Olga, amore di mamma, ti prego – la mamma si accovacciò vicino a lei – dobbiamo vivere qui per un po’, andrà tutto bene, presto torneremo in città. Un racconto su una mamma coraggiosa, una figlia che cresce troppo in fretta, il dolore degli abbandoni e la forza della famiglia in una casa della nonna tra ricordi, nuove abitudini, paure da affrontare e promesse di ricominciare. Una storia italiana fatta di emozioni, silenzi e abbracci che non finiscono mai.

Giulia, tesoro, ascoltami bene… la mamma si era accovacciata davanti a lei, cercando i suoi occhi dobbiamo rimanere qui per un po, ok? Solo per un po, vedrai, tutto si sistema e poi torniamo in città.

Giulia guardava la mamma senza dire niente.

Mi senti, Giulia? Hai capito cosa ti sto dicendo? la mamma le prese le mani e le diede una scrollatina lieve.

Sì, mamma, ti sento

E allora perché non dici niente? La mamma era sempre più nervosa, lo leggevi negli occhi.

Non è che non volevo parlare, mamma, stavo solo pensando.

Ah, stavi pensando Guarda quanti libri ci sono qui, Giulia… Da ragazzina li divoravo, ricordo le estati dalla nonna, passavo le ore a leggere

Mamma ma dobbiamo restare a lungo qui?

Non lo so, stellina, per ora dobbiamo farlo.

Giulia aveva capito benissimo quello che era successo a loro due. La mamma pensava di proteggerla, ma lei non era più una bambina che non comprendeva.

Ascolta, la zia Caterina verrà ogni tanto a trovarti, io lavorerò tutto il giorno, la mattina parto e la sera torno. Nel fine settimana stiamo insieme, magari andiamo al fiume a fare il bagno

La mamma si coprì il volto con le mani.

Perdonami, amore, perdonami

Non piangere, mamma, ti prego… So che papà ci ha lasciate, so che dobbiamo cavarcela solo noi due e che trasferirci qui, nella casa della nonna, è la soluzione migliore per ora. Così possiamo affittare lappartamento in città e avere qualche soldo in più.

So tutto, mamma starò tranquilla, te lo prometto, aspetto che torni e nel frattempo leggo E poi la zia Caterina viene a farci compagnia.

Ce la faremo, vedrai E a settembre vado a scuola, vero? Mamma ma qui cè una scuola?

No, cucciola, qui tempo fa cera, ora non più. Ma ti prometto, a settembre torniamo nel nostro appartamento. È solo per qualche mese, appena trovo un lavoro decente in città, si sistema tutto.

Ho dato lappartamento fino a fine agosto, ci basterà il tempo, dopo magari facciamo qualche lavoretto di sistemazione e ricominciamo da capo. Andrà tutto bene, Giulia…

Lo so, mamma

Quella sera mamma e Giulia rimasero a lungo sedute sulla veranda della loro casetta di campagna, e la mamma le raccontò di quando era piccola, di quanto era buona e dolce sua nonna.

Mamma, ma tu anche tu avevi una mamma?

Sì, certo, sospirò la mamma ce lho ancora, soltanto non ha mai sentito tanto il bisogno di avermi accanto.

Ma come cosa vuoi dire?

Eh, è una lunga storia, amore mio. Sono arrivata presto, lei e papà non sono andati daccordo, lui se nè andato via, ha trovato unaltra famiglia. Lei si è barcamenata come poteva, poi mi ha lasciato dalla nonna Assunta e se nè tornata in città, cercando la felicità

E lha trovata?

La felicità sì, ma di me si è dimenticata del tutto si è risposata, ha avuto due figli Per me solo chiamate nel giorno del compleanno, o a Natale.

Sai che ricordo una volta era tornata qui, perché uno dei suoi figli stava male e laveva portato dalla nonna, per aria pulita e un po di natura. Ma non ha mai detto agli altri figli che ero loro sorella.

Unestate, la nonna le chiese se poteva comprarmi il vestito per la festa di fine scuola lei invece si arrabbiò, dicendo che doveva pensare solo al figlio malato, che la nonna era senza cuore, che io dovevo imparare a cavarmela da sola.

La nonna si arrabbiò così tanto che la mandò via

Mamma, tu non lhai mai chiamata mamma, la chiami sempre per nome.

Lo so, perdonami, Giulia Non ci riesco, per me la vera mamma era la nonna Assunta.

E il tuo nome, mamma, è Assunta perché chiamavi così la nonna, vero?

Anche questo, sì

Le volevi bene, davvero tanto?

Tantissimo, Giulia. E quando lei non cè stata più, mi è sembrato che venisse meno il mondo intero In fondo anche a mia madre, in fondo, ho voluto bene. Speravo sempre che tornasse da me, ogni compleanno, ogni festività aspettavo che si ricordasse di me.

Quando ero malata, il primo settembre, quando mancava la nonna sempre la speranza che si facesse vedere.

Ma lei venne solo il giorno in cui la mamma di suo marito fece gli anni tondi Si mise a piangere, mi disse di prepararmi, ma ero minorenne

Mi illudevo che mi portasse con sé, invece no, mi sistemò in un collegio, a studiare, e se ne andò.

Il mio primo Capodanno senza la nonna ero convinta che almeno per quelloccasione mi portasse da lei Ma la casa era piena di parenti suoi, non cera posto per me.

Allora chiesi le chiavi della casa della nonna. Lei fece finta di niente, capii che non voleva ridarmele.

Così, andai di nascosto, scavalcai il cancello ed entrai, comprai due serrature nuove dal ferramenta in paese, chiesi allamico del nonno di cambiarmi il lucchetto. I vicini dissero subito che, per la memoria della nonna Assunta, non avrebbero permesso né a lei né a nessuno di togliermi la casa.

Quello fu un Capodanno particolare: pensavo di passarlo sola, invece vennero le mie amiche, è stata una bella serata

Poi sono diventata maggiorenne.

La vedi ancora, tua madre?

No E perché mai? Non sento che abbiamo qualcosa da dirci, né da una parte né dallaltra.

Mamma ma tu…

Cosa? Se mai potrei fare una cosa del genere con te? Mai, Giulia, mai nella vita, giuralo Mai

Giulia era già grande, ormai, e non aveva paura di nulla. La mamma era al lavoro, la zia Caterina veniva spesso a trovarla.

Si preparava da mangiare da sola, sparecchiava, lavava il piatto, faceva mangiare la bambola Mariella e poi si metteva a leggere.

Aveva appena imparato a leggere, Giulia, e le piaceva tantissimo leggere ad alta voce per Mariella e per il suo orsetto Marco.

I giorni scorrevano uguali. Allinizio piangeva O meglio, le lacrime proprio le scendevano da sole, lei cercava di ricacciarle dentro, ma niente, spuntavano Mica era lei a voler piangere, erano loro, le lacrime di prepotenza.

Poi tornava la mamma, e tutto passava.

Ma una sera la mamma non arrivò. Passavano le ore, non si vedeva nessuno, il buio calava Giulia accese tutte le luci in casa e chiuse bene le tende.

Non abbiate paura, Mariella, Marco, Teresa, Nina e il pagliaccio Andrea, ci sono io cercava di tranquillizzare i giocattoli.

Magari è il caso di andare alla fermata a vedere se arriva, pensava. Ma poi temeva di perdersi e non voleva lasciar sola la casa.

Scacciava i pensieri brutti dalla testa. No, la mamma non lavrebbe mai abbandonata, no, no, no Anche perché lei, la nonna Assunta, non ce laveva più, con chi sarebbe rimasta?

Aveva unimmagine: la mamma che si sposa di nuovo, altri figli, una vita nuova che si dimentica di lei, e lei lì, sola, nella casa in campagna

E allora pianse, stavolta forte, il cuore in gola, le lacrime che cadevano senza tregua, si sentiva soffocare, piangeva e singhiozzava seduta vicino alla finestra, finché si addormentò così.

Ad un tratto sentì dei rumori nellingresso E se fossero topi? O, peggio, la nonna Zita la mamma della mamma che non aveva mai visto, arrivata a riprendersi la casa per sé? Avrebbe cacciato via Giulia? Si rannicchiò tutta spaventata.

Poi la porta si aprì, e la luce invase la stanza.

Mamma! Giulia si lanciò dalla sedia, che cadde a terra, mamma mia!

Amore mio, Giulia, tesoro Scusami! Ho perso lultimo regionale, sono dovuta scendere alla stazione accanto e venire a piedi.

Avevi paura, mamma?

Tantissima, Giulia, tremavo! Pregavo che non stessi male, che non avessi paura Ho fatto scappare perfino i lupi dal bosco! rise e pianse la mamma insieme.

Temevo che pensassi che ti avevo abbandonata.

E allora in quel momento, Giulia mentì, per la prima volta.

No, mamma, non lho pensato, so che non mi lasceresti mai sola.

Mentiva, sì, perché proprio quello aveva pensato, ma non voleva dare un dolore in più alla mamma.

Rimasero in quella casa fino a fine agosto, poi Giulia andò a scuola e la mamma trovò un bel lavoro.

Il papà, nel frattempo, rivendicava i suoi weekend, e la mamma rideva, diceva che lui non aveva mai nemmeno chiesto di vederla.

Non lho mai impedito diceva solo che non voleva lui.

Ora Giulia vedeva il papà nei fine settimana. Allinizio era felice, poi

Mamma, mi sa che papà è come la tua Zita: gliene importa poco di me, mi vuole vedere solo perché deve Mi porta al centro commerciale, mi lascia nella sala giochi e lui sta sempre al telefono, a discutere con qualcuno.

Io sto lì, seduta sulla panca a guardare i bambini mamma, non voglio più andarci Diciamoglielo.

Il papà si arrabbiava, accusava la mamma di metterla contro di lui.

Sono suo padre! urlava tu me la impedisci!

Papà ormai sono grande, perché mi lasci sempre in quella stanza? E poi, a me le patatine non piacciono più sono cresciuta.

Quando te ne sei andato da casa e la mamma lavorava tutto il giorno io restavo da sola. E quella sera che la mamma si perse il treno, corse fin qui a piedi dal bosco cerano pure i lupi, pensa te!

Stavolta Giulia mentì anche al papà. Dei lupi. Lui ascoltò tutto, poi se ne andò.

Ma un mese dopo tornò. Chiese scusa, disse di aver capito, e la portò al cinema. Solo loro due.

Così, Giulia tornò di nuovo contenta ad abbracciare il papà

Assunta ma davvero correvi dai lupi quel giorno? chiese poi il padre alla mamma.

Sì, rispose lei senza batter ciglio.

Poi parlottarono un po lì in salone, e il papà perse il treno per tornare in città. La mamma, serissima: Il tuo treno ormai è andato!

Mamma, e adesso come fa a tornare? Facciamo restare pure lui, dai!

Il papà guardava la mamma, ma lei ferma: Può andare a piedi, qui intorno lupi non ce ne sono più

Mamma voleva tornare a casa, vero? chiese Giulia nel letto, la sera, stringendosi a lei.

Lo perdonerai mai?

La mamma non rispose.

Mamma, è una cosa che riguarda voi due Ma io, io vi voglio bene a tutti e due

Lo so, Giulia, amore mio.

Ma tu di più, perché sei la mamma più coraggiosa del mondo, hai corso nella notte pur di tornare da me!

Sono passati gli anni. Giulia ora si sposa.

Mamma ti devo confessare una cosa.

Dimmi, sto a sentire.

Quella sera lì ho pensato che tu mi avevi lasciata, come la nonna Zita aveva fatto con te

Mia cara Non potrei mai

Allora non lo sapevo, perdonami mamma.

Tu perdona a me, per quello che abbiamo vissuto insieme

Rimasero abbracciate, strette strette, mamma e figlia Sempre insieme. La mamma sempre vicino.

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Olga, amore di mamma, ti prego – la mamma si accovacciò vicino a lei – dobbiamo vivere qui per un po’, andrà tutto bene, presto torneremo in città. Un racconto su una mamma coraggiosa, una figlia che cresce troppo in fretta, il dolore degli abbandoni e la forza della famiglia in una casa della nonna tra ricordi, nuove abitudini, paure da affrontare e promesse di ricominciare. Una storia italiana fatta di emozioni, silenzi e abbracci che non finiscono mai.