Una volta, durante il mio turno al reparto di assistenza a Milano, ho sentito per caso una telefonata del collega. Con voce irritata ripeteva:
Prendilo dove vuoi, fagli quello che ti pare, non ce la faccio più!
Mi sono incuriosito e ho chiesto di che si trattasse. Il collega, Marco, ha risposto che stava cedendo una pastore tedesco.
Perché? ho chiesto.
È un disastro, ha sbattuto la mano sul tavolo. Di notte ulula, si sgancia dalla catena, perde peli a bizzeffe, sporca il cortile, e non fa neanche da guardiano.
Mi è venuta una punta di pietà per il cane. Ho telefonato al papà, Luigi, per capire se gli serviva un animale per la proprietà di campagna. Dopo qualche giorno mi ha richiamato e ha detto: Portalo, lo accetto.
Il giorno stabilito ci siamo messi in auto, con un bendaggio di riserva per il caso volessimo legargli la bocca, visto che dovevamo andare a prendere una bestia selvaggia.
Arrivati al casolare di famiglia in Toscana, ci hanno accolti Marco e il cane, un po stracciato, sottopeso, con il pelo sparpagliato, ferite sanguinanti sulla testa e una zampa con la zampa in frantumi. Gli occhi erano così tristi da far venire lacquolina agli occhi.
Il cane è saltato in macchina da solo, calmo e senza un briciolo di aggressività. Accanto a lui si è messo il marito di mia sorella, Francesco, e per tutta la strada è rimasto disteso.
Una volta a casa, abbiamo deciso di comprargli subito un collare, un guinzaglio e di dargli una buona lavata. Mamma Anna e Francesca, spuntate dallangolo, osservavano con cautela, pensando di aver portato un feroce mostro.
Mentre guidavamo, mamma ha preparato una bella minestra di farro con carne. Il cibo era ancora caldo quando, per dargli un assaggio, gli abbiamo offerto un pezzo di pane. È stato quasi più doloroso vedere il cane lanciarsi su quel semplice pezzetto che osservare le sue ferite.
Un pastore tedesco sano pesa intorno ai 35kg; lui ne pesava circa 20. Quando gli abbiamo messo la ciotola, lha svuotata in un attimo e si è adagiato sul suo posto.
Poco dopo, mentre mamma lavava la ciotola, ha sentito qualcosa tirare delicatamente fuori dalla mano. Era Cesare così lo chiamavano. Ha afferrato la ciotola con i denti, lha riportata al suo angolino e si è sdraiato accanto, come a dire: È mio, me ne occupo io.
Non avevamo intenzione di tenere un maschio di cinque anni in appartamento, pensavamo che mamma si sarebbe opposta. Ma il suo cuore ha ceduto e nessuno ha più potuto rinunciare a quel cane così fedele.
Dopo il bagno e una spazzolata, Cesàro era praticamente rinato. Il giorno dopo lho portato dal veterinario di Firenze, dove ci hanno spiegato come curare le ferite, ho comprato le medicine e, in due settimane, gli ho fatto fare tutti i vaccini. Non ho puntato il dito contro i precedenti proprietari; chissà, magari era davvero fuggito e aveva subito tutto quel trambusto per strada.
Una volta guarito, abbiamo iniziato un corso di addestramento. Destate i genitori lo portavano in villa al lago; lì si è trasformato in un vero guardiano: nessun sconosciuto osava avvicinarsi al recinto. E chi lo sfida? Con i suoi 40kg di muscoli incuta rispetto.
Sono passati otto anni. Cesàro ha subito due interventi: una riparazione dellernia inguinale e, poco dopo, le complicazioni correlate. Gli dolori articolari sono aumentati, lartrosi lo assilla, ma lo curiamo, lo coccoliamo, lo teniamo al centro. Ora è un anziano affettuoso; papà lo chiama figliolo e mamma lo vizia come un bambino.
Non riesco a capire come qualcuno possa non aver amato un cane così e lasciarlo. Dentro di lui cè una lealtà infinita e una tenerezza immensa. Sì, occorre energia per prendersi cura di un animale, ma ormai non immaginiamo più la casa senza di lui. Se papà non è in casa o uno di noi è via, Cesàro si abbatté, non mangia, aspetta.
Qualche anno dopo larrivo di Cesàro, è morta la nostra gatta, Aurora, che aveva vissuto con noi per diciotto anni. Il destino ha voluto diversamente: nel nostro condominio dei nuovi inquilini hanno abbandonato un gattino. Gli abitanti del palazzo lo hanno nutrito finché ho capito che non avrei potuto lasciarlo al freddo di novembre. Ora quel musetto furbo e spavaldo, di nome Eva, vive con noi.
Persone, siate più gentili con gli animali. Sentono tutto dolore e amore. Scegliete semplicemente lamore.






