Mi ha lasciato solo a tavola, con tutto pronto, ed è corso a festeggiare con gli amici in garage. –
Non avrei mai pensato che la persona capace di farmi più male sarebbe stata la mia migliore amica: dopo dieci anni in cui ha dormito a casa mia, ha pianto con me, conosceva paure, fallimenti e sogni, le confidavo tutto. Il giorno in cui ho incontrato un uomo nuovo, gliel’ho raccontato subito. Sembrava che fosse felice per me, ma c’era sempre qualcosa di strano nelle sue parole: mai “sono felice per te”, ma “fa’ attenzione”; invece di dirmi “che bello”, commentava con “non ti illudere”. Dopo poche settimane sono iniziati i paragoni: diceva che lui era uguale ai miei ex, che finivo sempre con lo stesso tipo di uomo. Se mi scriveva spesso, per lei era troppo, se non lo faceva abbastanza, era sicuramente con un’altra. Poi una sera siamo usciti insieme tutti e tre: bastò un attimo in cui li vidi parlare troppo vicini perché iniziassi a dubitare. Quella notte lei mi scrisse che lui era stato “troppo carino” con lei e che la cosa le sembrava sospetta. Da quel momento peggiorò tutto: ogni sera che vedevo lui, lei si offendeva e diceva che stavo trascurando l’amicizia, ma poi rifiutava sempre di vedermi quando la invitavo. Un giorno mi mostrò messaggi “anonimi” e pettegolezzi sulle presunte altre relazioni di lui, senza prove, solo insinuazioni. Cominciai a litigare con lui, a dubitare di tutto, a controllare il suo telefono. Poco tempo dopo, ci siamo lasciati. Il peggio però doveva ancora arrivare: un mese dopo ho scoperto che la mia “migliore amica” vedeva lui, prima per “chiarire”, poi per un caffè, infine si sono messi insieme. Quando la ho affrontata, non si è nemmeno scusata: anzi, ha detto che la colpa era mia. Lui mi ha solo detto: “Ho fatto quello che tu non hai saputo proteggere.” Ho capito che la sua non era preoccupazione, ma competizione. Oggi non ho più né lui né lei, ma ho finalmente chiaro chi sono gli amici veri: non chi ti ascolta, ma chi spera di vederti felice. Alcuni aspettano solo il momento giusto per buttarti giù. Non avrei mai immaginato che la persona capace di farmi più male nella vita sarebbe diventata la mia
Il destino tese una mano Pareva che la famiglia di Graziana fosse ben ordinata: papà Marco e mamma Lucia
Basta! Adesso scegli: o me, o tuo fratello con la sua schiera di ragazzotte! Hai davvero passato ogni limite.
Non voglio il copione di mia madre Ho sempre pensato che tra me e mia madre non ci fossero segreti.
Tutto ciò che accade, accade per il meglio
Inga Vittorovna, madre di Vlada, ha cresciuto la figlia a propria immagine e somiglianza, pretendendo da lei sempre obbedienza e perfezione. “Per raggiungere i miei stessi risultati – ripeteva severa – devi seguire la strada che ti indico, senza mai deviare. Mi hai capita, vero?” Vlada, che amava profondamente la madre, cercava in tutto di accontentarla, anche a scapito di sé stessa. Così, tra perfezionismo, sacrifici e il desiderio di non deludere la famiglia, si diplomò con il massimo dei voti e fu ammessa all’università della propria città, come imposto dalla madre. Ma il destino aveva altri piani: la passione per un ragazzo incontrato fra i corridoi dell’ateneo, il matrimonio precoce, e infine una dolorosa separazione. Provata, Vlada decide di ribellarsi alle aspettative e al controllo materno, lasciando lavoro e famiglia. Una banale caduta per strada, però, le fa incontrare Eugenio, un giovane premuroso che la aiuta senza esitazione. Tra piccoli gesti di gentilezza e nuove scoperte, Vlada trova il coraggio di scegliere la propria felicità: si sposa di nuovo, diventa madre e, alla domanda su come abbia trovato un marito così speciale, sorride e risponde: “Mi ha raccolta sulla strada…”. Una storia che ci ricorda: in fondo, tutto ciò che accade, accade davvero per il meglio. Tutto quello che succede, succede per il meglio Ines Vittoria era una mamma modello a modo suo: aveva
28 aprile, 2025 Diario di Vittoria Ho promesso a me stessa che avrei restituito tutto, ma questa settimana
Dopo venticinque anni di matrimonio, io e Giuseppe ci ritroviamo ancora insieme, ormai abituati alla
Ho smesso di cucinare e pulire per i miei figli adulti il risultato mi ha sorpresa Mamma, come mai la
Conosci il tuo posto, donna Davide, ti ho già spiegato mille volte chiuse il portatile Antonella e si
A volte sembra proprio che incontriamo le persone sbagliate e ci leghiamo a chi non dovevamo.
Dai, lo sai che papà ha la sciatica, no? Non può dormire sul divano, si sveglia dritto come un ferro da stiro!
La suocera pretese il duplicato delle chiavi di casa nostra, ma mio marito si schierò dalla mia parte
12 ottobre 2025 Oggi ho avuto la sensazione di rivivere ancora una volta lintera trama di quella giovanile
Ho smesso di parlare con mio marito dopo il suo comportamento al mio compleanno, e per la prima volta l’
Mamma, ti prego, solo per qualche giorno. Non so più che fare. Luca è ammalato, devo andare al lavoro
Dai, Ilaria, ti prego! È una questione di vita o di morte, davvero! Non so più a chi chiedere.
Oh mamma mia, Rosanna, ma ci risiamo? Ma non avevamo detto che la casa in campagna devessere un posto
Pietro se ne è andato per una donna più giovane. Non ho pianto. Mi sono seduta, ho inspirato a fondo
Diario di Giulia Ferraro Dicembre, Milano Tre giorni prima che una vecchia cartolina cambiasse la mia
Altro che magia!
Il Capodanno si avvicinava con l’impeto di un treno in corsa — e a Elena mancava il respiro, come chi sta su un binario senza biglietto, senza speranze e senza briciole di felicità, né tantomeno quell’atmosfera festosa che tutti aspettano.
E perché mai aveva invitato ospiti? Chi avrebbe mai voglia di accogliere il nuovo anno con una sfigata?
***
La mattina del 31 dicembre cominciò con una catastrofe casalinga: dopo dieci anni di onorata carriera, la lavatrice decise di andare in pensione allagando il bagno.
Trovare un idraulico alla vigilia di Capodanno fu un’impresa. Elena ce la fece comunque, sprecando tempo e nervi, sperando che le sfortune fossero finite lì.
Ma…
Quel pomeriggio il gatto rosso Basilio, autoproclamato buongustaio, si mangiò tutta la mortadella pronta per l’insalata russa, lasciando alla padrona solo piselli tristi e cetriolini sott’aceto.
Non pago, il delinquente attaccò anche una cinciallegra che si era posata sul davanzale aperto…
Un enorme ficus crollò dal davanzale, tirandosi dietro l’albero di Natale e spegnendo per sempre la vecchia, amata catena luminosa.
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Cocci di vaso e palline di Natale — che Elena conservava dall’infanzia — si mescolarono alla terra…
A fatica tratteneva le lacrime, sistemando quel campo di battaglia.
Poi un fiasco rotto, pollo bruciato e, alla fine, la goccia che fece traboccare il vaso: a ospiti ormai quasi arrivati, Elena si accorse inorridita di non aver comprato il panettone. In panico, chiamò la sorella.
– Katia, è una tragedia! Niente panettone!
– Tranquilla! – rispose una voce allegra, – sono appena arrivata sotto casa, scendi! Lo rimediamo in un attimo.
– Ma dove sei?
– Davanti al portone, te l’ho detto!
Scese di corsa e trovò, accanto all’auto di Katia, la sua migliore amica Maria con un sacco gigante e la zia Giulia — con una ciotola di insalata di nervetti.
– La s’alata in gelatina… e in quantità industriale? – sgranò gli occhi Elena.
– Non si sa mai! – tuonò solenne la zia, da sempre prodiga di consigli non richiesti – vi conosco, altro che cucina italiana tradizionale! Abbiamo tutta la notte! C’è almeno l’insalata russa?
Elena alzò le spalle amareggiata…
Mentre le ragazze andavano in cerca del dolce, Maria appese il serpentone di stelle filanti — e Basilio, infaticabile, si attorcigliò come una creatura extraterrestre.
A liberarlo pensò il marito di Katia, Igor, appena tornato dal lavoro, giusto in tempo.
Basilio si lasciò prendere, ma appena vide Elena, le corse incontro con slancio, lasciando a Igor sulla mano un ricordo… sanguinolento.
Pronta la disinfestazione, Igor si offrì di aiutare in cucina. Il suo contributo? “L’insalata è uno stato d’animo, non una ricetta”, filosofava; a Katia e Elena bastava.
– Ma cos’è questa scatola? – gridò da un’altra stanza Maria – C’è scritto Buon Anno! Oh, ci sta anche una nota: “Da aprire solo a mezzanotte. Nonna Valeria”.
Elena arrivò di corsa:
– Oddio, l’avevo dimenticata! Katia, era della nonna! Prima di partire disse di aprirla a Capodanno, verso le due. Prometteva sorpresa.
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– Chissà che c’è? – Katia guardava incuriosita – Dai, apriamola adesso!
Ma Elena scosse la testa:
– Sei matta? Poi ci controlla a distanza! E se ha messo qualche trucco o lucchetto segreto? Facciamo come ha detto la nonna. Pazienta!
L’attesa crebbe. Anche zia Giulia si sedette vicina, occhi puntati sulla misteriosa scatola.
***
Poi ascoltarono il Presidente, brindarono con spumante, si godettero “l’insalata del gatto”, risero, litigarono e finalmente…
– Sono le due? – chiese Elena – Allora è il momento! – Solenne, sollevò la scatola, – Sorpresa di nonna Valeria!
A Igor, unico uomo, toccò l’onore dell’apertura.
Girò qualcosa, tolse il coperchio.
Dentro, sopra l’ovatta, non c’erano soldi né vecchie foto, ma decine di piccoli biglietti arrotolati e legati con nastrini colorati. Ogni biglietto con un nome.
– Ma che sono? – Igor non capiva.
Elena aprì il suo: c’era scritto “Elena”, lesse ad alta voce:
– Elena, tesoro mio. Di nuovo qualcosa è andato storto? Lavatrice rotta? Il gatto ha mangiato l’insalata? Non è grave! Ogni problema è solo la scusa per ordinare una pizza e accendere la tua serie preferita. Il pandoro lo compri domani. L’importante è avere intorno chi aiuta a finirlo. Ti voglio bene fino alla luna e ritorno. Nonna Valeria.
Un secondo di silenzio, poi scoppiarono tutti a ridere.
Elena rise fino alle lacrime.
– Come ha fatto… come ha saputo?
– È magia, – sussurrò zia Giulia.
– Dai, la mia ora! – Katia allungò la mano.
Aprì:
– Katia, cara. Lascia stare i litigi con Igor per le sciocchezze. Abbraccialo, che è un bravo marito, anche se parla troppo. E se inizia di nuovo, bacialo: è l’arma migliore contro la logica maschile. Un bacio a tutti e due.
Igor si fece rosso come un peperone e baciò Katia tra gli applausi.
Maria, a sua volta:
– Maria, bellezza. Cerca l’amore in biblioteca, o al supermercato sotto casa. La gente giusta non indossa pantaloni super attillati! E basta tingerti i capelli di viola — stai benissimo al naturale!
– Ma come fa a saperlo? Appena ieri ho cambiato colore! – sussultò Maria.
Infine, fu il turno di zia Giulia. Lesse con cura, come un segreto militare.
– Giulia, tesoro. Sei la più saggia, aggiornata su tutto. Ma c’è un segreto: gentilezza e buoni consigli vanno bene, ma a volte basta tacere e prendersi una fetta di panettone. Ti abbraccio forte.
Il volto di Giulia si fece paonazzo. Mormorò qualcosa, prese una fetta di panettone e per la prima volta dopo anni non consigliò nulla a nessuno.
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Risate e chiacchiere durarono fino a mattina.
Le ragazze chiamarono la nonna Valeria in videochiamata — lei, seduta in poltrona in un’altra città, sorrise: “Carissimi! Sono così felice che vi sia piaciuta la sorpresa. Altro che magia! Vi conosco semplicemente bene. E vi voglio un mondo di bene!”
La mattina dopo, sistemando tutto, Elena raccolse i biglietti in un barattolo e lo mise ben in vista. Non erano solo auguri: era la ricetta per la felicità della nonna. Non temere il caos, ride delle sfortune, apprezza chi hai accanto, e mangia ciò che vuoi — senza esagerare! Soprattutto, ricorda: il regalo più bello è sapere che da qualche parte c’è qualcuno che ti ama e ti capisce. Sempre. Niente magia Il Capodanno si avvicinava alla velocità di un Frecciarossa in ritardo: in fretta e senza pietà.
Nuora sopporta la suocera, guarda che succede Gemelli!? sfuggì a Patrizia Rossi. La donna si sforzava
Ritornò dopo un anno di silenzio. Chiese, con voce appena un sussurro, se poteva ancora essere mio marito.
Eco nella notte Era poco prima del Natale quando Assunta Giuliani fu ricoverata al Centro di Riabilitazione.
Mi ha lasciata per una più giovane. Poi, qualche giorno dopo, ha chiamato chiedendo se potesse tornare.