“Pensi solo a te stesso. E Serafina non ha mai visto il mare in vita sua!” sbottò Caterina, con la voce carica di risentimento, cercando disperatamente di far capire i suoi sentimenti al marito prima di partire.
“Domani vado dalla mamma in campagna. Per una settimana, forse di più. E chi laverà e stirerà le tue camicienon è un problema mio.”
“Cosa intendi con ‘vado’? Credevo saresti rimasta a casa. Finalmente avresti potuto sistemare un po.”
“No, ho deciso che riposerò meglio a casa di mamma.”
Alessandro era seduto al tavolo della cucina con una tazza di caffè, fingendo di leggere le notizie sul telefono. In realtà, osservava ogni movimento della moglie, sentendo la tensione in ogni suo passo.
“Pensi solo a te stesso. E Serafina non ha mai visto il mare in vita sua!” ripeté Caterina, sperando che quelle parole potessero scuotere almeno un po il cuore del marito.
Caterina era rimasta in silenzio per tre giorni, e questo era peggio di qualsiasi litigio. Tutto era iniziato con la solita discussione sulle vacanze. O meglio, con il rifiuto di Alessandro di andare al mare.
Quellanno, per la prima volta dopo tanto tempo, avevano tempo e risparmi. Caterina sognava quel viaggio da anni. Lultima volta erano stati a Rimini dieci anni prima, solo loro due. Da allora era nata Serafina, che non aveva mai visto le onde spumeggianti del mare.
Anche Caterina desiderava il sole e la sabbia calda. Non la infastidiva lodore della crema solare, lo scricchiolio delle sdraio, neanche il clamore della spiaggia.
Ma Alessandro si era opposto di nuovo:
“Te lho detto, non sopporto quel tipo di vacanza! Quelle folle, il caldo, la sabbia nelle scarpe Io preferisco la campagna. È tranquilla, fresca con laria condizionata, senza caos.”
“Pensi solo a te stesso. E Serafina non ha mai visto il mare in vita sua!” replicò Caterina, sperando che almeno questo potesse commuoverlo.
“E che gliene importa del mare? Le abbiamo comprato una bella piscina lanno scorso!” scosse la mano, continuando a scorrere le notizie.
Caterina sistemò nervosamente la maglietta di Serafina, chiuse lo zaino e spostò il sacchetto dei giochi. Sulla tavola cera la lista: costume, ciabatte, cappellino, libro di fiabe, palla Tutto doveva essere in ordine, ma dentro di lei regnava il caos.
Alessandro era ancora seduto al tavolo, sfogliando distrattamente il telefono. In mezzora non aveva chiesto neanche una volta se serviva aiuto. Non per la strada, non per le valigie, non per Serafina. E questo la faceva urlare e piangere allo stesso tempo.
“Mamma, abbiamo preso gli occhialini?” la bambina le tirò la mano.
“Sì, tesoro, sono nello zaino,” sorrise Caterina, anche se dentro era un groviglio di ansia.
“Senti, magari vi accompagno io?” disse Alessandro, senza alzare gli occhi dal telefono.
Caterina lo guardò sorpresa, con uno sguardo carico di stanchezza, rabbia e un pizzico di delusione.
“No, grazie. Ce la facciamo da sole,” rispose secca.
Prese le chiavi della macchina e uscì con Serafina.
Maria Giovanna aspettava al cancello con un grembiule fiorito e un mazzetto di prezzemolo in mano. Vedendo la macchina, corse incontro.
“Le mie belle sono arrivate!” esclamò, aiutando a portare dentro le borse.
Serafina corse subito in casa, sapendo che la nonna aveva preparato i suoi pancake preferiti. Caterina, invece, sistemò le valigie e si sedette sulla panchina davanti alla porta.
Maria Giovanna portò alla nipotina i pancake con la marmellata di fragole, poi uscì sulla veranda.
“Che è successo?” chiese dolcemente alla figlia.
Caterina rimase in silenzio a lungo. Poi si sistemò i capelli, sospirò e raccontò tutto. Del rifiuto del marito, della sua indifferenza, di quella maledetta piscina che, secondo lui, sostituiva tutto. Di come si fosse sempre tirata indietro per mantenere lapparenza di una famiglia felice.
Maria Giovanna ascoltò senza interrompere. Poi le strinse la mano e disse piano:
“Tesoro, hai il diritto di essere felice, di riposarti, di essere sostenuta. Vuoi restare qui questo weekend con Serafina?”
“Onestamente, non ho neanche portato vestiti.”
“Non importa. Troveremo qualcosa dei tuoi vecchi. Non sei ingrassata di un grammo in dieci anni.”
Fu così deciso. Caterina si dedicò al giardino con piacereannaffiò lorto, sarchiò i fiori preferiti di sua madre e mangiò lamponi a sazietà. La sera, giocò con Serafina nella piscina, bevvero succo di frutta e ascoltarono il frinire dei grilli.
Alessandro si ricordò della moglie solo a sera, quando gli serviva la macchina e non trovò le chiavi.
“Quando torni?” la sua voce nel telefono era irritata.
“Non torno stasera. Domani,” rispose Caterina.
“Cosa intendi con ‘domani’? Mi serve la macchina. Volevo andare da Matteo.”
“Prendi un taxi. Arrangiati. È tardi, non esco,” sapeva che avrebbe urlato, e riattaccò.
Spense la suoneria e posò il telefono sul dav





