PRIMA DI DIRE ADDIO

PRIMA DI PARTIRE

Alessandro adorava sua moglie Veronica. Non si stancava mai di guardarla, di respire il suo profumo. Eppure, dopo sei anni di matrimonio legittimo, non avevano ancora un figlio. Veronica era più giovane di sette anni; Alessandro laveva sposata appena compiuti i diciotto, convinto che il tempo fosse dalla loro parte, che la paternità sarebbe arrivata quando i soldi e le case fossero pronti.

Tutto il suo cuore era dedicato al nido domestico. Dopo aver rinnovato lappartamento a Milano, si mise subito a costruire una casa di campagna nei pressi di Lago di Como, poi la sauna, il frutteto Comprò innumerevoli piantine esotiche, decine di varietà di fragole, ma la regina del giardino rimaneva la crisantemo. Veronica amava quel fiore più di ogni altra cosa. Spesso gli ripeteva, con la voce dolce:

Se vuoi essere felice per tutta la vita, coltiva i crisantemi. È la saggezza dellOriente.

Alessandro si sforzava di accontentarla, acquistava sempre nuove varietà: rosa, lilla, bianca, tutte a forma di piccole lanterne che coloravano il suo orto dautunno. I vicini, vedendo quel tripudio di colori, scuotevano la testa meravigliati: «Che coppia splendida! Tutto cresce, si moltiplica, è unesplosione di vita».

Il marito non si fermava mai. Dal primo allultimo raggio di sole, lavorava senza sosta. Veronica lo aiutava in casa, non voleva che lui dovesse cercare lavoro altrove: forse geloso, forse vero protettore. «Il marito è il pane, la moglie è il fuoco del focolare», recitava il suo motto. Allinizio quel pensiero la rendeva felice; cucinava pietanze elaborate, sfornava torte fragranti, conservava marmellate e sottaceti, poi si dedicava allarte: maglie alla moda, tovagliette ricamate di perline, dipingeva quadri.

Col tempo però Veronica iniziò a interrogarsi sul futuro di quella piccola famiglia. Perché tutto questo? Si chiedeva. Io non chiedo molto, basta che ci sia Alessandro. Ma sapeva che arrivava il giorno in cui Alessandro avrebbe detto:

Ecco, cara, ho preparato il terreno per la nostra discendenza. Ora tocca a te decidere.

E lei, con voce rotta, rispose: «Mi dispiace, Al, ma non avremo eredi. Sai che anche la sorella mia è senza figli». Lamore era grande, ma incompleto, e presto Alessandro avrebbe cercato una donna più fertile. Il pensiero di un futuro senza nipoti affliggeva Veronica, che sentiva il nodo stringersi e pensava fosse il momento di spezzarlo. Se lui troverà unaltra moglie, io rimarrò con la mia solitudine, mormorava.

Alessandro non lha mai rimproverata, né con parole né con sguardi. I colleghi al lavoro gli insinuavano, sottovoce, la necessità di figli. Allinizio scherzava: «Il problema della casa non è risolto», poi rispondeva che bisognava una villa di campagna, infine replicava: «Stiamo benissimo solo noi due».

Nel suo ufficio cera Irene, una collega che lo corteggiava apertamente. Tutti sapevano che Irene era follemente innamorata di lui, ma non osava infrangere la sua famiglia, definendolo peccato. Lei gli sorrideva, gli accarezzava la spalla al mattino, lo guardava con occhi che non lasciavano nulla di intenti. Alessandro, però, non le dava alcuna attenzione: era legato al suo cuore e alla sua casa, non voleva giochi extralavorativi. Veronica sapeva di Irene, ma non la considerava una minaccia.

Una sera Alessandro tornò a casa e trovò la cucina vuota, il piatto ancora caldo sul fornello. Sul tavolo cera un foglio con la scrittura di Veronica:

«Caro Alessandro, scusami, non siamo riusciti a costruire la famiglia che sognavamo. Vai avanti senza di me. Sempre tua, Veronica».

Alessandro rimase senza fiato. Dopo sei anni di fedeltà, di gesti damore, la sua rovina era lì, su carta. Che senso ha la casa lussuosa, il giardino profumato, se lei se ne è andata per sempre? pensò, mentre un peso gli schiacciava il petto. Gli uomini vivono anche senza figli, si arrangiano. Si chiuse in sé, camminava con lo sguardo perso, come se il colore del mondo fosse svanito.

Dieci anni passarono. Un ordine improvviso lo mandò in trasferta urgente a Roma, ma non cerano biglietti. Fu costretto a comprare un biglietto del treno regionale a 12,90. Il convoglio era già in partenza, e Alessandro, saltando dentro, trovò il suo scompartimento, ansimante.

Buonasera! salutò una donna che fissava fuori dal finestrino.

Lui si voltò, gli occhi sgranati.

Veronica? Sei tu? balbettò, sedendosi di colpo.

Alessandro? rispose la donna, inizialmente incredula.

Entrambi cadero in un abbraccio senza parole, come due anime perdute che si ritrovano. Il silenzio li avvolse, poi la voce di Veronica ruppe il ghiaccio:

Raccontami tutto, Alessandro! Come vanno le cose? I figli? incalzò, con gli occhi lucidi.

Sì, la famiglia sette anni di matrimonio. Ricordi Irene? La mia moglie. Abbiamo due figlie, Chiara e Francesca balbettò, arrossendo.

Anche io ho una famiglia. Luca, Marco, i miei due ragazzi. Mi sono tuffata in questo matrimonio come in acqua, scappando da me stessa. Ora la vita è tranquilla, ma sospirò Veronica. Vengo a Milano a visitare i miei genitori; il mio marito è un grande dirigente, ci siamo trasferiti qui, e ti perdono, Alessandro. Non ho mai smesso di amarti, ti porto ancora nel cuore, anche se è una ferita che non guarisce.

Alessandro, con la voce rotta, rispose:

Ah, Veronica! Il destino ci ha sparpagliati. Se mi chiami, correrò, volerò, mi arrampicherò! disse, quasi in preda a una disperazione poetica.

Non ti chiamerò, Alessandro. Il mio uomo è buono, ama i figli, li educa bene. Vorrebbe una figlia, ma è già così felice. Mi chiama dea, mi protegge, mi rispetta. Forse questo è più di un semplice amore è la mia anima. Ma stanotte ti dono questo ricordo, il mio respiro, il desiderio di un bacio che mi consumi. È una notte da favola, sufficiente per tutta la vita. sussurrò Veronica, tremante.

Al mattino, il treno si avvicinava a Roma Termini. Veronica si mise in ordine, gli occhi luccicanti di speranza, pronta a riabbracciare la sua famiglia. Alessandro, vedendo la sua preparazione, sentì una vena di gelosia, come se fosse ancora quel fuoco notturno di passione. Il treno si fermò, Veronica si avvicinò a lui, lo baciò sulla guancia, salutò i suoi genitori e i due bimbi che lattendevano. Il padre, elegante, teneva in mano un enorme mazzo di crisantemi bianchi. Veronica, con un ultimo sguardo, sussurrò:

Addio, amore mio.

Alessandro annuì, uscendo lentamente dal vagone, osservando la famiglia allontanarsi. Un velo di malinconia lo avvolse, ma una voce dentro di lui ribatté: Basta, Alessandro. La felicità non è più una cosa da afferrare. È ora di andare avanti, di vivere il resto del viaggio.

Nove mesi dopo, Veronica diede alla luce una piccola bambina, Martina. Il marito esplose di gioia, il cuore di tutta la famiglia si riempì di una nuova luce.

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