Quando Beata scoprì di essere incinta, la sua famiglia rimase scioccata: non accettavano che avesse una relazione con qualcuno che, secondo loro, sarebbe presto sparito. La storia di Beata, una ragazza di Bologna, la cui famiglia si allontana quando lei si innamora del suo insegnante africano, diventa madre, affronta il razzismo, decide di trasferirsi in Guinea e poi rientra in Italia con il marito e due figlie, progettando infine di ricominciare in Canada dove spera di trovare maggiore tolleranza.

Quando Benedetta scoprì di essere incinta, in casa sua si scatenò un silenzio carico di stupore e inquietudine. I suoi genitori rimasero sconvolti, incapaci zaakceptować lidea che la loro figlia fosse legata a qualcuno che, secondo loro, sarebbe sparito con la prima folata di vento.

Benedetta era una ragazza qualunque di Firenze, nata e cresciuta allombra del Duomo, in una famiglia semplice e unita. Sua madre si era risposata quando Benedetta era ancora bambina, ma il suo patrigno, Giovanni, era stato per lei un padre vero, presente e protettivo. A casa non le era mai mancato affetto né sostegno, e sapeva di poter affidare a loro ogni ansia e speranza. Diplomata al liceo scientifico con mille sogni nel cassetto, Benedetta si era però scontrata con una realtà dura: il suo inglese zoppicante le impediva di accedere alluniversità che desiderava.

Decisa a colmare le sue lacune, Benedetta iniziò a cercare un insegnante privato. Scelse Samuel, un giovane originario del Senegal che da anni si era trasferito a Firenze per studiare ingegneria allUniversità. Bravissimo con linglese, gentile e paziente, dava già ripetizioni a diversi ragazzi della zona. Allinizio le lezioni sembravano unimpresa impossibile per Benedetta, sempre impacciata e timida. Ma giorno dopo giorno, nacque tra loro una complicità che si trasformò velocemente in qualcosa di più profondo. I loro incontri diventarono ben altro che semplici esercizi di grammatica. Il desiderio di stare insieme li attraversava come una musica dolce e inevitabile.

Quando Benedetta annunciò la gravidanza, la reazione in famiglia fu una doccia gelata: nessuno riusciva ad accettare quellamore che sfuggiva alla tradizione, alla loro idea di felicità. Temevano che un giorno Samuel sarebbe semplicemente scomparso, lasciandola sola con un figlio che, pensavano, sarebbe inevitabilmente diverso, marchiato da uno sguardo che non perdona la diversità.

Samuel, appena conseguito il titolo di laurea, tornò nel suo paese, ma non si perse mai davvero il contatto con Benedetta. Si ascoltavano attraverso telefonate infinite, videochiamate cariche di lacrime, tenerezza e attesa. La bambina nacque puntuale, con gli occhi profondi e vivi del padre, ma la tensione in casa spinse Benedetta a prendere una decisione radicale: raggiungere Samuel in Africa, nonostante tutto e tutti.

Ma la realtà africana fu dura; sia Benedetta sia Samuel faticarono ad adattarsi al clima, al cibo, allaria diversa. Dopo mesi di notti insonni e angosce, presero la decisione di rientrare a Firenze. La vita però seguì il suo corso e Benedetta diede alla luce una seconda bambina. La famiglia, chiusa e rancorosa, rifiutava ogni tipo di contatto. Ma Benedetta no, non era disposta a rinunciare allamore della sua vita solo per piegarsi ai pregiudizi degli altri.

Così, tra lacrime e abbracci, prese forma un nuovo sogno: trasferirsi in Canada, terra di possibilità e, forse, di maggiore comprensione. Speravano che tra le strade di Montréal avrebbero finalmente trovato il diritto di vivere la loro storia, liberi dai giudizi e dallo sguardo pesante degli altri.

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Quando Beata scoprì di essere incinta, la sua famiglia rimase scioccata: non accettavano che avesse una relazione con qualcuno che, secondo loro, sarebbe presto sparito. La storia di Beata, una ragazza di Bologna, la cui famiglia si allontana quando lei si innamora del suo insegnante africano, diventa madre, affronta il razzismo, decide di trasferirsi in Guinea e poi rientra in Italia con il marito e due figlie, progettando infine di ricominciare in Canada dove spera di trovare maggiore tolleranza.