Caro diario,
oggi mi trovo ancora a rimuginare su quello che è successo al matrimonio di mia sorella, Maria, a Salerno. Il suo invito recava chiaramente solo adulti, ma io non potevo lasciar andare il piccolo Matteo, il mio bimbo di nove anni, così vivace e tranquillo. Avevo accordato con la mia amica Giulia di badare a lui durante la festa, ma la sera prima del grande giorno Giulia mi ha chiamato, disperata: era ammalata e non poteva venire. Ho provato a tranquillizzarla, ma nella cucina, da sola, ho dovuto decidere in fretta: o lasciare Matteo a casa o portarlo con me. Alla fine ho preso il bambino, chiedendomi se Maria avrebbe sopportato la presenza del suo nipote.
Il fratello di Maria, Lorenzo, è un uomo benestante, quindi il ricevimento doveva essere sontuoso, con tavoli imbanditi di antipasti, unabbondante pasta al ragù e vini pregiati, come il nostro rosso della Campania. Non ho avvisato Maria che avrei portato Matteo, pensando che, vista la sua agitazione pre-matrimoniale, non me ne sarebbe accorto. Quando è entrata nella sala e ha visto il piccolo che correva tra i tavoli, il suo volto è cambiato in un attimo. Con voce che tagliava il silenzio ha urlato:
Perché hai portato tuo figlio al matrimonio? Non avevamo invitato bambini! Hai rovinato tutto!
Il mio cuore è balzato in gola per limbarazzo. Matteo, ignaro, si fermò a guardare la gente che lo fissava, senza capire cosa fosse successo. Mi sono chiesta se fosse stato davvero necessario creare quel clamore. Ma la saga è appena iniziata.
Lorenzo, con un sorriso stanco, ha risposto:
Che sia con il bambino, è una sua questione dove lo porta.
Quelle parole mi hanno sorpreso. Maria, ferma, non ha voluto sentire alcuna spiegazione; ho provato a parlare, ma è stato inutile. In preda alla rabbia, ho preso Matteo e sono uscita di corsa, tornando a casa. I miei genitori, nonno e nonna, sono rimasti al ricevimento, ma latmosfera gioiosa era ormai svanita; nessuno voleva più brindare al futuro sposo.
Maria si è offesa, chiedendomi scuse che non sento di dover dare. Non credo di aver sbagliato, ma il suo comportamento non lha aiutata a mostrarsi in buona luce, soprattutto ora che sta per diventare madre. Mi chiedo se dovrei chiedere perdono a Maria o mantenere la mia posizione. Se fossi nei suoi panni, cosa faresti?
Rifletto ancora su quanto sia difficile bilanciare i doveri di madre con le aspettative familiari, soprattutto quando le tradizioni si scontrano con lamore per i propri figli. Spero di trovare un modo per non rovinare i legami e per far capire a tutti che, a volte, la presenza di un bambino è un dono, non un disturbo.
Con affetto,
Luisa.






