Ombre del passato
Valentina Ricci puliva attentamente la polvere dai dorsi dei vecchi volumi di Pirandello, quando il postino bussò leggermente alla porta di vetro della sua piccola libreria su Corso Garibaldi. Milano, sotto la pioggia dottobre, sembrava particolarmente grigia quella mattina esattamente tre mesi dal funerale di Giorgio.
Una lettera per lei, il postino porse una busta bianca, senza mittente. Firmi qui, per favore.
Valentina alzò le sopracciglia, meravigliata. Nellera delle mail, la carta era ormai rarità, specie lettere anonime. Si infilò gli occhiali da lettura e aprì la busta direttamente al banco.
«Gentilissima Valentina Ricci. Mi dispiace disturbarla in questo periodo di lutto, ma la coscienza mi impedisce di tacere oltre. Suo marito, Giorgio Severi, ha vissuto una doppia vita negli ultimi ventanni. Se vuole conoscere la verità, venga domani alle due al Caffè Lo Straniero in Via Manzoni. Sarò con una sciarpa rossa. Mi scusi per il dolore che le causo».
Le mani di Valentina tremarono. La lettera cadde, e lei si sedette sullo sgabello dietro la cassa, mentre la stanza iniziava a girarle attorno come un vortice di polvere e parole. Giorgio? Il suo Giorgio, che ogni mattina la salutava con un bacio sulla fronte prima di correre allUniversità? Che le leggeva Montale la sera? Che era morto dinfarto durante una lezione su Calvino?
Devessere uno scherzo malvagio, bisbigliò al negozio vuoto. Un errore o chissà.
Ma il seme del dubbio era stato piantato. Quella notte, Valentina si rigirò tra lenzuola stropicciate, ricordando stranezze mai comprese: i frequenti viaggi di Giorgio per convegni, di cui raccontava poco; le telefonate segrete sul terrazzo; le ricevute della banca che portava sempre via lui
Il giorno dopo, puntuale alle due, Valentina varcò la soglia del Caffè Lo Straniero. Al tavolo dangolo, una giovane donna sui trentanni bella, con zigomi alti e occhi grigi e malinconici. Sul collo, una sciarpa rossa.
Valentina Ricci? la donna si alzò. Io sono Agata. La ringrazio di essere venuta.
Chi è lei? la voce di Valentina tremava tra rabbia e incredulità. Come può scrivere simili cose su mio marito?
Agata estrasse una vecchia fotografia dalla borsa. Cera Giorgio, più giovane di quindici anni, abbracciato a una donna con una bambina piccola in braccio.
Questa era mia madre, disse Agata piano. E la bambina sono io. Giorgio Severi non era il mio padre biologico, ma mi ha cresciuto dai cinque anni. Mia madre è morta di cancro lanno scorso. Prima di andarsene mi aveva chiesto di parlare con lei, ma non ci sono riuscita finché lui era vivo.
Valentina sentì la terra sfuggirle sotto i piedi. La cameriera portò un bicchiere dacqua, ma lei non riusciva a bere.
Impossibile sussurrò. Noi siamo stati sposati per quarantacinque anni. Senza segreti.
Lui la amava, Agata si sporse. Ne parlava sempre con dolcezza. Ma mia madre aveva bisogno di lui. Malata psichicamente. Il mio vero padre ci aveva abbandonate, lei tentò il suicidio. Giorgio era suo docente al dottorato. La salvò poi non seppe più andare via.
Ventanni Valentina scrollò la testa. Ventanni di menzogne.
Non menzogne, ribatté Agata. Solo un uomo diviso tra il dovere e lamore. Pagava le cure di mamma, la mia scuola. Ma tornava da lei ogni sera. Mamma sapeva che era sposato, non chiese mai di più.
Valentina si alzò di scatto, rovesciando il bicchiere.
Devo riflettere. Non cerchi più di contattarmi.
Andò via senza voltarsi. La pioggia si mescolava alle lacrime, scivolando tra le luci sfocate di Milano. Quarantacinque anni damore erano solo unillusione? O forse no?
A casa, Valentina iniziò a cercare. Aprì tutti i cassetti di Giorgio, sfogliò le carte. In una vecchia valigetta, nascosta sotto la fodera, trovò una chiave della cassetta bancaria e una ricevuta intestata a P. S. Volterra il cognome da nubile della madre di Giorgio, che lui non usava mai.
In banca, con latto di morte e le carte di successione, ottenne laccesso alla cassetta. Dentro cerano documenti: contratto daffitto di un appartamento a Lambrate, cartelle cliniche a nome Elena Agata Volterra, diagnosi di disturbo bipolare, foto di Agata negli anni dallasilo alla laurea. E il diario di Giorgio.
Valentina si sedette a terra, tra le ombre fredde di quel caveau, e lesse.
«Sono uno scellerato. Lo so. Ma non posso fare diversamente. Vale è la mia luce, la mia forza, la mia vera vita. Ma Elena e Agata sarebbero perdute senza di me. Elena tenta di tagliarsi quando le parlo di andarmene. E Agata mi guarda come fosse suo padre. Come abbandonarla?»
«Oggi Agata è entrata a lettere. Vuole insegnare come me. Sono fiero di lei e detesto me stesso. Vale ha chiesto perché piango. Ho detto che mi ha commosso La Coscienza di Zeno. Era vero piangevo la mia esistenza doppia.»
«Elena sta morendo. Cancro. I medici danno pochi mesi. Vuole solo una cosa che io dica la verità a Vale. Glielho promesso, ma so che non ci riuscirò. Sono vile. Lo sono sempre stato.»
Lultima annotazione era di una settimana prima della morte di Giorgio:
«Il mio cuore non regge più. Letteralmente. Il cardiologo dice che serve un intervento, ma io lo so è la punizione. Ho vissuto due vite, ora il cuore si spezza. Vale, se mai leggerai questo, perdonami. Ti ho amato sempre, ogni secondo. Ma non potevo abbandonare una donna malata e una bambina. Perdonami, vecchio sciocco debole.»
Valentina chiuse il diario. Rimase lì, tra i freddi scaffali, a interrogare quarantacinque anni della sua storia. Erano stati solo bugie? O Giorgio laveva veramente amata, trovandosi imprigionato in un dilemma impossibile?
Rivide i suoi occhi stanchi, ma colmi di tenerezza quando la guardava. Le mani che stringeva mentre lei era in ospedale. Le poesie, le battute.
Quella sera chiamò Paolo Ferrara amico di Giorgio dai tempi delluniversità.
Paolo, tu lo sapevi?
Un silenzio interminabile.
Vale io Sì, lo sapevo. Mi chiese di essere testimone allaffitto segreto. Perdonami.
Perché non mi ha mai lasciata? Valentina tremava.
Perché ti adorava. Te lo giuro, Vale, ti adorava. Ma quella donna lei tentò varie volte di togliersi la vita. Giorgio non sopportava lidea di esserne la causa. Poi nacque una bambina che lo chiamava papà.
Valentina chiuse la telefonata. Si avvicinò alla finestra. La Milano serale tremolava, splendida, nelle luci riflesse sulla strada bagnata.
Una settimana dopo, incontrò di nuovo Agata, stavolta nella sua libreria.
Raccontami di lui, chiese Valentina, sommessa. Di quella sua vita che io non conoscevo.
Agata parlò per ore: di come Giorgio le insegnava ad andare in bicicletta, di come laiutava a studiare, di come consolava Elena nelle crisi, di come aveva pianto alla sua laurea.
Parlava spesso di lei, confessò Agata. La chiamava il suo angelo. Diceva di non meritarla.
Si sbagliava, Valentina asciugò le lacrime. Sono io a non meritare un uomo capace di portare un peso simile per ventanni senza spezzarsi.
Non è arrabbiata?
Sì, arrabbiatissima. Ma anche comprendo. La vita raramente è bianca o nera, cara. Soprattutto quando centra lamore e la responsabilità.
Valentina prese un volumetto di Calvino dallo scaffale.
Amava Il visconte dimezzato. Ora capisco perché. Questo era il suo. Prendilo, te lo regalo.
Agata accarezzò la copertina, commossa.
Valentina, io mi dispiace tanto.
Non serve, Valentina sfiorò la sua mano. Tu non hai colpe. Nessuno ne ha. Nemmeno Giorgio. Ha solo tentato di essere una persona buona, senza riuscirci sempre.
Dopo la partenza di Agata, Valentina rimase seduta a lungo nella libreria vuota. Pensò a Giorgio, alle sue due vite, al peso che aveva portato. E allamore strano, complicato, imperfetto, ma vero.
Aprì il diario delluomo, trovò lultima pagina e scrisse:
«Giorgio, amore mio. Ho scoperto tutto. Comprendo. E ti perdono. Anzi, sono fiera di te. Hai portato una croce che avrebbe spezzato chiunque. Ora dormi sereno, caro mio. Le tue ombre restano con me, ma la tua memoria resterà pura. Agata sarà parte della mia vita, perché è parte di te.»
Valentina richiuse il diario e lo mise in cassaforte. Domani sarà un giorno nuovo. Continuerà a vivere, a custodire il ricordo di Giorgio, e forse troverà in Agata quella figlia che lei e Giorgio non hanno mai avuto.
La vita continuava intricata, piena di segreti e rivelazioni, ma autentica. Come lamore, che sconfiggeva le bugie, la morte, la notte.





