Per volere del destino…

Per volontà del luccio

Ginevra Bianchi, fino al pensionamento, era una pescatrice incallita. Quando finalmente si ritirò, lintera giornata la trascorreva sulle rive del lago di Como, canna da pesca in mano. Il marito, Niccolò Rossi, continuava a lavorare. Era allenatore in una scuola sportiva per bambini di Torino, un vero punto di riferimento: i suoi allievi avevano portato la scuola Bianchi alla ribalta con medaglie e record in tutta la Lombardia. Anche se amorevole e amato, Niccolò sognava di sedersi accanto a Ginevra per ore a guardare lacqua scintillante, ma il suo calendario era già pieno di allenamenti, gare e trasferte. Lunico momento libero era il fine settimana, quando riusciva a rubare qualche ora per la pesca. Ginevra lo capiva e lo sosteneva, ma quel sabato decisero di andare tutti insieme: il lockdown era in vigore, i bambini a scuola virtuale. Niccolò, con il cuore leggero, caricò lattrezzatura da pesca, mise al cofano la moglie e i due nipoti, Luca e Ettilia (il più grande, San Lorenzo, aveva già finito listituto e lavorava per i Vigili del Fuoco). Quando si avviarono, il vicino di casa, il piccolo Marco, rimase a fissarli dalluscio, confuso. Capì subito: stavano andando a pescare; le canne pendevano dal bagagliaio. Il suo sguardo tradiva delusione, perché doveva restare a casa con la nonna Valeria, sempre occupata nei mille lavori di casa. Marco non aveva altri genitori, era cresciuto senza una figura paterna, una realtà ormai comune nella sua zona.

Niccolò rallentò, aprì leggermente il finestrino e chiese:
Marco, vieni con noi a pescare?
Il ragazzo, visibilmente eccitato, rispose:
Chiedo subito a nonna! e si diresse verso casa.

Un attimo dopo comparve Valeria, la nonna di Marco:
Lo vuoi portare con noi? Lo chiami? domandò.
Lo aspettiamo replicò Niccolò.
Evviva! esplosero di gioia i bambini sul sedile posteriore.

Marco si infilò una sciarpa, il cappotto più caldo e, in un attimo, era seduto accanto a loro. Arrivarono al solito posto, noto a tutta la famiglia Bianchi, dove nuotava il luccio più grossolano del lago. Niccolò accese un fuoco sul borgo per scaldare i più piccoli; Ginevra prese posto su una sedia pieghevole, lanciare la lenza. Lì, in silenzio, osservava il galleggiante, ma con lo sguardo attento sui nipoti, pronto a intervenire se fossero andati fuori misura.

Mentre i bambini giocavano a nascondino e a rincorrersi, il galleggiante di Ginevra cominciò a vibrare, poi discese bruscamente. Con una mano ferma, iniziò a tirare su la linea, sentendo il cuore battere più forte. Dopo pochi minuti, il luccio balzò in aria, poi atterrò con grazia in un secchio dacqua.
Il primo! esclamò la pescatrice, soddisfatta. Rivide lamo, vi pose unesca fresca e lanciò di nuovo. I bambini, felici, tracciavano porte di sabbia sulla riva, pronti a una partita di calcio improvvisata.

Un altro colpo, un altro luccio, più grosso e più grasso, si trascinò fuori. Nella secchiata ora scintillavano tre lucci.
Che cosè, un vero luccio? sussurrò Marco, gli occhi pieni di meraviglia.
Sì, quello che realizza i desideri! rispose Ginevra con un sorriso furbo.
Davvero? chiesero in coro Stefano e Ettilia. Cosa possiamo chiedere?
Che i secchi tornino a casa da soli sognò Valeria, mentre lanciava unaltra esca.
No! I secchi non ci interessano! sbuffò Stefano, deluso.

Ginevra lanciò lamo e disse:
Allora che la principessa del lago ti ami! citò una vecchia fiaba.
Marco alzò la mano timidamente:
Posso chiedere qualcosa?
Certo! confermò Ginevra, incoraggiandolo.

Il ragazzo strinse il luccio, gli sussurrò qualcosa alle branchie e, in un attimo, il pesce scomparve in un lampo dargento. Ginevra rimase a bocca aperta, ma si ricordò che le favole hanno le loro leggi.

Con le mani tremanti, Ginevra alzò la voce:
Per volontà del luccio, per il mio desiderio, esaudite, oh lucci, tutto quello che i miei nipoti hanno chiesto! guardò Marco, che annuiva, e aggiunse: E anche a te, Marco!

Niccolò si avvicinò, osservò il secchio vuoto e chiese con tono dolce:
Non morde?
Ginevra, alzando le spalle, rispose:
Fai del bene e lancia il tuo cuore nellacqua!

Sulla via di casa, i bambini, stanchi, si addormentarono sul sedile posteriore. Niccolò prese in braccio Marco, che già sonnecchiava, e lo consegnò a Valeria. I nipoti sbuffarono nella notte:
Nonno! Sai cosa abbiamo chiesto?
Marco, con voce quasi sussurrata, rispose:
Lho chiesto al luccio ma la nonna gli ordinò di stare zitto, altrimenti il desiderio non si avverrebbe.

Il pescato fu trasformato in una zuppa di pesce, che Niccolò preparò con cura; i bambini si calmarono e andarono a dormire. Ginevra, però, non riusciva a smettere di pensare a Marco: Che pene abbia un ragazzo senza un nonno?, rifletté, e il suo cuore si strinse.

Quella sera, accoccolata accanto a Niccolò, sussurrò:
È triste per Marco. Non ha un nonno, un telefono, né un computer. Vorrebbe un papà, un punto di riferimento.
Niccolò, pensieroso, rispose:
Ho capito un nonno è tutto questo. Ma dove trovarlo?

Un mese dopo, larrivo del Capodanno trasformò la città: alberi di Natale illuminati, strade coperte di neve, cori di bambini nelle scuole. Marco sembrava più giù di gusto. Valeria, cercando il termometro rotto, rivelò che Marco aveva la febbre, tosse e gola infiammata proprio nel giorno più festivo.

Niccolò comprese lurgenza: doveva trovare un nonno. Prese il cellulare e chiamò un vecchio compagno di università, Beniamino De Luca, un ex insegnante di educazione fisica che viveva a Cremona, a cento chilometri di distanza.

Beniamino, ho una cosa da chiederti. Il nipote di Marco non ha un nonno, e il bambino è ormai triste.
Un nonno, davvero? balbettò linterlocutore, sorpreso. Non ho mai avuto un figlio, ma capisco la solitudine. Cosa posso fare?
Abbiamo bisogno di un nonno per una giornata. Potresti vestirti da Babbo Natale e andare a Porto? propose Niccolò.
Sì, potrei portare i regali, i pattini, e la mia barba finta. rispose Beniamino, già immaginando il suo ruolo.

Beniamino, mosso dalla compassione, condivise il piano con la moglie Veronica, che accettò di interpretare la Strega della Neve. Decisero di recarsi a casa dei Bianchi nella notte di Capodanno, con regali, torte e un pesce essiccato.

Il figlio di Niccolò, Michele, tornò da una stagione di bob a Milano su una Lexus nera. Arrivò al crepuscolo, con la mappa del GPS pronta, bussò al portone. Valeria aprì, sorpresa, ma accettò subito l’ospite. Beniamino, con la barba bianca e un sacco di doni, entrò, seguito da Veronica, splendida in un vestito di velluto rosso.

Dove è il ragazzo? chiese Beniamino, con voce profonda.
Qui, lui, Marco, è già qui, dietro lalbero. rispose Valeria, indicando il piccolo che si nascondeva tra le luci.

Marco, tremante, corse verso Beniamino:
Nonno! urlò, abbracciandolo.
Beniamino, emozionato, gli accarezzò la testa:
Sarò il tuo nonno per oggi, e forse più.

Marco, quasi in lacrime, chiese:
Rimarrai con noi? Anche solo un po?
Certo! replicò Beniamino, guardando la moglie Veronica, che annuì, gli occhi lucidi.

In quel momento, Veronica entrò, vestita da Strega della Neve, e tutti rimasero senza parole. Una leggera neve cadeva fuori, avvolgendo la casa in un bianco silenzioso.

Il clima era teso, ma latmosfera calda. Beniamino, pur consapevole che il suo ruolo fosse temporaneo, sentì il peso di una promessa. Ginevra, osservando la scena, sussurrò a Niccolò:
E il terzo desiderio?

Marco, con voce timida, rispose:
Ho chiesto al luccio una sorella fissò gli occhi, facendo una smorfia birichina.

Gli adulti risero, applaudendo, mentre la notte avanzava.

Il tempo passò. Il 31 dicembre, un fuoristrada familiare si fermò davanti alla porta di Valeria. Scese Michele, aiutando Caterina, sua moglie, a scendere con un pacco elegante. Marco portava un passeggino nuovo. La piccola sorella, chiamata Galina in onore della pescatrice, era già pronta a sorridere.

E così, grazie a un luccio, a un nonno improvvisato e a un desiderio di cuore, la famiglia Bianchi trovò una nuova armonia, avvolta dal profumo del lago, dal calore dei fuochi e dalla magia di un Capodanno italiano.

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