Prima eri normale, ora sei un mistero intrigante

Prima eri normale

Dai, mi presti cinque euro? Non ho soldi e la benzina è finita finì il messaggio vocale dellamico.

Ginevra Rossi aprì silenziosa lapp della banca, toccò il pulsante per il bonifico. Cinque euro volarono verso Lorenzo Bianchi in un attimo, più veloce di quanto riuscisse a finire il pensiero irritato.

Grazie tesoro, sei la migliore! arrivò il messaggio vocale un minuto dopo.

Mise giù il telefono e fissò il soffitto della sua camera da letto. La migliore. Certo. Chi altrimenti ti manda soldi alle undici di sera senza fare domande? Chi non ti ricorda quei trenta euro che ha preso in prestito due settimane fa?

Sei mesi fa era tutto diverso. Lei, Lorenzo, Margherita Colombo e Marco Ferrari guadagnavano più o meno cinquecento euro al mese, una gran cosa per noi. Dividavamo ugualmente la pizza, il conto del bar per quattro, nessuno contava i soldi altrui. Poi Ginevra concluso la tesi, ottenne una promozione e passò in un altro dipartimento.

E il suo stipendio raddoppiò quattro volte. Non in una volta e mezza, né in due, ma in quattro.

Allinizio non si accorse subito del cambiamento. I primi mesi continuò a vivere come prima: mette da parte per i giorni no, compra cibo in saldo, conta ogni spesa come se fosse una fortuna. Era unabitudine. Gli amici, invece, lo notarono subito, come se avessero una scritta al neon sulla fronte: Sono diventata ricca, vieni a prendere.

Ginevra si sedette sul letto, portò le ginocchia al petto e ripensò a quella serata, il primo after dopo la promozione. Margherita portò una bottiglia di bibita a buon mercato, Marco un sacchetto di patatine, Lorenzo arrivò a mani vuote ma con un gran sorriso.

Quella sera Ginevra ordinò dei sushi, comprò bibite decenti, formaggi, frutta. Come al solito dividette il conto in quattro e lo inviò nella chat di gruppo. Nessuno trasferì i soldi. Aspettò un giorno, due, una settimana. Poi mandò un promemoria: cortese, con una faccina sorridente.

Dai, ma che fai? Ora non ti manca più neanche un centesimo rispose Margherita.
Non preoccupatevi, la prossima volta ci mettiamo tutti aggiunse Marco.

La prossima volta non arrivò. O meglio, arrivò, ma la solita storia si ripeté: Ginevra preparò la tavola, gli amici arrivarono, mangiarono e se ne andarono. E ancora una volta pagò tutto lei.

Così Ginevra decise di chiedere chiaramente. Erano tutti nella sua cucina a finire la pasta che lei aveva cucinato per due ore.

Ragazzi, iniziò, come facciamo a dividere le spese? Ho speso circa cinquecento euro per tutti.

Lorenzo sputò un sorso di vino, Margherita sbarrò gli occhi, Marco fingé di studiare il disegno sul tovagliolo.

Ginevra, le disse Margherita con tono da bambina viziata, sei ricca adesso. Cinquecento euro per te sono come cinquecento rubli per noi.
Esatto, confermò Lorenzo. Non ti impoverirai. Noi siamo ancora a corto.
Dai, non essere tirchia, Marco le diede una pacca sulla spalla. Siamo amici.

Amici. Ginevra annuì, sorrise e chiuse largomento. Non voleva litigare, né essere quella tirchia che conta i centesimi con uno stipendio a sei cifre. Ma da quella sera iniziò a chiamarli sempre meno, inventandosi lavoro, stanchezza, impegni. A volte mentiva, solo per non sentirsi sfruttata.

Le uscite al supermercato con gli amici divennero una specie di tortura. Ogni volta qualcuno dimenticava il portafoglio, non aveva contanti, lasciò la carta a casa. Duecento euro qua, trecento là. Ginevra li salvava, perché rifiutare era scomodo con la coda dietro.

Ma i soldi non tornavano mai. Mai.

Poi arrivò Capodanno. Il 31 dicembre. Ginevra stava al centro del suo salotto, osservando la tavola imbandita: insalata russa, aringa sotto la coperta di patate, pollo arrosto, affettati, mandarini in una ciotola di cristallo. Tutto bello, festoso. Tutto a suo carico.

Non aveva intenzione di passare le feste con loro. Voleva stare sola, guardare un film sciocco di Capodanno, andare a letto verso le due. Ma gli amici si fecero sentire da soli.

Ginevra, come fai a stare sola a Capodanno? Venite, sarà divertente!
Hai spazio per tutti nel tuo appartamento!
Non ci abbandonerai, vero?

Accettò, perché ancora sperava. Che forse erano cambiati, che avrebbero portato qualcosa, si sarebbero divisi, o almeno avrebbero detto grazie.

Il televisore borbottava sullo sfondo. Ginevra aggiustò una pallina luccicante sullalbero di plastica e guardò lorologio. Undici. Presto arriveranno. Il campanello suonò poco prima di mezzanotte. Margherita fu la prima a sbucare, avvolta in una nuvola di profumo dolce e glitter.

Ginevra! Buon anno! Ti ho portato un regalino!

Dietro di lei arrivarono Lorenzo e Marco.

Che tavola bella! si gettò Marco sul divano e afferrò subito linsalata russa. Ginevra, sei una mito. Non ho mangiato nulla stamattina.

Ginevra portò i bicchieri, versò le bevande. Brindarono al vecchio anno, al nuovo, allamicizia. Sorrise, disse le parole giuste. Dentro qualcosa graffiava, ma non lo lasciò uscire. Non ora, non a dieci minuti dalla mezzanotte.

Al suono dei rintocchi, Ginevra espresse un desiderio: che lanno prossimo fosse più onesto.

Regali! strillò Margherita. Apriamo!

Ginevra passò i pacchetti.

Ecco, Ginevra! Margherita le porse un sacchetto.

Dentro cera un bagnoschiuma al profumo danguria.

Grazie, tirò fuori Ginevra il flacone, girandolo tra le mani. Anguria, carino.
Da me! Marco le diede un pacchetto.

Calzini rossi con renne. Il prezzo era rimasto attaccato: 1,20.

Bello, mise da parte i calzini.
Anche da me! Lorenzo le offrì una piccola scatola.

Palline di Natale vecchie, tre pezzi di plastica con vernice scrostata. Ginevra osservò i regali: bagnoschiuma, calzini, palline. Il valore totale non superava i 3. Annuì a se stessa. Giusto. Tutto giusto.

Ora aprite i miei, disse.

Margherita strappò per prima la confezione. Dentro un’agenda, caramelle e calzini con renne, ma più carini.

Marco ricevette un kit da barba e dolcetti. Lorenzo un thermos e una sciarpa. I tre spostarono lo sguardo in un sincronismo perfetto, come se fossero al provino.

Ma è tutto? chiese Margherita, osservando lagenda. Davvero è tutto?
Cosa intendi?
Beh, agitò lagenda, regalo. È tutto?

Ginevra si appoggiò al divano, incrociò le gambe.

Sì. Qualcosa non va?
Ginevra, intervenne Lorenzo, pensavamo che tu spenderai volentieri. Puoi permettertelo.
Vi dono quel che voi mi donate, rispose ferma. Circa lo stesso valore. È giusto.
Ingiusto! scoppiò Margherita. Tu guadagni cento volte di più!
Quattro volte. E non significa che devo spendere più per voi di quello che fate per me.
Devi! saltò in piedi Margherita. Siamo amici! Gli amici condividono!

Ginevra la guardò dallalto in basso, il viso arrossato, i glitter nei capelli, le labbra tremanti di rabbia.

Condividere? chiese. Io pago da sei mesi. Ogni nostra uscita è a mio carico. Voi non restituite i debiti. Venite a casa mia a mani vuote e mangiate il mio cibo. E adesso dite che devo farlo?
Sei tirchia, lanciò Marco. Solo tirchia. Hai i soldi, ma ti comporti da povera.
Mi comporto da persona stufa di essere usata, rispose Ginevra alzandosi. Questanno mi avete dovuto molto. Nessun centesimo restituito. La cena di stasera mi è costata quindicento euro. Siete riusciti a contribuire? No. Avete almeno offerto qualcosa? No. Siete venuti, vi siete seduti e avete mangiato.
Perché sei ricca! urlò Margherita. Per te è spicciolo!
Non importa se è spicciolo o milione. Quello che conta è che sono i miei soldi. Li ho guadagnati. E non devo spenderli con gente che pensa che io sia un portafoglio con le gambe.

Silenzio. Marco espirò rumorosamente. Lorenzo si voltò verso la finestra. Margherita rimase con le guance rosse, lagenda ancora nella mano.

Sei cambiata, disse piano. Prima eri normale.

Margherita lanciò lagenda sul divano.

Andiamo, ragazzi. Non cè più nulla da fare qui.

Si alzarono in silenzio, indossarono giacche, scarpe, senza guardarla. Lorenzo si girò alla porta.

È stato un errore, Ginevra. Siamo amici da tanti anni.
Amici, confermò lei. E poi avete deciso che dovevo mantenerli.

La porta sbatté. I passi svanirono nel corridoio. Ginevra rimase sola nel suo appartamento, con lodore di insalata russa e le luci di Natale spente.

Tornò al tavolo, riempì il bicchiere, prese un cucchiaio di insalata buon, con maionese fatta in casa. Prese un mandarino, ne prese un altro. Il televisore trasmetteva Il destino di una vita. Ginevra sorrise e tirò fuori il telefono. Prima bloccò Margherita, poi Lorenzo, poi Marco. Li rimosse da tutti i social, cancellò le conversazioni.

Quellamicizia non ha superato il test dei soldi. Pensava che gli amici sarebbero rimasti amici, qualunque fossero gli zero sul suo stipendio. Ma no. I soldi sono come la carta da zucchero: mostrano chi è lì per te e chi è lì per il tuo portafoglio.

Finì linsalata russa, si avvolse in una coperta, cambiò canale. Fuori qualcuno lanciava fuochi dartificio. Scintille colorate dipingevano il cielo sopra i tetti. Guardò le luci e sorrise. Non un sorriso triste, né forzato, ma vero.

Non è la fine. Troverà altre persone. Quelle che la apprezzeranno per quello che è, con o senza soldi. Quelle che non giocheranno a contare il suo stipendio per capire quanto possono prendere.

I mandarini odoravano di festa e di infanzia. Ginevra ne sbucciò un altro, lo divise a spicchi, lo mise in bocca. Dolce. Succoso. Perfetto.

Buon anno, Ginevra. Buona nuova vita, sussurrò a sé stessa.

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