Per due anni, Maria non była niczym innym jak uninfermiera per la mamma di suo marito.
A Maria, però, non le mancava il senso pratico: era riuscita a sposare un uomo che in paese era considerato proprio serio. Tutte le amiche la guardavano storto, piene di invidia. Il suo consorte aveva una società tutta sua, una villa da rivista, varie auto di lusso e persino una casetta in campagna sul Lago di Como. E tutto questo a trentadue anni, mica male!
Lei invece aveva appena finito luniversità e lavorato un annetto come maestra elementare. Si erano sposati in estatematrimonio con tanto di prosecco e parenti fino al settimo grado. Dopo le nozze, suo marito dichiarò solennemente che non era dignitoso che sua moglie lavorasse per qualche misero euro. Stai a casa e preparati a mettere su famiglia, ordinò, e Maria, che in fondo accoglieva volentieri la novità, non fece una piega.
Il primo anno di matrimonio fu proprio da favola. Viaggiavano, tornavano carichi di ricordi e di acquisti costosi. Però la povera Maria non aveva mai occasioni di sfoggiare i suoi nuovi vestiti. Le sue amiche lavoravano tutto il giorno e nei weekend si dedicavano ai maritozzi e ai figli. Suo marito andava sempre a eventi mondani ma, manco a dirlo, lei non la invitava mai.
Maria si annoiava. Non riusciva a restare incinta e le sue sensazioni verso il marito cominciavano a spegnersi come le luci di Natale a gennaio. Dopo aver finito con le faccende domestiche, passava da una stanza allaltra della casa, rimuginando sul suo futuro. Un altro anno passò così, in punta di piedi. Il marito era sempre più una presenza fantasma; tornava a casa solo la sera, stanco e nervoso. Continuava a dire che gli affari non andavano come sperava.
Prima le chiese di spendere meno soldi; poco dopo cominciò a pretendere scontrini e conti dettagliati di ogni acquisto. Faceva i calcoli e insisteva che con la metà delle spese si sarebbe vissuti dignitosamente. Maria era preoccupata. Voleva tornare a insegnare ma non trovava lavoro, neanche come supplente.
Decise di iscriversi a un corso di aggiornamento, quando la mamma del marito si mise malata per davvero. Così Maria fu arruolata per occuparsi della suocera giorno e notte, per due anni interi. Il marito portò la madre a vivere con loro, e Maria si trasformò in badante personale. Lui tornava a casa ancora meno di prima, e la vita di Maria girava attorno a medicine, brodi e pomeriggi silenziosi.
Quando la madre di lui se ne andò, invece di riavvicinarsi, il marito diventò ancora più distante. Smise quasi di parlarle, era triste e cupo, evitava di incrociare lo sguardo di Maria e passava più tempo in ufficio che a casa.
Maria non capiva cosa stesse succedendo, finché un giorno non decise di andare a vedere il vecchio appartamento della suocera, dove non metteva piede da un sacco di tempo. Dietro una porta ben chiusa sentì il pianto di un bambino. Rimase di sassopensava che quella casa fosse vuota da mesi! Spinta dalla curiosità, suonò il campanello.
Le aprì una ragazza giovane, neanche venticinque anni. Maria scoprì in una manciata di secondi che suo marito, già da prima che la suocera si ammalasse, aveva messo su una seconda famiglia e li aveva sistemati nella casa delle suocera.
Maria rimase fulminata. Capì subito che il matrimonio era finito, non cera speranza di rimettere insieme i cocci. Fece le valigieuna borsetta di pelle e niente piùe si trasferì da una zia a Bologna, lasciando dietro ogni ricordo e ogni oggetto che potesse rimandare a quelluomo e a una vita che, diciamocelo, era andata storta come un tortellino fatto da un piemonteseMaria rimase davanti a quella porta, il cuore in gola, mentre dalla stanza accanto arrivava il suono soffocato del pianto del bambino e il vociare sommesso della ragazza. In quellattimo, capì che non aveva più nulla da perdere. Senza dire una parola, scese le scale con il passo saldo di chi sa dove sta andando, e la luce pallida del tramonto le mise in risalto il viso solcato dalle lacrime.
Tornò a casa, raccolse le poche cose che considerava veramente sue, chiuse a chiave la valigia e lasciò sul tavolo la fede nuziale, lucida ma ormai senza peso. Si concesse unultima occhiata alla villa, ai vestiti mai indossati, ai ricordi e agli spazi troppo vuoti, sentendo svanire finalmente il senso di colpa e la paura.
Quella sera stessa prese il treno verso il Lago di Como, nella casetta di campagna che era sempre stata la sua piccola fuga. Uscì in veranda, ascoltando il canto dei grilli e la brezza che le scompigliava i capelli. Per la prima volta da anni, il silenzio non era una minaccia ma una promessa: poteva ricominciare e scegliere la vita che voleva.
La mattina seguente si svegliò con una pace nuova. Aprì il portatile, cercò offerte di lavoro e trovò nellinsegnamento un annuncio che sembrava scritto per lei: maestra in una scuola elementare del paesino. Si candidò senza pensare troppo, con il cuore leggero. Si rese conto che la sua esistenza, pur ferita, non era affatto finita, ma appena iniziata.
Mesi dopo, un gruppo di bambini la chiamava maestra Maria e le dedicava disegni pieni di colori. Tra loro cera una bambina con gli occhi profondi che le sussurrava, Mi piace quando sorridi. E Maria sorrideva davvero. Aveva perso molto, ma si era ritrovata. Sul Lago di Como, la sua nuova vita prese a brillare, fatta di piccoli gesti, giorni pieni e un futuro che ora, finalmente, le apparteneva.






