Quando il Destino S’incrocia: La Storia di mia Zia Polina tra Matrimoni Forzati, Tradizioni di Famiglia e la Dura Vita tra il Sogno di Indipendenza e il Richiamo del Sangue

TAGLIO CONTRO PETRA

La mia cara zia (dora in poi Grazia) si sposò per dovere. Le sorelle maggiori la pressavano, i genitori la incalzavano.
I loro argomenti erano di ferro:
– Per quanto la cavalla scalci, finirà sempre nellaratro O vuoi, Grazia, arrivare coi capelli grigi da zitella e restare sola tutta la vita? Nella nostra famiglia zitelle non ce ne sono mai state! Chi ti porterà un bicchiere dacqua quando sarai vecchia?
Ma Grazia, dopo aver visto il padre triste ubriacone aveva giurato da bambina che mai avrebbe voluto marito.
Decise di dedicare la sua vita alla carriera. Tuttavia, il giorno del suo ventottesimo compleanno, dopo aver ascoltato i mille auguri e raccomandazioni dei parenti, Grazia cedette infine allidea di crearsi una famiglia.
Lo sposo, Marco, si trovò in fretta. Probabilmente era sotto gli occhi e le insistenze dei familiari da tempo. Due settimane dopo essersi conosciuti, chiese a Grazia di sposarlo. Lei acconsentì in modo quasi indifferente, pensando fra sé: Col tempo forse mi affezionerò.
Marco aveva letà di Cristo e un carattere ormai formato.
Si celebrò un matrimonio frettoloso. Grazia ricorda ancora il brindisi del cerimoniere: Se lamore cè, allaltare si va, se manca, si torna al papà!
Col passare del tempo, Grazia si sarebbe pienamente ritrovata in quelle parole popolari. Così iniziarono le giornate grigie. Dopo un mese, Grazia pensava già al divorzio. Le sembrava tutto insopportabile, nel cuore lamarezza totale. Il marito si rivelò testardo, pedante e intransigente.
Marco non rinunciava ai suoi principi, e non avrebbe mai pensato di cambiare. Grazia era tagliata della stessa stoffa. Quel matrimonio era proprio taglio contro pietra.
Dopo un anno arrivò il cicogna. Nacque Andrea. Grazia si immerse nella maternità. Ormai il marito era unombra, la sera lo sistemava su una brandina, dicendo che era troppo stanca e non dormiva abbastanza, mentre lui, di fatto, non faceva nulla
Destate Grazia si trasferì con Andrea dai genitori in campagna. Si sfogò con la madre:
Mamma, voglio divorziare. Crescerò il figlio da sola. Non fa per me la vita matrimoniale! A volte vorrei chiudere gli occhi e scivolare via. Non riesco ad adattarmi alla famiglia. Marco mi è diventato odioso. Perché dovrei portare avanti tutto questo?
La madre propose:
Resta qui con noi per un po. Magari ti mancherà Marco? Ma non parlar di divorzio! Porta pazienza! Marito e moglie, come acqua e farina: puoi agitare quanto vuoi, ma non separare mai del tutto.
In fondo Grazia non si aspettava altro
Tuttavia, non capiva perché si dovesse sopportare. Andrea osservava le relazioni di mamma e papà. Crescendo, avrebbe compreso che lamore era assente. Perché fargli vedere e assorbire solo tristezza? Che esempio ne avrebbe tratto?
La madre di Grazia aveva passato la vita a sopportare. Il padre, perso nellalcol, steso sul letto a lagnarsi. E la mamma, già in piedi dalle cinque, tra mungere la mucca, cucinare per i maiali, falciare fieno, strappare le erbacce, e andare poi a lavorare in cooperativa agricola. Solo dinverno, dopo aver nutrito bestiame e famiglia, poteva concedersi una breve pausa. Il lavoro in campagna non finisce mai
Le tre figlie scapparono in città da quella allettante vita rurale. Solo il figlio, fratello di Grazia, restò con i genitori. Lui, però, soffriva di ritardo mentale. Quello che Grazia non riusciva a capire: sua madre, sapendo benissimo comera suo marito, decise comunque di mettere al mondo un quarto figlio! Perché? Quando Grazia le poneva la domanda, la madre rispondeva pacata: Tuo padre voleva un maschio. Di femmine in casa ne abbiamo abbastanza
Il fratello rimase sotto la loro cura fino alla fine dei giorni dei genitori, morendo poco dopo anche lui, incapace di badare a sé stesso, a sessantanni.
Dopo molte riflessioni, Grazia, per non addolorare la mamma, decise di tornare dal marito.
Due anni dopo nacque anche Matteo.
A dire il vero, Grazia sperava che il secondo figlio avrebbe portato serenità nella loro casa. Ma si sbagliava amaramente. Marco ignorava Matteo, sostenendo che il bambino era identico al nonno ubriacone.
Grazia soffriva in silenzio, ma non rimpiangeva affatto di avere due figli. Per sé decise: Darò tutto il mio amore ai ragazzi. Niente resterà per il marito. E così continuarono a vivere
Quando Andrea e Matteo divennero adolescenti, arrivarono i problemi: alcol, fumo, arroganza. Anzi, i figli e il padre si allearono contro Grazia. Lei li avrebbe voluti obbedienti e ragionevoli. Ma fu impossibile.
Il marito cominciò a bere in compagnia dei figli. La famiglia si sfaldava sotto gli occhi di Grazia. Era un periodo tremendo; non riusciva a domare i tre uomini di casa.
Alla fine Grazia perse la pazienza e tornò a vivere con i vecchi genitori.
Naturalmente la accolsero a braccia aperte. La mamma tentò di rincuorarla:
Grazia, sembri più vecchia di me. Forse la vita ti ha sfiorato contro pelo. Ah, questi uomini
Grazia criticava la madre per leccessiva cura verso il figlio menomato:
Mamma, perché lo tratti come un neonato? Devi essere più dura, sennò ti si arrampica sul collo!
La madre rispondeva difendendo il suo sangue:
Che dici, Grazia! Tuo fratello non ci è arrivato, ma è sempre mio figlio! Non si può rinnegare la propria carne! Sarò al suo fianco finché avrò fiato.
Grazia non amava il fratello, anche se sapeva che in fondo la colpa non era sua. Si poteva mai sperare in un figlio sano da un padre sempre ubriaco? Grazia e le sorelle furono fortunate: allora il padre era ancora più moderato.
Un anno dopo, Matteo arrivò al paese per annunciare la morte del padre. Il vizio lo aveva portato via.
Grazia non versò una lacrima. Sospirò soltanto:
Ormai era scritto. Si pensa di avere la vita in pugno, ma ci sfugge tra le dita. Possa Marco riposare in pace
Tornata in città, Grazia, dopo aver tentato una convivenza con i figli ormai adulti, si comprò una casetta nei dintorni per invecchiare tranquilla, senza altri scossoni. Andrea e Matteo rimasero nellappartamento dei genitori.
Nel frattempo il figlio maggiore si era sposato e le aveva dato un nipotino. Ma qualcosa si ruppe e, dopo un anno, Andrea divorziò.
Matteo si trasferì da Grazia dopo una furiosa lite col fratello. Il motivo? Matteo aveva preso a bere, ad Andrea non andava giù. Non tollerava le bugie del fratello e dopo averlo malmenato, lo cacciò. Così Matteo andò a vivere con la madre.
Il tempo passava
Andrea si risposò. Dopo cinque anni rimase solo in casa: la moglie lo lasciò. Commentò con amarezza:
Sposarsi è come camminare sul ghiaccio sottile: prima o poi si rompe.
Le cose non andarono meglio col terzo matrimonio. Cera passione e amore, ma la nuova moglie morì improvvisamente a quarantanni: un embolo. La morte è come il vento, entra ovunque. Andrea soffrì molto. Alla madre confidò:
Basta, sono stanco di matrimoni e divorzi. Stavolta resto solo.
Così ora Grazia fa avanti e indietro per tenere pulita la casa di Andrea e cucinare per lui.
Matteo rimase celibe. Beveva qualsiasi cosa trovasse, spariva per giorni, lasciando Grazia, ormai settantacinquenne, a cercarlo nei dintorni con la sua foto:
Avete visto mio figlio?
I paesani conoscono ormai la scena. Dopo uno o due mesi Matteo riappare, miracolosamente integro. Grazia si occupa di lui, lo lava, rattoppa i vestiti, butta via la biancheria ormai irrecuperabile. Alla domanda: Dove sei stato?, Matteo risponde a stento, ma a Grazia basta rivederlo vivo.
Tutti, tranne Grazia, sapevano bene che Matteo passava il tempo con una donna del paese, famosa per il suo amore per il limoncello e altri liquori da signora, bevuti peggio degli uomini. Cera tra loro questo amore inebriante. Poi, quando la donna si trovava un altro compagno, Matteo tornava dalla madre fino alla prossima volta.
Grazia si arrangiava ad accudire il figlio con la sua pensione. Ogni tentativo di trovargli un impiego stabile falliva: appena Matteo prendeva lanticipo, spariva con tutto il suo stipendio per poi tornare a casa, dopo giorni, a mani vuote.
Mamma, sfamami il tuo figliolo.
Grazia, con amarezza, ricordava la madre che aveva patito così per suo fratello. Solo ora comprendeva appieno il dolore di una madre. Tutto si era ripetuto.
Sangue del mio sangue. Non lo si può rinnegare.
La felicità non basta per tutti
Dopo una lunga strada, Grazia ha capito che il suo matrimonio affrettato e quelle canzoni damore non valevano la pena.
A volte nella vita si crede di poter cambiare il destino, ma ci sono tagli che non si possono smussare e pietre che non si spezzano. La famiglia insegna che lamore non si può forzare, che la pazienza non sempre salva, ma restare fedeli a se stessi e saper amare anche quando non viene ricambiato è la forza più grande che ci resta.

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