Quando il Passato Bussa alla Porta: La Storia di Tonia, delle Sue Figlie e di un Fratellastro Rimast…

Interruttore di ricerca
Non è mio figlio. È il figlio della mia vicina, Caterina. Tuo marito veniva spesso da lei prima, e così lei ha avuto un figlio da lui. Rosso di capelli e pieno di lentiggini, proprio come suo padre, non serve neppure fare il test.
Ma perché venite da me? Mio marito se nè andato poco tempo fa, io non ho idea con chi frequentasse
E Caterina pure non cè più.

Stavo strappando lerba nellorto quel pomeriggio quando ho sentito qualcuno chiamarmi dal cortile. Mi sono asciugata la fronte e sono uscita al cancello. Davanti a me cera una donna che non avevo mai visto.

Buongiorno, Antonia! Devo parlarti.

Buongiorno. Vieni, se sei qui

Lho fatta entrare in cucina, messo lacqua sul fuoco per il tè, e mi domandavo cosa mai potesse volere.

Mi chiamo Nina. Non ci conosciamo di persona, ma la gente mi ha raccontato Insomma, vado dritta al punto. Tuo marito, Antonio, aveva un figlio. Si chiama Michele. Tre anni, ormai.

Ho guardato la donna tra lo stupito e il confuso, sembrava troppo grande per essere la madre di un bimbo così piccolo…

Non è figlio mio, ovvio. È il figlio di Caterina, la vicina. Tuo marito veniva spesso da lei, così lei ha avuto Michele da lui. Stesso colore, stesse lentiggini, è inutile farsi illusioni.

E io, che centro? Mio marito è morto da poco, non so con chi si vedeva…

Caterina pure è morta Una polmonite trascurata, non cè stato niente da fare. Michele è rimasto solo.

Caterina non aveva nessuno, niente parenti, era venuta da fuori, lavorava in alimentari…

Che pena quel bambino, finisce in orfanotrofio…

Io però ho già due figlie, Martina e Alessia, nate dal mio matrimonio. Mi volete chiedere di prendermi cura anche di lui? Avete proprio la faccia tosta, venire dalla moglie e dirle di prendere in casa il figlio illegittimo del marito

Ma per le tue figlie sarebbe comunque il loro fratello Un bambino buono, gentile, affettuoso Ora è in ospedale, stanno preparando i documenti…

Oh, non cercate di impietosirmi. Non so neanche quanti figli abbia lasciato mio marito in giro, mica posso crescerli tutti io!

Vedi tu… Il mio dovere era avvisarti.

Nina se nè andata. Io ho versato il tè e sono rimasta a pensare

***

Ho conosciuto Antonio subito dopo la laurea. Festeggiavo con le amiche, sono arrivati dei ragazzi a socializzare.

Antonio risaltava tra tutti con i suoi ricci rossi e la faccia piena di lentiggini. Spigliato, sempre una battuta, recitava poesie. Mi ha accompagnato a casa e, un po alla volta, ci siamo sposati.

Ci siamo sistemati a casa di mia nonna, poi rimasta a noi. È nata Martina, dopo due anni Alessia. Vita modesta, soldi sempre pochi.

Poi Antonio ha iniziato a bere. Per quanto provassi a salvare il nostro matrimonio, non cera verso. Spariva per giorni. Alla fine hanno licenziato lui, e io ho dovuto fare due lavori.

Alla fine ho deciso di lasciarlo. Avevo pensato di andare a Torino con le ragazze, zia mi avrebbe aiutato, e un lavoro lo avrei trovato.

Ma Antonio, ubriaco, si è gettato sotto una macchina. Non ce lha fatta.

Che pena, stupido comera ho pianto al funerale, e hanno pianto anche le bambine. Padre era sempre padre

E adesso scopro che ci aveva lasciato un figlio oltre le mura di casa

Rientrata, ho trovato Martina, la maggiore. Alta, slanciata come me, ma con i capelli rossi del papà.

Mamma, che cè da mangiare? Devo uscire con le amiche al cinema, ho una fame Perché sei così pensierosa?

Sto ancora digerendo una notizia… Mi hanno detto che tuo padre ha un figlio da fuori. Tre anni. La madre è morta anche lei, il bambino va in orfanotrofio ora. Mi hanno chiesto di prenderlo, pensa tu

Non ci posso credere Che storia Ma chi è questa donna? La conoscevi?

No, venuta da fuori, si chiamava Caterina, il cognome non lo so

E tu che pensi di fare? Il bambino ha parenti?

Apparentemente no. È in ospedale ora, sistemano tutto per listituto… Rosso, dicono una copia del padre Prendi un po di patate e salsiccia, è tutto quello che cè.

Martina si è messa a mangiare a quattro palmenti. Poi è arrivata anche Alessia. Le guardavo e sorridevo: tutte e due rosse come il padre Che forza, i geni

Il giorno dopo Martina mi ha detto:

Mamma, io e Alessia siamo andate a trovare il nostro fratellino in ospedale. È buffissimo, paffutello, sembra uguale a noi, un piccolo sole rosso Piangeva tanto, chiamava la mamma

Gli abbiamo portato una mela e unarancia. Stava lì nel lettino e tendeva le manine Linfermiera ci ha lasciato giocare con lui un po. Mamma perché non lo portiamo a casa? È nostro fratello

Mi sono arrabbiata con lei.

Se ne inventano sempre una! Vostro padre va in giro, e io dovrei raccogliere le sue briciole? Ho già abbastanza preoccupazioni Facile parlare per te.

Ci sono persone che prendono in casa bambini degli altri, questo almeno è nostro fratello, mamma. Non è colpa sua… Ricordi cosa si dice? I figli non devono pagare per le colpe dei genitori!

Ma dove lo metto, un altro? Già adesso lavoro come una matta, vendo ortaggi al mercato, fatico ogni giorno. E tu vuoi mettermi sulla schiena anche qualcun altro?

A te lanno prossimo serve entrare in università, ci vogliono soldi, e Alessia pure cresce, una spesa dopo laltra

Ma se ti prendi la tutela, cè anche un piccolo aiuto economico Dai mamma, sei una donna, davvero non ti fa pena? Papà avrà sbagliato, ma lui è nostro fratello

Ero arrabbiata sia con Antonio sia con mia figlia. Facile parlare. Alla fine ho pensato che dovevo vederlo. Il giorno dopo sono andata in ospedale.

Buongiorno, scusi Dovè il bambino Michele, quello che stanno preparando per lorfanotrofio? ho chiesto allinfermiera.

E lei chi è scusi? Che vuole?

Voglio solo vederlo. È il figlio di mio marito. Di unaltra donna È andata così

Guardi pure, cosa cambia. Ieri sono venute le sue figlie, hanno giocato con lui, lho lasciato. Dopo piangeva tanto, chiedeva la mamma

Solo un minuto, prometto. Non lo prendo nemmeno in braccio

Va bene, allora.

Ho aperto la porta e sono rimasta di sasso. Un piccolo Antonio, in miniatura

Riccioli rossi, occhi chiari. Bellissimo. Seduto nel lettino che giocava coi cubi. Mi ha vista e ha sorriso.

Zia Ma la mia mamma dovè, ma-mma?

La mamma non cè più, Michele

Voglio andare a casa…

Si è messo a piangere disperato. Mi si è stretto il cuore. Mi sono avvicinata e lho preso in braccio.

Signora, ma cosa fa? Poi va via e sento io le grida! Lo rimetta nel letto! gridava linfermiera.

Michè, non piangere, piccolo

Lo accarezzavo, gli asciugavo le lacrime.

Portami via Ho fame, qui non cè nessuno con cui giocare

Sta tranquillo, Michele Prometto che torno. Non piangere, va bene?

Sono tornata a casa decisa a portarlo via da lì. Tutta la rabbia era svanita, dopo aver visto quel piccolo indifeso, così simile alle mie figlie

***
Sono passati quindici anni.

È ora che Michele vada in città per continuare gli studi. Comè cresciuto rapidamente

Mamma, chiamami e vengo a trovarti spesso, non ti preoccupare Lo so che i tempi sono difficili

Tranquillo, figlio mio! So che non mi deluderai, ne sono certa! Due anni al tecnico passeranno in un soffio!

Poi troverò subito lavoro, Luigi della nostra via dice che suo zio allofficina paga bene, io con le macchine sono pratico tu lo sai e poi avrò anche il diploma da meccanico.

Sei proprio il mio artigiano gli ho accarezzato i riccioli rossi indomabili

***

La vita è come un sentiero stretto nel bosco che spesso ti conduce dove non vorresti.

Credevo che il destino mi avesse dato lennesima prova, unaltra croce, un altro dolore dovuto a un tradimento.

E invece fra i rovi dellamarezza si nascondeva un piccolo germoglio: un bambino che non aveva colpa di nulla, se non quella dessere nato.

A volte il cuore vede ciò che gli occhi ignorano.

Ha riconosciuto in Michele non solo un legame di sangue, ma unanima sola, in cerca di calore.

Non ha sentito lurlo figlio di unaltra, ma la voce flebile e accorata: Mamma.

E io, Antonia, nonostante la paura, la stanchezza, la rabbia, gli ho teso le braccia.

Gli anni mi hanno insegnato: la bontà non è sacrificio, ma dono. Michele non è mai stato una bocca in più da sfamare, ma è diventato chi portava lacqua dal pozzo quando io ero nellorto.

Chi faceva ridere le sorelle quando il morale era a terra. Chi, una volta cresciuto, ripeteva: Grazie, mamma, e in quel grazie sentivo racchiuso tutto il mondoAdesso, quando lo vedo camminare col passo sicuro, la borsa a tracolla e il sorriso di chi ha trovato un posto, sento che la mia casa non ha più crepe, nonostante le fatiche e i giorni amari. Le sue sorelle scherzano su chi assomigli di più a papà, e i loro abbracci sono la mia ricompensa silenziosa.

Un giorno, prima che partisse, mentre raccoglievamo insieme i pomodori nellorto, Michele si è voltato e mi ha detto, piano, come se avesse paura di spezzare il filo invisibile che ci unisce:

Mamma, grazie per avermi scelto.

Io gli ho stretto la mano sporca di terra, sentendomi improvvisamente ricca, come una regina con un regno di cuori.

Ti avrei scelto cento volte, Michele. E ogni volta ancora.

Il sole calava sulla casa, tingendo di oro le finestre e il vecchio fico.

E nel silenzio dolce di quel tramonto, ho capito davvero che non si è madre solo quando si dà la vita, ma soprattutto quando si sceglie di accoglierla, imperfetta e vera, come un dono inatteso che rende grande il nostro coraggio.

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