Per anni ho sopportato e silenziato mia madre, ma un episodio ha cambiato ogni cosa

Ti racconto questa storia come se stessi confidandola a una sorella. Avevo diciassette anni quando mio papà se n’è andato. La mamma si spezzava la schiena facendo due lavori e lo stipendio, beh, era davvero basso. Risparmiavamo su tutto, anche sulle piccole cose che fanno la vita più dolce. Da noi la frutta e i dolci erano quasi solo un lusso delle feste, capodanno o Natale. Non avevo il coraggio di chiedere nulla a mamma, quindi ho cercato presto di guadagnare qualcosina da sola, giusto per le mie piccole necessità. Ho una sorellina più piccola, Ludovica, e insieme alla mamma ci impegnavamo al massimo per non farle pesare la situazione.
Purtroppo la morte di papà non è stata la fine dei guai nella nostra famiglia. Poco tempo dopo, mamma ha avuto un brutto ictus ed è finita allospedale. Da allora non è più riuscita a camminare. Ha ricevuto una pensione dinvalidità, ma non bastava. Non era affatto facile, però provavo a credere che prima o poi la vita ci avrebbe fatto una sorpresa migliore.
Ho dovuto interrompere gli studi: ero ormai lunica che portava avanti la famiglia. Prendersi cura di una mamma malata e della sorellina era una fatica enorme. Tante persone mi hanno offerto una mano, ma io, per orgoglio o testardaggine, ho sempre rifiutato. Prima dellictus, mamma era una donna solare, dolce, sincera. Dopo si è trasformata.
Prima si lamentava del suo destino, poi le lamentele erano su me e Ludovica. Diceva che cucinavamo male, che non pulivamo abbastanza, o che spendevamo troppo per noi stesse.
Cercavo di non farci caso, era pur sempre una persona malata, anche se a volte mi feriva. Facevo tutto per lei, ma la gratitudine sembrava un miraggio. Gli amici mi consigliavano spesso di prendere una badante per mamma e cercare un lavoro migliore. Avevo delle opportunità per fare più soldi, solo che così non avrei potuto accudire mamma. Mi chiedevo come si potesse far accudire una madre da unestranea, mentre le due figlie facevano altro. Non ci riuscivo proprio.
Col tempo mamma si arrabbiava ancora di più. Qualsiasi acquisto era una tragedia. Eppure, davvero risparmiavamo su tutto.
Ho sopportato a lungo, stringendo i denti. Finché non è successo qualcosa che ha cambiato per sempre il mio modo di vedere la mamma.
Mi sono ammalata: febbre alta, mal di testa fortissimo, tosse incessante.
Non ho dormito tutta la notte, e al mattino ho deciso di andare dal medico. Ludovica, vedendomi così, mi ha abbracciata prima di uscire per scuola e mi ha detto di non fare la matta, di curarmi subito. Mamma invece, come al solito, mi ha detto che non avevo bisogno di cure. Secondo lei, giovane comero, la malattia sarebbe passata da sola. Lei, diceva, era messa molto peggio e aveva bisogno di più soldi, mentre io li avrei sprecati in visite e farmaci per una semplice influenza. Mi accusava di non curarmi di lei e di volerla vedere morta.
Sentivo tutto questo e piangevo in silenzio. Non avevo più forze. Avevo lasciato luniversità, preso un lavoro pesante solo per mamma, e ormai il mio corpo e la mente erano stremati. Non so cosa sia scattato, ma ho urlato contro mamma e le ho detto tutto quello che avevo dentro.
La visita medica ha rivelato una polmonite. Il dottore mi consigliava di ricoverarmi, ma era impossibile: non potevo lasciare Ludovica con mamma. Ho comprato le medicine e sono corsa a casa della mia amica Federica.
Federica mi ha fatta entrare, mi ha anche sgridata perché non mi riposavo, ma mi ha ascoltata a lungo. Le ho raccontato tutto per la prima volta, le ho chiesto aiuto per trovare una badante e anche un posto dove stare, perché non potevo più vivere in quel clima.
Federica mi ha detto che potevo trasferirmi da lei per un po, e che intanto avrei dovuto tornare a casa a prendere le mie cose.
Sono tornata, e mamma era furibonda appena ho aperto la porta. Non le interessava come stavo, contava solo i soldi. Lho sistemata, le ho preparato da mangiare, poi sono andata nella mia stanza a riprendere fiato. Sentivo che la mia vita lì era finita.
Federica è stata subito daiuto, ha trovato una badante, Violetta, e mi ha ospitata. Ho cambiato lavoro e non torno più dalla mamma. Magari sembro cattiva, ma ho dato tutto per lei e non ho mai ricevuto neanche un “grazie”. Era davvero necessario sacrificarmi? Ora penso che ho ancora una vita davanti.
Ogni mese mando i soldi a mamma, anche più di quanto serva, per pagarle tutto e la badante. Violetta mi dice che mamma ormai si dimentica di noi, neanche ci fa gli auguri di compleanno, anche se io e Ludovica glieli facciamo comunque. Ma le cose importanti sono altre. Ce lho fatta: ho cambiato lavoro e a breve io e Ludovica prenderemo la nostra casa in affitto. Ludovica mi sostiene e dice sempre: Bisogna rispettare i genitori, ma non quando ti uccidono piano piano.Così, nonostante tutto il dolore e la rabbia, in fondo al cuore non provo odio. Ho imparato che amare non significa sempre prendersi cura, a volte amare è anche scegliere per sé stessi. Guardando Ludovica sorridere, sento che tutto quello che abbiamo vissuto ci ha reso più forti e più unite. La sera, accomodate sul divano della nostra nuova casa, ci basta una tazza di tè e qualche biscotto economico per sentirci finalmente ricche. Siamo noi, con le nostre cicatrici, ma anche con una libertà che fa meno paura del passato. E se un giorno mamma vorrà parlare, io ci saròma senza smettere mai di vivere anche per me. Adesso so che meritiamo di essere felici, e nessuno può portarci via questa conquista.

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