Parenti dal paese arrivano in cinque per una settimana nella nostra “monolocale”: li accolgo tutta coperta di puntini verdi — “tipo varicella”

I parenti dal paese erano venuti a farci visita per una settimana, in cinque, nel nostro appartamento di trentacinque metri quadrati. Li ho accolti tutta ricoperta di puntini verdi come se avessi la varicella.

Il mio sabato mattina non iniziò con un espresso, ma con una telefonata. Sullo schermo: Zia Carmela.

Giulietta, preparatevi! la voce di zia era così squillante che la sveglia sembrava un sussurro al confronto. Siamo già in viaggio, domani mattina saremo da voi! Volevamo farvi una sorpresa: vedere Roma e venire a trovarvi. Siamo sangue, in fondo!

Mi sedetti sul letto, ancora insonnolita, cercando di realizzare il senso della frase. Il termine più inquietante era siamo.

Ma chi siete, esattamente, zia Carmela? chiesi cauta, dando un calcio sotto le coperte a mio marito, Andrea, per svegliarlo in fretta.
Ma come, chi? Io, zio Gennaro, Rosetta con il marito e il nostro nipotino. Non preoccuparti, non chiediamo molto: ci basta un posto per dormire! Tanto durante il giorno saremo sempre in giro.

Cinque persone. Più noi due. Nel bilocale, spazio libero solo sul tappetino dellingresso e nellangusto passaggio tra il divano e la tv.

Interruppi la chiamata e guardai Andrea. Nei suoi occhi cera terrore puro, misto a un desiderio segreto di scappare dallItalia… o perlomeno di uscire a comprare il pane e non tornare per una settimana.

La semplicità è peggio del furto
Mi tornò alla mente la loro ultima visita, tre anni prima. Allepoca erano appena in tre e ancora oggi ho gli incubi. Zio Gennaro fumava sul balcone, facendo cadere la cenere nei miei gerani: Ma dai, sono concime, diceva. Zia Carmela mi insegnava a fare il ragù, appiccicata nella mia micro cucina: Così non si taglia! Guarda bene come faccio io. E noi due dormivamo su un materassino gonfiabile, che al mattino era sempre mezzo sgonfio, mentre gli ospiti si spaparanzavano gloriosi sul divano.

Ora erano in cinque. Rosetta e marito, chiassosi e instancabili, e il loro Dario un tornado di sette anni per cui non si può suona come una sfida personale.

Bisogna dirgli di no decretò Andrea, fissando il soffitto.
Ma come, sono già sul treno Dico loro di tornare indietro? Sai già come reagirà zia Carmela: prediche sul sangue del sangue, su come mi ha cresciuta da piccola, sulle nostre abitudini da cittadini viziati. E poi in paese si parlerà di come ho chiuso la porta in faccia alla famiglia. Mia madre morirebbe di vergogna!

Quando la diplomazia non basta
Noi due, in cucina, a bere caffè e pensare a possibili soluzioni, tutte disperate. Affittargli qualcosa? Dopo le riparazioni della macchina, il portafoglio piangeva. Cedere a loro la casa e andar via da qualche amico? Nessuno li ospiterebbe una settimana. Non aprire la porta? Avrebbero continuato a bussare finché non avrebbero chiamato i pompieri.

Poi ebbi lilluminazione: bisognava trovare una ragione inoppugnabile, qualcosa che li facesse scappare da soli.

La varicella, sussurrai.
Eh? non capì Andrea.
Varicella! Quarantena. Da adulti è terribile: febbre altissima, rischi di complicazioni, cicatrici…

Andrea sembrava dubbioso:
E se lhanno già avuta?
Zia Carmela e zio Gennaro no, me lo ha detto mamma. Di Rosetta non so, ma con suo figlio non rischieranno mai.

Mimetismo verde
Al treno mancavano quattro ore. Passammo allazione. Dallarmadietto presi una bottiglietta di mercurocromo.

Spalma in abbondanza comandai, offrendo la guancia. Fronte, zigomi, collo, mani Più spaventoso, meglio è.

Andrea, trattenendo le risate, mi cosparse di puntini verdi. Riflessa nello specchio, sembravo un personaggio da libro per bambini. Completai la trasformazione con una vestaglia slabbrata, una sciarpa intorno al collo e i capelli in disordine.

E io che faccio? chiese Andrea.
Tu sei contagiato, in incubazione. Ancora peggio.

Prepariamo allora la storia: mi ero ammalata la sera prima, febbre a quaranta, il medico disse quarantena e allarmò per una variante mutata.

Magari almeno un caffè insieme?
Il campanello suonò puntuale. Dietro la porta, valigie che rotolano, voci squillanti, e Dario che si lamenta. Fingo una moribonda, Andrea apre appena uno spiraglio, facendo barriera.

Andrea! Perché non siete venuti a prenderci? già zio Gennaro cerca di farsi strada verso lingresso.
Fermi tutti! sbarra la strada Andrea. È successo un guaio.

Mi trascino fuori in ciabatte, sorreggendomi al muro, fiato corto.

Buongiorno scusatemi sussurro roca Ho preso la varicella, una forma gravissima. Il medico ha detto che è contagiosa anche attraverso laria

Si fa silenzio nella tromba delle scale. Cinque paia docchi fissano le mie macchie verdi.

La varicella?! Rosetta si ritrae, proteggendo il bambino. A trentanni?!

Colpa dellimmunità sospiro. Febbre rischio complicazioni

Vedo chiaramente che zia Carmela è combattuta tra il desiderio di avere lalloggio gratis e la paura per la salute.

Gennà, tu lhai avuta?
Mi sa di no zio Gennaro già si sposta verso lascensore.
Nemmeno io! si agita Rosetta. Mamma, andiamo in albergo!

E tuo marito? zia Carmela stringe gli occhi, sospettosa.
Sono il prossimo sospira Andrea, rassegnato. Dormiamo insieme, questione di giorni.

Fu abbastanza. La prospettiva di vivere in pochi metri quadri con appestati tolse ogni dubbio agli ospiti.

Guarisci presto borbottò zio Gennaro, premendo il bottone dellascensore. I dolci che abbiamo portato li prendiamo noi, ci serviranno in albergo.

Lascensore li portò via, con valigie e barattoli, insieme al nostro problema.

Come se niente fosse
Chiudemmo la porta e Andrea scivolò giù, ridendo fino alle lacrime. Mi vidi riflessa allo specchio e scoppiai a ridere anchio.

Trovarono un albergo rapidamente. I soldi, a quanto pare, li avevano ma perché pagare, se possono vivere a scrocco?

Pochi giorni dopo, mi chiamò mamma:
Giulietta, perché non mi hai detto niente? Zia Carmela dice che eri tutta verde e moribonda!
Oramai sto meglio, mamma risposi allegra I miracoli della medicina.

La verità non glielho mai raccontata. Meglio che pensino a una salute delicata che a una cattiveria di cuore.

Il verde è svanito, e noi abbiamo passato il weekend così: in silenzio, ordinando pizza e gustandoci ogni angolo libero della nostra minuscola ma finalmente libera casa.

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