Portatelo dove volete, fateci quel che vi pare, io proprio non ce la faccio più!

15 aprile 2024 Diario

Stasera, durante il turno al reparto, ho colto accidentalmente una telefonata di un collega. Con tono irritato ripeteva:
Portatelo dove volete, fate quello che desiderate, non ce la faccio più!

La curiosità mi ha spinto a chiedere di cosa si trattasse. Il collega mi ha risposto che stava cedendo il suo cane, un pastore tedesco.
Perché? ho chiesto.
È un caso disperato, ha sbattuto via con la mano. Di notte ulula, si sfonda dalla catena, perde peli a volontà, sporca il cortile e non fa il suo lavoro di guardia.

Mi è stato subito dispiaciuto il povero animale. Ho chiamato mio padre, chiedendo se avesse bisogno di un cane per la nostra tenuta in campagna. Dopo qualche giorno mi ha richiamato e ha detto che potevo prenderlo.

Il giorno stabilito ci siamo messi in macchina, ho messo una benda di emergenza per il caso di dover gli fermare la bocca, perché dovevamo andare a prendere una bestia selvatica. Quando siamo arrivati, ci hanno accolti il collega e il cane, ormai smembrato, magro, con il pelo arruffato, ferite sanguinanti sulla testa e la zampa anteriore lacerata. Gli occhi erano così tristi che sembrava volesse piangersi addosso.

Il cane, senza alcuna aggressività, è saltato sul veicolo da solo. Accanto a lui si è seduto il marito di mia sorella, e per tutto il viaggio il pastore è rimasto sdraiato in silenzio.

Una volta a casa, abbiamo deciso di comprargli subito un collare, un guinzaglio e di dargli un bel bagno. Mamma e sorella, spuntate da dietro langolo, osservavano con cautela, convinte di aver portato a casa un animale temibile.

Mentre guidavamo, mamma ha preparato una zuppa di farro con carne. Il cibo era ancora caldo quando gli abbiamo offerto un pezzo di pane. È stato più crudo vedere la sua fame vorace su quel semplice pezzo di pane che le ferite sul corpo.

Un pastore tedesco di peso normale è attorno ai 35kg; lui ne pesava appena 20. Appena ha visto la ciotola, ha divorato il pasto in un attimo e si è sistemato nel suo angolino.

Poco dopo, mamma ha preso la ciotola per lavarla, tenendola dietro la schiena. Allimprovviso ha sentito qualcosa tirare delicatamente: era Cesare, così chiamavano il cane. Ha afferrato la ciotola con i denti, lha portata al suo posto e si è sdraiato accanto, come per dire questo è mio, lo custodirò io.

Non avevamo programmato di tenere un maschio adulto di cinque anni in appartamento, temevamo il disappunto di mamma, ma il suo cuore si è sciolto e nessuno è più riuscito a separarsi da quel cane così leale.

Dopo il bagno e la spazzolata, Cesare è tornato quasi a nuovo. Il giorno dopo lho portato dal veterinario; lì ci hanno spiegato come trattare le ferite, ho comprato i medicinali e, in due settimane, ho completato le vaccinazioni. Non ho incolpato i precedenti proprietari; chissà, forse è scappato da solo e ha subito quelle sofferenze per caso.

Quando Cesare è stato del tutto guarito, abbiamo iniziato un corso di addestramento. Destate i genitori lo portavano alla casa di campagna in Toscana, dove diventava un vero guardiano: nessuno osava avvicinarsi al recinto. E chi lo sfidava trovava subito il rispetto di un cane di 40kg di pura forza.

Ora sono passati otto anni. Cesare ha subito due interventi: una riparazione dellernia inguinale e, poco dopo, complicazioni postoperatorie. Gli artigli si stanno logorando, ha lartrite, ma continuiamo a curarlo, a sostenerlo, a coccolarlo. Oggi è ormai un anziano; papà lo chiama affettuosamente figliolo, mamma lo vizia come se fosse un bambino.

Non riesco a capire come qualcuno possa non amare un cane così e abbandonarlo. In lui cè una fedeltà infinita e una tenerezza rara. Prendersi cura di un animale richiede energia, ma ora non possiamo immaginare la nostra casa senza di lui. Quando papà è assente o qualcuno di noi parte, Cesare si rattrista, non mangia, aspetta.

Pochi anni dopo larrivo di Cesare, la nostra gatta, che aveva vissuto con noi per più di diciotto anni, è morta. Il destino ha voluto diversamente: in giardino degli appartamenti dei vicini è stato lasciato un gattino. Tutti i condomini lo hanno nutrito, finché ho capito che non avrei potuto lasciarlo al freddo di novembre. Ora, con il nome di Eva, quel viso furbo e arrogante vive con noi.

La vita mi ha insegnato che gli animali percepiscono tutto: il dolore, lamore, la solitudine. Siate più gentili con loro, perché la loro fedeltà è un dono che non ha prezzo.

**Lezione personale:** amare e prendersi cura di chi non può parlare è il modo più puro per ricordare di essere umani.

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