Portata in casa di riposo — Ma piantala, Alisina, neanche ci pensare! — esclamò con forza la signor…

Mandata in una casa di riposo

Non pensarci nemmeno, Giulia, non dire nemmeno certe cose! Teresa Marchetti spinse via con forza il piatto di zuppa dorzo. Vuoi mandarmi in una casa di riposo?

Così che mi riempiano di punture e magari mi tapperanno la bocca con un cuscino per non farmi gridare?

Per carità!

Giulia fece un respiro profondo, evitando di guardare le mani tremanti della nonna.

Nonna, quale casa di riposo? È una struttura privata, in mezzo al verde, con le infermiere che ci sono giorno e notte.

Lì avrai compagnia, un televisore enorme.

Qui, invece, stai tutto il giorno da sola, mentre papà è al lavoro.

Compagnia gracchiò la vecchia, sistemando meglio i cuscini dietro la schiena. Ti portano via tutto, si prendono il mio appartamento e mi lasciano in mezzo a una strada.

Dillo pure a tuo padre: da questa casa ci esco solo con i piedi avanti. Lui doveva prendersi cura di me. È figlio mio, o no?

Quanto ho fatto per lui, che non dormivo la notte quando aveva la febbre. Ora tocca a lui.

Papà si fa in quattro per comprarti le medicine! Ha cinquantatré anni, la pressione gli va alle stelle, non si concede nemmeno un cinema, altro che vacanze!

Fa niente tagliò corto Teresa stringendo le labbra. È ancora giovane, ce la fa.

E tu taci: le galline non insegnano a covare alle uova. E pulisci quella sbobba, che qui è sporco dappertutto!

Giulia uscì nel corridoio sospirando forte. Come si fa a parlare così con lei?

Suo padre rientrò alle sette di sera. Non si tolse nemmeno le scarpe subito, si sedette pesantemente sulla panca dellingresso e rimase lì qualche minuto a fissare il vuoto.

Papà, stai bene? Giulia si avvicinò, togliendogli di mano il sacchetto pesante della spesa.

Tutto a posto, Giulia. In magazzino non si respira con tutta questa contabilità di fine anno. Come va la nonna?

Come sempre. Ha ricominciato con la storia della casa di riposo. Pensa che vogliamo liberarci di lei

Papà, così non si può più andare avanti. Ho guardato i conti di questo mese: ci rimangono solo tremila euro per la spesa.

E io devo ancora pagare laffitto della stanza e comprare i libri per luniversità.

Vedremo rispose Marco con fatica, sfilandosi le scarpe. Ho trovato un lavoretto. Turni di notte, come guardiano, a giorni alterni.

Sei impazzito? Quando dormirai? Così finisci per cadere da qualche parte!

Marco non rispose. Andò in cucina, mise un po dacqua nel pentolino e la mise sul fuoco.

Ha mangiato la mamma?

Metà lha rovesciata sul letto. Ho già cambiato le lenzuola.

Va bene. Vai a studiare, che presto hai lesame. Adesso la lavo e la faccio mangiare io.

Giulia guardava suo padre, zoppicando leggermente, entrare nella stanza della nonna.

Le si stringeva il cuore. Aveva visto come, di giorno in giorno, quelluomo un tempo robusto e sempre ironico si era trasformato in unombra.

Niente più battute, niente più voglia di vivere.

***

Dopo una settimana la situazione peggiorò ancora: tornò a casa più tardi del solito. Barcollava. Giulia subito si allarmò.

Papà? Non ti senti bene?

È solo che ho avuto un capogiro in metropolitana, troppa calca.

Vieni, misuriamo la pressione.

Il misuratore segnava 180 su 110. Giulia tirò fuori le pillole in silenzio.

Domani resti a casa. Chiamiamo il medico.

Non posso Marco fece una smorfia. Domani cè il controllo. Se manco, mi tolgono il premio. E cè arrivata anche la tassa maggiorata sulla casa della mamma.

Vendila, papà! Giulia abbassò la voce per non farsi sentire dalla nonna. Vendiamo quellappartamentino in provincia!

Seicentomila euro, sono tanti in questo momento. Così chiudiamo i debiti e paghiamo una brava badante.

Marco sospirò.

La mamma non vuole firmare il consenso

Papà, non ci è mai più andata da cinque anni! Perché sta lì quellappartamento se lei è allettata?

Prima che potesse rispondere, dalla stanza accanto arrivò un rumore secco.

Teresa batteva una tazza sul comodino, richiamando attenzione.

Marco! Vieni qui, con chi stai bisbigliando? Sparlate ancora di me, eh? arrivò la sua voce roca e tremolante.

Marco sospirò, prese la pillola dalla figlia e andò da sua madre.

***

Sei anni prima, il padre aveva una donna. Elena, dolce e tranquilla, veniva spesso da loro, portava la crostata, parlava di passare i fine settimana in una casa in campagna.

Tutto finì quando la nonna si ammalò. Elena provò ad aiutare, ma la vecchia le rese la vita impossibile e lei non resistette.

Eccola lì, arriva a cose fatte! Vuole prendersi mio figlio! gridava Teresa, fingendo malori ogni volta che Marco usciva con Elena. Mandatela via! Fuori!

Alla fine Elena se ne andò. E Marco non le corse dietro.

La sera, mentre stava studiando, Giulia sentì squillare il telefono fisso. Suo padre non era ancora rientrato.

Pronto?

Pronto, è il signor Marco Marchetti? chiese una voce maschile.

Sono la figlia. È successo qualcosa?

Signorina, chiama dallufficio personale. Suo padre oggi si è sentito male durante una riunione. È intervenuta unambulanza, lhanno portato allospedale della città. Prenda nota dellindirizzo.

Giulia scrisse lindirizzo tra le pagine del libro. Appena finito, la nonna cominciò a chiamarla.

Giulia! Perché chiamano? Marco dovè? Che mi porti il tè, ho sete!

Entrò nella stanza. La nonna era mezza seduta, imbottita di cuscini, e la guardava storta.

Papà è in ospedale, rispose Giulia brevemente.

In ospedale? Teresa rimase interdetta, poi subito: Eh, mi avete portato al limite! Mi ha sgridata ieri sera, adesso Dio lo punisce per questo.

Nessuno si preoccupa di me qui! Ora chi mi dà da mangiare? Fai bollire lacqua.

Giulia uscì in silenzio.

***

Per tre giorni corse tra ospedale e casa.

Il padre venne ricoverato per una crisi ipertensiva da forte stress.

I medici gli vietarono perfino di alzarsi.

Giulia, e la nonna? furono le prime parole quando entrò in reparto.

Tutto a posto, papà. La vicina aiuta un po. Ma pensa a te adesso. Devi star fermo, almeno due settimane.

Due settimane mi licenziano i soldi

Dormi, gli sistemò la coperta. Mi occupo io di tutto. Promesso.

Al quarto giorno, tornando a casa, la nonna laccolse con mille lamentale.

Dove sei stata? Sono tutta sporca, Marco se la gode allospedale e io marcisco qua!

Giulia serrò i pugni e parlò calma.

Ascoltami bene, nonna. Papà sta male, può avere un ictus se si stressa ancora.

Non dire scemenze! sbuffò Teresa. È forte, come suo padre. Dai, girami dallaltra parte che mi fa male il fianco.

No, Giulia si sedette composta. Non ti giro più. E nemmeno ti do da mangiare.

Teresa spalancò gli occhi.

Ma questa che novità è? Sei impazzita, ragazzina?

No. Semplicemente, non abbiamo più soldi. Zero. Papà non lavora, niente premio. La tua pensione non basta neanche per i pannoloni e le tue pillole.

Balle! Marco dovrebbe avere qualcosa da parte!

Niente. Abbiamo speso tutto per gli esami medici dellultimo mese. O firmi le carte per vendere lappartamentino in provincia, o domani chiamo i servizi sociali e ti portano in una casa pubblica. Gratis.

Non ne hai il coraggio! urlò Teresa. Sono sua madre! Qui comando io!

A comandare cosa? Stai distruggendo tuo figlio. Non ti importa se non esce più dallospedale. Vuoi solo il letto più caldo e la porzione più morbida.

Ho chiamato quella struttura privata oggi. Si è liberato un posto, i soldi della casa copriranno la retta. Lì avrai assistenza vera.

Non ci vado! tossì la vecchia.

Allora digiuna. Non cè più da mangiare per te. Domani sono fuori tutto il giorno per il lavoro extra. Hai la bottiglia dacqua sul comodino. Pensa tu.

Giulia uscì chiudendo la porta dietro di sé. Tremava tutta. Non era mai stata dura, ma capiva che se non rompeva questa catena avrebbe perso suo padre.

E la nonna la nonna avrebbe sopravvissuto comunque, se avesse avuto modo di prosciugare tutte le loro energie.

La notte passò silenziosa. Giulia sentiva chiamare, piangere e lamentarsi, ma non entrò. Solo sul mattino entrò.

Dammi da bere mormorò la vecchia.

Giulia le avvicinò la tazza.

Allora? Firmiamo oggi? Il notaio arriva a mezzogiorno.

Birbanti sussurrò Teresa, ormai senza rabbia. Vi volete prendere tutto Va bene. Scrivi pure.

Ma di a Marco che venga a trovarmi.

Verrà. Quando potrà camminare di nuovo. Anche io tornerò spesso. Te lo prometto.

***

Marco stava seduto sulla panchina del parco della casa di riposo. Sembrava rifiorito: aveva ripreso qualche chilo, il viso era colorito.

Accanto a lui, su una sedia a rotelle, cera sua madre: pulita, con uno scialle nuovo, mangiava una mela con aria assorta.

Marco? Eh, Marco, lo chiamò lei.

Sì, mamma?

Ma ti sei sentito con Elena? Vi siete chiariti?

Marco la guardò sorpreso.

Sì, ci siamo sentiti. Sabato passa a trovarmi.

Meglio così, la vecchia si volse ai fiori del vialetto. Che venga pure. Qui cè uninfermiera di nome Loretta, sempre pronta a rimproverarmi.

Che la tua Elena veda come mi trattano. E tu, Marco, non far soffrire una donna: non si fa portare le donne alle lacrime!

Pensa a tuo padre

Marco sorrise stringendo la mano a sua madre. Per il viale correva Giulia, la figlia, che agitando la mano rideva.

Papà! Nonna! urlò da lontano. Mi hanno assegnato la borsa di studio! E al lavoro mi hanno aumentato lorario!

Marco si alzò e aprì le braccia. Teresa guardava la scena socchiudendo gli occhi.

Ancora pensava che era stata sradicata dal nido ingiustamente, ma non diceva più niente.

Quando arrivò loperatrice e la invitò gentilmente al massaggio, la vecchia annuì solenne.

Andiamo, cara, ma attenta: sono fragile. Laltra volta quel fisioterapista mi ha schiacciato troppo la gamba

Digli di essere più delicato. Sembra un orso, per carità

Infermiere e carrozzina si allontanarono, Giulia abbracciò suo padre e insieme guardarono i pini altissimi.

Per la prima volta dopo tanto, tutti e tre erano davvero felici.

***

Teresa riuscì a conoscere anche il suo pronipote Giulia finì gli studi, si sposò con un bravuomo e nacque un bambino.

Marco sposò Elena, la seconda nuora fu accolta davvero: i rapporti tra loro, col tempo, divennero sinceri e persino affettuosi. Elena riuscì a dimenticare tutte le cattiverie dei primi tempi.

E la vecchia se ne andò in silenzio, una notte, senza rancore né verso la nipote né verso il figlio.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

17 − eleven =

Portata in casa di riposo — Ma piantala, Alisina, neanche ci pensare! — esclamò con forza la signor…