Perché dovresti smettere di invitare ospiti a casa? La mia esperienza personale

Negli ultimi mesi ho deciso di non invitare più persone a casa mia, e non è per risparmiare qualche euro. Vivo in un appartamento con balcone a Firenze, ho un piccolo orticello sul terrazzo e un tavolo pronto per accogliere chiunque.

Il motivo principale è il tempo che si perde a cucinare per gli ospiti e poi a rimettere a posto tutto. So cucinare bene, ma non mi diverte trascorrere mezza giornata tra pentole e padelle. Con i miei figli, Giulia e Luca, e con mio marito Marco mi diverto a sperimentare ricette nuove, ma per un gruppo di invitati devo pensare a soddisfare tutti e questo mi prosciuga le energie. Quando amici o parenti arrivano, non ho scelta: mi trovo a impastare, arrostire, sfornare, e al contempo osservo gli ospiti che si rilassano e chiacchierano senza darmi una mano. Naturalmente chi viene a casa nostra non vuole “mettere le mani in pasta”, ma è evidente che, una volta andati via, devo ancora dedicare un paio d’ore a sistemare il disordine che hanno lasciato.

Non è che gli invitati trasformino la mia casa in una discarica; non trovano mai carta di caramelle a terra e il soggiorno non diventa un cumulo di rifiuti. Però spostano i mobili, lasciano giocattoli sparsi, cambiano le lenzuola e macchiano il tovagliolo e le tende. Una volta, Giulia ha sbattuto una vasiola dal davanzale: abbiamo dovuto raccogliere il terriccio, lavare il pavimento e piantare di nuovo la pianta. A volte si rompono le maniglie delle porte o si sganciano i lucchetti, perché i bambini, pur volendo bene, non sono sorvegliati da adulti attenti.

Dunque non mi limito a cucinare: devo anche rimettere a posto tutto il resto. Quando so che arriveranno dei parenti, evito di fare il bucato, nascondo gli asciugamani extra in armadi e cerco di tenere tutto fuori dalla vista. Ma gli ospiti, curiosi comerano, chiedono sempre di aprire gli armadi per dare unocchiata, o ispezionano la cucina come se fosse una visita guidata. Questo mi mette a disagio, perché è unintrusione nella nostra intimità. La nostra piccola casa è piena di mobili antichi, vasi di ceramica e fiori appesi; alcuni ospiti non mancano di strappare un rametto per portarlo a casa.

Per un po ho pensato di essere io il problema, di non saper accogliere gli ospiti con il giusto calore. Ma dopo aver contato quante volte ho dovuto cucinare, pulire e sistemare, ho capito che non voglio più sprecare energie in quelle fatiche. Preferisco incontrare gli amici per un caffè al bar, fare una passeggiata in Piazza della Signoria o tornare a casa in un ambiente pulito e ordinato.

Alla fine, ho imparato che la vera ospitalità non si misura in piatti preparati o tavoli imbanditi, ma nella capacità di preservare il proprio benessere e quello della propria famiglia. Non è egoismo, è rispetto per sé stessi: se la casa è serena, anche gli incontri saranno più genuini.

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