Personale di servizio per sua madre

Alessandro, io capisco tutto, ma non mi sono mica assunta come cuoca per tua madre, sibilò indignata Elettra, mentre infilava una lattina di piselli nel carrello. Vorrei solo mollare tutto, salire in macchina e tornare a casa. Mi avevi promesso una serata tranquilla in famiglia, tutti e tre, e invece eccoci qui a preparare cena per un intero reggimento di parenti, mentre tua madre sta seduta! Ti sembra normale?
Alessandro, con aria colpevole, abbassò le spalle e si concentrò improvvisamente sulla lista degli ingredienti delle surimi. Sembrava proprio un cane sorpreso con la coda tra le gambe.
Elettra, per favore, abbassa la voce ci stanno guardando tutti mormorò, cercando di prenderla per il gomito, ma lei scosse il braccio. Mamma forse ha sopravvalutato le proprie forze, capita a tutti. Dai, compriamo ciò che serve e torniamo a finire quelle insalate. Sopporta, te lo chiedo per me e per la festa.
Ha sopravvalutato le forze. Che formulazione deliziosa.
Elettra strinse i denti dalla rabbia. Lei sapeva bene che la suocera aveva calcolato tutto benissimo.
Tutto era iniziato la settimana precedente con una telefonata. Signora Valentina chiamò per augurare Buon Anno ai giovani e, allimprovviso, decise di invitarli a casa.
Figlioli miei, cinguettava la suocera con una voce così dolce che si rischiava il diabete solo ad ascoltarla. Venite da me per Natale, vi prego. Ho tanta nostalgia! Saremo solo noi tre, ci racconteremo qualcosa, parliamo un po, riempiamo la casa. Soffro di solitudine, rinchiusa fra queste quattro mura.
Elettra ebbe subito un presentimento. Sentiva che non era tutto limpido. Queste serate tranquille in famiglia con la suocera finivano sempre con inevitabili interrogatori sulle questioni dei nipoti.
La prima volta che Valentina affrontò il discorso, Elettra e Alessandro non erano neppure sposati.
Elettra cara, hai mai pensato ai bambini? chiese la suocera allimprovviso, quando rimasero sole.
Elettra rimase senza parole.
Beh balbettò, cercando una risposta. Mi piacerebbe, ma non adesso. Io e Alessandro ci stiamo ancora frequentando.
Eh, Elettra cara, non è la mancanza del matrimonio che impedisce i figli, ribatté Valentina facendo un gesto. Ma letà Il tempo corre, non ringiovanisci. Neppure io Così morirò senza conoscere i miei nipoti.
Allinizio Elettra cercava di sviare con battute, poi iniziò a rispondere seccamente. Alla fine, senza accorgersene, iniziò semplicemente ad evitare gli incontri con la suocera, per salvaguardare la sua sanità mentale.
Così finì che lei e Valentina si conoscevano poco, e quasi non si parlavano. Elettra avrebbe continuato così, ma Alessandro intervenne. Troppo buono e affettuoso per dire di no alla madre.
Elettra, dai, andiamo, cercava di convincere la moglie, guardandola negli occhi. È anziana. Si sente sola. Solo una volta, per me. Ti prego.
Alessandro, non ti trattengo. Vai, lo sai che non festeggio il Natale.
Ma vedi la cosa non come Natale, ma come una semplice cena familiare, insisteva lui. Mamma vuole migliorare il rapporto. Siamo famiglia
Elettra resistette a lungo, ma alla fine accettò. Sperava di cavarsela con un sorriso educato e una tazza di tè col dolce. Come si sbagliava
Tutto andò storto già il giorno precedente. Valentina voleva che arrivassero alle otto del mattino per stare insieme più tempo. Elettra non era affatto daccordo: desiderava dormire nel weekend. Dopo una battaglia riuscì a posticipare alle dieci.
Così, ancora assonnati, varcarono finalmente la soglia dellappartamento della suocera e nulla. Nessun profumo di arrosti, nessun sfrigolare dolio. La padrona di casa li accolse in vestaglia stropicciata e bigodini.
Era ora! Vi siete decisi finalmente! esclamò Valentina invece del saluto. Sono già le undici! Gli ospiti stanno arrivando e qui non è pronto niente! Dovevate alzarvi prima! Ora si cucina tutti insieme.
Elettra rimase impietrita, nemmeno ebbe tempo di appendere il cappotto.
Che ospiti? chiese smarrita.
Eh, quali ospiti Ludovica e Vittorio sono di passaggio da Torino, non potevo non invitarli. Zia Valeria dal terzo piano arriverà, la nipote ha promesso di passare Non potevo mandare via nessuno! Basta parlare, tutti in cucina, che il tempo stringe!
Allora Elettra capì lentità della catastrofe. Non erano stati invitati come ospiti, ma come forza lavoro gratuita.
La festa si trasformò in un girone infernale. Valentina si trasfigurò nel comandante, armata di straccio, e girava per casa impartendo ordini. In cucina non mise praticamente mano. E per di più aveva sbagliato anche la spesa: mancava qualcosa, aveva dimenticato altro. Diede ad Alessandro la lista e mandò i giovani al supermercato.
Elettra era davvero pronta a scappare, ma resistette per il marito.
Presto ciascuno tornò al proprio posto di lavoro. Elettra al tagliere, Alessandro alla bacinella delle patate. Della promessa atmosfera festosa restava solo la lista delle mansioni. Lavorarono senza sosta per cinque ore, sudando e senza pause.
Verso le quattro arrivarono gli ospiti. Profumati, allegri, vestiti a festa. Elettra e Alessandro avevano laspetto stremato, macchiati, stanchi Né la forza né la voglia di festeggiare.
Valentina invece riuscì a cambiarsi, si truccò le labbra, si sedette a capo tavola. Riceveva complimenti.
Ma Valentina, sei la solita Quante cose hai preparato! la elogiava una donna sconosciuta ad Elettra, prendendo linsalata russa tagliata dalla nuora.
Ma è il minimo, tutto per gli ospiti, tutto per voi, rispose modestamente la suocera, sorridendo.
In più, Valentina ricominciò il discorso sui figli: sollevò il bicchiere e fece un intero brindisi sul tempo che passa. Se non fosse stato per Alessandro, che premeva il ginocchio contro la gamba della moglie, Elettra avrebbe rovesciato la scodella.
È stata lultima volta, disse fredda alla fine della serata tornando a casa. Non metterò più piede da tua madre. Se vuoi, vai pure, aiutala finché vuoi, ma da sola. Io ho chiuso.
Alessandro non provò nemmeno a discutere. Solo annuì in silenzio.
Passarono tre mesi. Il mal di schiena di Elettra era ormai solo un ricordo di quella giornata infame, ma il resto rimaneva. Così, allinizio di marzo, quando Alessandro annunciò che la mamma li aspettava, lei strinse i denti.
Vuole festeggiare lotto marzo. Dice che stavolta saremo solo noi tre. Forse zia Livia passera a fare un saluto comunicò il marito, ma notando lo sguardo di Elettra, aggiunse subito. Però non ti obbligo, te lo dico solo.
Alessandro era pronto a litigi, urla e lamentele per la festa rovinata. Ma Elettra guardò verso la finestra, pensò un attimo e
Va bene. Dille che ci saremo.
Elettra Sei sicura? Hai detto
Ricordo tutto quello che ho detto. Ma se rifiuto, tua madre ricomincia con le pressioni e le chiamate come laltra volta. Voglio che smetta di invitarci, di lamentarsi e di far leva sulla pietà. Fidati Solo se non vuoi passare unaltra giornata a sgobbare ai fornelli.
Alessandro distolse lo sguardo. Preferì non chiedere altri dettagli
Lotto marzo, contrariamente alle aspettative di Valentina, non iniziò con sveglia e frenesia. Elettra e Alessandro se ne stavano a letto a guardare un telefilm sciocco, mangiando gelato. Niente preparativi, trucco o ricerca di camicie decenti.
A mezzogiorno Valentina iniziò a chiamare.
Pronto, signora Valentina? Non ci crederà Ci siamo appena svegliati, rispose Elettra con finta contrizione. Ieri siamo rimasti con gli amici fino a tardi, non abbiamo sentito la sveglia.
Come mai, Elettra? Vi aspetto da ore, rispose infastidita Valentina. Sbrigatevi, lanatra si sta raffreddando!
Ci stiamo preparando! Unora, massimo unora e mezza, e arriviamo! promise Elettra e chiuse la chiamata, tornando al telefilm.
Alessandro la osservava nervoso, ma taceva. Meglio il tepore del letto che la fatica della cucina materna.
Alle una la chiamata di nuovo. Stavolta Elettra attese prima di rispondere.
Siamo quasi in partenza, signora Valentina! Chiameremo un taxi e arriviamo di corsa, cinguettò, senza smuoversi dal letto.
Unora dopo, nuova scusa.
Un incidente qui vicino, la strada è bloccata, comunicò Elettra, abbassando il volume della TV. Traffico assurdo. Ma credo che si risolverà presto.
Alle tre e mezza Valentina perse la pazienza.
Dove siete? tuonò senza la premura del mattino. Sono ore che vi aspetto! Ormai sareste già arrivati a piedi!
Elettra percepì chiacchiere e risate in sottofondo. Si accigliò.
Signora Valentina, ma non è sola? chiese direttamente.
Sola, non sola Che importa? rispose indispettita Valentina. I parenti sono venuti per auguri. Non potevo mandarli via. Ma vi state muovendo o no?! Sono sfinita!
Ecco, Valentina sperava ancora in forza lavoro gratuita, ma stavolta doveva cavarsela da sola.
Sa cosa Non veniamo, disse Elettra serenamente.
Come?!
Mi sento male allimprovviso, probabilmente per il viaggio. Torniamo a casa.
Prima silenzio, poi Valentina esplose.
Ma come ti permetti?! Ingrata! Ho lavorato tutto il giorno per chi, eh?! Per chi?! urlò furiosa. Lo fai apposta! Se mi viene un infarto?! Alessandro! Dammi il telefono a Alessandro!
Alessandro sentiva tutto, ma non si mosse. Solo abbassò lo sguardo. Elettra, dopo qualche secondo, chiuse la chiamata e spense il telefono.
Era quello che volevo dimostrare, disse a suo marito. Di nuovo una folla, e ci aspettavano per lavorare. Lascia che tua madre si arrangi, visto che ha chiamato mezza cittadina.
La sera andarono dai genitori di Elettra.
La differenza era palpabile fin dallingresso. Anche qui il movimento era vivace, ma il clima era diverso. Nessuno aspettava la servitù, nessun muso lungo. La madre di Elettra cercava di far spazio al grande piatto di insalata, persino il padre tagliava i panini.
Oh, ecco i ragazzi! si rallegrò lui vedendo la figlia e il genero. Alessandro, porta qualche sedia dalla camera in soggiorno, qui non cè posto.
Alessandro eseguì. Elettra affiancò la madre, aiutando con la tavola.
Qui aiutare era naturale. Si sentiva parte di qualcosa, non sfruttata.
A tavola, guardando la madre sorridente e Alessandro che chiacchierava con il suocero, Elettra sentiva la tensione sciogliersi. La giustizia cera stata. Forse un po cruenta, con lo scontro, ma Valentina difficilmente ripeterà il trucco. Adesso i ponti con la suocera sono distrutti, ma meglio così che essere serva alla festa degli altri.

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