Ma perché mai dovrebbe sposarsi un ragazzo così bello e di successo come me? pensava lui. Quando arriveranno questi nipotini? si chiedevano i genitori.
Marco aveva appena accompagnato la sua amica a casa e stava rientrando nel suo appartamento a Milano.
Si preparò una frittata con prosciutto e, sedendosi a tavola, accese il telefono che aveva spento per tutta la notte, iniziando a scorrere le chiamate perse.
È mia mamma bofonchiò Marco. Di nuovo a rimproverarmi che sono così imbranato…
Imbranato, proprio no. Marco aveva un buon lavoro, un bel bilocale in centro e una macchina tutta sua. Solo che, a venticinque anni, era ancora single.
Ma davvero, a cosa mi serve sposarmi adesso che sono giovane, bello e ho successo? si ripeteva lui.
Ma quando arriveranno quei nipotini, insomma? sospiravano i suoi genitori.
Marco decise infine di richiamare sua madre.
Ciao mamma, come stai? chiese.
Sto bene, grazie.
E papà?
Anche lui sta bene. Ma magari potresti venire tu a controllare di persona, invece che sentirci solo al telefono! Col traffico non sei neanche a mezzora da qui, ma sparisci per mesi Papà si sta preparando a zappare lorto, dobbiamo piantare le patate.
Mamma, oggi proprio non posso. La prossima domenica vengo di sicuro.
Saranno almeno sei mesi che ce lo prometti, che verrai con la tua fidanzata.
Mamma, davvero, la prossima settimana vengo. E porto la ragazza, promesso! gli scappò detto senza pensarci troppo.
La tua fidanzata?
Ancora no, ma
Figlio mio, sono proprio contenta per te! Ti aspetto sabato prossimo. Ti preparo tutte le cose buone che ti piacciono!
Dopo aver chiuso la chiamata, Marco si fermò a riflettere:
E ora con chi ci vado dai miei, accidenti a me e alla mia lingua lunga? Porta Margherita, magari perché no? Adesso dormo un po, poi la chiamo. Anche se ai miei non piacerà e nemmeno lei sarà entusiasta della vita di campagna. Ma per una volta si può fare
Lasciò la padella ancora sulla tavola e si diresse in camera, deciso a riposarsi.
Dopo una bella dormita, ricordando la promessa fatta a sua madre, Marco chiamò la sua amica.
Ciao bellissima! disse al telefono.
Ciao Marco, rispose lei freddamente.
Margherita, non hai dormito stanotte? Passo a prenderti?
Marco, non dovremmo vederci più. Ho cambiato i miei progetti per il futuro.
Che progetti?
Mi sposo.
Arrivo subito e ne parlo con te e col tuo promesso sposo…
Ma la chiamata sinterruppe di colpo.
Marco lasciò il telefono sul divano, innervosito. Di solito era lui a lasciare le ragazze, invece questa volta era stato mollato.
Andò in bagno, poi si fece un buon caffè in cucina, pensando:
E ora, dove la trovo una fidanzata da presentare ai miei? Se scelgo una delle ex penseranno che voglio davvero sposarla
Non aveva ancora finito la tazzina, che scattò lantifurto della sua macchina. Si affacciò dalla finestra: dietro il condominio, il suo Suv era sempre ben visibile anche di notte. Vide un uomo, sui quarantacinque-cinquantanni, che sbirciava dal suo angolo.
Ma questo chi è? borbottò Marco, infilandosi le sneakers ed uscendo a passi svelti.
Si avvicinò deciso.
Ehi, scusi, che ci fa qui?
Senti ragazzo, disse il tizio spocchioso. Se ti vedo ancora con Margherita, sono guai!
Ma va a quel paese!
Allimprovviso sbucò un omone robusto.
Marco cercò di reagire, ma fu tutto buio…
Marco, Marco!
Una voce femminile, delicata ma concreta, lo richiamò alla realtà. Un volto semplice e familiare si chinava su di lui.
Ma sì, lho già vista questa ragazza pensò confuso.
Mi senti? Chiamo lambulanza?
No, tranquilla! Ho una valigetta da pronto soccorso in auto, disse lui sorridendo. Te la senti?
Certo, ho appena finito gli studi infermieristici.
Marco la guardò meglio e si accorse che abitava nel suo stesso condominio, spesso la salutava, ma laveva sempre vista troppo giovane. Provò a ricordare il nome. La giovane percepì limbarazzo:
Mi chiamo Giulia. Abito accanto a te.
Sali, Giulia, ti prendo la cassetta del pronto soccorso dal bagagliaio.
Lei lo medicò con molta attenzione.
Nulla di grave, non si preoccupi, disse.
Grazie!
Marco la guardò nello specchietto interno: i suoi occhi sembravano chiedere Me ne vado?
Senti, andiamo a bere un caffè? Non sono ancora riuscito a fare colazione oggi.
Così? disse lei indicando la maglietta e i pantaloni della tuta.
Siamo messi entrambi così!
No, mi vergogno.
Dai, ci cambiamo e andiamo.
Dopo mezzora lei scese in un vestitino floreale, un filo di trucco semplice sul volto. Marco pensò di godersi una passeggiata invece che prendere la macchina.
Giulia, facciamo due passi a piedi?
Sì, volentieri, e gli prese il braccio.
Per tutto il tragitto Giulia chiacchierò del più e del meno. Entrarono in una trattoria accogliente, si sedettero. Marco le porse il menù:
Giulia, scegli quello che vuoi.
Lei scorreva il menù più guardando i prezzi in euro che le descrizioni dei piatti. Marco capì che non era abituata a certi locali: fece un cenno al cameriere.
Porti qualcosa di veramente buono per lei e due caffè!
E per lei?
Solo un caffè per me.
Le consiglio la torta della casa.
Va benissimo!
Dopo il caffè, riaccompagnò Giulia a casa e si salutarono davanti al suo portone…
…Passò la settimana lavorativa. Tornato a casa venerdì sera Marco si ricordò:
Lho promesso a mamma: domani la visita con la ragazza. E adesso?
In cucina, preparò dei panini col tè caldo, mentre rifletteva:
Ci vado da solo. Mamma sarà di nuovo triste Devo inventarmi qualcosa.
Gli venne un lampo di genio.
E se portassi Giulia? però da domenica scorsa non lho nemmeno più vista. Le dirò che ero impegnato…
Velocemente si fece la barba, si vestì elegante e uscì.
Conosceva bene il portone accanto, ma con quindici appartamenti e sapendo solo il suo nome cera poco da fare.
Trascorsi alcuni minuti fissando le finestre, dun tratto il portone si aprì e comparve proprio lei.
Dalla tuta e dalla maglietta, capì che laveva vista dalla finestra e si era precipitata giù.
Si fermò, titubante.
Ciao Giulia!
Ciao Marco! il volto di lei brillava.
Ti va di fare una passeggiata?
Non sono vestita
Aspetto volentieri. Mezzora basta?
Certo! E corse di sopra.
Giulia, che succede? domandò la madre incuriosita.
Mamma, esco a prendere un po daria.
Ma così in fretta?
Giulia però sgattaiolò concentrata negli spostamenti dalla camera al bagno. La madre, affacciatasi alla finestra e visto Marco, si infuriò.
Ma ti sei messa in testa di uscire con Marco?
Sì mamma.
A che ti serve uno come lui?
Ho ventanni, mamma replicò Giulia sorridendo, ma con aria colpevole.
Ma hai visto con che tipe esce quello?
Mamma, dai, non cominciare!
Mah! la madre scosse la testa, ma la figlia era già in camera.
Giulia sapeva che il palazzo era un covo di pettegolezzi: tutte sapevano chi fosse Marco e quanto lei fosse una ragazza tranquilla. Da adesso in poi lavrebbero sempre accostata al suo nome. Ma ormai non ci faceva più caso.
Giulia scese di nuovo senza voltarsi, certa che la madre la stava guardando dalla finestra. Praticamente afferrò Marco sottobraccio e chiese:
Dove andiamo?
Passeggiata al parco, caffè, magari un po sotto la luna
Camminarono al parco, si sedettero in una panchina, poi la trattoria, lunghe chiacchiere sotto la luna abbracciati. A un certo punto squillò il cellulare:
Giulia, guarda che è luna!
Sì mamma, arrivo! e abbassò gli occhi. Marco, devo tornare a casa.
La riaccompagnò. Al portone si strinsero ancora. Poi lui, col tono di chi non accettava scuse:
Domani vieni con me dai miei.
… Paolo! chiamò la moglie vedendo arrivare lauto del figlio. Arriva Marco!
Ma pensa, si ricorda ancora dei vecchi!
È con una ragazza! esclamò la madre, precipitandosi in cortile.
Franca abbracciò il figlio, ricambiando il saluto, ma con lo sguardo già puntato alla ragazza.
Si avvicinò a Giulia:
Piacere, sono Franca.
Giulia, fece timidamente lei.
Vieni, entra cara!
Grazie!
Arrivò anche il padre. Si avvicinò felice:
Finalmente anche Marco ha portato una brava ragazza a casa. Come ti chiami?
Giulia.
Io sono Paolo. Chiamami pure zio Paolo.
Giulia non si aspettava quellaccoglienza calorosa. Si era immaginata facce scure e diffidenza nel vedere il figlio circondato da ragazze bellissime e invece la contentezza era reale.
Entrarono e lincanto continuò: la tavola era imbandita meglio che a Natale!
Cominciarono le domande di rito.
Giulia era di famiglia semplice e si sorprendeva che i genitori di Marco fossero così alla mano, nonostante tutto. Anzi, sembrava che fossero ancora più felici sapendo di essere simili.
Dopo pranzo, Marco e Paolo andarono a zappare lorto. Giulia si avvicinò a Franca:
Posso aiutare a sparecchiare e lavare i piatti?
Così faremo più in fretta! sorrise la donna.
Finito il lavoro nell’orto, tutti insieme piantarono le patate.
Finito tutto, Giulia disse contrita:
È tardi, devo tornare, mia mamma ci tiene…
Giulia, la fermò Franca. Dai, adesso si cena, resti a dormire qui e domani ve ne andate con calma.
Non saprei, era evidente che le avrebbe fatto piacere.
Chiamala! suggerì Franca.
Giulia prese il cellulare:
Mamma, posso restare a dormire qui?
Giulia, ma che dici? Mi avevi giurato che saresti tornata.
Giulia, come si chiama tua mamma? domandò Franca, prendendo il cellulare.
Silvia.
Buonasera, Silvia, sono Franca, la mamma di Marco.
Buonasera
Giulia rimane qui sotto la mia responsabilità. Abbiamo tanto spazio, la metto in una stanza a parte.
Non so che dire
Silvia, hai proprio una figlia doro
Parlarono almeno unaltra mezzora.
La domenica sera si prepararono per tornare a casa. Franca riempì i sacchetti di prodotti dellorto, rivolta a Giulia:
Questo sacchetto per Marco, questi due per voi.
Franca, davvero, è troppo!
In città non vi nutrite di niente che va bene… Ecco perché sei così magrolina!
Poi chiamò il figlio, che stava parlando col padre nellorto:
Avete già fatto la domanda in Comune?
Mamma! Ma se nemmeno ne abbiamo parlato!
Parlatene allora! Non voglio altre ragazze, Giulia mi basta!
Appena salirono in auto, Franca prese subito il telefono:
Silvia, sono partiti. Tutto ok. Con Giulia ti mando un po di roba buona!
Ma cosa dici Franca, ti sei scomodata troppo!
Vedrai che prima o poi diventeremo consuocere.
Eh, dai, ma va là! ma a Silvia la cosa piaceva.
Il mio ormai ha venticinque anni. Casa sua, macchina che vuoi di più da un genero? Non so però che abbia Giulia per la testa.
Giulia? Ormai, mi sa che ha perso la testa per tuo figlio!
E allora, chi meglio di noi può insegnare loro qualcosa?
Il tuo Marco è un ragazzo in gamba
E la tua Giulia, laboriosa e brava!
Eh sì, cucina e mantiene la casa da sempre
Marco guidava con uno strano sorriso. Giulia non resistette più:
Marco, ma cosa ti fa sorridere così?
Ai miei sei piaciuta tantissimo.
Ma va, dici davvero?
La mamma ha detto che una ragazza così non la devo lasciar scappare.
E tu?
Non ti lascio!
E si guardarono negli occhi, ricolmi dello stesso amore
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