La chiave girò nella serratura e Chiara, cercando di fare meno rumore possibile, scivolò in casa. Nell’
Loredana Bianchi non sapeva più dove andare. Non cera davvero alcun posto. «Potrei dormire qualche notte
Tre destini spezzati Vediamo un po qui cè sicuramente qualcosa di interessante! Tutto inizia durante
Il Gran Teatro di Bologna scintillava sotto le luci della sera. Era la serata inaugurale del Festival
Ciao, ti raccontò quello che è successo dopo la sepoltura di Giuseppe, mio marito. Il figlio, Andrea
La strada verso lumanità Matteo era al volante della sua nuova auto scintillante quella stessa che aveva
**Diario di Marco** “Tu… non ci credo! È impossibile! Il tuo dannato lavoro, le tue chiamate
La lezione per una moglie Basta, non ne posso più! sbottò Riccardo lanciando il cucchiaio sul tavolo
Un saluto dalla moglie Amore, puoi venirmi a prendere al lavoro? chiese Alessia con voce stanca al telefono
La panchina nel cortile Vittorio Stefani uscì nel cortile poco dopo l’una. Un leggero mal di testa
Mi sforzai di asciugare le lacrime mentre mi osservavo allo specchio. No, non mi sarei lasciata abbattere.
Ricordo ancora quella giovane donna che, con un sorriso di sirena, ha strappato via dal mio marito di
La sentenza familiare fu pronunciata dalla figlia maggiore, Ginevra. Con il suo carattere pungente e
La vicina ha oltrepassato il limite Giorgia si bloccò sulla soglia di casa, la chiave ancora in mano.
Questo non si discute
– Nina verrà a vivere con noi, questo non si discute, – proclamò Zaccaria, posando il cucchiaio. Non aveva nemmeno assaggiato la cena, segno che si stava preparando a una conversazione seria. – La camera c’è, il restauro è appena finito. Quindi, tra un paio di settimane, mia figlia si trasferirà da noi.
– Non dimentichi nulla? – contò mentalmente fino a dieci, poi chiese Ksenia. – Tipo il fatto che quella camera l’avevamo preparata per il nostro futuro figlio, INSIEME? E ti ricordo che Nina ha una madre, è con lei che dovrebbe vivere.
– Mi ricordo che avevamo parlato di un bambino, – annuì l’uomo, cupo. Sperava che la moglie accettasse senza discutere. – Ma possiamo rimandare di qualche anno. E poi tu devi ancora laurearti, non è il momento. E Nina non vuole fratelli o sorelle. Quanto a sua madre… – Zaccaria fece una smorfia – le tolgo la potestà genitoriale. Per la bambina è pericoloso stare con lei!
– Bambina? – sbuffò Ksenia, alzando un sopracciglio. – Ma non ha dodici anni? Non è proprio una bambina! E dov’è il pericolo, scusa? Che la tua ex non la lascia uscire dopo le dieci? Che la obbliga a fare i compiti minacciando di toglierle il cellulare o internet? La tua ex mi sembra proprio una santa se ancora non ha preso a cinghiate tua figlia!
– Non sai nulla, – ringhiò tra i denti l’uomo. – Nina mi ha fatto vedere i lividi, mi ha mostrato messaggi pieni di insulti e minacce! Non permetterò che rovini la vita a mia figlia!
– La stai rovinando proprio tu adesso, assecondandola in tutto.
Ksenia si alzò dal tavolo, lasciando il brodo quasi intatto. L’appetito era sparito, e vedere il marito imbronciato le causava solo mal di testa. Le avevano detto di non sposarsi troppo in fretta… Viveteci un paio d’anni insieme prima, mettete alla prova i sentimenti… Ma lei era la più furba di tutte! E poi voleva fare colpo sulle amiche…
Perché tutti erano contrari a questa storia? Semplice: per Zaccaria era il secondo matrimonio, era quindici anni più grande e aveva già una figlia quasi adolescente. Tre motivi che insieme erano un disastro.
Le prime due cose, in realtà, non le pesavano. Anzi, le piaceva che lui avesse esperienza di vita. Del divorzio dalla moglie, Alla, parlavano con serenità, e non c’erano rancori.
Ma la terza cosa… Nina. Una ragazzina viziatissima e ribelle che aveva passato praticamente tutta la vita affidata alla nonna: i genitori lavoravano troppo per garantire un futuro a lei. Il divorzio dei genitori non le aveva fatto né caldo né freddo: sapeva che suo padre non l’avrebbe mai lasciata, nemmeno sposandosi di nuovo. Ma il nuovo matrimonio della madre… Non era pronta per quello.
Non solo il patrigno s’era messo a educarla, ma pure la madre, che stava molto di più in casa dopo aver cambiato lavoro, lo sosteneva in tutto.
Coprifuoco, compiti, ripetizioni – Nina era indietro a scuola praticamente in tutte le materie… Tutto questo la faceva infuriare, abituata com’era a passare ore davanti alla tv o al pc. Così infuriare che aveva iniziato a inventare storie assurde per innervosire il padre.
Sì, Nina voleva vivere con il papà, consapevole che, grazie al suo lavoro, sarebbe rimasta spesso libera di fare ciò che voleva. Ksenia neanche la considerava: non le passava nemmeno per la testa di ascoltare una matrigna più grande solo di nove anni.
E per una “vita libera” era pronta a tutto.
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– Nina arriva oggi. Prepara la sua stanza e per favore, cerca di non innervosirla, ha già sofferto abbastanza, – Zaccaria mise la moglie davanti al fatto compiuto mentre sceglieva una cravatta per il nuovo completo. – Se avessi saputo prima che Alla, per colpa di un altro uomo, avrebbe trattato male sua figlia… Ma ormai, tant’è.
– Quindi non hai cambiato idea? Vuoi seriamente portare tua figlia qui? – Ksenia sperava fino all’ultimo che la cosa non si facesse. – E chi la seguirà? Tu torni a casa, quando va bene, alle otto.
– Ci penserai tu, – lui scrollò le spalle. – Non ha tre anni, è autosufficiente.
– Ho la sessione universitaria alle porte, lo dicevi anche tu che dovevo concentrarmi. Che Nina si comporti bene e non mi disturbi. Spero almeno che sappia lavare i piatti e pulire i pavimenti, perché per le prossime due settimane sarà quello il suo compito principale.
– Non è una donna delle pulizie…
– Neanche io, – tagliò corto Ksenia. – Ma se viene a vivere qui, aiuterà in casa. Ti conviene fissare subito le regole con tua figlia.
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– Papà, lasci che lei mi maltratti? Non posso uscire con le amiche, tua moglie mi fa fare tutte le faccende mentre lei se la spassa davanti alla TV!
Ksenia, sentendo per caso la scena, si mise a ridere tra sé. Come no, già tanto se la convinco a fare qualcosa! Prima che si metta a lavorare lei, cambia il mondo!
– Parlerò con Ksenia, promesso. Ma anche tu devi cercare di andare d’accordo con lei. Nina, so che è dura, ma davvero io non posso starci dietro. Cerca di fare amicizia con lei, falle vedere che sei una brava ragazza.
– Va bene, ci proverò, – rispose svogliata Nina, capendo che non avrebbe ottenuto nulla. – Ah, ma è vero che hai comprato una macchina a lei?
– Sì… e allora?
– Così, nulla! E a me hai detto che non avevi soldi extra per mandarmi in vacanza all’estero! Lo sognavo da una vita!
– Da sola non ci puoi andare, hai solo dodici anni, e io devo lavorare. In estate andiamo insieme, tutti.
– Ma io non voglio andarci con tutta la famiglia! Non mi vuoi bene! Perché mi hai portato via da mamma? A tua moglie do solo fastidio, tu sei sempre occupato…
Ksenia non accompagnò oltre. Capì che, in un modo o nell’altro, Nina avrebbe ottenuto quello che voleva. E non solo il viaggio. La furbacchiona voleva liberarsi della “rivale” per i soldi del papà. E probabilmente ci sarebbe riuscita.
Stufa dei musi lunghi del marito, Ksenia decise sul serio: ancora una lite e si separa. Ma prima rovinerà un po’ la festa alla ragazzina, annunciando che anche dopo il divorzio Zaccaria dovrà versare una parte dei suoi soldi. Per il mantenimento.
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Aveva ragione: la serata cominciò con mille lamentele. Le ascoltò e fredda annunciò che chiedeva il divorzio.
– Voglio vivere serena, non essere sempre bersaglio di accuse. E te l’avevo detto: assecondare tua figlia è una pessima idea, – appena vide il sorrisetto compiaciuto di Nina, Ksenia la riportò sulla terra. – E non fare troppa festa, sai? La vita è lunga e può essere imprevedibile. Potrei anche dare a tuo padre un ultimatum: se vuole vedere nostro figlio – si sfiorò la pancia – dovrà rimandarti da tua madre. O qualcosa del genere.
Mentre Nina cercava qualcosa da ribattere e Zaccaria realizzava la situazione, Ksenia prese la valigia e uscì di casa. In realtà non era incinta, voleva solo far preoccupare la ragazzina e dare una lezione all’uomo che non capiva nulla di psicologia dei bambini… Non si discute nemmeno Giulia verrà a vivere con noi, non si discute nemmeno, disse Massimo, posando
Lavorava Martina in un centro termale di Abano, dove doveva arrivare con il treno regionale.
Adesso avrete finalmente un figlio vostro, quindi è tempo che lei torni in orfanotrofio. Quando mio figlio
Senza dovere Ricordo quel giorno come se fosse ieri, anche se ormai sono trascorsi tanti anni.
La vicina ha oltrepassato il limite Giorgia si bloccò sulla soglia di casa, la chiave ancora in mano.
Racconto la storia di Marzia, fin dalla tenera età di cinque anni, quando rimase orfana di corpo e di anima.
Vivremo l’uno per l’altro: una storia familiare di dolore e speranza nell’Italia di oggi
Dopo la perdita della madre, Egidio cerca di ricostruire la propria vita accanto alla moglie Vera e alla figlia Giulia, dividendosi tra lavoro e le cure per l’anziana madre che rifiuta di trasferirsi da loro, a due passi di casa. La sorella minore Rita, donna dura e distante, non si occupa della madre, presa dai suoi viaggi di lavoro e dai problemi con l’ex marito. Alla morte della mamma, la questione dell’eredità del vecchio casale divide i fratelli, ma con insistenza di Vera i soldi della vendita vengono spartiti. Nel frattempo Giulia cresce, arrivano nuove difficoltà: Vera si ammala gravemente e Egidio si trova, insieme alla figlia ancora adolescente, a fronteggiare la lenta agonia della moglie. Tra litigi familiari, solitudine e piccoli gesti di solidarietà, la storia si inasprisce quando Rita tenta un gesto estremo per impossessarsi della casa del fratello, mettendo a rischio anche la vita del proprio figlio Antonio. Nel dolore e nella fatica, Egidio e Giulia trovano la forza di andare avanti, promettendosi di affrontare il futuro insieme, “vivendo l’uno per l’altro”, tra rimorsi, perdono e nuovi sogni. Vivevamo luno per laltro Dopo la morte della madre, Ettore faticò a riprendersi. Era stata ricoverata
Uscendo dallospedale di Roma, Ginevra si trovò di fronte a un uomo che la bloccò la porta. Scusi, disse
**Diario di Roma** La notte calava su Firenze come un manto pesante, carico di presagi. Nuvole grigie
Non ho saputo aspettare
– Chiedo il divorzio, – disse Vera con calma, porgendo una tazza di tè al marito. – Anzi, ho già presentato i documenti.
La donna lo pronunciò con la tranquillità di chi annuncia cosa c’è per cena, come se stesse dicendo: “Stasera pollo con verdure”.
– Posso chiedere… No, meglio non davanti ai bambini, – Arturo, notando i volti preoccupati dei due figli, abbassò il tono. – Cosa ti manca? E non mi dilungo sul fatto che ai bambini serve un padre.
– Davvero pensi che non potrei trovare un altro padre? – sbuffò la donna, roteando gli occhi. – Cosa mi manca? Tutto! Speravo che la vita con te fosse come uno specchio d’acqua quieto, invece sembra sempre una corrente turbolenta!
– Allora, ragazzi, avete finito di mangiare? – Non voleva continuare la conversazione davanti ai figli. – Forza, andate a giocare. E non origliate! – aggiunse Arturo, conoscendo il carattere vivace dei suoi bambini. – Ora possiamo continuare.
Vera serrò le labbra contrariata. Anche adesso deve comandare! Si atteggia sempre a padre dell’anno…
– Mi sono stancata di vivere così. Non voglio passare otto ore al giorno a lavoro, sorridere ai colleghi, fare la splendida con i clienti… Voglio dormire fino a tardi, andare nei negozi di lusso e nei centri estetici. E tu questa vita non puoi darmela. Basta! Ti ho dato dieci anni bellissimi della mia vita…
– Possiamo fare a meno delle frasi fatte? – la interruppe secco Arturo. – Non eri tu, dieci anni fa, che hai fatto di tutto per sposarmi? Io, sinceramente, non avevo tutta questa voglia di matrimonio.
– Ho sbagliato. Può capitare.
Il divorzio fu rapido e silenzioso. Arturo, anche se a malincuore, decise di lasciare i bambini a vivere con la madre, a patto che trascorressero tutti i weekend e le vacanze con lui. Vera accettò subito.
Dopo sei mesi, Arturo presentò ai figli la sua nuova moglie. Allegra, solare e materna, Lucia conquistò subito i cuori dei bambini, che non vedevano l’ora che arrivasse il fine settimana, cosa che irritava tantissimo Vera.
Ma ciò che la mandava davvero su tutte le furie era il fatto che Arturo aveva ereditato una bella somma da uno zio, si era comprato una grande villetta vicino a Como e adesso viveva alla grande. Continuava comunque a lavorare, pagava un assegno di mantenimento modesto, preferendo vestire personalmente i figli e coprirli di gadget moderni. E controllava accuratamente anche quei soldi!
E pensare che le sarebbe bastato resistere solo altri sei mesi… Se Vera avesse saputo… Ora avrebbe avuto tutto!
Forse, però, non è detta l’ultima parola?
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– Facciamo una tazza di tè, come ai vecchi tempi? – sorrise la donna civettuola, avvolgendosi una ciocca attorno al dito. L’abitino corto metteva in risalto le sue forme, il trucco sapiente la ringiovaniva… Vera c’aveva messo tutto l’impegno per essere irresistibile!
– Non ho tempo, – rispose Arturo con uno sguardo freddo alla ex moglie. – I ragazzi sono pronti?
– Stanno cercando delle cose, ci vorranno ancora dieci minuti, lo so bene, – sospirò Vera, senza mollare. – Festeggiamo insieme il Capodanno? Nicola e Yuri hanno addobbato metà pomeriggio l’albero.
– Abbiamo stabilito in tribunale che le vacanze sono mie. E quest’anno festeggiamo in un paesino fantastico sulle Dolomiti: tanta neve, sci, snowboard. Lucia ha organizzato tutto.
– Ma è una festa di famiglia…
– E la festeggeremo, appunto: da famiglia. Se protesti, ti porto via i ragazzi anche legalmente.
Appena la porta si chiuse dietro l’ex marito e i felici bambini, Vera frantumò con rabbia il prezioso servizio da tè, regalo di nozze. Lucia, sempre lei! Ma cosa si mette sempre in mezzo? Fa la santarellina felice di vedere i ragazzi, ma sicuramente conta i giorni per rimandarli a casa. Vera lo sapeva benissimo che figli così vivaci sono una fatica!
E invece… Forse è proprio questa la soluzione. Vera sorrise soddisfatta. Non è ancora finita. Presto tutti i soldi di Arturo saranno nelle sue mani…
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– E questo cos’è? – chiese Arturo alzando il sopracciglio vedendo i bagagli sulla soglia.
– Come, cosa? Le valigie di Nicola e Yuri, – Vera diede una spintarella alla valigia pienissima. – Ho deciso che, visto che ti sei rifatto una vita, è il mio turno. Ma si sa, non tutti gli uomini vogliono figli non propri, quindi i ragazzi vivranno con te ormai. Sono già stata in Comune, manca solo qualche firma. Ma te la sbrighi tu: io parto per una vacanza con un uomo molto interessante.
Lasciando Arturo a fissarla allibito, Vera si avviò lentamente verso l’auto che la aspettava. Vediamo quanto resiste quella “santa” Lucietta… Una settimana? Due? Scommetto due. E Arturo tra i figli e la moglie nuova, sceglierà sicuramente i ragazzi. E tornerà da me. Con tutti i suoi soldi…
Passarono due settimane. Un mese. Due. Ma la chiamata per riprendersi i figli non arrivava. E a sentire i bambini, Lucia non aveva nemmeno mai alzato la voce! Com’è possibile? Quei due diavoletti improvvisamente diventano angioletti? Incredibile!
– Come si comportano i ragazzi? Non sei già stanca di loro? – non resistette, Vera e chiamò l’ex marito.
– Sono bravissimi, non fanno capricci, ascoltano, aiutano, – la voce di Arturo si fece calda, appena si parlò dei figli. – Sono due gioielli!
– Davvero? – trasalì Vera. – E con me facevano sempre il diavolo a quattro…
– Bisogna solo occuparsi di loro, – sbuffò Arturo. – Tu invece stavi sempre appiccicata al telefono. Ah, e te lo dico già: stiamo per trasferirci. Se vuoi, porto i ragazzi con me per le vacanze da te.
– Ma… sono anche i miei figli!
– Sei stata tu a lasciarmeli con la patria potestà, – rise Arturo. – Bella madre, complimenti.
A Vera non restò che mangiarsi le unghie dalla rabbia. Non ha riconquistato il marito (meglio: i suoi soldi), col nuovo corteggiatore è già finita, e ora anche i figli sono lontani. Anche se, a dirla tutta, non le mancano poi più di tanto: è troppo bello godersi il tempo tutto per sé.
Che ingiustizia! Sopportare dieci anni e perdere tutto solo sei mesi prima di una vita agiata…
Che ingiustizia… Non ce lha fatta ad aspettare Sto chiedendo il divorzio disse Serena, calma come se stesse passando il
Lo sposo, Marco, si è sposato con Ginevra di proposito, solo per ferire Martina. Voleva dimostrare a