bellissima.
Con lui, iniziava a capire la moglie: lo chiamavano in ospedale anche nei weekend e nei festivi, turni di notte, giovani infermiere. Come non innamorarsene? Eppure, quando era a casa, Martina brillava di felicità.
Arrivò un altro Capodanno. Nonostante tutto, lanno era stato buono, anche se quel divorzio non arrivava mai. E mamma sempre a martellare: Parlagli, chiarite, ma Martina temporeggiava.
Il 31 dicembre, lei trafficava in cucina. In salotto, lalbero scintillava, in camera il vestito nuovo laspettava. Controllò larrosto e sentì il telefono squillare. Entrando, vide Lorenzo parlare alla finestra.
Va bene, arrivo subito, disse lui e si voltò verso Martina.
Ancora in ospedale? chiese, voce tremante.
No. La mia ex. Mia figlia piange e vuole che la metta a letto. Vado e torno subito.
Lorenzo, sono le nove e mezza la voce di Martina era sul punto di crollare.
Faccio in fretta. Metto a letto la bambina, le porto il regalo e torno. Un bacio sulla guancia ed era già fuori.
Martina si impose di non essere gelosa. Finì tutto, si infilò il vestito buono. Ma lorologio correva e Lorenzo non si vedeva. Non chiamò, non si sa mai fosse alla guida; mandò un messaggio a cui non arrivò risposta.
Dopo mille giri dansia e silenzi, guardò con dolore il tavolino apparecchiato, spense le candele. Mai come adesso capiva la moglie di Lorenzo. E se la mamma avesse avuto ragione? E se la ex tornasse? Lei lamava così tanto
Non ce la faceva più ad aspettare. Le venne in mente la signora Gina del primo piano, sola da sempre. Una volta Lorenzo aveva detto che non si era mai sposata, nessun figlio. Ora anche Martina era sola. Festeggiare da sola, mai! Prese due contenitori, uno con insalata, uno col dolce, e scese.
Gina non aprì subito. Martina, impacciata, spiegò che aveva portato il cenone. Scattò la serratura, Gina la guardò, occhi vispi anche se cariati dal tempo.
Ho portato insalata e torta. Li ho fatti io. Se non le dispiace, mi siedo qui con lei.
Ma certo, entra, disse Gina.
Era minuta, curva, un po stropicciata, ma la casa profumava di pulito. Niente albero, niente tavolate, solo la tv che bisbigliava piano.
Accomòdatevi, ed ecco il tè in tavola.
Stai con Lorenzo Brambilla? chiese, versando il tè.
Sì.
Gina annuì, come approvando.
Sua moglie non salutava mai, pensava solo a sé. Tu non sei uguale. Lui, chiamato in ospedale di nuovo?
No, è dalla figlia.
Gina di nuovo annuì.
Tornerà, non ti preoccupare. È un uomo giusto.
Ma lei è sola da tanto?
Sempre. Avrei dovuto fare un figlio, ma ormai… Anch’io ho avuto una storia. Unamica me lha portato via.
Come?
Da ragazza andai a scuola per infermieri in città. Il mio Mario restò al paese. A Capodanno, dopo le lezioni, provai a raggiungerlo. Ma il pullman si ruppe, gomme a terra, faceva già buio. Altri tempi, niente cellulari! Lautista andò a cercare aiuto al villaggio più vicino. Io decisi di farla a piedi: lamore ti dà le ali, si sa. Cominciò a nevicare forte, poi la tempesta. Ma ormai ero partita
Arrivai tardi, con la faccia ghiacciata, le dita insensibili. Non era nemmeno così freddo, ma il vento Stetti quattro giorni a letto con la febbre. Quando mi ripresi, lamica mi disse che Mario ora stava con lei, e che era incinta.
Lui cercò di parlarmi. Ma io, orgogliosa, lo cacciai via. Mai più visto. Solo anni dopo scoprii che lei aveva mentito sulla gravidanza. E Mario, poveretto, finì per bere e morì di freddo davanti casa sua. Era un bravuomo Gina si asciugò gli occhi.
Non mi sono mai sposata. Ho amato solo lui. Avrei dovuto perdonarlo, allora. La mia vita sarebbe stata diversa. Si asciugò altre lacrime con una tovaglietta.
Ti ho vista dalla finestra: Lorenzo non è mai stato così sereno come con te. Se lo ami, perdonalo, non perdere tempo a essere gelosa. E magari andate via lontano, lei non vi lascerà in pace. Segui il cuore, non commettere i miei errori.
Martina tornò su, ripose tutto il cibo. Lorenzo rientrò la mattina dopo.
Scusa. Nemmeno io so cosa sia successo. Giuro, deve avere messo qualcosa nel tè: ho dormito come un sasso e mi sono svegliato con un mal di testa pazzesco.
Perché non divorzi da lei? L’ami ancora?
No, assolutamente. Chi la conosce non me lo chiederebbe nemmeno. Amo solo nostra figlia. Capisco che ieri aspettavi altro. Fra noi non cè nulla. Mi credi?
Martina gli si avvicinò, guardandolo dritto negli occhi.
Andiamo via. Ovunque, una clinica la troviamo dappertutto, sei un bravo chirurgo
Ora lasciamostare… ho davvero mal di testa. Ti amo.
Si addormentò, e Martina guardandolo ripensava alle parole di Gina.
«Sua figlia è ancora piccola. I bambini si abituano in fretta. Lex non vive con lui da mesi, è tutta una sua strategia. Magari vuole davvero solo che io rinunci a lui… Si sbaglia. Io non mi arrenderò. Quando si sveglierà, ne parleremo»
Spense le luci dell’albero e si sdraiò accanto a Lorenzo, cercandolo come se potesse proteggerlo dai cattivi pensieri del mondo.
«Amare. Non basta questa parola per quello che provo. Ti amo. Ti amo, punto. Si può dire mille modi… ma sempre quello significa.»
Annie Hall
«Quando ami, puoi perdonare tutto… tranne una cosa: che smettano di amarti.»Eppure, quando Lorenzo si svegliò, il primo sguardo che diede fu per Martina.
Non perdiamo altro tempo, disse a bassa voce, stringendole la mano. Hai ragione. Domani mi occupo della separazione. Forse è tardi per un nuovo inizio, ma lunica cosa che conta è che tu sia con me.
Martina gli sorrise. In quel sorriso cera la paura di sbagliare, la malinconia per tutto quello che aveva dovuto imparare, lamore che non vuole arrendersi. Ma soprattutto, cera la certezza che non avrebbe sprecato nessuna occasione.
Quella sera, in silenzio, raccolsero lalbero di Natale. Mentre Lorenzo appendeva uno degli ultimi addobbi nella scatola, si voltò e le fece locchiolino.
Il prossimo, lo facciamo insieme in una casa tutta nostra?
Lei gli porse la mano e la sua risposta fu solo un bacio.
Fuori, la neve ricominciava a cadere piano. Questa volta, Martina lo sapeva: non cera più niente da temere. Perché aveva scelto di restare, di amare nonostante le incertezze, di credere che ogni nuovo anno può essere diverso, se si ha il coraggio di ricominciare.



