Quando io e mio marito eravamo poveri, mia suocera si è comprata una pelliccia, una TV e viveva come…

Quando io e mio marito eravamo poveri, mia suocera si comprò una pelliccia, un televisore nuovo e viveva da vera regina.

Ma gli anni sono passati, e alla fine la vita ha girato le carte!

Avevo diciotto anni quando rimasi incinta. I miei genitori non mi diedero alcun sostegno: per loro era troppo presto, ero solo una ragazza. Mio marito era appena stato chiamato al servizio militare. Le nonne da entrambe le parti furono chiare:

Il bambino è un tuo problema.

Non voglio badare adesso al tuo bambino, mi disse mia madre, dura e fredda.

Mia suocera, invece, evitava anche solo di rivolgersi a me.

Così andai a vivere da mia zia paterna, Simonetta.

A quel tempo aveva trentotto anni, non aveva figli e si era sempre dedicata solo al lavoro. Non ebbe mai una parola di rimprovero per mio padre o mia madre:

Posso capire la loro posizione non fu facile nemmeno per loro quando sei nata tu. Hanno tirato avanti come potevano. Tuo padre lavorava di notte ai mercati generali per guadagnare qualcosa.

Ora però stanno bene: papà ha uno stipendio alto, hanno anche un appartamento di due camere, e anche tua madre lavora. E io sto per avere un bambino.

Davvero non si occuperanno di me? chiesi a Simonetta.

Ormai ognuno pensa per sé. Non devi giudicarli, vedrai che col tempo capiranno.

Non ho mai visto un soldo o un aiuto da loro. Con tutto il mio poco bagaglio, mi sono trasferita da Simonetta.

Mio marito, Alessandro, è tornato dallesercito quando nostro figlio aveva un anno e mezzo. In tutto quel tempo, mia suocera non è mai venuta a vedere il nipote. I miei genitori si sono fatti vivi solo due volte.

Alessandro ha trovato lavoro come meccanico dauto; avrebbe voluto finire luniversità, ma non è mai stato possibile. Siamo rimasti a vivere dalla zia. Quando mio figlio ha iniziato lasilo e io ho trovato un impiego, Simonetta ha dovuto trasferirsi per il lavoro e così siamo finiti in un piccolo bilocale in affitto, in un quartiere popolare di Torino.

Qualche tempo dopo è morta la nonna di Alessandro.

Mia suocera ha venduto subito la casa della nonna. Usò tutti i soldi per rifarsi lappartamento e comprare ciò che più desiderava. Alessandro ha cercato di convincerla a non vendere, si è offerto di pagarle delle rate per riacquistare lappartamento in futuro, ma lei non ha voluto sentire ragioni.

Perché dovrei sacrificare la mia vita? Sono anni che sogno una casa nuova, i lavori li faccio ora ha sbottato.

Passati cinque anni, è nata nostra figlia, Margherita. Era chiaro che dovevamo sistemarci finalmente in una casa nostra. Alessandro è andato a lavorare in Svizzera. Mettere via abbastanza soldi per comprare un appartamento a Torino, però, non era semplice. Io rimanevo coi bambini, sempre nello stesso bilocale in affitto.

Intanto mia madre era rimasta sola con un trilocale nel centro di Torino, dopo che mio padre laveva lasciata. Eppure, non ci fu mai uno spazio per me e i miei figli; era occupata a vivere la sua nuova vita. Dalla suocera ovviamente, impossibile. Sempre immersa nei lavori di ristrutturazione, senza mai pensare ad aiutarmi.

Sono stati anni lunghi, ma alla fine, con tanta fatica, noi due ce labbiamo fatta: abbiamo comprato la nostra casa con i nostri sudati risparmi, senza ricevere un euro da nessuno.

Adesso nostro figlio maggiore sta per finire la terza media; Margherita frequenta la seconda elementare. Sappiamo bene quanto vale anche un solo euro. Abbiamo risparmiato ogni centesimo. Ora non abbiamo più quei problemi: ognuno ha la sua macchina, e ogni anno riusciamo pure ad andare in vacanza al mare, in Liguria.

Lunica persona a cui dobbiamo veramente qualcosa è Simonetta, la zia. Lei sa che può sempre contare su di noi.

I nostri genitori, invece, stanno attraversando momenti difficili. Mia madre, licenziata, ha chiamato qualche volta per chiedere aiuto, ma ho detto di no.

Mia suocera si trova nella stessa situazione: ormai in pensione, senza più soldi dopo aver sperperato tutto quello che aveva ricavato dalla vecchia casa. Anche Alessandro ha detto di no, consigliandole di vendere il grande appartamento ristrutturato e di comprare magari un monolocale.

Io e Alessandro non dobbiamo niente a nessuno. I nostri bambini li trattiamo diversamente da come siamo stati trattati noi. Li aiuteremo sempre, in qualsiasi modo. La vita mi ha insegnato che quando semini amore e disponibilità, prima o poi raccogli il rispetto e laiuto dei tuoi figli. Sono sicuro che anche loro ci sosterranno quando ne avremo davvero bisogno.

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