PER OGNI EVENIENZA Vera guardò la collega in lacrime, scrollò le spalle e tornò a digitare veloce al computer. — Che sei proprio senza cuore, Vera — sbottò Olga, la caporeparto. — Io? Perché? — Insomma, solo perché nella tua vita privata tutto fila, non vuol dire che sia così per tutti. Si vede che la ragazza sta male, potresti consolarla, darle un consiglio, condividere la tua esperienza, visto che a te va tutto alla grande. — Io? Dovrei condividere la mia esperienza? Con lei? Una volta ci ho provato, qualche anno fa, quando Nadia si presentava al lavoro coi lividi, tanto che sembrava avesse bisogno di fari per vedere la strada. Non era nemmeno il marito a picchiarla, le capitava di cadere da sola. E con ogni uomo era sempre la stessa storia. Quando lui poi l’ha mollata, i lividi sono spariti. Era il terzo che se la dava a gambe. Allora ho pensato di aiutarla, di condividere, ma la cattiva sono diventata io. Me l’hanno anche detto, che con Nadia non funziona, lei “sa tutto” meglio di chiunque. Sono finita per essere additata come l’invidiosa che le rovina la felicità. Lei faceva pure le fatture d’amore dalle maghe, adesso è “moderna” e va dallo psicologo. Non capisce che ripete sempre lo stesso copione, cambiano solo i nomi. Quindi scusatemi, ma non sono io quella che si mette a consolare o a offrire fazzoletti. — Non dovresti essere così, Vera. A pranzo, tutte insieme al tavolo, il discorso si accese su Nadia e il suo ex, l’ennesimo traditore. Vera mangiava in silenzio, poi si versò un caffè e si rifugiò in un angolo a scorrere i social. — Vera, — le si avvicinò la paffuta e solare Tania, che quel giorno però aveva perso il sorriso, — davvero non ti dispiace per Nadia? — Cosa volete da me, ragazze? — Lasciala stare, — intervenne Irina, — lei ha il suo adorato Gabriele, vive da regina, non può capire cosa vuol dire restare sole coi figli, senza una mano, senza niente, e se vuoi gli alimenti, devi pure combattere per ottenerli da quell’elemento del padre. — Eh, magari non bisognava manco fare figli con certi tipi, e scusate, anche ad una certa età! — si inserì la saggia signora Teresa, la decana della squadra, detta “zia Teresa” dalle ragazze. — Vera ha ragione, quante volte Nadia ha pianto? Anche quando era incinta… Le donne, in cerchio attorno alla solita lacrimosa Nadia, elargivano consigli su come riprendersi. Finché la forte e “indipendente” Nadia decise di dare una svolta. Chiamò la mamma dal paese per aiutarla con il figlio e il “poco riconoscente” ex, poi si rimise in sesto: frangetta nuova, sopracciglia tatuate, ciglia finte, voleva anche il piercing al naso, ma l’ufficio l’ha convinta a evitarlo. E la storia ricominciò. — Dai, su, Nadia, non ti preoccupare, vedrai che lui tornerà a piangere! — la incitavano le amiche. — No che non piangerà, — sussurrò Vera, ma le altre, già avvinazzate, le chiesero spiegazioni. — Non piangerà, e non si pentirà. E Nadia troverà un altro identico, non oggi, domani magari… — Per te è facile parlare, hai Gabriele che certo non è così… — Il mio Gabriele è il migliore del mondo: non picchia, non beve, non corre dietro alle donne, mi ama. — Ma va là, sono tutti uguali, stai attenta che te lo portiamo via. — Provateci pure, tanto lui non cede. — Ne sarei così sicura… Le battute e i toni da comari in preda al vino diventarono una sfida: — Facci vedere Gabriele, vediamo se resiste al nostro fascino! Sicuro non ci inviti perché temi che qualcuna di noi te lo soffi. — Ma dai, venite pure! Così, tutte insieme, allegre e caciarone, si fiondarono a casa di Vera, chi in cucina, chi a preparare una cenetta per l’arrivo di questo mitico Gabriele. Vera le avverte: — Non fatevi illusioni, è schizzinoso col cibo, e presto sarà qui. La serata cala, l’entusiasmo si spegne, una ad una le donne vanno via, restano solo Nadia, Olga e Tania. Bevono il tè, chiacchierano nella cucina accogliente, un po’ imbarazzate, e si preparano ad andarsene. Quando qualcuno entra. — Gabriele, tesoro mio! — cinguetta Vera sull’uscio, mentre entra un ragazzo alto e bello. “Ma… che succede?!”, si interrogano tutte. — Ecco, ragazze, lui è mio figlio Denis. “Suo figlio? Ma Gabriele?” — Ah, certo, ora vi faccio conoscere Gabriele, ma piano… è stato appena operato, Denis e sua moglie l’hanno portato dal veterinario, sapete, marcare il territorio… Dovete vederlo! Eccolo, Gabriele: un gatto che dorme beato! Le colleghe scappano fuori a ridere. — Ma Vera, è un gatto! — Certo, chi pensavate? Il marito non ce l’ho. Voi avete dato per scontato che dicessi sempre “Gabriele”, il compagno perfetto, non mi avete lasciata finire e avete creduto alla favola. Io mi sono sposata giovane, prima storia, niente studi, è nato Denis. Tre anni e ci siamo lasciati. I miei genitori mi hanno aiutata tanto. Secondo matrimonio a trent’anni, bello, buono, aveva grandi progetti, ma mio figlio “può anche andare in collegio militare”, diceva, mia mamma si sarebbe occupata di lui. Io l’ho rimandato da sua madre. Abbiamo vissuto tanto io e Denis, il terzo marito mi ha rifilato un occhio nero per gelosia, ma io ormai avevo imparato a difendermi coi corsi di Denis: mi sono difesa e basta, fine delle relazioni. Ora Denis è sposato, io ero sola e mi sono presa Gabriele. Siamo felici così, liberi, ognuno con la propria vita. La sera ogni tanto cucino, invito qualcuno, ceniamo insieme, poi ognuno torna a casa sua. All’inizio Denis non capiva: “Perché non viviamo insieme?” Ma a che pro? Siamo adulti, diverse abitudini, chi è cresciuto insieme si trova, io non ho trovato quello giusto, e non mi va di mentire. Io e Gabriele stiamo benissimo così. Il gatto si sveglia, Vera lo coccola: — Te l’avevo detto, se continui a marcare le tende… Le donne escono pensierose, specie Nadia. Ma non riesce a fare come Vera. Dopo un mese parla già di nuovo fidanzato e riceve mazzi di fiori. Vera e zia Teresa si sorridono. — Allora, Teresa, come sta il tuo Michelino? — Tutto bene, l’ho punto qualcosa alla zampina ma si è rimesso, grazie a Dio. I nipoti dicono di farlo gareggiare, ma che scherziamo, lasciamolo fuori dalle follie. A ciascuno la sua: chi tiene animali, chi mariti… — Chissà, magari stavolta le va bene? — Speriamo. — Di cosa parlottate? — Di te, Nadia, si spera che questa sia la volta buona. — Ma io non so stare sola, ragazze, lo dico chiaro. — Ma fai bene, ognuna la sua strada… — Vera, — la chiama Nadia per strada, — ma se volessi un gatto, come si fa? Meglio maschio o femmina? — Vai, vai, che ti aspettano… tanto, per ogni evenienza, lo scoprirai… — Sì, era solo… per ogni evenienza.

PER OGNI EVENIENZA

Vera guarda la collega in lacrime, scrolla le spalle con indifferenza e torna a digitare veloce sulla tastiera del computer.
Sei proprio senza cuore, Vera sente la voce della sua capa, Olga, risuonare alle sue spalle.
Io? Ma da dove ti vengono certe idee?
Perché se nella tua vita privata va tutto a gonfie vele, non vuol dire che per tutti sia uguale, eh. Guarda lì, la ragazza si dispera e tu niente, neanche una parola di conforto, magari un consiglio, condividere la tua esperienza… Visto che ti va così bene.
Io? Condividere la mia esperienza? Con lei? Guarda, alla nostra Nadia non piacerebbe. Una volta ci ho provato, sarà stato cinque anni fa, quando veniva al lavoro con i lividi come lampioni voleva solo vedere meglio la strada, probabilmente. Allepoca voi qui ancora non ceravate.
E comunque, non era il marito a menarla, era lei che cadeva da sola, sempre per sfortuna. Quando lui è svanito nel nulla, i lampioni hanno smesso di comparire sulla sua faccia, era già il terzo che scappava.
Allora ho deciso, via, che dovevo sostenerla, darle una mano.
Sai come è andata a finire? Sono passata per quella cattiva!
Poi mi hanno spiegato, sempre le colleghe, che è inutile, Nadia sa già tutto, meglio di tutti.
Soltanto una guastafeste che ha rovinato la felicità di Nadia.
Allepoca andava dalle maghe a farsi fare i legamenti damore, adesso invece si è modernizzata, va dagli psicologi.
Fa i suoi percorsi di crescita.
Non capisce che ripete sempre la stessa storia, cambiano solo i nomi.
Perciò, mi spiace, ma non mi vedrete compassionevole e nemmeno a passare fazzolettini.

Però, Vera, non si fa così
Allora di pranzo, e mangiavano tutte intorno allo stesso tavolo, non si parlava daltro: dellex di Nadia, della carogna che è scappata e lha tradita.
Vera mangia in silenzio, poi si versa un caffè e si ritira nellangolino a scrollare i social in pace, per liberare la testa.
Vera, si avvicina la sempre allegra e paffuta Tania, che però oggi ha laria triste, davvero non ti fa pena, Nadia?
Tania, ma cosa volete da me?
Ma lasciala stare! interviene Ilaria passando Tanto lei è fatta così: si gode il suo amatissimo Basilio, vive che pare una regina e non capisce cosa significa restare sole con una figlia, senza nessun aiuto e, adesso, pure a sperare negli alimenti da quel fenomeno di papà.
Ehi, non doveva neanche mettersi a far figli così, senza nemmeno sapere bene con chi, e poi, scusate ragazze, ormai non è più una ragazzina! dice la signora Tiziana, la decana del gruppo, che tutte chiamano nonna Titti. Ha ragione Vera, da quantè che piange? Quando era incinta lui già le faceva vedere i sorci verdi, prima pure peggio…

Intanto, il gruppetto di donne si raccoglie attorno alla Nadia piangente, ognuna a dare il suo consiglio.
Però stavolta Nadia, la nostra guerriera, ha deciso di reinventarsi.
Ne ha abbastanza di piangere; chiama la mamma dal paesino perché laiuti col figlioletto e con quel… ingrato.
Nadia si rimette in sesto.
Si fa la frangetta finta, si tatua le sopracciglia, si mette le ciglia finte (voleva anche lanello al naso, ma tutte insieme lhanno fermata).
E via, si riparte.
Dai, Nadia, coraggio, la incoraggiano le colleghe, vedrai che piangerà lui, e pure amaramente!
Ma figuratevi se piange, commenta a bassa voce Vera, ma le altre, un po alticce, la sentono e subito chiedono spiegazioni: Come, non piange?
No che non piange, e non si pentirà nemmeno. E Nadia? Ne troverà un altro uguale, è questione di giorni
Eh, ma tu parli bene col tuo Basilio!
Mah, il mio Basilio sarà pure il miglior uomo del mondo: non pesta i piedi, non beve, non va con altre. È matto di me proprio.
Ma va, sono tutti cani da battaglia quelli lì.
Scommetti che qualcuna te lo porta via?
Impossibile, fidatevi, lui non ci casca.
Oh, io non ci giurerei
Datti pace.

Il vino prende il sopravvento e le ragazze iniziano a discutere con foga.
Dai, andiamo tutte da te, Vera, così vediamo se Basilio resiste al nostro fascino! Scommetto che non ci inviti perché hai paura che ce lo prendiamo
E invece vi invito, che problema cè?
Si va da Vera! Nonna Titti, vieni anche tu?
Io? No, ragazze, mi aspetta Michele a casa… Ma divertitevi! sorride nonna Titti.

Arrivano tutte a casa di Vera, la cucina è piena di risate e movimento.
Su, ragazze, prepariamo qualcosa in fretta, così quando arriva Basilio trova la tavola imbandita!
Non vi preoccupate, mangia poco e solo quello che vuole, è un tipo difficile con il cibo, tra poco comunque arriva.

Man mano che passa leuforia, le ragazze ricordano i loro impegni e tornano alle loro case, restando solo Nadia, Olga e Tania.
Si fermano ancora a bere un tè nella cucina accogliente di Vera, chiacchierando sottovoce e imbarazzate aspettando il famoso Basilio.
Decidono di risalire la china verso casa.

Quando si sente aprire la porta.
Basilio, Basilietto mio, cucciolotto bello, trilla Vera dallingresso.
Le donne si irrigidiscono, tutte in imbarazzo, guardando verso la porta, dove entra un ragazzo alto e bellissimo.
Ecco svelato larcano: il marito di Vera… è molto più giovane di lei!

Ecco ragazze, vi presento mio figlio, Denis.
Occhi sgranati: Come, Denis?
Sì, mio figlio Denis. E Basilio?
Va tutto bene, mamma, ora deve solo riposarsi. Tra un paio di giorni corre di nuovo. Limportante è non farlo leccare lì
Blush collettivo.
Forse andiamo, eh?
No, fermi tutte. Devi conoscere Basilio, però piano, eh! È appena tornato dalloperazione, Denis e sua moglie Elena lhanno portato dal veterinario oggi per la sterilizzazione, visto che mi ha combinato un casino con le tende venite, venite.

Ed eccolo lì, il famigerato Basilio, che dorme beato: il gatto.
Per non scoppiare in una risata fragorosa, le donne fanno dietro-front e fuggono dalla stanza.
Vera, ma è un gatto?!
Ovviamente, mica vi ho mai detto il contrario Voi avete supposto fosse il mio uomo, una volta dissi soltanto che avevo un uomo meraviglioso, Basilio, ma nessuna mi lasciò finire!

Mi sono sposata presto, la prima cotta, le solite cose: abbandonato luniversità, è nato Denis.
Tre anni di tira e molla e ci siamo lasciati.
Per fortuna i miei mi hanno sempre aiutata.
A trentanni mi sono risposata.
Sembrava perfetto: lui faceva mille progetti, io dovevo dargli almeno due figli, un maschio e una femmina, e Denis? Mah, magari in collegio militare, lì lo vestono e lo nutrono, oppure a casa di tua madre.
Al secondo marito lho rimandato da sua mamma dopo poco. È rimasto incredulo, mentre sua madre mi diede della scema sostenendo che i figli degli altri non li vuole nessuno. Curiosamente, lei aveva cresciuto a sua volta il figliastro

Sono rimasta sola con Denis per anni.
La terza volta, ormai fuori mercato, ci ho riprovato.
Al secondo appuntamento, per troppa passione, il tizio mi ha dato un livido. Denis praticava karate fin da piccolo, spesso mi allenavo con lui, così ho imparato qualcosina. A quel Otello risposi per le rime e lo spedii a gambe allaria.
E mi sono detta: basta così.

Ora Denis è sposato, io mi annoiavo e mi sono presa Basilio, il mio micio.
Chi ho voglia invito, se cucino qualcosa di buono. Tutti escono soddisfatti e nessuno rompe le scatole a nessuno.

Allinizio Denis non capiva perché non convivevo con nessuno:
Mamma, perché non vivi con Basilio?
Ma a che serve? Sono grandi, ognuno ha la sua vita. Se fosse stato da giovani, tipo mio fratello e sua moglie, ormai sono una vita insieme, vanno allunisono pure a respirare, come i miei genitori ma io no, perché dovrei vivere per forza così, solo per poter dire sono sposata?
Mica mi serve.

Io e Basilio stiamo benissimo insieme.
Vero, micione mio, hai visto che succede a marcare le tende?
Su, su, non piangere più, ora il problema è risolto.

Le ragazze vanno via in silenzio, un po pensierose, soprattutto Nadia.
Ma lei, alla fine, non ce lha fatta come Vera: dopo un mese già parlava del nuovo fidanzato, inondando lufficio di mazzi di fiori.
Vera e nonna Titti si scambiano un sorriso.

Allora, come sta il tuo Michele? E la zampina?
Tutto bene, Verina, si era punto in passeggiata ma è guarito, come un cane I nipoti dicono che dovrei portarlo alle esposizioni. Ma figurati, a me basta così.
E Nadia? Vedo che le cose si sono rimesse in moto!
Eh sì cè chi si prende un animale, chi si prende un marito.
Sì, beh ognuno fa quel che può. Magari stavolta le andrà meglio!
Speriamo

Di cosa chiacchierate?
Di te, Nadia, dai, speriamo stavolta sia quella buona.
Ragazze, lo so che sembro una pazza ma io non ce la faccio da sola, davvero.
Ma va, ognuna la vive a modo suo

Vera! sente la voce di Nadia mentre va al parcheggio.
Senti se mai volessi anchio un gatto, tu mi aiuteresti a capire da dove cominciare? Meglio un maschio o una femmina?
Vai, che ti aspettano Se serve ti aiuto ride Vera.
Io così, sai per ogni evenienza.

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PER OGNI EVENIENZA Vera guardò la collega in lacrime, scrollò le spalle e tornò a digitare veloce al computer. — Che sei proprio senza cuore, Vera — sbottò Olga, la caporeparto. — Io? Perché? — Insomma, solo perché nella tua vita privata tutto fila, non vuol dire che sia così per tutti. Si vede che la ragazza sta male, potresti consolarla, darle un consiglio, condividere la tua esperienza, visto che a te va tutto alla grande. — Io? Dovrei condividere la mia esperienza? Con lei? Una volta ci ho provato, qualche anno fa, quando Nadia si presentava al lavoro coi lividi, tanto che sembrava avesse bisogno di fari per vedere la strada. Non era nemmeno il marito a picchiarla, le capitava di cadere da sola. E con ogni uomo era sempre la stessa storia. Quando lui poi l’ha mollata, i lividi sono spariti. Era il terzo che se la dava a gambe. Allora ho pensato di aiutarla, di condividere, ma la cattiva sono diventata io. Me l’hanno anche detto, che con Nadia non funziona, lei “sa tutto” meglio di chiunque. Sono finita per essere additata come l’invidiosa che le rovina la felicità. Lei faceva pure le fatture d’amore dalle maghe, adesso è “moderna” e va dallo psicologo. Non capisce che ripete sempre lo stesso copione, cambiano solo i nomi. Quindi scusatemi, ma non sono io quella che si mette a consolare o a offrire fazzoletti. — Non dovresti essere così, Vera. A pranzo, tutte insieme al tavolo, il discorso si accese su Nadia e il suo ex, l’ennesimo traditore. Vera mangiava in silenzio, poi si versò un caffè e si rifugiò in un angolo a scorrere i social. — Vera, — le si avvicinò la paffuta e solare Tania, che quel giorno però aveva perso il sorriso, — davvero non ti dispiace per Nadia? — Cosa volete da me, ragazze? — Lasciala stare, — intervenne Irina, — lei ha il suo adorato Gabriele, vive da regina, non può capire cosa vuol dire restare sole coi figli, senza una mano, senza niente, e se vuoi gli alimenti, devi pure combattere per ottenerli da quell’elemento del padre. — Eh, magari non bisognava manco fare figli con certi tipi, e scusate, anche ad una certa età! — si inserì la saggia signora Teresa, la decana della squadra, detta “zia Teresa” dalle ragazze. — Vera ha ragione, quante volte Nadia ha pianto? Anche quando era incinta… Le donne, in cerchio attorno alla solita lacrimosa Nadia, elargivano consigli su come riprendersi. Finché la forte e “indipendente” Nadia decise di dare una svolta. Chiamò la mamma dal paese per aiutarla con il figlio e il “poco riconoscente” ex, poi si rimise in sesto: frangetta nuova, sopracciglia tatuate, ciglia finte, voleva anche il piercing al naso, ma l’ufficio l’ha convinta a evitarlo. E la storia ricominciò. — Dai, su, Nadia, non ti preoccupare, vedrai che lui tornerà a piangere! — la incitavano le amiche. — No che non piangerà, — sussurrò Vera, ma le altre, già avvinazzate, le chiesero spiegazioni. — Non piangerà, e non si pentirà. E Nadia troverà un altro identico, non oggi, domani magari… — Per te è facile parlare, hai Gabriele che certo non è così… — Il mio Gabriele è il migliore del mondo: non picchia, non beve, non corre dietro alle donne, mi ama. — Ma va là, sono tutti uguali, stai attenta che te lo portiamo via. — Provateci pure, tanto lui non cede. — Ne sarei così sicura… Le battute e i toni da comari in preda al vino diventarono una sfida: — Facci vedere Gabriele, vediamo se resiste al nostro fascino! Sicuro non ci inviti perché temi che qualcuna di noi te lo soffi. — Ma dai, venite pure! Così, tutte insieme, allegre e caciarone, si fiondarono a casa di Vera, chi in cucina, chi a preparare una cenetta per l’arrivo di questo mitico Gabriele. Vera le avverte: — Non fatevi illusioni, è schizzinoso col cibo, e presto sarà qui. La serata cala, l’entusiasmo si spegne, una ad una le donne vanno via, restano solo Nadia, Olga e Tania. Bevono il tè, chiacchierano nella cucina accogliente, un po’ imbarazzate, e si preparano ad andarsene. Quando qualcuno entra. — Gabriele, tesoro mio! — cinguetta Vera sull’uscio, mentre entra un ragazzo alto e bello. “Ma… che succede?!”, si interrogano tutte. — Ecco, ragazze, lui è mio figlio Denis. “Suo figlio? Ma Gabriele?” — Ah, certo, ora vi faccio conoscere Gabriele, ma piano… è stato appena operato, Denis e sua moglie l’hanno portato dal veterinario, sapete, marcare il territorio… Dovete vederlo! Eccolo, Gabriele: un gatto che dorme beato! Le colleghe scappano fuori a ridere. — Ma Vera, è un gatto! — Certo, chi pensavate? Il marito non ce l’ho. Voi avete dato per scontato che dicessi sempre “Gabriele”, il compagno perfetto, non mi avete lasciata finire e avete creduto alla favola. Io mi sono sposata giovane, prima storia, niente studi, è nato Denis. Tre anni e ci siamo lasciati. I miei genitori mi hanno aiutata tanto. Secondo matrimonio a trent’anni, bello, buono, aveva grandi progetti, ma mio figlio “può anche andare in collegio militare”, diceva, mia mamma si sarebbe occupata di lui. Io l’ho rimandato da sua madre. Abbiamo vissuto tanto io e Denis, il terzo marito mi ha rifilato un occhio nero per gelosia, ma io ormai avevo imparato a difendermi coi corsi di Denis: mi sono difesa e basta, fine delle relazioni. Ora Denis è sposato, io ero sola e mi sono presa Gabriele. Siamo felici così, liberi, ognuno con la propria vita. La sera ogni tanto cucino, invito qualcuno, ceniamo insieme, poi ognuno torna a casa sua. All’inizio Denis non capiva: “Perché non viviamo insieme?” Ma a che pro? Siamo adulti, diverse abitudini, chi è cresciuto insieme si trova, io non ho trovato quello giusto, e non mi va di mentire. Io e Gabriele stiamo benissimo così. Il gatto si sveglia, Vera lo coccola: — Te l’avevo detto, se continui a marcare le tende… Le donne escono pensierose, specie Nadia. Ma non riesce a fare come Vera. Dopo un mese parla già di nuovo fidanzato e riceve mazzi di fiori. Vera e zia Teresa si sorridono. — Allora, Teresa, come sta il tuo Michelino? — Tutto bene, l’ho punto qualcosa alla zampina ma si è rimesso, grazie a Dio. I nipoti dicono di farlo gareggiare, ma che scherziamo, lasciamolo fuori dalle follie. A ciascuno la sua: chi tiene animali, chi mariti… — Chissà, magari stavolta le va bene? — Speriamo. — Di cosa parlottate? — Di te, Nadia, si spera che questa sia la volta buona. — Ma io non so stare sola, ragazze, lo dico chiaro. — Ma fai bene, ognuna la sua strada… — Vera, — la chiama Nadia per strada, — ma se volessi un gatto, come si fa? Meglio maschio o femmina? — Vai, vai, che ti aspettano… tanto, per ogni evenienza, lo scoprirai… — Sì, era solo… per ogni evenienza.