Ora vivi come una regina! Hai trovato un uomo ricco all’estero e adesso ti godi la vita tra lusso e denaro!

I miei genitori li conoscevo solo attraverso le foto conservate in un vecchio album. La verità è che mia madre morì dandoci la luce, e mio padre, devastato dalla perdita della donna che amava, non ebbe mai la forza di guardarmi negli occhi e scelse di rinunciare a me. Fu mio nonno, Giuseppe, a venire a prendermi in ospedale e diventare il mio tutore.
Giuseppe, mio nonno, non poteva permettersi di lasciare il lavoro, perciò assunse una tata, la signora Rosa, che si prendeva cura di me fino al suo ritorno ogni sera. Col tempo le cose andarono meglio: iniziai lasilo, e poi tutto sembrò diventare un po più semplice per lui. Gli anni scorrevano in fretta tra di noi: io e il nonno avevamo unintesa perfetta, non ci siamo mai davvero scontrati, anche nei momenti più difficili delladolescenza, quando la testa mi ribolliva di sogni e di ribellioni. Cercavamo sempre un compromesso, e per questo gli sarò sempre grata. Nemmeno volevo pensare a cosa sarebbe stato di me senza di lui.
Il mio modo per ringraziarlo era semplice: lo aiutavo in casa e facevo di tutto per andare bene a scuola. Lo si vedeva fiero di me, quando raccontava ai suoi amici che la nipote, la sua Lucia, partecipava a tutte le olimpiadi della scuola e alle gare sportive.
Fu grazie al nonno che scelsi la mia strada. La passione per la biologia mi ardeva dentro, ma non sapevo ancora quale direzione prendere. Giuseppe mi presentò al suo amico Stefano, un medico assai rinomato in città. Parlare con lui fu una rivelazione: capii che volevo diventare un neurochirurgo.
Così la mia vita si trasformò in anni di studio intenso alluniversità. Feci il tirocinio al Policlinico di Firenze, tra i migliori ospedali dItalia. Cerano momenti difficili in cui la stanchezza si faceva sentire; ma alla fine ce lho fatta: ho ottenuto la specializzazione in neurochirurgia!
Neanche mi ero laureata, che il direttore di una famosa clinica privata di Milano mi chiamò e mi offrì un lavoro. Rifiutare quella proposta sarebbe stato puro follia. Iniziarono così giorni pieni di fatica e notti di interventi. E devo ammettere con orgoglio che, tra tutte quelle operazioni, non ce ne fu una che andò storta. In un solo anno, mi trovai a tenere seminari per cui accorrevano anche colleghi molto più esperti. E dopo altri tre anni il mio nome aveva già raggiunto ambienti medici internazionali: quando arrivò la proposta di lavorare in una delle cliniche più prestigiose di New York, io e nonno Giuseppe non ci sorprendiamo nemmeno. Valutammo tutto insieme, soppesammo rischi e nostalgia, e decidemmo che era il momento di tentare lavventura.
Ci trasferimmo così in America. Ma il cuore di Giuseppe apparteneva allItalia: non ci rimase a lungo, e dopo qualche mese tornò nella nostra amata Firenze. Sarei tornata anchio, se nel frattempo non avessi incontrato lamore della mia vita. Ho conosciuto Teodoro Teo proprio durante una mia conferenza: anche lui chirurgo, ma in un altro ospedale. Allinizio ci scambiavamo solo idee e risate, poi sono arrivate le passeggiate per Central Park, i primi appuntamenti, lamore. Decidemmo di andare a vivere insieme. Ma il vero sogno era sposarci in Italia, a Firenze, perché volevo che fosse proprio il nonno ad accompagnarmi allaltare. Provai più volte a convincere Giuseppe a raggiungermi in America, ma lui fu irremovibile: Lucia, mi disse un giorno, i miei giorni sono contati e voglio essere sepolto nella mia terra.
Quel pomeriggio, mentre io, Teo e il nonno trascorrevamo le ore tra una partita a carte e laltra sul vecchio tavolo del salotto, il telefono cominciò a squillare. Era una chiamata dallItalia, un numero che conoscevo fin troppo bene Mio padre. Iniziò con una voce affettata, facendomi gli auguri per il matrimonio, ma non avevo intenzione di ascoltare menzogne. Con tono fermo gli chiesi cosa volesse veramente da me. E lui, senza esitare, rispose:
Voglio dei soldi, Lucia! Vivi come una regina ora, ti sei trovata un uomo ricco laggiù e galleggi nei euro! Non ti costerà nulla aiutare tuo padre, vero?
Non ascoltai oltre. Chiusi la chiamata e bloccai il suo numero. Non riuscivo a capacitarmi di dove avesse trovato la sfrontatezza di chiamarmi, di definirsi famiglia, dopo avermi abbandonata.
Per me, la mia famiglia sono solo due persone. E per loro, per Giuseppe e per Teo, darei la vita. Mio padre? Ormai non è che uno sconosciuto.

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Ora vivi come una regina! Hai trovato un uomo ricco all’estero e adesso ti godi la vita tra lusso e denaro!