**Diario Personale** Oggi sono tornato in ufficio con la mente turbata. Le immagini del mercato continuavano
Il gatto rosso correva sul binario e guardava tutti dritto negli occhi. Poi, con un miagolio deluso
La ragazza si prende cura della nonna della vicina; tutti pensano che lo faccia per ottenere uneredità
Caro diario, Oggi ho parcheggiato lauto accanto al vecchio cancello storto di quel campiello in Umbria
– Non è tua figlia, sei proprio cieco?
Frequentavo il mio futuro marito da meno di un anno. Quando ho conosciuto sua madre, non avrei mai immaginato che il suo atteggiamento verso di me e verso nostra figlia, nata dopo il matrimonio, sarebbe stato così sospettoso e negativo. Il problema era che la nostra bambina era una classica bionda con occhi azzurri, mentre mio marito, come suo fratello minore, aveva tratti molto più scuri.
Quando ero ancora in reparto maternità, la suocera mi ha telefonato per congratularsi e voleva conoscere la nipotina. Così ci siamo incontrate. Il suo volto si è subito chiuso e, nel corridoio dell’ospedale, mi ha chiesto senza mezzi termini:
– Cosa, hanno scambiato la bambina?
Tutti intorno ammutolirono, mentre lei aspettava la mia risposta. Imbarazzata, mormorai che era impossibile, perché non avevo mai perso di vista la bambina.
Il secondo commento era scritto chiaro negli occhi della suocera, anche se non lo disse. Ma a casa, seduti insieme vicino alla culla, se ne uscì con:
– Non è tua figlia, sei proprio cieco?
Mio marito rimase scioccato, ma lei continuò a insistere:
– Non ti assomiglia in niente e neppure a sua madre, pensaci… Come mai è così? Sicuramente è di qualcun altro!
Mio marito prese subito le mie difese e accompagnò la suocera alla porta di casa. Ero sconvolta: avevamo atteso tanto questo momento, la gravidanza era stata difficile, ma la nostra bambina era nata sana e io avevo tirato un sospiro di sollievo quando il medico, scherzando, aveva detto:
– Che voce, questa bambina! Sarà sicuramente una cantante lirica, ha dei polmoni straordinari!
Sorrisi, la mia piccola fu messa accanto a me e ci portarono insieme in reparto. Mentre ero rimasta in attesa delle dimissioni, fantasticavo sui futuri Natali in famiglia, pensavo a come li avremmo passati insieme, e invece…
Dopo che la suocera se ne andò, mio marito cercò di calmarmi, ma ormai l’atmosfera si era rovinata. Lei sembrava impazzita: neanche davanti al rifiuto del figlio si arrese, anzi scatenò una vera guerra. Telefonate continue a mio marito, e ogni volta che veniva a casa non mancavano battutine velenose verso di me e la nostra felicità.
Non prese mai in braccio la nipote, cercava di restare sola con il figlio e pretendeva il test del DNA. Diceva di tutto e io sentivo tutto dall’altra stanza. Mio marito la rassicurava che la bambina era sua, che si fidava di me, ma lei rideva:
– Allora, facciamolo questo test!
Una volta non ce l’ho fatta più. Entrai in cucina e dissi:
– Basta con queste sciocchezze, facciamolo davvero, così le compriamo una bella cornice, lo appendiamo sopra il letto e potrà contemplare il risultato: il papà sei tu!
La suocera aveva gli occhi che lanciavano scintille e non seppe cosa replicare. Mio marito mi diede manforte, ma nel tono c’era tanto sarcasmo che il senso era chiaro.
Alla fine il test lo facemmo. Mio marito nemmeno voleva guardarlo, sapeva già la verità, mentre la suocera, lettolo, me lo restituì. Non resistetti:
– Allora, che cornice vuoi ordinare, chiara o scura?
Lei si arrabbiò:
– Mi sta prendendo in giro! Sicuro che il test l’ha fatto qualche amico. Mio figlio minore ha una figlia che gli somiglia: pelle olivastra e occhi scuri, ovvio che è la sua!
Insomma, il test tanto voluto dalla suocera non cambiò nulla. La guerra continuò. Passarono cinque anni, tra discussioni famigliari. Rimasi incinta di nuovo, tre mesi dopo la moglie di mio cognato. Con loro avevamo un bellissimo rapporto, guardavano la suocera ruotare gli occhi ogni volta che insinuava dubbi sulla paternità di nostra figlia.
Dalla cognata nacque una bambina. Tutti andammo a conoscerla dopo le dimissioni e, quando sollevai la copertina, scoppiai a ridere: una copia esatta della nostra! Tutti mi guardarono, io, ancora ridendo, dissi:
– Allora, confessa, anche tu con il mio amante?
Tutti capirono l’ironia e si unirono alle risate. Solo la suocera diventò paonazza. Non disse nulla. Quello fu il punto di svolta. Da allora smise di sparlare, e il giorno che la vidi giocare con le bambole insieme a mia figlia capii che il ghiaccio era rotto.
Oggi mia figlia è la nipote più grande, la preferita, “la nostra bambina”, “la mia fragolina” ecc. Sua nonna la riempie di regali, la vizia e cerca di farsi perdonare gli anni in cui ci vedeva come nemici. Io non porto rancore verso la suocera, ma la ferita è rimasta. Spero col tempo passi. Non è tua figlia, sei proprio cieco? Stavo insieme a mio futuro marito da meno di un anno. Quando conobbi
Non solo una tata Mi chiamo Lorenzo Conti e oggi ho deciso di mettere nero su bianco una delle tappe
«Ti hanno bocciato?»: dopo il licenziamento ho trovato un cane per strada e lho portato con me Tre giorni
«Non voglio un’altra nuora, fai come vuoi tu!» – Così disse la mamma a suo figlio.
Mauro stava per laurearsi e pensava fosse il momento giusto per sposare la sua prima fidanzata del liceo, Martina! Martina era bella, ma anche gentile e intelligente. In quel periodo stava scrivendo la tesi di laurea. I due ragazzi avevano deciso che si sarebbero sposati appena avessero discusso la tesi.
Mauro decise di parlare del matrimonio con sua madre, ma lei non aveva buone notizie per il figlio. La madre gli disse che avrebbe potuto sposare solo Alessia, la ragazza della porta accanto, oppure nessun’altra. Poi gli chiese cosa fosse più importante per lui: la carriera o l’amore? La madre sognava per il figlio un futuro di successo.
Alessia veniva da una famiglia benestante, inoltre era da tempo innamorata di Mauro, ma lui aveva occhi solo per quella Martina che però proveniva da una famiglia modesta. La mamma di Martina aveva una cattiva reputazione… Cosa avrebbero detto le persone?
«Non voglio un’altra nuora, fai come vuoi tu!» – disse la madre a suo figlio.
Mauro cercò di convincere la madre a lungo, ma lei fu irremovibile e poi minacciò che se avesse sposato Martina, lo avrebbe disconosciuto. Mauro si tirò indietro. Uscì con Martina ancora sei mesi, ma la loro storia si spense piano piano.
Alla fine sposò Alessia. Lei era veramente innamorata di lui, ma decisero di non fare una grande festa di nozze. Mauro non voleva che Martina vedesse le sue foto di matrimonio. Alessia proveniva da una famiglia ricca, così Mauro andò a vivere nella grande casa dei suoi suoceri. Anche loro lo aiutarono nella carriera. Ma Mauro non fu mai felice.
Non voleva avere figli. Quando Alessia capì che non sarebbe riuscita a convincerlo a diventare padre, fu lei a chiedere il divorzio. Quando accadde, Mauro aveva già quarant’anni e Alessia trentotto. Dopo poco lei si risposò, ebbe un bambino e fu davvero felice.
Mauro sognava ancora di sposare Martina, cercò di ritrovarla, ma senza successo. Era come se fosse sparita. Poi scoprì che non c’era più. Un conoscente gli raccontò che, dopo la fine della loro storia, Martina aveva sposato il primo uomo incontrato, che però si rivelò un autentico delinquente. La picchiò a morte.
Dopo questo episodio Mauro iniziò a vivere nell’appartamento vecchio dei suoi genitori e ad affogare il dolore nell’alcol. Continuava a guardare la foto di Martina e non riuscì mai a perdonare sua madre. «Non voglio unaltra nuora, fai come ti pare!» disse la madre al figlio. Marcello stava per finire luniversità
Diario personale di Giulia, 12 maggio Rifletto spesso su come sia cambiata la mia vita da quando mi sono sposata.
Sono cresciuto con mia nonna. Le sarò sempre grato, ma oggi mi rendo conto che il suo affetto non è mai
Mio figlio non vuole portare la mamma a vivere con noi, perché in casa cè già una padrona, e quella sono io.
Amico dinfanzia Scusa, Marco, ma mi sono innamorato di tua moglie. Lo disse fissando il vuoto, come se
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Venti anni dopo riconosco in quel ragazzo il mio giovane me stesso. Alla vigilia del matrimonio, Lorenzo
Caro diario, per quindici anni, ogni sera alle diciotto, ho sistemato un piatto fumante sulla stessa
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Diario di Marco, 12 novembre Sono convinto che non sia nostro dovere mantenere mio cognato Enrico e la
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Rubi mio figlio, non può nemmeno comprarsi una lampadina. È domenica mattina. Io sto sdraiata sul divano
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La cognata trascorreva le vacanze in una casa al mare, mentre noi ristrutturavamo la nostra, e ora pretende
Diario personale, 5 giugno Oggi mi sono svegliata con pensieri confusi, ripensando a tutto quello che
Tania è bionda, Alessandro è un moro intenso. Si amano da una vita e, due anni dopo il matrimonio, nasce