Quando è stata lultima volta che ti sei guardata allo specchio? chiese mio marito. E mia moglie reagì in modo totalmente inaspettato.
Stavo finendo il mio caffè mattutino e osservavo di sfuggita Martina. Aveva raccolto i capelli con un elastico, uno di quei modellini da bambina, con i gattini cartoons.
Eppure, Cristina, la vicina del piano di sopra, era sempre impeccabile e solare. Quel suo profumo di marca rimaneva in ascensore anche dopo che era uscita.
Sai, posai il telefono a volte penso che viviamo come vicini di casa, niente di più.
Martina si fermò di colpo, lo straccio sospeso a mezzaria.
Che vuoi dire?
Niente di particolare. Solo, quando ti sei guardata allo specchio, lultima volta?
Mi fissò attentamente. Percepivo chiaramente che qualcosa sta per andare storto.
E tu, invece, quando è stata lultima volta che mi hai guardata? domandò lei sottovoce.
Seguì un silenzio imbarazzante.
Dai, Marti, non drammatizzare. Dico solo che una donna dovrebbe sempre essere meravigliosa. È basilare! Guarda Cristina: ha la tua età.
Ah, disse lentamente Martina. Cristina.
E dal suo tono capii che aveva appena messo a fuoco una cosa importante.
Ale, disse dopo una pausa facciamo così. Vado da mia madre qualche giorno. Ci rifletto su quello che hai detto.
Sì, va bene. Viviamo separati per un po, pensiamo. Ma guarda che io non ti sto cacciando, ci tengo!
Sai disse lei, riponendo lo straccio sul gancio con un gesto molto preciso forse è davvero ora che mi guardi allo specchio.
E andò a preparare la valigia.
Io restai in cucina a pensare: Accidenti, in fondo è proprio quello che volevo. Ma non provavo allegria, solo un gran vuoto.
Per tre giorni vissi come in ferie. Al mattino caffè senza fretta; alla sera faccio ciò che mi pare. Nessuno che accenda fiction romantiche e drammi inutili.
Libertà, la mitica libertà da uomo sposato.
La sera incontrai Cristina davanti al portone. Portava delle buste del “Coop”, tacco alto, vestito su misura.
Alessandro! mi salutò sorridendo. Come va? È da un po che non vedo Martina.
È da sua madre. Riposa un po, mentii con naturalezza.
Capisco, annuì Cristina con aria comprensiva. Sai, ogni tanto le donne hanno bisogno di una pausa. Dalla routine, dalla casa.
Parlava come se la vita domestica non lavesse mai sfiorata. Come se il suo appartamento si pulisse da solo, la cena apparisse sul tavolo per magia.
Cri, che ne dici di un caffè insieme, così, da vicini?
Volentieri, rispose lei sorridendo. Domani sera?
Trascorsi la notte pianificando lindomani. Che camicia? Jeans o pantaloni? Il profumo senza esagerare.
Al mattino squillò il telefono.
Alessandro? voce sconosciuta. Sono Luisa Carli, la mamma di Martina.
Mi prese il cuore un tuffo.
Sì, dica.
Martina mi ha chiesto di avvisarti: passerà sabato a prendere le sue cose, quando tu non sarai in casa. Lascerà le chiavi alla portinaia.
Aspetti, che vuol dire che porta via le cose?
Che pensavi? la voce di mia suocera era tagliente. Mia figlia non aspetterà allinfinito che decidi se vuoi davvero stare con lei.
Signora Luisa, io non ho detto una cosa del genere!
Hai detto abbastanza. Addio, Alessandro.
E chiuse la chiamata.
Restai seduto in cucina a fissare il telefono. Ma che diavolo? Non volevo mica divorziare! Soltanto una pausa, un po di tempo.
Ma loro avevano deciso senza di me!
La sera il caffè con Cristina sembrava strano. Era gentile, parlava interessante del lavoro in banca, rideva alle mie battute. Ma quando provai a sfiorarle la mano, lei si ritrasse con dolcezza.
Alessandro, capisci che non posso. Sei un uomo sposato.
Ma ora siamo separati.
In questo momento. E domani? mi guardò intensamente.
La riaccompagnai al portone e salii a casa. Lappartamento mi accolse con silenzio e lodore di vivere da single.
Arrivò il sabato. Andai via apposta, non volevo scene o pianti. Che prenda in pace ciò che vuole.
Ma alle tre pomeriggio la curiosità mi divorava. Cosa prendeva? Tutto? Solo lindispensabile? Comera, poi, oggi?
Alle quattro cedetti e tornai a casa.
Fuori dal portone una bella macchina targata Milano. Al volante, un tizio sui quarantanni, ben vestito, aiutava qualcuno a caricare scatole.
Mi sedetti sulla panchina e attesi.
Dopo dieci minuti uscì una donna con vestito blu. Capelli scuri raccolti in un fermaglio elegante, trucco leggero che valorizzava gli occhi.
Restavo incredulo. Martina. La mia Martina. Ma diversa.
Portava lultima borsa, e luomo subito la aiutò con premura. Come fosse fatta di cristallo.
A quel punto non resistei. Mi avvicinai.
Marti!
Si voltò. E vidi il suo viso: sereno, bello. Nessuna traccia della stanchezza che ormai per me era normale.
Ciao, Ale.
Ma… sei tu davvero?
Il tizio al volante si irrigidì, ma Martina lo tranquillizzò subito con una carezza.
Sono io, disse semplicemente. Solo che tu non mi guardavi più.
Marti, aspetta. Possiamo parlare?
Di cosa? nessuna rabbia nella voce, solo meraviglia. Mi hai detto che una donna deve essere magnifica. Ti ho ascoltato.
Non era quello che volevo dire! il cuore mi rimbalzava nel petto.
E cosa volevi, Ale? inclinò la testa. Che diventassi bella, ma solo per te? Interessante, ma solo tra queste mura? Che imparassi ad apprezzarmi, purché non abbastanza da lasciarti se tu non mi vedi più?
Le sue parole mi ribaltavano lanima.
Sai, continuò dolce ho capito che ho smesso di curarmi. Non per pigrizia, ma perché mi ero abituata a essere invisibile. In casa mia, nella mia stessa vita.
Marti, non era mia intenzione.
Era proprio quello che volevi. Una moglie-fantasma che non disturbi, ma faccia tutto. Che, se ti stanchi, può essere sostituita con una più appariscente.
Luomo disse qualcosa sottovoce, Martina annuì.
Dobbiamo andare, mi disse. Vladimiro ci aspetta.
Vladimiro? la bocca mi si fece secca. Chi è?
Un uomo che mi vede, rispose lei. Ci siamo conosciuti in palestra. Cè un centro fitness nuovo vicino a casa di mamma. Immagina: a quarantadue anni, ho messo piede in palestra per la prima volta.
Marti, ti prego. Riproviamoci. Ho capito, ho sbagliato.
Ale, mi guardò a fondo ti ricordi quando lultima volta mi hai detto che sono bella?
Restai muto. Non lo ricordavo.
E quando mi hai chiesto come stavo?
Allora capii: avevo perso. Non contro Vladimiro. Contro me stesso.
Vladimiro accese il motore.
Ale, non sono arrabbiata con te. Davvero. Mi hai aiutato a capire che se non mi vedo da sola, nessuno lo farà al posto mio.
La macchina partì.
Rimasi al portone a guardare la mia vita allontanarsi. Non una moglie: la mia vita. Quindici anni che pensavo fossero routine, e invece erano felicità.
Peccato averlo capito troppo tardi.
Sei mesi dopo incontrai Martina per caso alla Rinascente. Era intenta a scegliere il caffè in grani, leggeva con attenzione le etichette. Accanto una ragazza sui ventanni.
Prendiamo questo, diceva Martina. Papà dice che larabica è meglio della robusta.
Martina? mi avvicinai.
Si voltò. Mi sorrise: naturale, libera.
Ciao, Ale. Ti presento Anastasia, figlia di Vladimiro. Anastasia, questo è Alessandro, il mio ex marito.
Anastasia annuì educata. Bella ragazza, assegnerei: universitaria. Mi guardava curiosa, ma senza ostilità.
Come va? le chiesi.
Bene. Tu?
Tutto normale.
Nuovo silenzio imbarazzato. Che dire allex moglie diventata unaltra persona?
Rimanemmo tra gli scaffali di caffè, e la osservai. Abbronzata, blusa leggera, nuovo taglio di capelli. Felice. Ecco, proprio felice.
E tu? domandò lei. La vita sentimentale?
Niente di che, sospirai.
Martina mi fissò per un attimo.
Sai, Ale, tu vuoi una donna che sia bella come Cristina, ma sottomessa come ero io. Intelligente, ma non così tanto da capire dove guardi quando passa unaltra.
Anastasia ascoltava tutto con gli occhi spalancati.
Una donna così non esiste, concluse Martina, serena.
Martina, andiamo? si inserì Anastasia. Papà ci aspetta in macchina.
Sì, certo. Martina prese il caffè. Buona fortuna, Ale.
Se ne andarono, e io rimasi tra gli scaffali. Ripensando a quanto avesse ragione: cercavo una donna che non esiste.
Quella sera, seduto in cucina col mio tè, pensai a Martina, a come fosse cambiata. E capii che a volte perdere è lunico modo per capire il valore di ciò che avevi.
Forse la felicità non sta nellavere una moglie che non dà problemi. Sta nellimparare a vedere davvero la donna accanto a te.



