Oleg tornava a casa dal lavoro in una tipica sera d’inverno, quando tutto intorno sembrava avvolto d…

Diario personale 14 febbraio

Stasera tornando dal lavoro, camminavo per le vie di Torino, sotto una leggera nevicata. Era uno di quei tipici pomeriggi dinverno, quando la città sembra indossare un mantello di monotonia e malinconia. Passando davanti al piccolo alimentari in corso Vittorio, ho notato di nuovo quel cane. Un bastardino, fulvo, dal pelo arruffato. Gli occhi pieni di smarrimento, come quelli di una bambina che si è persa.

Che ci fai qui? ho borbottato. Ma senza accorgermene, mi sono fermato a guardarla.

La cagnolina ha alzato il muso, senza chiedere nulla. Solo uno sguardo lungo. Profondo.

“Forse aspetta i padroni,” ho pensato, e sono ripartito.

Ma il giorno dopo stessa scena. E quello dopo ancora lì. Sembrava incollata a quel marciapiede. Ho cominciato a notare che la gente passava indifferente, qualcuno le gettava un pezzo di pane, altri magari una fetta di mortadella.

Ma perché stai qui, eh? le ho domandato un giorno, accucciandomi al suo fianco. I tuoi padroni dove sono?

E lei, con cautela, si è avvicinata e si è appoggiata con il muso contro la mia gamba.

Sono rimasto immobile. Da quanto tempo non accarezzavo più nessuno? Dopo il divorzio sono passati tre anni. La casa vuota. Solo lavoro, TV, frigorifero.

Ladina mia, ho sussurrato. Non so nemmeno da dove mi sia uscito quel nome.

Il giorno dopo le ho portato delle salsicce. E una carezza.

Una settimana dopo ho messo un annuncio su Internet: Cane trovato. Si cercano i proprietari.

Non ha risposto nessuno.

Un mese dopo, tornando da un turno notturno il mio mestiere di ingegnere spesso mi tiene in cantiere per ore e ore ho notato un gruppo di persone davanti allalimentari.

Che succede? ho chiesto alla signora Carla, la mia vicina.

Hanno investito quella cagnolina… Quella che ormai era diventata di casa qui.

Mi si è gelato il sangue.

E dove lhanno portata?

In una clinica veterinaria in corso Re Umberto. Però là chiedono soldi che è una follia. E per un cane randagio, chi vuoi che paghi…

Non ho risposto. Mi sono messo a correre.

In clinica il veterinario scuoteva la testa.

Ossari rotti, emorragia interna. Le cure sono costose, signore. E non garantisco che ce la farà.

Provi comunque, dottore. Pagherò tutto io. Qualunque cifra ho detto senza esitazione.

Quando, settimane dopo, finalmente lhanno dimessa, lho portata direttamente a casa.

Dopo tre anni, la mia casa si è riempita di vita.

E da quel giorno la mia vita è cambiata. Sul serio.

Mi svegliavo non più col suono dellallarme, ma con Ladina che mi toccava la mano col naso. Come a dire, “Dai, alzati”. E io sorridevo, mentre mi tiravo su.

Il mattino non iniziava più con caffè e tg, ma con una passeggiata nel parco del Valentino.

Dai, piccolina, andiamo a prendere una boccata daria? le dicevo e lei agitava la coda felice.

Alla clinica abbiamo fatto tutti i documenti: passaporto, vaccini, tutto in regola. Ora era ufficialmente mia. E ogni carta la fotografavo, non si sa mai.

I miei colleghi notavano il cambiamento:

Ehi, Marco, sembri rinato! Si vede che hai una nuova energia!

E in effetti mi sentivo davvero finalmente necessario a qualcuno.

Ladina era incredibilmente intelligente. Capiva ogni mio gesto, ogni parola. Se rientravo tardi dal lavoro, era lì davanti alla porta, e mi fissava come per dire: “Mi sei mancato, sai?”

La sera passeggiavamo a lungo al parco. Le raccontavo i problemi in ufficio, i miei pensieri. Buffo, forse. Ma lei ascoltava mi guardava concentrata, ogni tanto emetteva un gemito.

Vedi, Ladina, pensavo che stare da soli fosse più facile. Nessuno che ti disturba, nessun attaccamento. la accarezzavo sulla testa Ma sai una cosa? In realtà avevo solo paura di voler bene di nuovo.

I vicini ormai ci avevano adottati. La signora Rosa, dal palazzo di fronte, a volte ci dava un osso.

È dolcissima, si vede che ti vuole bene, diceva.

Passò un altro mese. Poi un altro ancora.

Pensavo persino di aprire una pagina Instagram dedicata a Ladina. Il suo pelo rosso, sotto il sole, brillava come oro.

Poi, allimprovviso, successe linaspettato.

Era una sera normale. Passeggiavamo al Valentino. Ladina annusava i cespugli, io leggevo le notifiche al telefono seduto su una panchina.

Greta! Greta!

Alzai gli occhi. Una donna sui 35 anni, bionda, molto curata, tutta firmata ci stava venendo incontro chiamando.

Ladina drizzò le orecchie. Sembrava inquieta.

Si sbaglia, signora dissi questa è la mia cagna.

La donna si fermò con le mani sui fianchi.

Tua? Guarda che questa è Greta! È la mia Greta! Lho persa sei mesi fa!

Sul serio?

Certo! È scappata davanti al portone, l’ho cercata ovunque! Tu me lhai rubata!

Mi mancò il respiro.

Aspetti. Lho raccolta io davanti al supermercato. Era lì, sola, per un mese.

Ma perché era lì? Perché si era persa! Io la adoravo! Labbiamo presa con mio marito, pagata un sacco!

Pagata? guardai Ladina Ma è una trovatella…

È un incrocio raro! Preziosissima!

Mi alzai. Ladina si incollò alla mia gamba.

Ok, se è sua, mostri i documenti.

Quali documenti?

Passaporto veterinario, scheda dei vaccini, qualsiasi cosa.

Lei tentennò:

Sono a casa. Ma non importa! L’ho riconosciuta! Greta! Greta, vieni!

Ladina non fece un passo.

Greta! Qui!

La cagna si strinse ancora di più contro di me.

Vede? dissi sottovoce Non la riconosce.

Non mi riconosce perché ce l’ha con me che l’ho persa! urlò Ma resta la mia cagna! Pretendo che me la restituisca!

Io invece ho i documenti risposi pacato Cartella della clinica, passaporto, ricevute di tutto…

Me ne infischio dei suoi documenti! È furto!

Alcuni passanti si voltavano incuriositi.

Facciamo così le dissi tirando fuori il cellulare chiamiamo i carabinieri e risolviamo la cosa come si deve.

Chiami pure! Dimostrerò che è mia! Ho testimoni!

Quali testimoni?

I vicini hanno visto quando è scappata!

Composi il numero delle forze dellordine, col cuore in gola. E se lei avesse ragione? E se Ladina fosse davvero la sua Greta?

Ma allora, perché era rimasta un mese davanti a un negozio? Perché non era andata a casa? Perché tremava, ora, nascosta dietro di me?

Appena riuscii a spiegare la situazione, la donna mi sorrise in modo cattivo e ripeté: Giustizia verrà fatta! Ridammi la mia cagna!

Ma Ladina non si staccava da me.

Fu allora che capii che avrei lottato per lei. Qualunque cosa fosse successa.

Perché Ladina ormai era la mia famiglia.

Il maresciallo dei carabinieri arrivò dopo mezzora. Il Maresciallo Ferrario, uomo calmo e di poche parole, lo conoscevo già per via del condominio.

Raccontatemi, disse sfoderando il taccuino.

Cominciò la donna, a raffica:

È la mia Greta! Labbiamo pagata diecimila euro! Mi è scappata sei mesi fa, lho cercata ovunque, questuomo me lha rubata!

Non lho rubata. Lho trovata davanti al supermercato. Era lì, affamata.

Ma era lì perché si era smarrita!

Ferrario osservò Ladina: ancora abbracciata a me, tremante.

Chi ha i documenti?

Io, estrassi la cartelletta. Per fortuna avevo ancora tutto in borsa dal controllo veterinario della settimana prima.

Ecco, qui la cartella della clinica, la diagnosi dopo lincidente, passaporto, vaccini…

Il maresciallo controllò.

E lei, signora?

Sono tutti a casa! Ma basta guardarla in faccia: è la mia Greta!

Mi racconta comè andata?

Stavamo passeggiando e si è svincolata dal guinzaglio. Lho cercata, messo volantini in zona…

Dove passeggiava?

Nei giardini lì vicino.

E abita dove esattamente?

Corso Re Umberto 215, interno 4.

Ok, ma il supermercato dove lha trovata è a due chilometri da lì. Come ci è arrivata?

Si sarà persa…

I cani spesso trovano la via di casa.

La donna si fece rossa.

Ma cosa vuoi saperne tu di cani?!

So, risposi piano che un cane amato non resta per un mese affamato in strada, ma cerca il padrone.

Posso chiederle una cosa, signora? intervenne Ferrario Se ha speso così tanto per questa cagna, perché non ha denunciato la scomparsa ai carabinieri?

Non ci ho pensato. Speravo di trovarla da sola.

Sei mesi senza denuncia? Strano…

Ferrario sbirciò nei documenti che la donna gli consegnò con mani tremanti.

Ok, abita davvero in corso Re Umberto. Ma la data della scomparsa?

20 o 21 gennaio, circa.

Controllai il telefono:

Io lho salvata il 23 gennaio e stava lì già da settimane.

Quindi era lì da molto prima.

Sarà che ricordo male le date! la donna sudava visibilmente.

Poi si lasciò andare:

Vabbè, tenetela voi! Ma io la amavo davvero!

Silenzio.

Come hai potuto? chiesi piano.

Mio marito ha detto che se ci trasferivamo non potevamo portare il cane nel nuovo appartamento. E non potevamo venderla, perché era un incrocio. Così lho lasciata davanti al negozio. Pensavo che qualcuno buono lavrebbe presa.

Sentii il sangue ribollire.

Lha abbandonata?

Lasciata, non abbandonata! Credevo che qualcuno se ne sarebbe occupato…

Perché vuole riprendersela ora?

La voce le tremava:

Mio marito mi ha lasciata. Ora sono sola e mi manca. Volevo solo riabbracciarla…

La guardai, confuso.

Davvero la chiamate amore?

Ferrario chiuse il taccuino.

Per la legge, il cane è del signor Mariani mi guardò sul documento . Lui l’ha curata, registrata, mantenuta. Dal punto di vista legale non ci sono dubbi.

La donna singhiozzava.

Ma ormai ho deciso, la voglio indietro!

Avete già deciso quando lavete lasciata per strada, sentenziò Ferrario. Non si può tornare indietro.

Mi inginocchiai accanto a Ladina, labbracciai.

Adesso va tutto bene, piccola.

Posso almeno accarezzarla, una sola volta? chiese la donna.

Guardai Ladina. Si raggomitolò contro la mia mano, le orecchie basse.

Vede? Ora lei ha paura di lei.

Non volevo. Sono stata costretta dalle circostanze.

Sa cosa? Le circostanze non cadono dal cielo. Le costruiamo noi con le nostre scelte. Lei ha scelto di lasciarla. E ora vuole cambiare perché le fa comodo.

La signora scoppiò a piangere:

Capisco. Ma mi fa male sentirmi sola.

E quanto deve aver sofferto lei, seduta per settimane ad aspettarla?

Silenzio.

Greta la donna la chiamò ancora una volta.

La cagna nemmeno si mosse.

Allora la donna se ne andò, correndo via senza girarsi.

Ferrario mi posò una mano sulla spalla:

Bravo. Hai fatto la cosa giusta. Si vede che quella piccola ora si fida di te.

Grazie per aver capito.

Di nulla. Anche io ho un cane, so cosa vuol dire.

Restammo soli, io e Ladina.

Nessuno ci dividerà più, le promisi, accarezzandola.

Ladina sollevò gli occhi verso di me. Cera amore, puro, in quello sguardo.

Andiamo a casa?

Lei abbaiò felice e mi seguì, saltellando sulla neve.

Mentre camminavamo, ripensavo: la donna, in fondo, non aveva tutti i torti. La vita davvero cambia spesso le carte. Possiamo perdere lavoro, soldi, una casa.

Ma ci sono cose che non si devono mai perdere: la responsabilità, lamore, la pietà.

A casa, Ladina si è accoccolata sul suo plaid preferito. Mi sono seduto accanto a lei, con una tazza di tè caldo.

Lo sai, Ladina, forse è stato meglio così. Almeno ora lo sappiamo di sicuro: ci siamo trovati proprio perché ne avevamo bisogno.

Lei ha sospirato piano. Felice.

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