Perché sei tornata? – La madre lasciò la porta socchiusa, lo sguardo duro: – Come potrò ora guardare…

Perché sei tornata? La madre teneva la porta socchiusa, il freddo della sera infilzava le caviglie come aghi di ghiaccio. Come dovrei guardare la gente negli occhi, adesso? Non sei più mia figlia. È solo da poco che le chiacchiere si sono calmate, io e tuo padre non mettevamo piede allalimentari da sei mesi. Perché sei tornata, eh?

Chi cè, Lucia?

Tua figlia maggiore è arrivata.

Antonella?

Il padre spalancò la massiccia porta di legno, le cerniere cantarono un lamento di vetro. Sedeva la notte sulluscio come una gatta nera.

Scrutava Antonella dallalto in basso. Lei arrossì e abbassò gli occhi.

Va dove vuoi, non voglio vederti. Guarda come ti presenti! E incinta poi

Antonella tacque. Lo sguardo coperto dalla frangia scura, pieno di speranza. Si aspettava, forse, un moto di compassione. Non sapeva dove altro andare. Lavevano licenziata per la pancia che cresceva, impossibile saldare laffitto della camera presso la signora Luigia. Niente soldi, niente tetto. E nessuno che sapesse capirla. Aveva paura.

Antonella scese i tre gradini di pietra, si fermò accarezzandosi il ventre teso. La madre le voltò le spalle, stringendosi nello scialle.

Il padre sbatté la porta alle sue spalle.

Il desiderio di piangere la fece rabbrividire tutta, ma resse. La bimba si muoveva dentro, sentendo ansia e disagio. E così Antonella era tornata… a casa dei suoi.

Il marciapiede davanti scricchiolava sotto i suoi stivali come croste di pane vecchio, solidale nella quiete. Antonella chiuse alle sue spalle il cancello arrugginito, lanciando un ultimo sguardo alla cucina dove tremava una luce calda. Le tende serrate sulla finestra sembravano palpebre offese.

Nella bottega del paese, il tepore di qualche corpo vicino si spandeva ovunque. Antonella entrò, guardandosi intorno: nulla era cambiato da quando era partita. Sulla destra il bancone, madama Rosa dietro; a sinistra due vetrine coperte di polvere e una vecchia credenza blu col lucchetto dorato.

Un po di pane, per favore Antonella contò attentamente gli euro.

Ma guarda chi si rivede!

Non alzò nemmeno lo sguardo, solo ripeté:

Pane, grazie.

Tieni, va anche se avrei tutte le ragioni, da cristiana, a non dartelo. Ma il mio mestiere…

La negoziante le porse il pane e sospirò, pronta a dire ancora, ma il campanello della porta trilla: una giovane coppia entrava, profumando di pioggia.

Antonella raccolse in fretta la pagnotta, troppo grande per la borsa e ancora più gonfia da sembrare viva, impaziente di essere subito divorata.

Madama Rosa già bisbigliava con i nuovi venuti, ogni tanto gettando uno sguardo a Antonella, ma lei era ormai fuori.

Iniziava a nevicare. Il vento si era quietato. Antonella staccò un pezzo di pane caldo, chiuse gli occhi e sentì la fatica sciogliersi nella bocca. Almeno un dolore in meno.

Si infilò dietro il negozio appoggiandosi al muro, assaporando ancora briciole di casa, ricordi e felicità

Antonella?

Riaprì gli occhi di scatto. Davanti a lei, la nonna di Marco, avvolta nella pelliccia e il fazzoletto infeltrito.

Sei qui a nasconderti? La donna sorvolò il ventre con lo sguardo serio.

Non ho dove andare, mi hanno cacciata.

E laggiù non ti sei sistemata? chiese la vecchia con un cenno al paese.

Antonella alzò le spalle, quasi incurante.

Vieni più domande non arrivarono.

La vecchia prese il suo passo lento, appesa a un bastone.

Antonella rimase un istante, poi la raggiunse sospirando. Il cervello vuoto, solo la stanchezza addosso. Dormire… quanto avrebbe voluto.

Ricordava quella casa allestremità del paese, Antonella. Da bambini lei e Marco lavevano costeggiata, correndo verso il loro rifugio segreto fra i papaveri. Una mattina Marco sera fermato sul cancelletto, aveva alzato la mano:

Nonna, vengo dopo a salutarti!

Antonella aveva sorriso, timida, per non apparire scortese.

La nonna di Marco laveva vista poche volte, ma laveva impressa profondamente. E come avrebbe potuto dimenticarla, dopo tutto ciò che era successo? Ad Antonella ora sarebbe piaciuto annullare il passato, liberarsi di quella vergogna, e ritrovare le labbra di Marco sulle sue, la spensieratezza della giovinezza

Il perché Nicola, compagno di scuola, lavesse notata in terza superiore, Antonella non lo seppe mai, era così timida e neppure bella. Eppure aveva accettato le sue attenzioni: non è forse dolce piacere a qualcuno? Nicola le portava la cartella e laccompagnava fino al portone. Così, fra loro, lamicizia era diventata amore o qualcosa che gli assomigliava. Già parlavano di matrimonio.

I genitori di Antonella, perplessi ma consenzienti, dicevano: Quando Nicola finirà il servizio, vedremo.

Con Marco invece, fu tutto un fulmine surreale.

Una calda giornata di maggio, Antonella tornava da Firenze dove aveva cercato notizie sulluniversità. Nicola non era potuto andare, aiutando il padre nei campi. Dalla fermata allabitato, solo campi di grano verde; alle spalle, nuvoloni neri che tagliavano pianure in due.

Il tuono piovve dal cielo, Antonella si coprì la testa con la borsa. Grosse gocce iniziarono a bussare lasfalto. Mise i sandali nel sacchetto di carta, cercando riparo. Il cielo urlava e la pioggia la raggiunse come una bestia.

Allimprovviso una mano, una macchina con la portiera aperta, e un ragazzo che trascinava Antonella dentro.

Ho suonato, niente! Ti volevo dare un passaggio urlava sopra la tempesta. Che pioggia! Tutto bene?

Lei non rispondeva, tremava. Marco gettò la propria maglietta asciutta sul sedile e offrì una felpa a Antonella.

Non farti prendere dalla paura, sono Marco, il figlio del fabbro, ricordi? si strinse contro di lei, troppo vicino per Antonella che si colorò di rosso.

Tra poco passa le assicurò. Se andiamo ora, seguiamo il temporale.

Risero insieme, come se si conoscessero da sempre. Marco le raccontò della torsione della vita: lavorava col padre dopo aver perso la madre in prima media. Lui non aveva fatto in tempo a iscriversi alluniversità, e adesso… cera il lavoro, cosa altro serviva?

Giunsero davanti casa sua, Marco sorrise. Lei ricambiò.

Con Nicola non aveva mai sentito questa fiammata dolce, nessun tremore nei baci, nessuna nostalgia.

Quella sera, Antonella vagava felice tra le stanze, mentre la madre scrutava la sua nuova luminosità.

Al villaggio ormai scrutava ogni macchina in arrivo, sperando di vedere Marco. E non desiderava altro che quellabbraccio di nuovo, ancora.

Nicola venne quella sera stessa, ma Antonella se ne accorse che niente la legava più a lui. Trovò il coraggio di confessarlo: era ora di lasciarsi.

E perché mai? Nicola rimase incredulo.

Tu farai il militare, io studio. Meglio restare amici e poi, se il destino vorrà, ci ritroveremo.

No. Così non va bene. E io chi mi aspetta, scusa?

Allora perché restare?

Da anni ti penso, e tu…

Non aggiunse altro, Antonella entrò in casa. Mai aveva visto Nicola così tagliente. Quegli occhi le fecero male.

Il giorno dopo, alla casa di Antonella arrivarono i genitori di Nicola. Una discussione interminabile, la madre di lui gridava come una sirena, incolpando tutti di tutto. Antonella fuggì nel cortile e poi si perse nei campi.

Quando la voce familiare di Marco le rimbalzò dentro, busso nel petto come una campana. Lui le offrì un passaggio, lei rifiutò, raccontando del litigio.

Non ho smesso di pensare a te confessò.

Anche io, Antonella.

Si baciarono piano, come se la pioggia avesse finalmente lavato via tutto. Stettero lì, abbracciati, certi che tutto, dora in avanti, sarebbe andato bene.

Ma si scoprì tutto troppo in fretta: qualcuno li vide, la voce giunse a Nicola.

Una lite esplose tra Marco e Nicola, proprio sopra la collina dove il fiume si piega come un vecchio.

Marco scese solo, claudicante, e nello sbandare scivolò giù, nel vuoto.

Il padre di Marco corse, urlando. Si gettò subito in acqua per salvarlo.

Antonella! Vieni! Chiara, compagna di classe, urlava disperata Marco e Nicola giù al fiume. Marco, dicono, è finita!

Antonella lasciò la brocca, corse. La gente era radunata sulla riva, le parole ambulanza, carabinieri, Nicola avrà problemi vagavano come nuvole.

Quando arrivò, lauto già lasciava il paese. Il padre stesso guidava.

Le gambe di Antonella divennero di pietra, il mondo scivolò via, si sedette a terra.

Ecco qua cosa succede quando si gioca allamore! Il mio ragazzo non cè più, e il tuo lo arresteranno! piangeva la madre di Nicola, stringendosi le tempie.

No no Antonella riusciva solo a sussurrare.

A casa cadde sulla branda. La madre piombò nella stanza, furibonda.

Cosa hai combinato? Come hai potuto? E ora che succede?

Ignorò i lamenti della madre. Raccolse poche cose, i documenti, i resti degli ultimi euro. Poi svanì via, tra gli orti, fino allautobus dellalba.

La casa della nonna di Marco si affacciava stanca sulle colline, con il santo di terracotta sopra la porta. Era ormai notte, la neve scendeva sottile.

Le gambe cominciano a farmi male quando cambia il tempo la vecchia si sedette sulla panca, togliendosi gli stivali.

Ti aiuto propose Antonella, già pronta a chinarsi.

Non occorre, che poi mi incamero nella pigrizia. E tu? Quando arriva il bambino?

In febbraio nascerà.

Presto allora Di Marco? chiese secca la nonna, occhi dolio.

Antonella non distolse lo sguardo.

Sì.

Ne sei sicura?

Non ho dubbi.

Allora va bene. Domani vediamo cosa si può fare.

La casetta aveva due stanze. Lodore di pulito, di stufa e crostata, le era familiare. Marco gliene aveva portate alcune, calde, appena sfornate, rubate alla nonna.

Il sonno tardò, finché il grosso gatto della casa saltò sul letto, si accoccolò vicino al suo ventre e non ne volle sapere di andarsene, costringendo Antonella a dormire.

Allalba, il profumo del pane dolce la svegliò.

Cosa vuoi nei panzerotti, marmellata o cavolo?

Marmellata rispose Antonella accarezzandosi la pancia.

Marco non mi disse mai il tuo nome tutti nonna mi chiamano!

Maria sono, Antonella. Nonna Maria rise la donna, sbirciandola dalla cucina. Vedrai, tra una settimana è fatta.

Come? Mancano quattro settimane.

La tua bimba ha fretta di nascere.

Una bimba? chiese, stupita, Antonella.

Il cuore me lo dice la senti già scalciare.

Una settimana dopo, proprio come aveva predetto, Maria portò Antonella allospedale allalba: alle dodici nasceva una bimba.

Grazie, Antonella disse, col sorriso, stringendo tra le braccia la nipotina.

Di cosa? chiese, incredula.

Della verità. Questa è la bimba di Marco, me ne accorgerei tra mille: ha stesso ditino del piede sinistro.

Chi? Marco? Antonella si sollevò sugli avambracci, incredula.

Sì, lui. Domani glielo dico.

Ma Marco è vivo?! le lacrime rigavano il volto, la commozione era un fiume.

Non lo sapevi amore mio? Certo che è vivo. Debole ma vivo, cara. Nonna Maria la abbracciò.

Devo vederlo subito. Non riesco a stare qui sapendo che è vicino è in paese?

In paese, ovvio. A casa. Pensa a tua figlia adesso, ti serve riposo e il latte deve arrivare. Riposati, lui non scappa più.

Antonella continuava a piangere senza volerlo.

Pochi giorni dopo, tornò con la neonata in paese. Maria era già di ritorno con il padre di Marco.

Guarda, senti come suona: Caterina Mariani! Eh?

Il padre guardò la piccola con uno sguardo nuovo, accennò un sorriso.

Lhai registrata come figlia di Marco? domandò.

Certo. Guarda il piedino la nonna aprì il pannolino per mostrare il mignolo.

Grazie, Antonella, per Caterina. Il padre si commosse.

Salirono insieme verso casa.

Antonella, i tuoi genitori hanno saputo, chiedevano quando potevano venire.

Dopo, non ora tagliò Antonella.

Rimase più volte ferma davanti alluscio.

Il padre di Marco entrò, prese in braccio la nipote, accennò verso la camera.

Entrò titubando, le gambe incerte e molli. Vide Marco, disteso sul letto vicino alla finestra, che fissava il cellulare.

Marco allungò le mani verso di lui.

E lui, dicendo non ci speravo, sorrise e le andò incontro. Antonella si accoccolò a lui, piangendo.

Su, papà, tieni tua figlia.

Che?! Una figlia?

Tua, ovviamente. Il suo nome ti piace? Caterina Mariani?

Lasciano la stanza, la nonna e il padre con la piccola. Antonella si sedette vicino a Marco e respirò.

Io non sapevo fossi vivo, Marco. Nessuno diceva niente. Ma adesso non vado più via.

Non andartene, mai. Sono felice, la mia Antonella e la nostra bimba sono qui.

Fuori, la neve cadeva lenta. Tutto era come in sogno, irreale, ma i cuori finalmente si toccavano, veri sotto la pelle.

Non dimenticare di seguire la nostra storia, lascia un pensiero, unemozione, regala un sorriso con un mi piaceAntonella appoggiò la testa sulla spalla di Marco, ascoltando il respiro calmo. Si lasciò avvolgere dal silenzio della stanza, rotto solo dal vagito lontano della piccola Caterina e dai passi premurosi di nonna Maria in corridoio. Sentiva sciogliersi ogni paura, ogni lontananza, ogni colpa.

Marco le prese la mano sotto le coperte e la tenne forte.

«Abbiamo fatto tanta strada,» sussurrò lui, piegandosi sulle dita intrecciate. «Nessuno ci dividerà più.»

Antonella sorrise appena, asciugandosi le guance umide. Nei suoi occhi brillava una dolcezza nuova, fragile e incandescente. Per la prima volta capì davvero cosa voleva dire appartenere a qualcuno: non possederlo, ma riconoscersi nello stesso destino, nella stessa ferita, nella stessa luce.

Dal cortile, il campanello di nonna Maria annunciò una visita. Antonella non ci pensò, ma sentì il battito del cuore accelerare: forse sua madre, forse suo padre, forse tutte le paure che tornavano a bussare. Marco le accarezzò il volto.

«Siamo più forti noi, ora.»

Quando la porta si aprì, la madre apparve esitante, lo scialle sulle spalle, piccoli occhi gonfi. Alle sue spalle il padre, titubante, il berretto in mano, passi incerti sulla soglia.

Antonella non si alzò. Afferrò la mano di Marco più forte.

La madre si chinò, sfiorò il lettino dove la neonata si agitava e, con un gesto incerto, le accarezzò la guancia, il volto solcato dai giorni di paura.

«Ha gli occhi tuoi,» sussurrò, e Antonella vide che, nonostante tutto, lamore resisteva. Anche suo padre si avvicinò, goffo, si rischiarò la voce.

Rimasero così, stretti nella piccola stanza, le tensioni sciolte come neve al sole, ognuno guardando la piccola Caterina che dormiva quieta, ignara di tutte quelle storie che lavevano preceduta ma pronta a iniziare la sua.

Fuori, il mattino si allargava oltre le finestre. Sulle tegole brillavano i primi raggi, e nel cortile i rami nudi si vestivano di nuovo. Un rintocco di campane si perse nella valle. Antonella, Marco e la loro famiglia, finalmente insieme, restarono a guardare lalba di una vita intera, pronti a ricominciare, questa volta senza paura.

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Perché sei tornata? – La madre lasciò la porta socchiusa, lo sguardo duro: – Come potrò ora guardare…