Quando ero una bambina, sognavo di diventare grande solo per fare tutto ciò che mi pareva: mangiare quello che volevo, andare a dormire quando dicevo io, uscire senza chiedere il permesso. Adesso, guardo indietro a quella piccola, ingenua me stessa e non posso che ridere. La realtà mi ha preso a schiaffi il giorno in cui ho iniziato a vivere da sola: pulizie, cucina, affitto, bollette, spesa… tutto con uno stipendio che sarebbe stato sufficiente solo in un film fantasy. Pensavo che la libertà fosse scegliere la cena. Non sapevo che significava fare calcoli su quanti euro mi restavano per comprare sia il riso sia il sapone.
Un giorno mi sono resa conto che erano settimane che non mi sedevo con calma a colazione. Mi alzavo, doccia veloce, rifacevo il letto in quattro secondi e poi giù in strada a rincorrere lautobus. Durante il tragitto mi ricordavo che non avevo risposto a una mail di lavoro, che dovevo pagare linternet prima di venerdì e che la carta era quasi al limite. La libertà degli adulti era solo una lista infinita di cose da fare, altro che sogno realizzato!
Quando finalmente tornavo a casa, la stanchezza mi cadeva addosso come una lasagna gigantesca. Aprivo il frigo sperando che dentro ci fosse qualcosa che si cucinasse da solo. Ma ovviamente, niente: dovevo lavare, tagliare, cucinare e poi lavare di nuovo. A volte cenavo con pane e mozzarella, solo per evitare di sporcare la padella. Ma nemmeno allora riuscivo a rilassarmi, perché la mia mente sussurrava: la bolletta dellacqua è alta, devo controllare il lavandino che perde, i vestiti della mattina puzzano perché mi sono dimenticata di stenderli.
Gli amici continuavano a ripetermi: Dai, vediamoci! Ma ogni volta che provavamo a organizzarci, magicamente salta fuori un problema: uno faceva straordinari, un altro doveva occuparsi della nonna malata, qualcun altro era senza soldi, e il resto era semplicemente esausto. Da adolescenti ci vedevamo quasi tutti i giorni; da adulti passava pure un mese prima che ci riuscissimo. E quando finalmente ci incontravamo, il discorso era solo di stanchezza, bollette, mal di schiena. Giovani ma già col vocabolario di ottantenni.
La cosa peggiore? Scoprire che il vero riposo non esiste. Anche i weekend diventavano una lista di doveri: lavare, pulire, organizzare la settimana, spesa, sistemare quello che si era rotto. Un sabato mi sono sorpresa a piangere mentre passavo lo straccio perché pensavo: Neanche quando dovrei riposarmi, mi riposo davvero. Da bambina chiamavo tutto questo libertà, quando invece avevo iniziato a fare tutto ciò che una volta i grandi facevano per me solo che ora non cera nessuno ad aiutarmi.
E il lavoro? Niente di quello che mi aspettavo. Credevo che lavorare portasse soddisfazione. Non sapevo che nella confezione cera pure sorridere quando non ti va, sopportare commenti assurdi, inseguire obiettivi che cambiano ogni settimana, e vedere gran parte dello stipendio sparire per cose che nemmeno hai il piacere di vedere. Un giorno mi sono ritrovata a fare i conti: pranzo o abbonamento per lautobus? Tutto questo nessuno te lo dice da bambina. Nessuno ti avverte che la vita adulta è unequazione mentale infinita.
Pensavo che crescere fosse libertà. In realtà, è solo uno strano equilibrio tra stanchezza, responsabilità e quei piccoli, brevissimi attimi di pace.





