Per disperazione, accettò di sposare il figlio ricco dell’uomo che non poteva camminare… E un mese dopo notò…

**Diario personale**

Per disperazione, accettò di sposare il figlio di un uomo ricco che non poteva camminare E un mese dopo si accorse…
“Devi scherzare,” disse Elisabetta, fissando Gianni Romano a occhi spalancati.

Lui scosse la testa.
“No, non scherzo. Ma ti darò tempo per pensarci. Perché lofferta non è certo delle solite. Immagino già cosa stai pensando. Valuta tutto, rifletti con calmatornerò tra una settimana.”

Elisabetta lo guardò andarsene, sconcertata. Le parole che aveva appena pronunciato non le entravano in testa.

Conosceva Gianni Romano da tre anni. Possedeva una catena di stazioni di servizio e altre attività. Lei lavorava part-time come addetta alle pulizie in una di quelle stazioni. Lui salutava sempre il personale con gentilezza e parlava con calore. Insomma, era una brava persona.

Lo stipendio era dignitoso, quindi non mancavano i candidati per quel lavoro. Circa due mesi prima, mentre finiva di pulire, Elisabetta si sedette fuoriil turno stava per concludersi e aveva un po di tempo libero.

Improvvisamente, la porta di servizio si aprì e apparve Gianni Romano.
“Posso sedermi?”
Elisabetta balzò in piedi.
“Certoperché lo chiedi?”
“Perché ti alzi? Siediti, non mordo. È una bella giornata.”
Lei sorrise e si risedette.
“Sì, in primavera sembra sempre che il tempo sia perfetto.”
“È perché siamo tutti stanchi dellinverno.”
“Forse hai ragione.”
“Volevo chiederti: perché lavori come addetta alle pulizie? Lucia ti aveva proposto di passare a operatrice, no? Stipendio migliore, lavoro più leggero.”
“Mi piacerebbe. Ma gli orari non coincidonomia figlia è piccola e si ammala spesso. Quando sta bene, la vicina può badarle. Ma quando peggiora, devo esserci io. Quindi Lucia e ci scambiamo i turni quando serve. Lei mi aiuta sempre.”
“Capisco Cosa ha la bambina?”
“Oh, non chiederlo I medici non capiscono bene. Ha degli attacchinon respira, si agita, tante cose. E gli esami seri sono tutti privati. Dicono di aspettare, che forse passerà con la crescita. Ma io non posso aspettare”
“Tieni duro. Andrà tutto bene.”

Elisabetta lo ringraziò. Quella sera scoprì che Gianni Romano le aveva dato un bonussenza spiegazioni, glielaveva consegnato e basta.

Non lo rivide più fino a quel giorno, quando si presentò a casa sua.
Quando lo vide, il cuore le mancò. E quando sentì la sua propostapeggiorò ancora.

Gianni Romano aveva un figlioLorenzo, quasi trentanni. Sette di questi li aveva passati su una sedia a rotelle dopo un incidente. I medici fecero di tutto, ma non riprese a camminare. Depressione, isolamento, quasi totale silenziopersino con suo padre.

Così Gianni Romano ebbe unidea: far sposare suo figlio. Davvero. Perché avesse di nuovo uno scopo, voglia di vivere, di lottare. Non era sicuro che avrebbe funzionato, ma decise di provare. E gli sembrava che Elisabetta fosse la persona perfetta per quel ruolo.

“Elisabetta, avrai tutto quello che ti serve. Tua figlia farà tutti gli esami, tutte le cure necessarie. Ti offro un contratto di un anno. Dopo un anno te ne andraiin ogni caso. Se Lorenzo miglioreràbenissimo. Altrimentisarai ricompensata generosamente.”

Elisabetta non riuscì a parlarelo sdegno la paralizzò.
Come se leggesse i suoi pensieri, Gianni Romano disse piano:
“Elisabetta, ti prego, aiutami. È vantaggioso per entrambi. Non sono nemmeno sicuro che mio figlio ti toccherà. E per te sarà più facilesarai rispettata, ufficialmente sposata. Immagina di averlo fatto per circostanze, non per amore. Ti chiedo solo una cosa: non dire a nessuno di questa conversazione.”

“Aspetta, Gianni Romano E Lorenzoè daccordo?”
Luomo sorrise tristemente.
“Dice che non gli importa. Gli dirò che ho problemicon gli affari, con la salute Limportante è che sia sposato. Davvero. Si è sempre fidato di me. Quindi questa è una bugia per un bene maggiore.”

Gianni Romano se ne andò, ed Elisabetta rimase a lungo immobile, intontita. Dentro di lei ribolliva lindignazione. Ma le sue parole schiette e oneste attenuarono un po la proposta.

E se ci pensava Cosa non avrebbe fatto per la piccola Sofia?
Qualsiasi cosa.

E lui? Era anche lui un padre. Amava suo figlio, anche lui.

Il turno non era ancora finito quando il telefono squillò:
“Elisabetta, vieni subito! Sofia sta male! Molto male!”
“Arrivo! Chiama unambulanza!”

Arrivò proprio mentre lambulanza si fermava davanti al cancello.
“Doveri, mamma?” chiese il medico severamente.
“Ero al lavoro”
Lattacco era davvero grave.
“Forse dovremmo andare in ospedale?” chiese timidamente Elisabetta.
Il medico, che era lì per la prima volta, fece un gesto stanco.
“A che pro? Lì non possono aiutarla. Le agitano solo i nervi. Dovreste andare nella capitaleda specialisti seri.”

Quaranta minuti dopo, i medici se ne andarono.
Elisabetta prese il telefono e compose il numero di Gianni Romano.
“Accetto. Sofia ha avuto un altro attacco.”

Il giorno dopo partirono.
Gianni Romano in persona venne a prenderleaccompagnato da un giovane rasato.
“Elisabetta, porta solo lessenziale. Il resto lo compreremo.”
Lei annuì.
Sofia osservò la macchina con curiositàgrande e luccicante.
Gianni Romano si accovacciò davanti a lei.
“Ti piace?”
“Molto!”
“Vuoi sederti davanti? Così vedrai tutto.”
“Posso? Lo voglio tanto!”
La bambina guardò sua madre.
“Se ci vede la polizia, ci fa la multa,” disse Elisabetta severa.
Gianni Romano rise e aprì la portiera.
“Salta su, Sofia! E se qualcuno vuole farci la multala facciamo noi a loro!”

Più si avvicinavano alla casa, più Elisabetta si agitava.
“Dio, perché ho accettato? E se fosse strano, aggressivo?”
Gianni Romano notò la sua ansia.

“Elisabetta, rilassati. Cè ancora una settimana al matrimonio. Puoi cambiare idea in qualsiasi momento. E Lorenzo è un bravo ragazzo, intelligente, ma qualcosa dentro di lui si è spezzato. Lo vedrai da te.”

Elisabetta scese dalla macchina, aiutò la figlia e si bloccò, fissando la casa. Non era una semplice abitazioneera una vera villa. E Sofia, senza trattenersi, esclamò felice:
“Mamma, vivremo come in una favola ora?!”

Gianni Romano rise, sollevò la bambina tra le braccia.
“Ti piace?”
“Tantissimo!”

Fino al matrimonio, Elisabetta e Lorenzo si videro solo qualche voltaa cena. Il giovane mangiava a malapena e parlava poco. Stava seduto a tavola, presente nel corpo ma con la mente altrove. Elisabetta lo osservava attentamente. Era bello, anche se pallido, come se non vedesse il sole da tempo. Sentiva che anche lui, come lei, viveva con il dolore. Ed era grata che

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

4 − two =

Per disperazione, accettò di sposare il figlio ricco dell’uomo che non poteva camminare… E un mese dopo notò…