Quando Giulia scoprì di aspettare un bambino, la notizia cadde sulla sua famiglia come una pioggia di mandorle amare su una pasta frolla appena sfornata. Non riuscivano a digerire il fatto che la loro figlia si fosse legata a qualcuno che, secondo le loro strane profezie, non avrebbe fatto parte della loro vita per molto tempo.
Giulia era una ragazza qualunque di Bologna, cresciuta tra i portici e il profumo di ragù che si spandeva dalle cucine dei vicini. Aveva una madre allegra e un patrigno gentile, che aveva sempre saputo farle da vero papà. Laffetto non le era mai mancato; sapeva che poteva confidare su di loro come sul sole daprile quando bacia Piazza Maggiore. Terminato il liceo scientifico, aveva preso la maturità, ma il grande salto all’università si era fatto incerto per via dellinglese, lingua indecifrabile che suonava come una nenia stonata tra le mura di casa.
Così, un giorno, Giulia decise di affidarsi alle lezioni private. Scandagliando gli annunci, si imbatté in Mamadou, insegnante originario del Senegal, che da anni dava ripetizioni tra i vicoli della città. Parlava inglese meglio di un disco dei Beatles, ma allinizio le sue lezioni sembravano più un sogno confuso che un reale apprendimento. Col tempo, tra una risata e un errore, Giulia si accorse che la simpatia aveva iniziato a correre sottopelle, e la distanza tra loro si era sciolta come gelato al sole di Ferragosto.
Quando la bambina si fece annunciare dal ventre di Giulia, la famiglia si persa nei pensieri come foglie trascinate dal vento. Non amavano lidea di un nipote diverso dagli altri piccoli della loro via, con la pelle che raccontava storie lontane e occhi che sembravano specchi di mondi esotici. Poi Mamadou, una volta conseguito il diploma, tornò in Senegal: un saluto affrettato, un volo notturno, e lo schermo di Skype che divenne il loro filo di Arianna nelle notti insonni.
Quando la piccola venne al mondo tra le braccia di Giulia, il gelo cresciuto tra le mura di casa la spinse a prendere laereo e raggiungere Mamadou in Africa, dove le ombre giocano strani scherzi sui muri e la notte canta con voce intensa. Ma il caldo era troppo, le strade troppo nuove, i sapori troppo forti: il corpo di Giulia non trovava pace. Tornarono in Italia, portando con sé la nostalgia di due continenti e il battito di un cuore spaccato a metà. Dopo poco, nacque unaltra bimba, scura di capelli e vivace come una trottola da piazza.
Gli zii e i nonni si chiusero in un silenzio più pesante del prosciutto di Parma. Giulia però non avrebbe mai lasciato Mamadou, nemmeno per un abbraccio in più della madre o una carezza del padre. Così, nelle notti di luna piena, tra sogni di neve e di palme, ipotizzano con aria sognante di attraversare oceani e proseguire la loro storia, magari in Canada, dove tutti sorridono agli sconosciuti e le domande sulla pelle sono spazzate via dal vento gelido che arriva dal Nord.






