Ma dai! Non ci posso credere!
Silvia strinse improvvisamente il volante e quasi finì contro una macchina parcheggiata di fianco alla sua piccola rossa. Il grande SUV scuro che stava passando in quel momento le era familiare fin troppo bene: era proprio quello del vicino, Massimo, quello su cui portava sempre i figli a scuola ogni mattina.
Solo che accanto a Massimo, che Silvia aveva riconosciuto subito daltronde si conoscevano da anni non cera sua moglie, ma una donna che sembrava appena uscita da un servizio fotografico per influencer.
Labbra a cuore, berrettino alla moda: bastava unocchiata a Silvia per capire quasi tutto.
Ma guarda che mascalzone! mormorò Silvia, azionando il motore e uscendo dal parcheggio, seguendo la macchina di Massimo. Dopo un attimo di riflessione, decise che non era il caso di lasciar correre una cosa del genere.
Seguendo alla lettera le tecniche lette nei suoi gialli preferiti, Silvia lasciò passare davanti una berlina francese e si piazzò dietro, così da tenere ben docchio il furgone di Massimo. Era impossibile sbagliarsi furgone era proprio il suo soprannome per quella macchina enorme che lui stesso chiamava così. Era stato suo padre a lasciargliela, e per Massimo cambiarla era fuori discussione: uneredità è una cosa troppo importante.
Il padre Massimo lo aveva perso più di due anni prima, e Massimo non era mai davvero riuscito a farsene una ragione. Il vecchio laveva cresciuto da solo, dopo che la madre di Massimo era venuta a mancare quando lui aveva appena due anni. Una tragedia improvvisa: mentre era ai fornelli per prepararli la pappa preferita, la giovane donna era caduta a terra senza mai più rispondere alle lacrime di suo figlio.
Massimo aveva pianto a lungo, finché, dopo essersi preoccupato di non ricevere risposta dalla moglie, suo padre non era corso a casa e dopo aver trovato la scena chiamò immediatamente lambulanza. Ma non cera più nulla da fare.
Fu un colpo durissimo. Il padre di Massimo, ex pugile dilettante, aveva ben presente la sensazione di restarne senza fiato. Solo che questa volta non era un pugno, il colpo era arrivato dalla vita stessa. Da quel giorno, tutto era cambiato.
Il padre non volle saperne di affidare Massimo né alla propria madre né alla suocera che, pur volendogli bene, abitavano troppo lontano e non erano nella posizione di trasferirsi da lui per dargli una mano. Rifiutò anche la zia, nonostante si fosse proposta, dicendo:
Sarà dura, ma mi arrangerò. Un modo lo troverò diceva, realista comera sempre stato.
Ma da solo non ce la puoi fare! Un bambino ha bisogno della mamma! Devi trovarti una donna insisteva la zia.
Ci penserò ribatteva lui, accarezzando il piccolo Massimo, che si addormentava sulle sue ginocchia.
Poi la soluzione si trovò quasi per caso: la vicina Maria Grazia, fresca di pensione e senza marito o figli, si offrì di fare da babysitter a Massimo mentre lui era al lavoro. Più tardi il bambino andò allasilo, e la piccola famiglia riacquistò un equilibrio tutto suo. Maria Grazia si innamorò subito di Massimo, e lui ricambiava con affetto sincerissimo.
Tu sei la mia nonna? chiedeva il bambino.
No, Massimino, io sono Maria Grazia, la tata.
Ma allora sei quasi come una nonna, no?
Più o meno, dai.
Come si fa a dire di no a richieste così? Dopo averci pensato con il padre, Maria Grazia permise a Massimo di chiamarla nonna, pur rifiutando ogni pagamento. Da allora aveva tre nonne, e durante gli 8 marzo allasilo le maestre si fecero subito notare: Ma come mai tre biglietti? Chi sono tutte queste nonne?. Ma poi si capiva il motivo, e tutti si commuovevano.
Le maestre, solte o sposate, sospiravano per il padre, ma lui non aveva pensiero che per il figlio. Far crescere Massimo era la sua missione e in questo era davvero imbattibile.
Massimo crebbe, finì il liceo e per lUniversità scelse Economia, confrontandosi con suo padre. Poi un giorno si lamentò con Maria Grazia:
Le ragazze proprio non mi filano…
Ma cosa dici? E la storia con Francesca, quella sotto casa mia? Dai, non fare il finto tonto! rispondeva la tata.
Mi ha lasciato, dice che manca qualcosa tra noi. Boh, non so cosa…
Non ti preoccupare, Massimino, sei un bravissimo ragazzo: intelligente, bello e sensibile. È solo che ancora non hai trovato quella giusta. Arriverà, stai tranquillo!
E aveva ragione Maria Grazia. Infatti fu una compagna discreta delluniversità, Lucia, a entrare davvero nella vita di Massimo. Si videro spesso, si aiutarono nello studio, ma Massimo, abituato alle ragazze intraprendenti come Francesca, non capiva i suoi segnali. Finché una volta Lucia lasciò una pila di appunti proprio da Maria Grazia, e mentre Maria le chiedeva:
Senti, ti piace Massimo?
Non serviva risposta: laveva letto nei suoi occhi. Così quella sera, quando Massimo andò a riprendere i quaderni, Maria Grazia, nel pieno stile nonna italiana, gli mollò un buffetto:
Oh, ma cosa fai? Non tenerla così sulle spine, quella povera Lucia. Guarda che a volte lamore lo trovi proprio sotto il naso…
Fu così che si misero insieme e si sposarono con una cerimonia semplice, anche se il padre di Massimo avrebbe voluto fare un grande pranzo di nozze.
Papà, Lucia non vuole, e nemmeno sua madre. Limportante è essere tutti insieme gli spiegò Massimo.
E il padre, pur allinizio diffidente verso la futura suocera, col tempo si ricredette: una signora semplice, buon cuore, il cui unico scopo era vedere la figlia felice, cosa che Massimo seppe regalare.
La famiglia allargata, comprensiva anche di Maria Grazia, era piccola ma affiatata. I genitori iniziavano a sognare i nipoti, ma Massimo e Lucia giravano da un medico allaltro. Figli non ne arrivavano, dopo uno, due, tre anni finché intervenne Maria Grazia:
Massimino, ma perché tanta fretta? Chi ama, deve saper aspettare! Non sarà mica solo per avere un figlio che hai sposato Lucia? Lamore è molto di più. Fidati di me!
Lui, segretamente, ci pensò. Ascoltò la nonna, cambiò atteggiamento, iniziò a godersi di più la moglie e la famiglia, e a non tormentarla con la questione figli. Lucia, pian piano, riuscì a rilassarsi. E, quando ormai nessuno ci sperava più, quasi dieci anni dopo, accadde il miracolo: Lucia rimase incinta!
Massimo non ci poteva credere. Quando il ginecologo confermò la notizia e Lucia, tra lacrime e risate, indicava lo schermo dellecografia: Guarda, Massimo! È piccolissimo, ma è già nostro….
Il primo figlio fu un omone di quattro chili, partorito con fatica dalla minuta Lucia. Alla nascita, tra i sorrisi dei dottori, Lucia disse subito:
Tornerò presto per il secondo!
Infatti, dopo non molto arrivarono anche il secondo e il terzo figlio, senza più dover aspettare troppo e tutti nati allOspedale Maggiore, dalle stesse brave ostetriche.
Presto la famiglia divenne troppo grande per lappartamento di Massimo, e suo padre decise:
Basta, qui ci vuole una casa nuova e più grande! e insieme si misero a cercare un terreno. Lo trovarono, ma i lavori si dilungarono: la crisi, problemi lavorativi, pensarono prima a salvare la loro piccola azienda e mantenere i dipendenti. La costruzione della casa rimandata a tempo indeterminato.
Ancora una volta fu Maria Grazia a trovare una soluzione:
Senti, Massimo: io ho una casa più grande della tua. Venite tutti da me, cè spazio, tanto io ormai faccio fatica a stare sola e così aiuto anche vostro padre. Così voi respirate, dai!
Così fecero: Lucia si occupava dei figli, della casa, dei suoceri, mentre Massimo si dedicava allazienda.
Quando la tempesta passò, lazienda si salvò, ma il padre non reggeva più. Avendo capito che gli restava poco, chiamò Massimo per parlare:
La casa mia la lascio a Maria Grazia, merita tutto. Se non ci fosse stata lei, non ce lavremmo mai fatta tutti insieme. È la nostra vera famiglia, più di qualunque altro.
Massimo non ebbe dubbi: la decisione era giustissima. Purtroppo, suo padre se ne andò poco prima del quarto nipote: il piccolo Alessandro. Un bambino che avrebbe portato avanti con orgoglio il nome del nonno.
La vita proseguiva tra alti e bassi, i figli crescevano, riempiendo la casa di gioia e tanto amore che, come diceva Lucia, se potessimo imbottigliarlo, basterebbe per riscaldare lintera Lapponia.
Lucia, sempre solare, faceva una gran selezione fra le amiche. Le chiacchiere tra mamme al parco allargarono la cerchia, e Silvia divenne una delle sue amiche più care.
Silvia, coetanea di Lucia, adorava leggere e andare a teatro, ma aveva pure lei pochissimo tempo: due gemelli scatenati e sempre a combinare guai! Lucia divenne presto il suo punto di riferimento: grazie a lei imparò ad accettare che la vita di una mamma è fatta di piccoli, grandi battiti di felicità, che vanno tutti colti al volo. E trovò nella nuova amica un porto sicuro dove confidarsi, senza paura che nulla sarebbe mai uscito fuori.
Sul fronte marito, però, le cose non erano proprio tranquille. Il marito di Silvia era affascinante e… troppo galante, diciamo; la tradiva ogni tanto, anche se non voleva mettere a rischio la famiglia. Silvia lo sapeva e, convinta che tutti gli uomini sono così, si era creata una corazza per sopravvivere. I bambini avevano bisogno di un padre, e lei chiudeva gli occhi sul resto.
Così, quando vide Massimo in giro con quella ragazza sconosciuta, Silvia fu certa che neanche lui, tanto stimato, fosse migliore degli altri. Decise che Lucia avrebbe dovuto sapere tutto.
Seguì Massimo fino a un ristorantino elegante, uno di quelli dove spesso andava anche con il marito. Ci si mangia bene, e la domenica cè pure il jazz dal vivo. Vide Massimo aiutare la sua misteriosa compagna a scendere dalla macchina; poi entrarono. Silvia pensava: Cosa faccio? Aspetto che escano per avere conferma o corro subito da Lucia a raccontarle tutto?
Ma più rifletteva, più dubitava. Se le avesse detto di una possibile amante? E poi? Quattro figli piccoli, Maria Grazia ormai fragile, la mamma di Lucia pure con i suoi problemi… troppo rischio per uno scivolone, poche certezze. E se invece era solo una passione passeggera, come le simpatie del marito di Silvia che passavano in fretta? Lunica a rimetterci sarebbe stata la famiglia, e lei stessa, di fronte a una prova, non avrebbe mai perdonato il proprio marito.
Il pensiero la fece sentire stranamente confusa e vuota. Sbatté il pugno sul volante, facendo scattare il clacson installato dal marito anni prima e facendo volare via spaventati i piccioni dal sagrato del ristorante.
Ripresa, serrò i denti: se proprio tutti gli uomini sono così, come sempre ha pensato, perché Lucia dovrebbe distruggere la sua famiglia per un errore? Meglio lasciar correre.
Silvia quindi tornò a casa senza dire nulla, asciugandosi le lacrime. Decise: Lucia non saprà niente! Meglio così. Non sarà lamica perfetta, ma almeno non metterà in crisi nessuno per una semplice ipotesi.
Ancora immersa nei pensieri, ricevette la telefonata di Massimo.
Ciao, Silvia! Quando? Va bene, saremo lì, grazie dellinvito!
Posò il telefono sorpresa. Massimo le aveva appena invitato a una festa per lanniversario di matrimonio con Lucia! Non era affatto da loro: non avevano mai fatto nulla di simile, preferendo sempre fughe romantiche in due. Strano, proprio dopo averlo visto con la ragazza misteriosa…
Ovviamente, Silvia accettò. Che amica sarebbe stata se non avesse sostenuto Lucia nel momento di festa?
Vestito nuovo, scarpe nuove, piega dal parrucchiere e un bel trucco suo marito, guardandola con orgoglio (un po troppo orgoglio forse), le sorrise complice:
Ma che faccia hai? Dai, quando verrà il nostro anniversario ti farò una sorpresa mai vista!
Silvia fece finta di niente, stendendosi il rossetto.
La festa era davvero splendida. Massimo aveva organizzato tutto con finezza: fiori freschi ovunque, candele eleganti, porcellane bianche e tovaglie in lino. Lucia era senza parole, toccava tutto con commozione.
Massimo, hai scelto i miei colori preferiti! Che meraviglia, grazie! disse a Silvia, prendendo il mazzo di fiori e il regalo dalle sue mani, poi la tirò verso il bagno delle signore: Dai, sistemiamoci un attimo!
Un anello splendente allanulare di Lucia fece stringere lo stomaco a Silvia.
Massimo cerca di farsi perdonare con un regalo costoso…, pensò amaramente.
Mentre scendeva le scale, sistemando il vestito lungo, Silvia si trovò davanti la misteriosa ragazza del SUV.
Lei?! rimase senza fiato.
Mi conosce? rispose, perplessa, la ragazza che quella sera portava un tailleur elegante, scarpe basse e i capelli raccolti alla perfezione.
Ma cosa ci fa qui?! sibilò Silvia, ignorando il vestito.
Purché non rovinasse la serata a Lucia…
Ci lavoro! rispose la ragazza con un sorriso che disarmò Silvia.
Come lavora?
Sono lorganizzatrice della festa! Massimo si è affidato alla mia agenzia, è il nostro primo evento così grande. Vi è piaciuto lallestimento?
Silvia si rilassò, sentendo quasi le dita perdere la tensione nel tessuto…
Sì, davvero, tutto bellissimo…
Bene! Massimo temeva che non facessimo in tempo a finire. Persino mio marito ci ha dato una mano: ieri sera ha sistemato i fiori e le decorazioni con noi. Io ormai non posso più saltellare sulle scale…
Come mai? domandò Silvia, solo per dire qualcosa.
Aspetto un bimbo! Lho scoperto da poco, sono un po terrorizzata… Lei ha figli?
Sì, due…
Difficile?
Uno sfinimento… per la prima volta Silvia si sentì sciogliersi e sorrideva davvero. Ma coraggio! Lei sembra tosta. È la qualità migliore per una futura mamma: ce la farà, vedrà! Se serve il numero di un bravo medico, mi chieda pure. Lucia ha partorito tutti i suoi figli dallo stesso, si è trovata benissimo.
Quanti ne ha?
Quattro!
Che forza! Che fortuna!
Eh sì, una montagna di felicità!
Oddio, scusi! la ragazza si voltò verso il brusio che arrivava dalla sala. Hanno iniziato! Viene?
Sì, arrivo subito…
Silvia salì con passo leggero, entrò nel bagno e, guardando Lucia negli occhi, si mise a ridere:
Dai che di sotto stanno già facendo brindisi per voi due! Svelta!
E tutta la serata, tra brindisi e risate, Silvia pensò per un attimo a quanto spesso basta poco per rovinare tutto. Una parola di troppo, una svista, e rischi di mandare in frantumi momenti preziosi, la gioia negli occhi di Maria Grazia che guidava i bambini nel loro coro Viva gli sposi e il sorriso di Lucia tra gli abbracci degli amici
Che scemata stavo per fare… sussurrò Silvia, bevendo dun fiato lo spumante e guardando il marito. Senti, caro, ma noi, che sapore abbiamo? Dolce o amaro?
Ancora un po amarognolo, Silvietta mia Ancora un po.



