Quando ho aperto l’armadio nella camera d’albergo, nella valigia di mio marito ho trovato un vestito che non avevo mai visto prima.

Guarda, ti racconto cosa mi è successo, ancora non знам дали да се смея или да плача. Eravamo a Firenze, in un hotel davvero elegante vicino al centro, tutta roba di lusso per la convention dellazienda di mio marito. Non ti dico i tappeti morbidi sotto i piedi, le lampade che sembrava di stare a teatro, e dal ristorante saliva un profumo di ossobuco e prosecco che faceva venire fame anche se eri appena uscita da una trattoria.

Insomma, mentre disfacevo la valigia, apro larmadio e tra le sue camicie trovo un vestito che non avevo mai visto prima. Era di seta blu scura, piegato con una cura particolare e accanto una piccola card elegante di una boutique di Via Tornabuoni. Non sono mai stata una che fruga o sospetta a caso ma quel vestito non era certo mio.

E guarda caso era pure una taglia più piccola della mia. Pochi secondi dopo, Matteo è entrato in camera. Si stava togliendo la cravatta e mi chiede, sorridendo:
Ancora ti stai preparando?

Io col vestito in mano. Lui si è bloccato di colpo. Ma proprio pietrificato.

Gli chiedo tranquilla:
Di chi è questo vestito?

Si avvicina piano, un po pallido:
Non è quello che pensi

Ma quella frase la usano solo quelli che hanno la colpa stampata in faccia.

Gli dico:
Hai comprato un abito per qualcuna ma non sono io.

Matteo sospira:
Giulia, per favore, non iniziare una scenata adesso. Tra poco dobbiamo scendere.

Ah, certo rispondo sottovoce quindi il problema è la scenata, non il vestito.

Lui guarda la porta, quasi sperando di fuggire.

È un regalo mi dice.

Per chi?

Silenzio. Che è già una risposta.

In camera sentivo solo il ronzio della climatizzazione.

Da quanto tempo? chiedo ancora.

Non ha importanza, Giulia.

Da quanto?

Non importa

Riguardo il vestito, la seta è fredda tra le dita.

Allora lo indosserà stasera?

Lui tace.

Alla stessa festa dove io dovrei stare accanto a te?

Serrò le labbra e quasi non respirava.
Non doveva andare così.

Invece è andata.

Rimetto il vestito nella valigia, chiudo la zip come se niente fosse.
Chi è?

Una collega.

Ma certo

Prendo la borsa, mi infilo i tacchi.

Dove vai?

Alla festa, ovviamente.

Mi guarda come se avessi detto una follia.

Davvero?

Certo.

Apro la porta.
Ora sono davvero curiosa di vedere a chi starà così bene questo vestito.

Dieci minuti dopo siamo dentro la sala enorme dellhotel, tutto un luccichio di lampadari di cristallo, la musica, la gente vestita elegante.

A uno dei tavoli cè una ragazza giovane, capelli lunghi biondi. Indossa proprio quel vestito blu scuro. Lo stesso.

Ci vede e sorride a Matteo, un sorriso complice. In quel momento mi è stato tutto chiaro.

Non era una storia segreta di cui nessuno aveva il coraggio di parlare erano tutti dettagli che probabilmente tutti sapevano, tranne me.

Mi avvicino al loro tavolo. Lei sembra quasi divertirsi.

Ciao mi dice.

Guardo il vestito su di lei.
Ti sta benissimo.

Lei sorride ancora di più.
Grazie.

Matteo al mio fianco sembra uno che aspetta il temporale sotto un balcone.

Mi tolgo la fede dal dito e la poggio accanto al suo bicchiere di vino.

I regali raccontano sempre la verità dico piano . Solo che a volte arrivano alla persona sbagliata.

Poi mi giro e me ne vado verso luscita. Sentivo le voci basse e le sedie che strusciavano dietro di me.

La cosa strana è che, per la prima volta dopo tanto tempo, non mi sono sentita umiliata. Soltanto libera.

Dimmi la verità: fa più male scoprirlo di nascosto o in mezzo a tutti?

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