Lorenzo sposò Nadia per ripicca, solo per dimostrare alla sua ex quanto gli fosse indifferente il loro addio. Aveva amato Maria con intensità quasi folle: per lei avrebbe sollevato montagne, portandola sulle braccia ovunque. Dopo due anni insieme, era certo che tutto stesse andando verso il matrimonio. Tuttavia, alcune sue parole gli rimanevano in gola:
Ma perché dovremmo sposarci ora? Io devo ancora finire luniversità, tu con la ditta vai avanti a fatica. Manco hai una macchina decente o una casa tutta tua. OK che Giulia è la mia migliore amica, ma non voglio certo incontrarla tutte le mattine in cucina. Se solo non avessi venduto quella casa…
Quelle frasi pungevano Lorenzo, pur comprendendo in fondo che Maria avesse ragione. Viveva ancora con la sorella Elena nellappartamento dei genitori, e si era trovato, senza laurea, a prendere sulle spalle limpresa di famiglia. Era stata una scelta condivisa da lui ed Elena, vendere la vecchia casa: i debiti erano tanti, entrambi ancora studenti; la vendita aveva risolto molti problemi economici, permesso un investimento nel negozio e lasciato anche un margine di sicurezza.
Maria viveva nel presente, protetta dalle ali dei genitori. Ma Lorenzo, divenuto improvvisamente il capofamiglia, aveva dovuto imparare a guardare lontano: una volta sistemate le cose, sarebbe arrivata anche una bella macchina, una villa con giardino.
Non avrebbe mai pensato che la tempesta sarebbe arrivata così, mentre la aspettava davanti al cinema. Maria gli aveva detto di non passare a prenderla cosa strana, visto quanto detestava lautobus. Lorenzo la vide arrivare in una fiammante Alfa Romeo.
Scusami, non possiamo più stare insieme. Mi sposo disse rapida, porgendogli un libro e salendo in macchina senza voltarsi.
Lorenzo rimase svuotato, incredulo. Tre giorni fuori Milano, e tutto era stato stravolto.
Elena capì tutto dal suo sguardo:
Hai saputo?
Lorenzo annuì in silenzio.
Ha trovato il suo Pinocchio arricchito. Il venticinque fa il matrimonio. Mi voleva come testimone, ma ho rifiutato. Ha giocato sporco dietro la tua schiena e si mise a piangere.
Non piangere, le accarezzava la testa come da bambina. Lasciala stare, a noi andrà meglio.
Si rinchiuse un giorno intero in camera. Elena bussava:
Almeno mangia, ho fatto le crespelle…
Sul far della sera, Lorenzo uscì con uno sguardo febbrile:
Prepara le tue cose, ordinò alla sorella.
Che vuoi fare?
Sposo la prima che vorrà accettare rispose, deciso.
Non puoi fare così, provò Elena a ragionare, non giochi solo con la tua vita.
Ma lui era irremovibile.
O vieni con me, o vado da solo.
Nel parco cera tanta gente. Una ragazza, sentita la proposta, fece il segno della pazzia. Unaltra si scostò come avesse visto un folle. La terza, guardandolo negli occhi, semplicemente disse sì.
Come ti chiami, bellezza?
Nadia, rispose lei.
Bisogna festeggiare il fidanzamento, propose Lorenzo, trascinando Nadia ed Elena in una pasticceria.
Seduti al tavolino, il silenzio era imbarazzante. Elena non sapeva che dire, Lorenzo era tutto un turbinio di vendetta. Sapeva già che avrebbe voluto sposarsi lo stesso giorno dell’ex.
Ci devessere un motivo serio se hai chiesto la mano a una sconosciuta, interruppe Nadia la quiete. Se è stato uno slancio e basta, io non mi offendo, mi alzo e me ne vado.
No, hai dato la parola. Domani andiamo in comune e poi conosciamo i tuoi genitori.
Lorenzo le fece locchiolino:
Intanto, diamoci del tu!
Per tutto il mese, si videro ogni giorno, imparando a conoscersi.
Me lo dirai mai il vero motivo? domandò un giorno Nadia.
Tutti hanno scheletri nellarmadio, si limitò a rispondere lui.
Basta che non disturbino la vita, accettò lei.
E tu? Perché hai accettato?
Mi sono immaginata come una principessa da fiaba, che lo zar promette al primo venuto. Le fiabe finiscono così: felici e contenti. Ho voluto provarci davvero.
In realtà, Nadia aveva il cuore riparato a stento dopo una grande delusione, e non cercava altro che qualcuno di forte e sincero, capace di scelte importanti. In Lorenzo vedeva decisione e concretezza. Se fosse stato al parco tra amici, si sarebbe voltata senza pensarci.
E che principessa pensi di essere? chiese lui, pensieroso. Isabella la Ridente, Bianca come la Neve, o forse Ranocchietta?
Dai un bacio, magari lo scopri, rise lei.
Ma di baci e altro, niente.
Lorenzo fece tutto da sé: scelse lui persino labito da sposa per Nadia, ripetendo che sarebbe stata la più bella.
Nel giorno delle firme, in Comune, incrociarono Maria e il suo promesso. Lorenzo sfoderò un sorriso:
Posso congratularmi? baciò Maria sulla guancia. Sii felice col tuo portafogli ambulante!
Non fare spettacoli ribatté stizzita Maria.
Scrutò la rivale. Nadia era imponente, affascinante, regale. Maria sapeva di non tenere il confronto, e la gelosia la divorava. Era chiaro che non avrebbe mai ottenuto ciò che sperava.
Tornato da Nadia, Lorenzo tentò di rassicurarla:
Va tutto bene, finse.
Non è troppo tardi per fermarsi, sussurrò lei.
No, giochiamo fino alla fine.
Solo davanti al sì con quegli occhi tristi, Lorenzo intuì la gravità delle sue azioni:
Ti renderò felice, promise, credendoci.
Così iniziò la loro vita insieme. Elena e Nadia divennero complici, quasi sorelle. Lesplosiva Elena imparava a contenersi, Nadia, pratica e ordinata, prendeva in mano la gestione della casa e pian piano di tutto il resto.
Economista preparata, esperta contabile, Nadia sistemò subito i conti. In sei mesi aprirono un secondo negozio e, poco dopo, misero su una squadra di artigiani: vendere materiali e offrire ristrutturazioni. I guadagni schizzarono alle stelle.
Nadia era la vera Isabella Saggia: ogni idea sembrava di Lorenzo, ma era lei a suggerirla tra le righe. Eppure, Lorenzo sentiva la mancanza di quelleuforia stordente che aveva provato con Maria. Tutto era ordinato, pacato, scandito. Routine, pensava con fastidio, è sufficiente dire che non la amo.
Grazie a Nadia, entrarono nel mercato delle villette chiavi in mano. La prima la fecero per loro. Più la vita migliorava, più Lorenzo ripensava a Maria: Non poteva aspettare? Vedesse ora che macchina guido, che casa… una reggia! E la tentazione del e se… cresceva.
Nadia lo vedeva inquieto. Voleva essere amata, ma al cuore, specie quello di un altro, non si comanda. Non tutte le fiabe diventano vere, si diceva, ma il nome le imponeva di sperare.
Anche Elena notava il fratello distante.
Stai per perdere molto più di quanto potresti trovare, lo trovò un giorno a spiare il profilo di Maria su Facebook.
Fatti gli affari tuoi! sbottò Lorenzo.
Gli occhi di Elena si fecero scuri:
Stupido, Nadia ti ama davvero, e tu giochi
Non accetto consigli dai ragazzini, si rabbuiò Lorenzo. Sempre più attratto dalleco di Maria, alla fine le scrisse.
Maria si lamentava: la vita era andata a pezzi, il marito laveva buttata fuori senza nulla, niente laurea, niente lavoro, sistema precario a Bergamo in un appartamento in affitto.
Lorenzo tentennò giorni interi: Vado? Non vado? Ma quando Nadia partì per una settimana dalla nonna in campagna, la tentazione vinse.
Stabilì un incontro. Verso Bergamo filava come in volo, ignorando i limiti stradali, pensando a cosa dire, cosa fare.
La realtà fu uno schiaffo.
Caspita, che sei diventato un belluomo lo abbracciò Maria.
Un odore di sudore lo fece tornare bruscamente sulla terra. Si staccò.
Ci sono occhi addosso.
Che me ne importa! rispose, ridendo sguaiata.
Minigonna, trucco dozzinale, profumo scadente accanto a Nadia, questa donna era la caricatura di se stessa. Era così anche prima ed io non me ne accorgevo? pensava, inquieto, guardandola tracannare birra.
Prestami qualche euro, poi ti faccio vedere quanto sono grata ammiccò Maria, mordendosi le labbra.
Lorenzo voleva solo scomparire.
Scusami, ho da fare si alzò.
Ci vediamo dopo?
Non credo chiese il conto. Faccia restare la signora finché basta questa banconota, grazie.
Il cameriere capì e annuì.
Guidò verso casa a tutta velocità.
Imbecille si ripeteva, aveva ragione Elena! Ma forse serviva, questa lezione?
Non ho mai chiamato Nadia col suo diminutivo… In realtà non ho mai avuto nessuno più vicino. Si fermò sul ciglio della strada, perso nei ricordi degli anni vissuti con la moglie.
Vedeva Nadia davanti a sé: occhi dun azzurro quasi irreale, il sorriso che le scappava ogni volta che lo vedeva, le dita sottili nei suoi capelli.
Le ho promesso la felicità,. Girò la chiave, riprese la strada e dopo venti chilometri imboccò la provinciale polverosa.
Una settimana è uneternità. Non resisto, già mi manchi dopo due giorni, disse, scendendo mentre lei correva a incontrarlo fuori dalla casa della nonna.
Sei proprio matto, sorrise lei, già con le lacrime agli occhi.
Nadiuccia, amore mio, le sussurrava allorecchio. E insieme ballarono nel vento del tramonto, come fossero appena usciti da una favola.





