Ma dai, lo sai che papà ha la sciatica! Sul divano non può mica stare, poi non si raddrizza più. E mamma, di notte, dorme male: ha bisogno di silenzio e buio pesto. In salotto con quel lampione fuori sembra la stazione Termini alle cinque del mattino. Insomma, resistiamo una settimana, non siamo mica fatti di cristallo, no?
Giulia rimase immobile col mestolo in mano, dimenticando che stava servendo la minestra. Il brodo si riversava lentamente di nuovo nella pentola, mentre le parole del marito si infilavano in testa dense come polenta rimasta sul fuoco. Si voltò piano verso Lorenzo, che fingeva di essere tremendamente affascinato dalla fantasia della tovaglia plastificata, pur di non guardarla.
Scusami, Lore, fammi capire. I tuoi arrivano da noi per tutte le feste di Natale, dal 30 fino al 7 gennaio, questo labbiamo detto. Ma ora mi stai dicendo che dovremmo cedere loro la nostra camera matrimoniale, quella col materasso ortopedico che ci è costato quanto una rata del mutuo, mentre noi sloggiamo in salotto?
E che cè di strano? Lorenzo alzò finalmente lo sguardo, colpevole ma testardo. Sono i miei genitori. Lospitalità, il rispetto Mica posso mandare papà sul divano letto, cha la molla che esce fuori.
Quel divano è una tortura medievale, lo so, assentì Giulia. È per questo che non lo usiamo. Però una cosa la scordi. Anchio ho la schiena a pezzi, ti ricordo la mia ernia dopo il tamponamento, eh? E a differenza dei tuoi, io devo tornare al lavoro subito dopo, col bilancio di fine anno da chiudere.
Ma dai, non ricominciamo replicò lui, come se gli facessero male i denti a sentirla. Ho già trovato soluzione: il divano neanche lo apriamo. Ho preso da Paolo il materasso gonfiabile matrimoniale, super alto. Lo mettiamo in sala, sarà come campeggiare… Un po di romanticismo!
Sul pavimento? Romanticismo a trentanove anni suonati? Giulia appoggiò il mestolo col controllo che aveva solo chi sta per perdere la pazienza. Lorenzo, questa non è una gita scout. Questa è casa mia! Lunica stanza in cui mi riposo è la camera da letto. Tua mamma alle sei già fa il concerto con le pentole. E il salotto è aperto sulla cucina: ci svegliamo pure noi con lei.
Le chiedo di fare piano… abbozzò Lorenzo, sempre meno sicuro. E poi avevo già detto a mamma che non doveva preoccuparsi, che avrebbe dormito come una regina.
Ah, già, hai già promesso… Quindi la mia opinione? Che te ne frega! La nostra camera decisa, il mio cuscino, il mio comfort liquidati così, senza nemmeno chiedere?
Ma Giulia, voglio solo che i miei siano a loro agio! Non farmi passare per un despota…
La discussione finì male. Giulia si rifugiò in bagno, seduta sul bordo della vasca, fissando il suo riflesso. Amava suo marito e persino quel piccolo appartamento, che era loro, anche se ancora con lipoteca sulla schiena. Ma le visite della suocera, la signora Rita, erano sempre il suo personale Grande Fratello. Fortissima, inarrestabile, loquace. Il signor Italo, invece, taciturno, permaloso e con standard da Grand Hotel.
Giulia sapeva che la partita era persa. Se faceva storie, diventava la strega dellanno e Lorenzo avrebbe fatto la vittima per tutto linverno.
La preparazione allarrivo dei suoceri sembrava lo sgombero di un museo. Giulia svuotava larmadio, appendendo i suoi vestiti in corridoio. Nascondeva le creme costose nei cassetti più remoti del bagno: Rita aveva il vizio di provare qualsiasi cosa trovasse e poi criticare ogni profumo e consistenza.
Hai visto, ci sta tutto! cinguettava Lorenzo pompando a fatica quellenorme materasso gonfiabile blu. Il rumore assordante faceva tremare i bicchieri. Ti giuro, io ci ho dormito, è comodissimo!
Giulia lo guardava scettica: la stanza sembrava diventata un luna park per scettici. Un odore di plastica di dubbio gusto invadeva laria.
Sì, sembra proprio un sogno. Le lenzuola scivoleranno e sentirò freddo dappertutto…
Ci metto una coperta di lana sotto! si premurava, come se avesse inventato la penicillina.
Il 30 dicembre, suonò il campanello alle sette in punto. Arrivarono. La signora Rita, con una pelliccia che avrebbe fatto invidia a Moira Orfei, riempì lingresso di proclami.
Finalmente! Il treno una tortura: la capotreno, una maleducata, il caffè acido! declamava togliendosi il cappotto. Giulia, sei pallida. Dormi poco? Febbre? Italo, occhio alle conserve!
Il signor Italo trascinò due valigioni e cercava disperatamente delle ciabatte.
Prego, fate come a casa, la colazione è pronta, annunciava Giulia con un sorriso tiratissimo: aveva passato la notte a chiudere il bilancio per avere i giorni liberi.
La suocera subito ispezionò la camera matrimoniale.
Ecco, pulita… anche se le tende sono tristi, io avrei scelto un bel giallo. Il materasso? Lorenzo dice che è ortopedico? Mi sembra duro, eh. Italo, prova te!
Il suocero si sdraiò con i pantaloni da viaggio. Giulia strinse i denti, ma tacque.
Va bene, borbottò. Solo questi cuscini strani… Non ne avete di piuma?
Solo quelli, signor Italo. Fanno bene al collo.
Mah, io ho sempre dormito sui cuscini del mercato e si campava benissimo, sospirò Rita. Dai, ce la facciamo andare. Ma voi dove dormite?
In sala, col materasso gonfiabile! esultò Lorenzo.
La giornata volò tra insalate russe e resoconti sulle malattie di parenti e vicini. Giulia si sentiva la stagista del suo stesso appartamento: appena si sedeva con un caffè, Rita la spediva Giulia, cambia lo strofinaccio!, oppure Hai preso il pane? Italo quello bianco non lo vuole!
La notte fu un incubo.
Il re del comfort, come Lorenzo chiamava il materasso blu, era un supplizio: ogni movimento scuoteva laltro come su una barca a Porto Venere. La plastica scricchiolava a ogni respiro. La coperta scivolava sugli angoli. E dal pavimento saliva il freddo che neanche gli orsi artici…
Nel buio Giulia fissava il soffitto, la schiena che gridava vendetta. Il materasso la inghiottiva come unamaca bucata, mentre Lorenzo russava felice. A un certo punto, porta della camera: Italo, in infradito, va in bagno. Poi tocca a Rita per lacqua fresca. Larco tra cucina e soggiorno, ovviamente senza porta, e ogni loro passaggio accendeva la luce diretta sugli occhi dei poveri campeggiatori.
Il 31 mattina, Giulia si alzò come dopo una maratona sulle pietre.
Buongiorno! cinguettò Rita, spuntando dalla camera col kimono di seta che Giulia le aveva regalato anni prima. Abbiamo dormito meravigliosamente! Silenzio, pace solo il materasso un po duro, Italo si è lamentato. Potevate comprare qualcosa di più morbido!
Giulia prendeva il caffè, trattenendo le lacrime.
Ma che avete, sembrate due stracci! Rita scrutava Lorenzo. Non avete dormito bene?
Tutto ok, mamma ci abituiamo, sbadigliò Lorenzo, più stropicciato del caffè delle macchinette.
Tanto voi giovani dormite ovunque, pure sui sassi! rise lei. Giulia, i cetrioli li metti sottaceto nellinsalata russa? Io li metto freschi, viene più delicata. E questo maionese, troppo pesante…
Giulia si voltò lentamente, il cucchiaio che le tremava tra le dita.
Signora Rita, io preparo linsalata così perché piace a noi. Se la vuole con i cetrioli freschi, li trova nel frigo. Faccia pure.
Silenzio. Rita disgustata, Lorenzo terrorizzato.
Non volevo mica offendere! farfugliò la suocera. Era solo un consiglio… Italo, hai sentito? Non posso dire più niente
Giulia, provò Lorenzo.
Io vado in doccia, lo interruppe lei.
In bagno, scoprì che il suo shampoo preferito era stato seppellito dietro a una fila di barattoli della suocera, evidentemente conquistadores. Sulla spugna cera un capello estraneo. Ma il vero colpo di grazia fu la crema antirughe da cento euro. Aperta, profanata: dentro, un cratere come dopo i lavori in tangenziale.
Giulia uscì furiosa col barattolo in mano.
Signora Rita, ha preso la mia crema?
Ah, quella? Certo! Italo aveva i talloni screpolati dopo il viaggio. Ho visto che hai mille cremine, ne ho presa una bella ricca. Subito sparita! Cosè, ti spiace?
Le ha spalmato la crema da cento euro sui talloni?!
CHE?! Ma sei matta? Cento euro per una cremina? Lorenzo, hai sentito dove vanno i vostri soldi? E noi che ti portiamo i panettoni!
Sono i MIEI soldi, gelida, replicò Giulia. Il MIO lavoro. E la MIA crema.
Ma insomma! Sempre così Le sue cose sono sacre! Egoista, ecco!
Lorenzo, imbambolato, guardava madre e moglie.
Ma mamma non lo sapeva il prezzo compreremo unaltra è Natale
Ed ecco, Giulia sbottò. Quella calma Zen coltivata nei secoli, crollò come il materasso gonfiabile punto da un compasso. Guardò il marito, la suocera compiaciuta, il signor Italo in cuffia in cucina.
Hai ragione Lorenzo, è Natale! Non roviniamolo con lamentele.
Si diresse verso lingresso.
Dove vai? chiese Lorenzo.
Torno subito.
Fuori, aria gelida e pensieri improvvisamente cristallini. Aprì il telefono, entrò su Booking. Cera una suite libera nel miglior hotel benessere della città. Carissima. Non importava. Prenotò, saldo: la metà dello stipendio. Amen.
Rientrò dieci minuti dopo, la suocera che sorseggiava camomilla con aria da regina offesa. Giulia raccolse silenziosamente le sue cose e iniziò a infilarle in una borsa.
Che stai facendo? Lorenzo era paonazzo.
Me ne vado, Lorenzo.
Dove? Da tua madre?
No, da lei pure hanno ospiti. Me ne vado in albergo.
Ma come?! E il Capodanno? E noi?
Avete la vostra famiglia, la vostra cameretta, il vostro comfort. Vuoi la camera ai tuoi? Perfetto. Vuoi il materasso gonfiabile? Goditelo. Io voglio dormire come un cristiano e non ritrovarmi con le cose cambiate di posto. Torno quando i tuoi saranno da tua zia, oppure lotto.
La suocera si affacciò dal cucinotto.
Che succede?
Mamma, lascia stare! Lorenzo la bloccò, con uno scatto di insospettabile virilità.
Vado a rilassarmi, signora Rita. Cè il cappone in forno, basta premere start. Buone feste!
Si mise il cappotto, raccolse la borsa e uscì. Fuori sentì il coro acceso dei familiari alle sue spalle, ma ormai era già lontana.
Allhotel, pace, profumo di pino e muffole costose. Reception impeccabile.
Entrò in stanza e venne quasi da piangere dalla gioia: letto enorme, biancheria candida, niente odore di soffritto. Via i vestiti, bagno caldo con schiuma, prosecco richiesto in camera.
Il telefono impazziva tra chiamate e messaggi: Lorenzo, Rita, perfino Italo con un sms Giulia, torna, non si fa così. Spento.
A mezzanotte, accappatoio, prosecco, vista sui fuochi dartificio dalla finestra. Mai passata una notte di Capodanno sola eppure, era la festa più bella degli ultimi anni. Nessuno che la comandasse, nessun compito, nessuna noia. Solo lei.
Il primo gennaio si svegliò allora del pranzo, la schiena rinata. Piscina, massaggio, telefono acceso solo a pomeriggio inoltrato.
Dieci chiamate perse e un messaggio chilometrico di Lorenzo:
*Giulia, perdonami, sono un idiota. Il materasso si è sgonfiato alle 3. Dormito sul pavimento. Mamma mi rinfaccia che sono uno smidollato incapace. Papà curo lo stomaco con la camomilla. Il cappone è bruciato, io non capisco il forno nuovo. Ho capito quanto hai sofferto. Ti prego, torna. Ospiterò i miei in salotto, giuro che tu dormi in camera. Ma torna!*
Giulia sorrise. No, caro mio, la lezione va assimilata per bene.
Rientrò il 3 gennaio, come aveva deciso. Casa sottosopra, scarpe infilate ovunque, piatti impilati come sculture di arte moderna. Lorenzo, spettinato e disfatto, rannicchiato sul materasso floscio.
Finalmente! sembrava gli avessero mandato la croce rossa.
Dalla camera spuntò la suocera, ancora in vestaglia offensiva.
Tornata, eh? Ti sei divertita? iniziò, pronta a lanciare il solito rimprovero, ma si bloccò vedendo Giulia rinfrancata, fresca e sorridente.
Tutto bene, festeggiato tanto?
Un disastro! sbottò Rita. Lorenzo ha la schiena distrutta, abbiamo mangiato pizza da asporto, mi fa male lo stomaco. Tu ci hai lasciato così!
Vi ho dato il meglio che avevo. Era quello che volevate.
Mamma, basta intervenne Lorenzo, coi rari lampi del capofamiglia. Abbiamo deciso: i miei dormono sul divano, lho sistemato io col compensato. Tu torni in camera.
Giulia alzò un sopracciglio: Lorenzo e il bricolage? Evidentemente due notti per terra sono meglio di mille sessioni di terapia di coppia.
E la sciatica di papà? chiese ironica.
Magicamente sparita borbottò Italo dalla cucina. E, insomma, pensavamo di ripartire presto che i parenti ci aspettano a Brescia.
Rita provò a protestare, ma vedendo la faccia convinta di Lorenzo e il sorriso serafico di Giulia, alzò le mani.
Fate come volete. Ma io certe cose me le segno
Quella sera, finalmente soli, sdraiati sul materasso giusto.
Hai davvero speso così tanto per lhotel? sussurrò Lorenzo, abbracciandola.
Ogni centesimo. Non me ne pento.
Te li ridò, col prossimo stipendio.
Non cè bisogno. Considerala terapia familiare. Per tutti.
Lorenzo tacque, poi le diede un bacio sulla spalla.
Ti giuro, mai più materassi per terra. E la crema, te la compro io. Da oggi, doppia confezione.
Segnato rispose Giulia nella penombra. E il materasso quel coso, buttalo immediatamente. O regalalo a qualcuno che ti sta poco simpatico.
Lho già tagliato stamattina, per sbaglio. Volevo sgonfiarlo.
Giulia rise piano. Finalmente in pace, in casa sua, con i suoi confini ristabiliti a prezzo doro ma il rispetto per sé stessa, quello sì, era inestimabile.
Se vi siete riconosciuti nella storia, lasciate un like e raccontate nei commenti: voi cosa avreste fatto al posto di Giulia?






