Dodici anni dopo Vi prego, aiutatemi a ritrovare mio figlio! La donna stava per scoppiare a piangere.
Era un giorno apparentemente normale nel pronto soccorso dellospedale di provincia quando accadde un
Vale, non puoi immaginare! Io e Matteo abbiamo deciso che lanno prossimo torniamo in Sardegna!
Vale, non puoi immaginare! Io e Matteo abbiamo deciso che lanno prossimo torniamo in Sardegna!
Il tuo compito include anche la pulizia dellufficio. E cosa, sei contabile? Se non ti va, restituisci
Ho scoperto che qualcuno aveva lasciato quel bambino alla Culla per la Vita vicino al reparto maternità
Nelle vicinanze del cancello di una piccola casa di campagna, proprio fuori da Verona, giaceva un cane
Nozze non ci saranno Perché oggi sei così silenzioso? chiese Caterina. Avevamo deciso: sabato andremo
Ognuno pensa a sé stesso Mamma, non hai idea di cosa stia succedendo adesso col mercato immobiliare
15 ottobre, 2025 Mi aggiro freneticamente per il mio monolocale a Milano, cercando di infilare nellultima
Incredibile sfacciataggine Dai, Giulia, dimmi la verità iniziò a lamentarsi Paolo che differenza c’
“Pelata, svegliati!” – Mio marito era solito svegliarmi la mattina.
L’anno scorso ho deciso di fare qualcosa a cui non avevo mai pensato prima.
Da un po’ di tempo notavo che sulla testa avevo dei brufoli tipo sfogo, la cute mi prudeva incredibilmente e i capelli cominciavano a cadere.
Visite da dermatologo e tricologo non hanno dato alcun risultato. La dottoressa mi sconsigliava di assumere vitamine, giurando che non avrebbero aiutato nessuno. Poi ho letto un articolo che diceva che rasare la testa a zero rafforza i follicoli. Ci ho pensato a lungo, anche dopo che mio figlio mi aveva detto che avrebbe avuto paura di vedermi pelata… Ma alla fine ho deciso…
Ho detto a mio marito di passarmi prima il tagliacapelli e poi il rasoio sulla testa. Lui mi ha ascoltato e ha preso tutto il necessario, ma non credeva che avrei davvero fatto sul serio.
Dopo, quando mi sono guardata allo specchio, sono rimasta sorpresa dalla forma perfetta del mio cranio.
Il problema maggiore era che avevo sempre freddo ad uscire con la testa scoperta e quando i capelli iniziavano a ricrescermi restavano appiccicati al cuscino, cosa molto fastidiosa.
Dopo la rasatura, mio marito ha iniziato a svegliarmi ogni mattina dicendo: “Pelata, svegliati!”, facendo scoppiare tutti dalle risate: ormai ero la più pelata della famiglia. All’inizio i bambini erano scioccati, poi anche mio figlio ha voluto imitarmi.
Mia madre mi ha detto di non farmi vedere da lei finché non mi fossero ricresciuti i capelli, altrimenti non avrebbe sopportato la vista. Mia figlia mi pregava di non andare a scuola senza cappello durante le riunioni, mentre mio marito, imperturbabile, ha detto che se fossi andata senza tutti si sarebbero dimenticati il motivo per cui erano lì e che le amiche di nostra figlia mi avrebbero invidiata per il mio stile.
Dopo la rasatura, anche i brufoli sono scomparsi. Mia figlia continua a ridere e dice di non sapere più cosa aspettarsi da me: un giorno l’ho sentita dire al fratello che secondo lei mi farò un tatuaggio sulla testa pelata. Calva, svegliati! mio marito ormai mi sveglia ogni mattina così. Quest’anno, ho deciso di fare
Ricordo ancora quegli anni come se fossero ieri. Avevo davvero avuto fortuna: il mio marito, Giulio
Ricordo ancora come se fosse ieri langelo custode che vegliava su di me, ma il mio passato è avvolto
— Torna a casa subito! Con te parlo lì! — sbottò infastidito Massimo. — Non mi va proprio di dare spettacolo in mezzo alla gente!
— E va bene! — sbuffò Valeria. — Come se fossi chissà chi!
— Valeria, non farmi perdere la pazienza! — la minacciò Massimo. — Parleremo a casa! — Uhh, che paura! — lei si scostò la treccia e si avviò verso casa.
Massimo aspettò che Valeria si allontanasse, poi tirò fuori il cellulare e parlò nel microfono:
— Sì, è partita verso casa! Fatela accomodare come abbiamo detto! E giù in cantina, giusto per rimettere in riga la sua testolina! Arrivo tra poco!
Massimo infilò il telefono in tasca e stava per entrare nel negozio, orgoglioso dell’aver rimesso in riga la moglie, quando fu fermato da un uomo sconosciuto.
— Scusi se la fermo così, senza tanti complimenti! — sorrise l’uomo, imbarazzato. — Era con lei una ragazza prima…
— Mia moglie, perché? — chiese aggrottando le sopracciglia Massimo.
— Nulla — disse l’uomo con un sorriso falsamente gentile. — Ma per caso sua moglie si chiama Valeria Melnik?
— Valeria, sì. Da nubile Melnik. Perché tutte queste domande?
— E suo padre, di secondo nome, fa Sergio?
— Sì! — rispose Massimo, infastidito. — Ma lei come fa a conoscere mia moglie?
— Scusi la sfacciataggine, è che sono… diciamo, un suo ammiratore!
— Ammiratore, eh? Guarda che ti sistemo le ossa a modo io se non la smetti! Porti rispetto, o ti ritrovi steso!
— Ma no! Ha capito male! Sono ammiratore del suo talento!
— Che talento? Valeria non ha mai parlato di grandi talenti… — rispose Massimo, confuso.
— Eh, ci vuole talento per prendersi la squalifica a vita nel Muay Thai a 18 anni per eccessiva ferocia! Era un vero spettacolo vederla combattere!
— Peccato abbia smesso dopo qualche torneo privato… ma su quel ring era insuperabile!
Le mani di Massimo tremavano tentando di riprendere il cellulare caduto sull’asfalto. L’apparecchio si rifiutava di accendersi.
Massimo corse a casa, ansioso:
— Santo cielo, che arrivi in tempo!
Quando la nuova insegnante arrivò al paese, Massimo la notò subito. Giovane, atletica, interessante, spiritosa. E subito assunta alle elementari come prof. di educazione fisica.
Tutti pensarono a una neolaureata di passaggio. Ma aveva venticinque anni ed era qui per restare, da sola, senza famiglia al seguito.
— C’è sotto qualcosa! — confabulavano le donne del paese. — Una così che si rifugia da noi! Per forza nasconde qualche segreto terribile!
— Naaa, magari si è bruciata per amore o ha litigato con i suoi! Ormai in tv se ne vedono di tutti i colori!
Massimo la osservò con prudenza.
— Chi sa che storie si porta dietro? Meglio capire bene prima di buttarsi…
Tra un caffè in sala professori e qualche chiacchiera, emerse la sua storia:
«Miei genitori imprenditori, poi c’è stata una crisi e mio padre voleva sistemare le cose sposandomi con la persona giusta… un tipo che ti avrebbe spento la voglia di vivere. Io ho deciso di prendere e scappare!»
— E adesso veramente sei tutta sola? — chiese una collega sorpresa.
— Meglio cavarsela da sé che vendersi! – rise Valeria.
— Troverai qui il tuo amore — l’appoggiarono i colleghi. — Non sarà grande la città, ma gente perbene c’è!
Quando la storia di Valeria si diffuse, Massimo prese decisione:
— Questa la sposo io! Almeno non ha parenti intorno! Gli altri ormai sono tutte viziate! Una moglie così fa al caso nostro.
Così Massimo la portò a casa con la famiglia al seguito:
— Siamo una grande famiglia! Ci aiutiamo tutti! — spiegò la suocera.
— Da noi le regole sono queste e vanno rispettate! — aggiunse con tono solenne.
— Va bene tutto, basta che con me ci sia rispetto, — ribatté Valeria.
Ma, dopo un mese, la libertà a Valeria l’avevano già tagliata: solo lavoro e supermercato. Tutte le altre richieste? Nulla da fare. Il grosso del peso cadeva sempre su Valeria e la suocera: il marito e il cognato sempre assenti per lavoro, il suocero a dare direttive e poco altro.
Se Valeria chiedeva dello svago: «Niente amici, niente uscite, non si fa in paese! Sei prof, ti possono cacciare!»
Però Valeria non ci stava: faceva il suo, ma pretendeva giustizia e rispetto. «Si lavora tutti, oppure non lascio che mi sfruttino!»
Passarono due anni e mezzo di matrimonio e Valeria era ancora una combattente. Tutti insoddisfatti tranne lei, che non mollava. Ci pensò il clan di famiglia a ideare la lezione: Massimo doveva portarla in centro, poi lasciarla tornare sola a casa, dove la famiglia l’attendeva per sistemare le cose.
Ma l’esperimento non riuscì.
Quando Massimo arrivò di corsa, la scena era incredibile. Il fratello con il braccio rotto, il padre a terra svenuto, la madre colpita da una porta e con la maxi-mattarello spezzato a metà. E Valeria, tranquillamente, seduta in cucina a bere il tè.
— Amore, sei venuto per la tua parte? — scherzò Valeria.
— N-no…
— Allora non so cosa offrirti… Forse un po’ di giustizia in famiglia?
— Eh, dovevi avvertire prima! — sbottò Massimo.
— Conosco i miei limiti. Ognuno ha avuto quello che cercava!
— E adesso come viviamo insieme dopo questo? — chiese Massimo stremato.
— Felici, forse! Di sicuro con più giustizia! E non pensare al divorzio: sono incinta. E nostro figlio avrà un padre!
— Va bene, amore mio… — deglutì Massimo.
Da allora cambiano le regole in casa, e finalmente regnarono serenità e rispetto. E nessuno più osò mancare di rispetto a Valeria! Vai a casa! Parleremo lì, tra di noi! sbottò irritato Massimo. Non mi va di dare spettacolo davanti a tutti!
— Torna a casa subito! Con te parlo lì! — sbottò infastidito Massimo. — Non mi va proprio di dare spettacolo in mezzo alla gente!
— E va bene! — sbuffò Valeria. — Come se fossi chissà chi!
— Valeria, non farmi perdere la pazienza! — la minacciò Massimo. — Parleremo a casa! — Uhh, che paura! — lei si scostò la treccia e si avviò verso casa.
Massimo aspettò che Valeria si allontanasse, poi tirò fuori il cellulare e parlò nel microfono:
— Sì, è partita verso casa! Fatela accomodare come abbiamo detto! E giù in cantina, giusto per rimettere in riga la sua testolina! Arrivo tra poco!
Massimo infilò il telefono in tasca e stava per entrare nel negozio, orgoglioso dell’aver rimesso in riga la moglie, quando fu fermato da un uomo sconosciuto.
— Scusi se la fermo così, senza tanti complimenti! — sorrise l’uomo, imbarazzato. — Era con lei una ragazza prima…
— Mia moglie, perché? — chiese aggrottando le sopracciglia Massimo.
— Nulla — disse l’uomo con un sorriso falsamente gentile. — Ma per caso sua moglie si chiama Valeria Melnik?
— Valeria, sì. Da nubile Melnik. Perché tutte queste domande?
— E suo padre, di secondo nome, fa Sergio?
— Sì! — rispose Massimo, infastidito. — Ma lei come fa a conoscere mia moglie?
— Scusi la sfacciataggine, è che sono… diciamo, un suo ammiratore!
— Ammiratore, eh? Guarda che ti sistemo le ossa a modo io se non la smetti! Porti rispetto, o ti ritrovi steso!
— Ma no! Ha capito male! Sono ammiratore del suo talento!
— Che talento? Valeria non ha mai parlato di grandi talenti… — rispose Massimo, confuso.
— Eh, ci vuole talento per prendersi la squalifica a vita nel Muay Thai a 18 anni per eccessiva ferocia! Era un vero spettacolo vederla combattere!
— Peccato abbia smesso dopo qualche torneo privato… ma su quel ring era insuperabile!
Le mani di Massimo tremavano tentando di riprendere il cellulare caduto sull’asfalto. L’apparecchio si rifiutava di accendersi.
Massimo corse a casa, ansioso:
— Santo cielo, che arrivi in tempo!
Quando la nuova insegnante arrivò al paese, Massimo la notò subito. Giovane, atletica, interessante, spiritosa. E subito assunta alle elementari come prof. di educazione fisica.
Tutti pensarono a una neolaureata di passaggio. Ma aveva venticinque anni ed era qui per restare, da sola, senza famiglia al seguito.
— C’è sotto qualcosa! — confabulavano le donne del paese. — Una così che si rifugia da noi! Per forza nasconde qualche segreto terribile!
— Naaa, magari si è bruciata per amore o ha litigato con i suoi! Ormai in tv se ne vedono di tutti i colori!
Massimo la osservò con prudenza.
— Chi sa che storie si porta dietro? Meglio capire bene prima di buttarsi…
Tra un caffè in sala professori e qualche chiacchiera, emerse la sua storia:
«Miei genitori imprenditori, poi c’è stata una crisi e mio padre voleva sistemare le cose sposandomi con la persona giusta… un tipo che ti avrebbe spento la voglia di vivere. Io ho deciso di prendere e scappare!»
— E adesso veramente sei tutta sola? — chiese una collega sorpresa.
— Meglio cavarsela da sé che vendersi! – rise Valeria.
— Troverai qui il tuo amore — l’appoggiarono i colleghi. — Non sarà grande la città, ma gente perbene c’è!
Quando la storia di Valeria si diffuse, Massimo prese decisione:
— Questa la sposo io! Almeno non ha parenti intorno! Gli altri ormai sono tutte viziate! Una moglie così fa al caso nostro.
Così Massimo la portò a casa con la famiglia al seguito:
— Siamo una grande famiglia! Ci aiutiamo tutti! — spiegò la suocera.
— Da noi le regole sono queste e vanno rispettate! — aggiunse con tono solenne.
— Va bene tutto, basta che con me ci sia rispetto, — ribatté Valeria.
Ma, dopo un mese, la libertà a Valeria l’avevano già tagliata: solo lavoro e supermercato. Tutte le altre richieste? Nulla da fare. Il grosso del peso cadeva sempre su Valeria e la suocera: il marito e il cognato sempre assenti per lavoro, il suocero a dare direttive e poco altro.
Se Valeria chiedeva dello svago: «Niente amici, niente uscite, non si fa in paese! Sei prof, ti possono cacciare!»
Però Valeria non ci stava: faceva il suo, ma pretendeva giustizia e rispetto. «Si lavora tutti, oppure non lascio che mi sfruttino!»
Passarono due anni e mezzo di matrimonio e Valeria era ancora una combattente. Tutti insoddisfatti tranne lei, che non mollava. Ci pensò il clan di famiglia a ideare la lezione: Massimo doveva portarla in centro, poi lasciarla tornare sola a casa, dove la famiglia l’attendeva per sistemare le cose.
Ma l’esperimento non riuscì.
Quando Massimo arrivò di corsa, la scena era incredibile. Il fratello con il braccio rotto, il padre a terra svenuto, la madre colpita da una porta e con la maxi-mattarello spezzato a metà. E Valeria, tranquillamente, seduta in cucina a bere il tè.
— Amore, sei venuto per la tua parte? — scherzò Valeria.
— N-no…
— Allora non so cosa offrirti… Forse un po’ di giustizia in famiglia?
— Eh, dovevi avvertire prima! — sbottò Massimo.
— Conosco i miei limiti. Ognuno ha avuto quello che cercava!
— E adesso come viviamo insieme dopo questo? — chiese Massimo stremato.
— Felici, forse! Di sicuro con più giustizia! E non pensare al divorzio: sono incinta. E nostro figlio avrà un padre!
— Va bene, amore mio… — deglutì Massimo.
Da allora cambiano le regole in casa, e finalmente regnarono serenità e rispetto. E nessuno più osò mancare di rispetto a Valeria! Vai a casa! Parleremo lì, tra di noi! sbottò irritato Massimo. Non mi va di dare spettacolo davanti a tutti!
Caro diario, oggi sono entrato nella sala parto dellOspedale San Raffaele a Milano per osservare il tracciato
Ho 60 anni. Ormai non mi aspetto più che amici o parenti vengano a trovarmi nella mia casa.
**Diario Personale** «Valentina?» Non mi aspettavo di vedere la sorella del mio ex marito sulla soglia
Che cosa ti ha detto la veggente, eh? la padrona della casetta accogliente lanciò unocchiata tagliente
Il cuore di una madre Stefano sedeva al tavolo della cucina, racchiuso da una luce soffusa e tiepida
Mamma, tuo figlio è adulto!
Ecco cosa ho detto a mia suocera, dopo che per l’ennesima volta ha chiesto a suo figlio — che la settimana scorsa ha compiuto 30 anni — quali mutande indossasse. Lei controlla ogni suo movimento e pensa che io non valga niente. Mi sconvolge il modo in cui domina la vita di suo figlio, ma ne ho abbastanza: mio marito è pronto a lasciare il lavoro se a sua madre non piace dove lavora e quando cerca un nuovo impiego, lei gli dà i soldi. È benestante, certo, ma io non voglio vivere alle spalle altrui con un marito sano e in forze.
Un giorno dovevamo andare a un matrimonio: mio marito si è comprato un abito elegante a buon prezzo, ma lei si è infuriata perché non era di marca e gli ha dato i soldi per comprarne uno nuovo. Di recente ci ha regalato un appartamento, ma l’ha intestato a sé stessa e lo sta arredando secondo i suoi gusti: come potrei sentirmi a casa mia, se non posso nemmeno scegliere la tavoletta del bagno?
Dovremmo esserle grati, ma sembra che lo faccia apposta per farci sentire inferiori. Fa tutto per suo figlio — e a lui pare andare bene, visto che non le dice mai nulla.
Qualche settimana fa è venuta a trovarmi mia madre, che vive in campagna e avrebbe dovuto fermarsi da noi. Ma quando mio marito l’ha vista, ha detto: “Offriamo un tè a mamma e poi la accompagniamo in taxi da una zia”, tutto su ordine della suocera che voleva tenermi lontana da mia madre, per paura che mi influenzasse negativamente. Mia mamma conosce altri parenti in città, ma era venuta da me — e da me doveva restare.
Sapete che ho fatto? Mi sono preparata le valigie e sono partita con mia madre. Non mi sono pentita nemmeno per un secondo: finalmente ho smesso di piegarmi a qualcuno. Mai legarsi a un mammone, non ne vale la pena! Mamma, tuo figlio è un adulto! Proprio così mi sono rivolta a mia suocera, perché per lennesima volta
Come mia suocera ci ha portato via nostro figlio Da quando nostro figlio si è sposato, sembra quasi che
Alessio, ma ti sei bevuto il cervello? Che vuol dire: me ne vado?
-Sì, proprio così. È da un po’ che ho un’amante! È più giovane di me di 16 anni! E ho deciso che con lei starò meglio!
-Potrebbe essere tua figlia!
-Nemmeno per sogno! Ha già 20 anni.
Alessio si avvicinò a lei.
-E poi il papà di Valeria è ricchissimo. Finalmente potrò vivere come ho sempre sognato! Hai capito? E poi mi darà anche un figlio, cosa che tu non hai fatto!
Ogni sua parola era una pugnalata per Tania. Lei sapeva che, prima o poi, sarebbe successo: non avevano figli.
Ma non avrebbe mai pensato che sarebbe avvenuto in modo così umiliante.
Quindici anni di matrimonio buttati così. Tania pensava che in una famiglia il rispetto venisse prima di tutto.
-Tania, almeno una lacrima potresti versarla, per decenza. Mi fai sentire in colpa, così impassibile.
La donna sollevò fiera il mento.
-Perché dovrei piangere? Sono contenta per te! Seriamente! Almeno uno di noi realizzerà i propri sogni.
Alessio smorfeggiò.
-Perché mi parli sempre dei tuoi pennelli? Non è neanche un lavoro quello, è niente!
-Sarà pure solo un hobby. Però, se io lavorassi di meno e tu guadagnassi qualcosa in più, potrei dedicarmi a ciò che amo.
-Per favore. Cos’altro dovresti fare? Comunque i figli non me li puoi dare. Lavora e basta!
Si voltò verso Alessio, che provava a chiudere la valigia.
-E la tua nuova… Passione? Non lavorerà, come vivrai? Neanche tu sei uno stakanovista.
-Questi non sono affari tuoi! Ma siccome oggi sono di buon umore, te lo dico: dovremo arrangiarci con i nostri soldi solo per un po’. Quando Valeria sarà incinta, suo padre ci riempirà di soldi! Anche prima ci basterà, non preoccuparti!
Valigia chiusa. Alessio sbatté la porta e uscì di casa. Tania, da sempre insofferente ai rumori forti, si irrigidì. Tornò verso la finestra.
Sotto casa era parcheggiata una fiammante auto rossa. Da lì corse fuori una ragazza che si gettò tra le braccia di Alessio.
Ovviamente, tutte le nonnine del palazzo fissarono la scena. Bel modo di andarsene, davvero: anche la figuraccia mi doveva risparmiare.
Eppure, in quel momento, Tania sentì un insolito sollievo. La loro vita era ormai una farsa.
Alessio ormai dormiva quasi sempre fuori. Tania aveva capito, ma non riusciva a rompere quel groviglio che chiamavano famiglia.
Prese il telefono.
-Rita, ciao. Progetti per stasera?
L’amica rimase sorpresa.
-Tania! Ma che, sei uscita dalla tua depressione?
-Ma dai! Nessuna depressione, solo un po’ di malinconia. Vuoi venire fuori stasera? Beviamo qualcosa, chiacchieriamo: c’è un motivo per festeggiare.
Un attimo di silenzio.
-Tania, tutto bene? Che pasticche hai preso oggi? Per caso hai la febbre o mal di testa?
-Rita, basta!
-Se sei seria, io vengo volentieri! Sono stanca di vederti col muso lungo. Ma…
-Che c’è? Non puoi venire?
-Non è quello. Ma Alessio ti lascia uscire? E chi gli porta la cena sul divano? Chi gli soffierà il naso?
-Rita, alle sette, al “Diamante”!
Tania chiuse la chiamata. Un giorno finirà per strozzare Rita. E quel giorno, è vicino.
Rise tra sé. Ha questa sensazione fin dal primo incontro, ma la loro amicizia non ne ha mai risentito.
Afferra la borsa ed esce di corsa. E dire che era già mezzogiorno e le restava un sacco da fare.
Rita guardava l’orologio, impaziente. Tania non era mai in ritardo, e ora erano già cinque minuti…
Quando entrò in sala, Rita restò a bocca aperta. Così come molti altri clienti.
Tania aveva sempre portato i capelli lunghi raccolti in uno chignon. Ora sfoggiava un caschetto chiaro, corto.
Tania non si truccava mai, massimo un po’ di mascara. Ma ora aveva un trucco spettacolare, perfetto.
In più, niente pantaloni: indossava un abito svolazzante molto più rivelatore di qualsiasi jeans aderente.
-Tania, ma… sei una nuova persona!
Trionfante, Tania si sedette.
-Ti piace?
-Altroché! Sembri più giovane di dieci anni. Dimmi che hai cacciato Alessio!
-Non posso dirtelo: è stato lui ad andarsene.
Si guardarono… e scoppiarono a ridere.
Dopo mezz’ora un cameriere portò loro da bere, offerti da un signore più grande di qualche anno.
Rita lanciò a Tania un’occhiata furba.
-Vedi? Ci sono subito i corteggiatori!
Tania fece cenno e invitò l’uomo al tavolo. Rita era scioccata.
-Sei davvero irresistibile stasera!
Si fermarono fino a tardi. Si chiamava Igor, era simpatico, intelligente, brillante, e parecchio affascinante.
Accompagnata Rita al taxi, Igor si offrì di portare a casa Tania.
-Seguirei te a piedi da una parte all’altra della città! Avrei anche la macchina, ma stasera meglio di no.
-Non serve, abito a due isolati da qui.
Arrivarono che albeggiava, dopo una passeggiata e mille chiacchiere.
-Tania, posso chiederti per cosa stavate festeggiando? È il tuo compleanno? Così ti faccio un regalo!
-No… Forse sì, in un certo senso. Mio marito mi ha appena lasciata, ieri.
Sorrise con il suo miglior sorriso. Igor la guardò stupito.
-Tania… sei incredibile.
Dopo tre settimane le due amiche erano di nuovo al bar.
-Tania, come va con Igor?
Lei sorrise radiosa.
-Rita, credo non sia mai stata così felice. Gli dico tutto senza problemi. E le mie preoccupazioni non lo spaventano affatto.
-Ma… c’è qualcosa che non va?
-Niente di che… Alessio non si rassegna: mi ha mandato l’invito al suo matrimonio.
-Ah… perché mai?
-Secondo me vuole vedermi distrutta, piangente. O per vantarsi con la nuova moglie.
-Che idiota… Portati Igor. Salutate, vi fate vedere e ve ne andate. L’importante è farlo rosicare!
…Alessio guardava Valeria.
-Sei bellissima…
-Lo so. Ma secondo te papà ci sarà?
-Come può perdersi il matrimonio di sua figlia?
-Già, la figlia… Solo che da un anno non mi dà una lira! Dice che devo imparare a lavorare. Bel padre…
Lui la tranquillizzò.
-Non preoccuparti, verrà. Alla fine sei sua figlia!
Hanno fatto il matrimonio a rate. Alessio e Valeria erano sicuri che il padre l’avrebbe perdonata e riaperto il portafoglio.
-Ascolta, ma secondo te la tua ex verrà?
-Ci credi che sì! Mi ha chiamato ieri.
-Non ci posso credere!
-Giuro! Secondo me chiederà di tornare insieme.
-Speriamo! Adoro questi drammi!
Quando Tania spiegò a Igor che cosa voleva da lui per la cerimonia, lui rise sorpreso.
-A che ora sarebbe il matrimonio?
-Alle due. Hai altri impegni?
-E come si chiama il tuo ex?
-Alessio. Perché?
-Mamma mia, il mondo è piccolo. Certo che ci vengo!
Gli svelò tutto solo lungo la strada. Tania era talmente sorpresa che non provò nemmeno a cambiare programma.
Arrivarono insieme davanti al tavolo degli sposi, Tania a braccetto con Igor e un bel sorriso sulle labbra.
Alessio e Valeria sembravano tutto meno che felici. Si avvicinarono.
Valeria sussurrò:
-Papà?
Alessio balbettò:
-Tania?
Faticava a riconoscerla: mai avrebbe creduto che sua moglie potesse brillare così.
Igor regalò un mazzo di fiori alla sposa e disse:
-È bello vederti finalmente sistemata. Tanto io e Tania partiamo presto per il nostro viaggio intorno al mondo.
Poi si rivolse ad Alessio:
-Sai, anche tua suocera si merita un po’ di riposo! Quindi ti lascio mia figlia in custodia. Scusa, ma dobbiamo scappare.
Uscirono. Tania voleva ridere, ma temeva la reazione di Igor. Ma lui si voltò verso di lei.
-Ora non puoi più scappare: dovrai sposarmi!
Tania si mise a pensare, poi con tono serio:
-Se bisogna, bisogna…
Si abbracciarono e si avviarono verso la macchina. Igor era già al telefono per prenotare due biglietti per una meta calda, con il mare. Matteo, io proprio non ti capisco. Sei impazzito? Che cosa vuol dire me ne vado? -Vuol dire che me ne
**Un giorno per me** **Parte 1: Il ritorno** Il tramonto scendeva lentamente sul quartiere, tingendo